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  1. #1811
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Operato a gamba sbagliata, morto anziano - Ultima Ora - ANSA.it

    Parola d'ordine negli ospedali: eliminare gli anziani.
    Teneteli alla larga!
    Anche se questo nello specifico mi sembra solo un caso da "Terry".
    Ultima modifica di ventunsettembre; 18-07-15 alle 23:22
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  2. #1812
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Tre miliardi e mezzo di euro: il prezzo delle unioni gay
    Tre miliardi e mezzo di euro il costo delle legge Cirinnà sulle unioni gay
    di Luigi Santambrogio
    Legge a “costo zero” e senza oneri aggiuntivi. C’è anche questa tra le diverse panzane raccontate in questi giorni dagli ultras del disegno di legge Cirinnà. Lo Stato, dicono i cantastorie, non scucirà un euro in più per estendere gli stessi diritti delle famiglie alle convivenze civili e alle unioni omosex. Non credeteci, è un’altra delle loro balle.
    Certo, non quella più importante e grave, perché non inquina direttamente la battaglia su principi e valori, essendo la questione molto materiale e di ragionieristica contabilità statale. Ma anche i quattrini hanno un’anima e se per applicare una legge bisogna sferrare una mazzata sulle già deboli casse pubbliche, beh le conseguenze non sono acqua fresca. Quasi tre miliardi e mezzo di euro: questo il costo stimato della legge Cirinnà, mica spiccioli. Denaro che il governo dovrebbe reperire chissà dove per dare una copertura al provvedimento, magari tagliando sulle altre voci di beni e servizi di primaria importanza.
    A stimare il prezzo sono i senatori del Nuovo centrodestra cui si deve la montagna di emendamenti al disegno di legge della vicepresidente del Senato. Un calcolo fondato sulla ragione che le unioni civili estendono alle coppie omosessuali la reversibilità delle pensioni, gli assegni famigliari e introducono nuovi oneri anche per i datori di lavoro sotto forma, per esempio, di congedi. Per questo, le Commissioni di Palazzo Madama hanno girato la scivolosa palla ai ministeri dell’Economia e della Giustizia: saranno loro a quantificare esattamente l’impatto economico e ne informeranno il Senato che dovrà poi le necessarie coperture finanziarie. I senatori dell’Ncd sono certi che alla fine la cifra sarà quella da loro indicata: 3 miliardi e 464 mila euro, calcolata sulla popolazione gay in Italia censita dall’Istat nel 2011: circa un milione di autodichiaratosi omosessuali. E poiché la pensione media di reversibilità si aggira sulle 533 euro al mese, ha scritto il quotidiano Libero, facile calcolare il costo finale della Cirinnà. Moltiplicando la reversibilità media mensile per 13 e questo dato per 500 mila, cioè la metà della popolazione omosessuale italiana ufficiale, si arriva, quando la legge sarà a regime a quasi 3 miliardi e mezzo. Quattrini pari a quelli sborsati per l’Imu sulla prima casa e al valore di un punto di Iva. Tanti, certamente troppi per un bilancio dello Stato e che ha fatto segnare qualche giorno fa un nuovo record di debito pubblico.
    Dunque, anche dal punto di vista economico e delle risorse finanziarie, la posta in gioco è molto alta, senza contare poi che vista la bella sommetta in ballo, le legge potrebbe incentivare il ricorso ad abusi, truffe e matrimoni di comodo. Distorsione di denaro pubblico che, non c’è bisogno di dirlo, andrà a danno di tutti i contribuenti.
    Ecco, questo e altro costerebbe il piano di demolizione famigliare della Cirinnà, in ossequio alle pretese di una lobby gay minoritaria, ma potente. Un’ultima speranza: se l’appello alla difesa della Costituzione e ai principi non negoziabili risultassero a certe forze politiche ancora non ancora sufficiente a fermare la sciagurata legge, almeno lo facciano per bloccare lo scippo di quei tre miliardi e mezzo di euro pronti per essere sfilati dalle nostre tasche.
    Tre miliardi e mezzo di euro: è il prezzo delle unioni gay



