

Ultima modifica di Grubach-Kléber; 14-04-15 alle 14:07
Con un decreto speciale / è stata abolita la lingua del mio paese / sostituita da una nuova / tutto quello che finora avevo scritto / si considera non tradotto.


Su questo concordiamo.
Sull'uno come te intendevo solo dire uno che qui non si è mai visto, nè in condivisione di idee, nè in contrapposizione.
Tutto qui.
Non avrei motivi per dire altro.
Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.


Leggo molte sezioni del forum, alcune frequentemente altre saltuariamente, e se mi sembra opportuno dico la mia.![]()
Con un decreto speciale / è stata abolita la lingua del mio paese / sostituita da una nuova / tutto quello che finora avevo scritto / si considera non tradotto.


Fai benissimo!
Solo non avevo mai notato il tuo nick neppure sotto tra i lettori.
Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.


Pmi: Unimpresa, da lunedì imprenditori cinesi in tour nel Made in Italy (2)
Vogliono controllare come vengono gestiti qui i loro prodotti.
Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.


Morto Renato Altissimo, ex segretario del Partito Liberale italiano e più volte ministro
Roma, 17 aprile 2015 - Renato Altissimo, ex segretario del Partito Liberale italiano e più volte ministro, è morto poche ore fa a Roma, all'ospedale Gemelli, dopo una lunga malattia.
Fu attore di primo piano del Pentapartito che dominò gli anni Ottanta della politica, in cui era esponente di spicco del Pli, e del quale fu segretario dal 1986 al 1993. Fu deputato in cinque legislature e più volte ministro: Nel governo Cossiga I, nei governi Spadolini I e II e nel governo Fanfani V da titolare della Sanità, nel governo Craxi I da responsabile dell'Industria. Celebre anche per essere un 'viveur' e un assiduo frequentatore delle notti romane - in particolare di quel 'Tartarughino' che fu un buen retiro serale per diversi esponenti della Prima Repubblica - Altissimo, volto abbronzato, fronte ampia e immancabile basettone, fu travolto, come tanti altri, dal principale processo giudiziario di Mani Pulite, l'inchiesta sulla maxitangente Enimont. Lo scandalo delle mazzette da 150 miliardi non travolse solo Altissimo coinvolgendo nomi celebri come La Malfa o Forlani e sotterrando, di fatto, il Pli. Altissimo, che nel 1993 ammise di aver ricevuto diversi milioni in maniera illecita, fu definitivamente condannato a 8 mesi nel 1998.
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Il primo che cercò di dare con beni pubblici una bella mano all’arricchimento di Carlo De Benedetti, proprietario di Repubblica, è stato Prodi (gli altri furono Carlo Azeglio Ciampi e Giulianino Amato). Graziosamente introdotto dal giornalista Scalfari, l’Ingegnere si presentò da Romano, presidente dell’Iri, e gli chiese di cedergli la Sme, holding alimentare. All’istante, Prodi si accordò per vendergliela a 497 miliardi di lire. Un regalo. Tanto che il governo Craxi (siamo nel 1985), ignorando la stipula, mandò il piano all’aria.
Si seppe poi che prima dell’Ingegnere si era fatta avanti la Heinz. Fu il ministro liberale dell’Industria, Renato Altissimo, ad annunciare a Prodi l’interesse della multinazionale. Romano però fu secco: «Neppure alla lontana c’è l’ipotesi di una vendita Sme. Hai idea del prezzo? Stiamo parlando di millecinquecento miliardi».
Un mese dopo saltò fuori che aveva firmato con De Benedetti per soli 497 miliardi. Altissimo, infuriato, andò da Prodi e gli chiese: «Perché a ma hai detto no, e a Carlo sì?». Romano, con un sorrisone da zucca di Halloween, replicò: «Perché Carlo ha un taglietto sul pisello che tu non hai....».
TEMIS » Blog Archive » Prodi, l?uomo dei misteri punta al Quirinale
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Quando gli italiani fanno oh che meraviglia, che meraviglia... c'è la corruzione nel paese!
Pubblicato il: 19/04/2015
Così il regime si costruisce il rimedio al mostro, il contraltare complementare dell'eroe-sceriffo morale e magicamente moralizzante
«Perché siamo diventati ciechi, Non lo so, forse un giorno si arriverà a conoscerne la ragione, Vuoi che ti dica cosa penso, Parla, Secondo me non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo, Ciechi che vedono, Ciechi che, pur vedendo, non vedono». José...
Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.


Quando si parla di predisposizione ad essere itaGliani, c'è qualcosa in queste genti che non è europeo , forse qualcosa che nasce dal profondo del sud del mondo .
Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .




Ecco come le tasse sui macchinari rischiano di raddoppiare
di Giorgio Costa con un’analisi di Salvatore Padula8 aprile 2015Commenti (9)
IN QUESTO ARTICOLO
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Argomenti: Imprese | Matteo Renzi | Agenzia Entrate |Stefano Barchi | Confindustria | Italia | Corte di Cassazione | Daniela Selmi | Refin
(Illustrazione di Domenico Rosa)
Rendite catastali che possono schizzare fino al 913 per cento. Con Imu finale da pagare che potrebbe facilmente raddoppiare se solo l’agenzia delle Entrate considerasse il valore vero degli impianti industriali. Con le imprese che faticano a stare a galla, l’ultima trovata del Fisco è la tassa sui cosiddetti “imbullonati”, i macchinari che le imprese usano e che, affinché non si muovano, devono essere fissati al suolo. Così facendo, però, diventano (possono fiscalmente diventare) beni immobili e allora il Fisco non crede ai suoi occhi. Tanto che se sono una decina i casi di accertamenti tra Modena e Reggio, in Italia diventano centinaia.
[COLOR=#393939 !important]Nel reggiano - dove ha sede parte di quel distretto ceramico che con Modena sviluppa ricavi vicino ai 5 miliardi, dà lavoro a 20mila addetti ed esporta il 75% della produzione - le cose vanno così: se l’azienda rifà, ad esempio, lo spogliatoio, ovviamente il geometra deve presentare il Docfa, i funzionari dell’ex agenzia del Territorio possono fare il sopralluogo e intanto che ci sono danno un’occhiata ai macchinari(presse, forni, atomizzatori) e vedendoli fissi al suolo accatastano. L’unica diventa quella di non finire nell’elenco dei controlli, altrimenti l’azienda diventa una prateria di gettito potenziale in cui correre. L’Atlas Concorde di Reggio Emilia è finita nel mirino nel 2013, è arrivato l’avviso di accertamento, ma un mese fa il fisco si è rifatto vivo chiedendo l’elenco dei beni con il valore di acquisto. «Quel che fa rabbia - spiega il direttore finanziario Stefano Barchi - è che se fossimo in provincia di Modena le cose andrebbero diversamente».
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Perché la cosa incredibile è che l’accertamento ha un valore a Reggio ma ne può avere un’altro a Modena o a Brescia con tanti saluti al buonsenso prima e al diritto costituzionale poi, senza neppure passare dal simulacro dello Statuto del contribuente. Peraltro l’azienda ha fatto ricorso contro il primo accertamento ma la commissione tributaria di primo grado di Reggio Emilia ha dato ragione al Fisco e ora le carte stanno in appello. Con poche speranze, però, perché la Cassazione, a inizio anno, su un caso verificatosi in provincia di Trento, ha dato ragione al fisco (sentenza 3166/2015): la smontabilità della macchina non è requisito indispensabile affinché un impianto sia considerato mobile, hanno spiegato i giudici, dal momento che va anche considerato l’apporto del macchinario in relazione alla valorizazzione dell’immobile. Ecco perché a questo diventa urgente che fisco dica con chiarezza quale impianto va considerato mobile e quale immobile, quali sono le caratteristiche che lo rendono tale, per dare un minino di certezza al diritto tributario.
«Attualmente - spiega ancora Barchi - paghiamo 2 milioni di Imu all’anno e gli impianti valgono circa 50mila EUROperché i valori riconosciuti agli impianti sono modesti; ma se si ragiona sul prezzi di acquisto, come ora stanno facendo le Entrate, per il costo dell’Imu potremmo anche raddoppiare. Peraltro un’altra azienda del nostro gruppo, la Refin, ha ricevuto la visita e siamo in attesa dell’accertamento». Alla Coem di Castellarano, invece, hanno avuto la malaugurata idea di trasformare un magazzino in sito produttivo: solito Docfa, solita e visita e accertamento con un incremento della rendita catastale del 19 per cento: Il caso che, portato da Confindustria all’attenzione del Governo, avrebbe fatto dire al presidente del Consiglio Matteo Renzi che «la cosa non stava né in cielo nè in terra». Ovunque stia, peserà sulle casse dell’azienda: «Se paghiamo? Per ora aspettiamo - spiega l’ad di Coem Daniela Selmi - e se la norma non cambia faremo ricorso».
E la rettifica del 19% è “niente” (anche se gli spazi occupati sono grandi) rispetto al 913% che si è verificato per lo stabilimento Versalis di Ravenna (gruppo Eni) e il sito, sempre Eni e sempre a Ravenna, di Ecofuel (860%); segno dell’elevato valore intrinseco dell’apparato produttivo e, soprattutto, della difficoltà di pensare come mobile una linea produttiva dalle dimensioni imponenti e dalla complessa spostabilità. E da Eni fanno sapere che, specie su Versalis, si stanno facendo approfondimenti.
Ecco come le tasse sui macchinari rischiano di raddoppiare - Il Sole 24 ORE
Ultima modifica di Eridano; 20-04-15 alle 08:50
Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.