    Un caso qualunque
    Pubblicato da Berlicche
    L’avvocato aveva i capelli grigi, la giacca grigia e il colorito in tono. Sapeva che qualcuno dei nuovi lo chiamava così: Il Griso. Non gliene importava. Ogni presa in giro era fatta scontare in anticipo.
    Guardò con un sorrisetto cinico il praticante in giacca e cravatta seduto sull’orlo della sedia. Poveretto. Ne era passata di acqua sotto i ponti da quando si era trovato al suo posto.
    “Avvicinati, DeGiorgi. Cominciamo ad esaminare i casi di oggi. Cosa abbiamo qui?”
    Mentre il giovincello riposizionava la sua sedia, aprì la prima pratica. Ne lesse le prime righe.
    “Interessante. 19 componenti di una squadra di calcio maschile, tutti eterosessuali, ma non è che importi, hanno contratto matrimonio tra di loro.”
    Guardò il giovane al di sopra degli occhiali. “Presumo che tu sia al corrente della nuova giurisprudenza sulle unioni, vero, dopo le recenti sentenze della consulta? Specie quelle relative ai matrimoni plurimi…”
    “Sì..sissignore” rispose il praticante.
    “Bene! E cosa ne pensi?”
    L’avvocatino deglutì. Cosa doveva dire per non indisporre il Grande Capo? Meglio stare sul sicuro. “Dopo la redifinizione del matrimonio come diritto a prescindere dalla composizione dei contraenti era ovvio che giuridicamente questo potesse e dovesse essere esteso al caso di molteplicità sia dalla parte femminile che…”
    “Ah-ah! Obiezione! Non esiste più una parte femminile o una maschile! Fai bene attenzione quando parli, DeGiorgi, perché è su queste cose si decide una causa oggi. Basta che il giudice oda una parolina di troppo e tu e il tuo cliente siete trombati, per solido che sia il tuo caso.”
    “Vuol dire che il caso non viene esaminato, ma…”
    “Avanti, avanti, su questo discuteremo dopo. Torniamo a noi. Allora, uno di questi calciatori ha avuto un incidente ed è morto. C’è un’assicurazione con un premio ingente. La vedova…”
    “Vedova, signore?”
    “Vedova, sì, vedova. Questo era già sposato. Che c’è di strano? Aveva anche due figli. La vedova, dicevo, vorrebbe avere l’assicurazione tutta intera, ma gli altri membri del matrimonio multiplo non sono d’accordo in quanto sostengono che l’assicurazione era stata fatta all’interno del loro nucleo familiare, e che il defunto tornava raramente a casa da quando sua moglie si era sposata.”
    “Sposata?”
    “Sì, con la sua migliore amica, per consentirle di adottare il figlio che aveva concepito con il defunto tramite inseminazione e utero in affitto.”
    “Ah.”
    “Naturalmente quest’altra signora reclama a sua volta una fetta dell’assicurazione a nome del figlio naturale ed in virtù del suo matrimonio con la vedova.”
    “E…ne ha diritto?”
    “Potrebbe, dato che – cretini – non hanno firmato i documenti per l’esclusione del padre organico. Forse per il fatto che lui era comunque sposato con la di lei moglie.”
    “E la madre naturale?”
    “Quella? Nessuna importanza, l’hanno già pagata e via. Non si distragga, DeGiorgi, badi alle cose importanti.”
    “Sissignore”
    “Il caso si presenta abbastanza complesso, anche perché alcuni componenti del matrimonio di squadra avevano fatto istanza di divorzio istantaneo dopo la cessione ad altro team calcistico. Qui occorre acquisire con certezza tutte le tempistiche dei vari matrimoni e separazioni.”
    “Sissignore” ripetè ancora l’avvocatino, scrivendo furiosamente sul tablet.
    “Noi in questo caso rappresentiamo i diciotto vedovi. Per prima cosa faremo domanda per l’affidamento dei figli della vedova, in quanto erano figli del defunto a loro coniugato…”
    “Ma…c’è possibilità che effettivamente…”
    “Scarse, ma ci sono. Almeno l’affidamento condiviso, un giorno a testa per ciascuno, che diviso diciannove o venti fa…”
    “Poveri bambini!”
    “DeGiorgi, che c’entrano i bambini?”
    “Scusi, signore.”
    “…e poi, naturalmente, tireremo fuori la poliamorifobia e l’omofobia latente della donna, per non parlare del fatto che il suo comportamento aveva determinato l’abbandono eccetera, eccetera. DeGiorgi, per stasera mi faccia trovare una bozza.”
    “Signore, ma pensavo: e l’amore?”
    “Non mi deluda, DeGiorgi. L’amore non c’entra niente con il matrimonio, né ora né prima. Non si lasci infinocchiare dai politici. Non c’è nessuna legge che lo possa certificare, quindi per noi non esiste. Il casino attuale c’è perché qualcuno ha fatto credere che fosse indispensabile per potersi sposare con chi pareva; il risultato è che ci si sposa con chiunque per qualunque motivo.”
    “Signore, questo caso mi sembra orribilmente complesso ed intricato. Rischia di trascinarsi per anni! Ma non sente la nostalgia di quando i casi erano semplici, quando c’era solo una moglie e un marito?”
    “Io?” Il Griso si fregò le mani. “Ma stai scherzando?”
    https://berlicche.wordpress.com/2015...aso-qualunque/

    Il decalogo del Family day per aiutare i genitori alle prese con il gender a scuola
    Massimo Gandolfini
    Pubblichiamo i dieci consigli del “family day” permanente per aiutare i genitori alle prese con i tentativi di introdurre la teoria del gender nelle scuole dei propri figli.
    Consigli operativi concreti per contrastare l’introduzione dell’ideologia gender nell’insegnamento scolastico. Come agire e che cosa fare:
    1. Ogni genitore deve vigilare con grande attenzione sui programmi di insegnamento adottati nella scuola del proprio figlio.
    2. In particolare, va attentamente letto e studiato uno strumento denominato “Pof” (piano offerta formativa). In esso devono essere elencate chiaramente tutte le attività d’insegnamento che la scuola intende adottare (attenzione: in alcuni casi il Pof è annuale, in altri triennale!).
    3. I genitori devono utilizzare lo strumento del “consenso informato”: devono, cioè, dichiarare per scritto se autorizzano, oppure no, la partecipazione del proprio figlio ad un determinato insegnamento. Il consenso va consegnato in segreteria e protocollato (obbligo di legge).
    4. A questo punto, si deve avere ben chiaro che gli insegnamenti scolastici sono di due “tipi”:
    • insegnamenti curriculari, cioè obbligatori (ad esempio: italiano; matematica, ecc..);
    • insegnamenti extracurriculari, cioè facoltativi, dai quali è lecito ritirare il figlio.
    5. Nel caso di insegnamenti curriculari (ad esempio, insegnamento delicato a scienze naturali, con nozioni sul corpo umano e sue funzioni, compresa la funzione riproduttiva), si raccomanda che i genitori vigilino con grande attenzione, intervenendo sul singolo insegnante e/o sul dirigente scolastico, qualora si scorgano impostazioni in contrasto con i propri valori morali e sociali di riferimento. Come sempre, più genitori si associano, maggiore è la forza di contrasto.
    6. Ad oggi, l’insegnamento “gender” è possibile soprattutto nei programmi di educazione all’affettività e alla sessualità, oppure nei percorsi di “contrasto al bullismo e alla discriminazione di genere”. Sono insegnamenti extracurriculari ed à soprattutto a questi che si deve prestare speciale e massima attenzione.
    7. Il consenso/dissenso deve essere formulato per ciascun singolo percorso/progetto/insegnamento (non deve essere generico), va depositato in segreteria e deve essere protocollato (obbligo di legge).
    8. Il genitore ha il diritto di chiedere tutti i chiarimenti che vuole, coinvolgendo ogni istituzione scolastica, ad ogni livello: Consiglio di classe, Consiglio di istituto, Consiglio dei professori, dirigente scolastico/preside.
    9. Si raccomanda di informare e coinvolgere le associazioni dei genitori:
    Age (segreteria.nazionale@age.it).
    10. L’articolo 30 della Costituzione italiana e l’articolo 26 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo sanciscono il diritto dei genitori all’educazione ed istruzione dei figli: ogni genitore ha grande potere decisionale e – cercando di aggregare altre famiglie – la possibilità d’intervento sugli organismi scolastici diventa tanto più forte e positiva, soprattutto se sostenuta da un’associazione genitori accreditata (Age, Agesc).
    Un forte appello a tutti i genitori affinché si sentano protagonisti diretti, offrendosi come “rappresentanti di classe” ed entrando a far parte dei “Consigli di istituto”.
    Gender a scuola, il decalogo del Family day | Tempi.it


  3. #1813
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Rinnegare la famiglia: così nasce il Forteto
    In un libro inchiesta uscito in questi giorni, «Setta di Stato» (AB Edizioni) i giornalisti Francesco Pini e Duccio Tronci ricostruiscono la storia del Forteto, il cui fondatore è stato condannato in primo grado assieme ad altri 15 indagati per violenze di vario tipo sui minori affidati a coppie della comunità.
    di Riccardo Bigi
    C’è il volto pubblico del Forteto, quello dell’azienda agricola, del negozio in cui acquistare carne e formaggi, delle stalle da visitare con i bambini. Poi c’è il volto che abbiamo imparato a conoscere attraverso le drammatiche testimonianze del processo che si è concluso con una condanna al fondatore, Rodolfo Fiesoli, a 17 anni e mezzo e ad altri 15 imputati con pene tra 1 e 8 anni. Un mondo di orrori cui emergono storie di abusi persino difficili da immaginare: fino alla vicenda di minori indotti ad avere rapporti omosessuali con quegli stessi adulti che dovrebbero essere i loro genitori affidatari
    Tante cose sono emerse, altre ancora probabilmente emergeranno nei prossimi mesi: ci sarà la commissione d’inchiesta del Consiglio regionale (mentre in Parlamento la maggioranza ha votato no a un’analoga commissione a livello nazionale). Intanto però è utile chiedersi come è potuta nascere una storia come quella del Forteto. Da dove si è partiti per arrivare a tutto questo?
    In un libro inchiesta uscito in questi giorni, «Setta di Stato» (AB Edizioni) i giornalisti Francesco Pini e Duccio Tronci ricostruiscono la storia, attraverso gli atti del processo appena concluso, ma anche del processo che già aveva condannato Fiesoli nel 1978, oltre alle interviste di persone che hanno voluto raccontare anche fuori dalle aule di giustizia la loro storia. «Le storie – racconta uno degli autori, Francesco Pini – sono tante: c’è chi da giovane, pieno di speranze, con l’idea i cambiare il mondo, ha creduto nell’utopia del Forteto, nel sogno imposto da Rodolfo Fiesoli, per poi ritrovarsi in una situazione che viene definita come di schiavitù dell’anima. Altre volte ci sono ragazzi arrivati al Forteto su decreto del Tribunale dei Minori. In ogni caso, per chi sceglie di andarsene, l’uscita dal Forteto è sempre un’esperienza drammatica, che lascia degli strascichi. Qualcuno purtroppo non ce l’ha fatta a sopravvivere, noi raccontiamo anche di persone che si sono tolte la vita»
    Andiamo alle origini, al «Forteto prima del Forteto», prima che la comunità arrivasse in Mugello e che nascesse l’azienda agricola: agli anni in cui Rodolfo Fiesoli, in un paese alla periferia di Prato, raduna intorno a sé molti ragazzi. All’inizio, fra l’altro, cerca ospitalità nei locali della parrocchia, ma viene presto cacciato dal parroco: ed è proprio a seguito di quella espulsione che nascerà l’idea di una azienda agricola, in un luogo in cui la comunità potesse essere autonoma e isolata
    All’origine della comunità, spiega Pini, c’è prima di tutto «un desiderio di rottura con le famiglie di origine e con un modello tradizionale di famiglia e di società. Del resto è quello che hanno vissuto tanti giovani negli anni che seguivano il ’68. Quello che è diverso in questo caso è che si è andati all’estremo: non solo una rottura con quelle che potevano essere le convenzioni, le regole o i valori dei genitori e delle famiglie di origine, ma un tagliare i ponti completamente con tutto quello che è il mondo al di fuori del Forteto. Nel Forteto troviamo questa dicotomia: quello che è dentro è buono, è puro, mentre fuori dalla comunità, per usare la terminologia che secondo molte testimonianze era usata dal Fiesoli c’è solo “merda”»
    Un rifiuto della famiglia di origine, ma anche un rifiuto del concetto stesso di famiglia. Così che, quando la comunità troverà una sede, verrà costituita una distinzione netta tra uomini e donne, che dormono in camere separate e mangiano a tavoli separati. Con il suggerimento, da parte di Fiesoli, di mantenere anche nei rapporti sessuali questa divisione: uomini con uomini, donne con donne. «È un passaggio fondamentale della filosofia del Forteto – sottolinea Pini – anche se non è facile da capire. Nella filosofia del Forteto si presume che in ogni uomo ci sia una componente omosessuale, e che il rapporto con la donna sia invece l’espressione fisica di un amore imperfetto, di un istinto animalesco: il vero amore, quello puro, è soltanto tra persone dello stesso sesso. L’uomo che non riesce a superare la dipendenza dalla figura femminile viene considerato un debole e nella terminologia del Fiesole viene chiamato “finocchio”, usando il termine in maniera ribaltata da come viene normalmente usato in Toscana»
    La cosa impressionante è che su questa strada vengono indirizzati anche i minori affidati alla comunità, invitati a «liberarsi» dei condizionamenti subiti nelle famiglie di origine. Minori che arrivano al Forteto attraverso i vari passaggi istituzionali. Quella che si crea però è una situazione strana, in cui la strada seguita è quella dell’affidamento familiare, all’interno di una comunità in cui di fatto le famiglie non esistono.
    Le coppie affidatarie infatti vengono create ad arte: il meccanismo lo spiega, nero su bianco (e con una leggerezza che, rivista alla luce di quello che adesso sappiamo, fa impressione) un dirigente della Regione Toscana, in un documento del 2001 riportato nel libro: «Molti nuclei familiari si costituiscono appositamente per far fronte ai bisogni del bambino (…) questi nuclei familiari sono resi possibili dalla disponibilità degli adulti – un uomo, una donna – che in quel momento e in quella determinata relazione decidono di assumere questo compito». È una descrizione lucida ed esplicita di quelle che Fiesoli chiama le «famiglie funzionali»
    Perché è necessario ricorrere a queste finte famiglie? Perché il Forteto non ha il riconoscimento di struttura affidataria, e quindi sfugge a tutti i controlli che una struttura per minori dovrebbe avere. «C’è una ambiguità di fondo – spiega Pini -: se il Forteto fosse stata una struttura accreditata sarebbe stata soggetta a controlli. Allo stesso tempo, mentre nel caso di affidamento familiare c’è normalmente una fase di accompagnamento della coppia, di preparazione, di verifica, nel caso del Forteto questo non avveniva perché il fatto che la coppia facesse parte della comunità veniva ritenuto sufficiente, come un marchio di garanzia. Nonostante sia accertato che in molti casi i minori non venivano seguiti dalle persone a cui erano stati formalmente affidati»
    Ecco allora cosa si nasconde dietro gli orrori del Forteto: la distruzione programmatica della famiglia naturale, la pretesa di costruire una comunità senza famiglie che diventa però soggetto privilegiato per gli affidamenti familiari. Un paradosso che non nasce per caso: una realtà che ha mosso i suoi primi passi oltre quarant’anni fa come, scrivono Pini e Tronci nel loro libro, «un piccolo Sessantotto di provincia, che non mancava di suscitare entusiasmi intellettuali».
    Rinnegare la famiglia: così nasce il Forteto » Rassegna Stampa Cattolica

    Le unioni civili ci costeranno quasi 10 milioni in due anni
    Il Mef fa i conti in tasca al decreto Cirinnà.
    Chiara Sarra
    Le unioni civili? Ci costerebbero quasi 10 milioni in due anni. A fare i conti in tasca al ddl Cirinnà è il Ministero di Economia e Finanze.
    "Gli oneri delle unioni civili per le finanze pubbliche sono di 3,5 milioni in 2016 e 6,0 milioni in 2017", scrive in un tweet il ministero di Pier Carlo Padoan.
    Più in generale, secondo la relazione del Mef, gli oneri vanno dai 3,7 milioni nel 2016 ai 22,7 milioni nel 2025 tra "minor gettito Irpef per le detrazioni fiscali, maggiori prestazioni per assegni al nucleo familiari, maggiori prestazioni pensionistiche di reversibilità".
    Le unioni civili ci costeranno quasi 10 milioni in due anni - IlGiornale.it


  4. #1814
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta





    Tabaccaia uccisa, il perdono del padre: "Aiuteremo la figlia malata di quel folle"


    Quindi in nome del buonismo empatico la famiglia della vittima deve prendersi cura della figlia malata dell'omicida, mentre lui in prigione non fa che piangere, chiedendo scusa.

    I GENITORI DI MARIA LUISA: "AIUTEREMO LA FIGLIA DEL KILLER" «Se la figlia dell'uomo che ha ucciso la nostra avrà bisogno, noi ci saremo


    Omicidio Maria Luisa Fassi, il killer: “Non so perchè l’ho uccisa. Ho perso la testa - See more at: Omicidio Maria Luisa Fassi, il killer: "Non so perchè l'ho uccisa. Ho perso la testa" - Delitti.net

    Omicidio Maria Luisa Fassi, il killer: "Non so perchè l'ho uccisa. Ho perso la testa" - Delitti.net

    Ci fanno credere che l'omicida ha ucciso la donna con tante coltellate solo perché avrebbe perso la testa. Lui dice così.
    Delitto anomalo solo per una rapina. Le tante coltellate fanno invece pensare ad un forte rancore per un rifiuto subito, che potrebbe anche essere, forse, il denaro rifiutato, magari in precedenza dalla donna.

    Comunque le versioni diffuse dalla tv non sono mai chiare. Poi gioca anche il ruolo del suo avvocato.

    Un uomo disperato l'assassino con pochi soldi e una figlia malata. Insomma un uomo della tanta compassione.

  5. #1815
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Citazione Originariamente Scritto da psico Visualizza Messaggio




    Tabaccaia uccisa, il perdono del padre: "Aiuteremo la figlia malata di quel folle"


    Quindi in nome del buonismo empatico la famiglia della vittima deve prendersi cura della figlia malata dell'omicida, mentre lui in prigione non fa che piangere, chiedendo scusa.

    I GENITORI DI MARIA LUISA: "AIUTEREMO LA FIGLIA DEL KILLER" «Se la figlia dell'uomo che ha ucciso la nostra avrà bisogno, noi ci saremo


    Omicidio Maria Luisa Fassi, il killer: “Non so perchè l’ho uccisa. Ho perso la testa - See more at: Omicidio Maria Luisa Fassi, il killer: "Non so perchè l'ho uccisa. Ho perso la testa" - Delitti.net

    Omicidio Maria Luisa Fassi, il killer: "Non so perchè l'ho uccisa. Ho perso la testa" - Delitti.net

    Ci fanno credere che l'omicida ha ucciso la donna con tante coltellate solo perché avrebbe perso la testa. Lui dice così.
    Delitto anomalo solo per una rapina. Le tante coltellate fanno invece pensare ad un forte rancore per un rifiuto subito, che potrebbe anche essere, forse, il denaro rifiutato, magari in precedenza dalla donna.

    Comunque le versioni diffuse dalla tv non sono mai chiare. Poi gioca anche il ruolo del suo avvocato.

    Un uomo disperato l'assassino con pochi soldi e una figlia malata. Insomma un uomo della tanta compassione.
    Il buonismo cattolico lo trovo più intrinsecamente malvagio di qualunque fascismo .
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  6. #1816
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    I parenti l'hanno uccisa di nuovo.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  7. #1817
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Mangiaostie a tradimento Maria Elena Boschi
    Mangiaostie a tradimento Maria Elena Boschi, ma perché la domenica invece di fare la comunione non fai come me, che della comunione sono indegno siccome cattivo, e ti ingolli una tigella, che è tonda uguale, oppure una schiacciata?
    “Vengo dall’esperienza delle Giornate mondiali della Gioventù, sono cattolica, ma sulle unioni civili ho una posizione diversa rispetto a quella ufficiale della Chiesa” hai detto a Sette. No, Maria Elena, non sei cattolica, sei un cuculo della chiesa cattolica, un parassita della chiesa cattolica. Non esistono posizioni non ufficiali della Chiesa, la Chiesa è il corpo di Cristo, chi avvalora posizioni non ufficiali della Chiesa sta macellando il corpo del Cristo che pregò affinché i suoi discepoli fossero “una cosa sola”. Tu sei tradimento e divisione, Maria Elena. Tu sei il soldato romano che si gioca a dadi la tunica di Gesù crocefisso, Maria Elena. Tu sfrutti una cosa che non è tua e per la quale non hai sofferto, Maria Elena.
    “Io sarei favorevole al matrimonio omosessuale”. Puoi essere favorevole anche al matrimonio fra uomini e criceti però devi esserlo da apostata, Maria Elena. Cristo disse all’adultera, colpevole soltanto di essere stata con un uomo, di non peccare più, e quindi nessun cattolico, nessun cristiano può esortare a peccare ancora, a peccare fino alla fine dei propri giorni, e figuriamoci se parte di questo peccato è a carico dei contribuenti (vedi reversibilità della pensione per le coppie omosessuali), di bambini incolpevoli (vedi adozioni per le coppie omosessuali) e di donne povere (vedi noleggio uteri per le coppie omosessuali).
    Mangiaostie a tradimento Maria Elena Boschi



    Quando un parroco rischia grosso? Quando ha la pretesa di essere un prete cattolico
    di Paolo Deotto
    Don Giovanni Ferrara deve morire. Lo dice la democratica opinione libera e laicista, con il contributo della Diocesi, proprio nel momento, guarda caso, di “interregno” tra un vescovo uscente e uno nuovo non ancora insediato.
    Le indagini per giungere alla condanna a morte partono da lontano. Don Ferrara era comunque un tipo sospetto: devozione mariana, Primi sabati a Maria, Adorazione perpetua… e poi, omelie in cui si parla chiaro, e in cui si parla di Fede cattolica. E addirittura, educazione cattolica dei giovani. Anticaglie del passato, ostacoli alla chiesa in cammino, anche se non si capisce dove vada di preciso a finire.
    Ma ora l’ha fatta grossa, e le indagini si possono dire concluse, con la condanna capitale. Nei locali della Parrocchia di Sant’Ignazio di Loyola aprirà una scuola parentale, “con sistemi educativi ed etici tradizionalisti”, come fa notare, con angoscia, Il Mattino di Padova. Orrore e sgomento. Una scuola parentale è una scuola – ne abbiamo parlato diverse volte su Riscossa Cristiana – con insegnanti scelti dai genitori, una scuola del tutto “privata”, non paritaria. Infatti gli alunni devono ogni anno passare un esame presso una scuola pubblica, per valutare il loro grado di preparazione. Iniziative di questo tipo esistono già in altre città, italiane e straniere.
    Perché un gruppo di genitori decide (con tutti sacrifici, economici e non, che può comportare) di organizzare una “scuola parentale”? Perché la scuola pubblica non dà più garanzie di vera sana educazione ai giovani. Anzi, ormai dà garanzie di mostruosità, quali l’insegnamento delle perverse teorie del “gender” fin dalla scuola materna. Del resto, la scuola paritaria deve adeguarsi ai programmi ministeriali, e molte scuole, anche “cattoliche”, si sono adeguate in anticipo fin troppo bene.
    Ora, non tutti i genitori vogliono che i loro figli si corrompano e rimbecilliscano fin dalla più tenera infanzia. E così, capita che nascano le scuole parentali.
    Dirà l’uomo di buon senso: e che male c’è? Non è questo esercizio del diritto/dovere di educare i figli? L’uomo di buon senso aggiungerà anche: se poi i genitori sono cattolici, non hanno tutto il diritto/dovere di assicurare, il più possibile, un’educazione cattolica ai loro figli?
    Purtroppo l’uomo di buon senso è da tempo messo al bando, e non solo da uno Stato allo sbando, ma anche da una Chiesa fremente per il dialogo. Ancora oggi si riparla della brillante performance della diocesi di Vicenza,che non solo ha organizzato una conferenza con la signora senatrice Valeria Fedeli, paladina del “gender”, ma poi ha anche rampognato i genitori che, intervenuti a quell’avvenimento “culturale”, si erano permessi di manifestare le loro preoccupazioni educative. Che diamine, il dialogo innanzi tutto! Né la diocesi vicentina è sola sull’affollata strada che conduce al Sol dell’Avvenir.
    Capirete che in tale contesto l’apertura di una scuola parentale è proprio troppo! Ma come! È un’esplicita dichiarazione di sfiducia nella scuola attuale, pubblica o cattolica paritaria che sia, è un oltraggio all’affettuoso abbraccio che ormai unisce la nuova chiesa e lo stato, che insieme e in concordia alacremente lavorano per il rimbecillimento totale.
    Ne consegue che Don Giovanni Ferrara è oggetto oggi della violenta attenzione del ”Mattino di Padova”, con ben tre articoli. E qui ci preme solo contestare subito, in attesa di tornare su un argomento che non può certo chiudersi qui, le bugie, ossia le menzogne, ossia le falsità, contenute, con la miglior morale leninista (che insegna che “verità” è tutto ciò che serve alla “causa” del Partito) contenute negli articoli.
    In primis: la scuola parentale non nasce “al posto” della scuola materna. Il lettore, dal tono degli articoli, potrebbe pensare che la prima abbia scacciato la seconda. Balle. Della chiusura della scuola materna si parlava da tempo e il motivo era, è, il più semplice: costi eccessivi. La scuola parentale non è nata di soppiatto, da riunioni carbonare organizzate dallo sciagurato parroco cattolico. Si sono tenute diverse pubbliche riunioni e l’argomento ha interessato molte famiglie, tant’è che alcune di queste sono venute anche da fuori Padova (ci risulta che una famiglia partecipante alle pubbliche riunioni risieda a trenta chilometri da Padova). Tra l’altro, ci sono locali a sufficienza per entrambe le scuole.
    E poi: non è affatto vero che la parrocchia è “in rivolta contro il parroco”. Balle. Certo, le famiglie dissenzienti ci sono, come dappertutto, e sono quelle che fanno chiasso, soprattutto perché da troppo tempo si è svilita l’importanza del parroco. Ma molte famiglie hanno sempre seguito e seguono con gratitudine lo sforzo che non da oggi Don Giovanni Ferrara fa per fare il parroco cattolico, mantenere viva la Fede, educare cristianamente i giovani. Potete star certi che la voce di queste famiglie si farà presto sentire.
    E poi ancora: da ciò che scrive Il Mattino si può dedurre che il parroco di Sant’Ignazio “dipenda” in qualche maniera dai neocatecumenali. Balle. A questo gruppo Don Ferrara ha dato semplicemente ospitalità in parrocchia per riunioni. Alla scuola parentale aderiscono sia famiglie di neocatecumenali, sia famiglie prive di etichetta. Sono tutte accomunate da un’unica preoccupazione: l’educazione sana dei figli.
    E poi ancora ancora: tra gli angosciati titoli del Mattino si legge che il parroco “apre la scuola anti-gender”. A parte il fatto che un prete cattolico ha il preciso dovere di essere, se vogliamo usare queste sintesi, “anti-gender”, essendo il cosiddetto “gender” una teoria omosessualista e come tale perversa, a parte questo fatto, la scuola parentale ha evidentemente uno scopo generale ben più importante, che è l’educazione cristiana dei giovani: ovvio che in essa rientri anche l’educazione alla morale cattolica.
    E infine: altra notizia carica di angoscioso stupore: Don Giovanni faceva pregare i giovani, li fa pregare, pregheranno anche nella scuola parentale. Ora, che questo possa preoccupare un giornale di regime, è ovvio e normale. Ma ciò che è assolutamente scandaloso è l’espresso dissenso della Curia (peraltro attualmente in “sede vacante”) contro un’iniziativa il cui scopo è l’educazione sana, cioè cattolica, dei giovani.
    Ci scusiamo se ci siamo dilungati, ma, in attesa di tornare in argomento, ci premeva contestare questa vera porcheria che si sta consumando contro un parroco che vuole semplicemente, contro il comune andazzo suicida, essere parroco dei fedeli affidati alla sua guida.
    Non sappiamo ora cosa accadrà, ma purtroppo il caos ecclesiastico attuale ci ha dato fin troppi esempi di come si sappia essere spietati, ripeto, spietati, contro chi, fedele prima di tutto a Gesù Cristo e alla Tradizione perenne, non accetta di tradire.
    La cosa che sappiamo per certo è che a Don Giovanni Ferrara manifestiamo tutto il nostro sincero affetto, la nostra ammirazione e lo ringraziamo per quanto ha fatto finora e ancora farà per la Chiesa. L’unica che esista: la Chiesa Santa Cattolica e Apostolica. E gli siamo vicinissimi con le nostre preghiere.
    Quando un parroco rischia grosso? Quando ha la pretesa di essere un prete cattolico* ?* di Paolo Deotto | Riscossa Cristiana

    Don Giovanni Ferrara sotto attacco. Un lettore scrive al Mattino di Padova
    Un lettore di Padova, Bruno Dente, dopo aver letto gli articoli del “Mattino”, in cui Don Giovanni Ferrara, parroco di Sant’Ignazio di Loyola a Padova, viene violentemente attaccato, anche con notizie imprecise o false, ha scritto una mail alla redazione del Mattino e ci ha autorizzato a pubblicarla. Ringraziamo il sig. Dente e ci risulta che la sua non sia un’iniziativa isolata. Vedremo se e quante di queste lettere verranno pubblicate dal Mattino, che di certo non vorrà negare spazio alla voce di chi dissente dagli articoli di Cristiano Cadoni. L’indirizzo mail del Mattino è lettere@mattinopadova.it , al quale possono scrivere quanti stanno seguendo con interesse questo caso e vogliono portare il loro contributo. Riscossa Cristiana si è occupata ieri di quanto sta accadendo a Padova con l’articolo “Quando un parroco rischia grosso? Quando ha la pretesa di essere un prete cattolico”. Grazie per l’attenzione, ed ecco qui di seguito la mail inviata al Mattino di Padova
    Da: Bruno Dente **
    A: “lettere@mattinopadova.it” <lettere@mattinopadova.it>
    Inviato: Martedì 28 Luglio 2015 11:05
    Oggetto: Don Giovanni Ferrara
    Spett. Redazione,
    Scrivo in relazione ai recenti articoli di Cristiano Cadoni, relativi alla conduzione della parrocchia di Montà da parte del carissimo Don Giovanni Ferrara.
    Conosco Don Giovanni da almeno 12 anni. Mi fa un tantino ridere che si parli di chiesa disertata dai parrocchiani: io vado a Messa a Montà, qualche volta, la domenica, e trovo la chiesa piena. Incontro anche amici provenienti da altre zone della città, in cerca di chi sappia predicare il Vangelo con forza e sapienza.
    Se davvero è solo volontà di Don Giovanni la chiusura della Scuola Materna, come spiegate la perfetta armonia che regna tra il Parroco e le Suore presenti in parrocchia, che di tale Scuola Materna si occupavano con amore e dedizione?
    Don Giovanni ha già subito in passato attacchi da gruppetti di parrocchiani scontenti, che non mancano mai in nessuna situazione, e sono particolarmente agguerriti quando si porta avanti la preghiera autentica e la retta catechesi, oggi più che mai necessarie alla santa Chiesa. Mi risulta, da esterno, che il Parroco sia sempre stato circondato dalla solidarietà delle Suore e della stragrande maggioranza dei parrocchiani. Non vedo musi duri, non percepisco tensione quando frequento la parrocchia.
    Penso che il sig. Cadoni abbia avuto la ventura di imbattersi in uno di questi gruppuscoli, e lo invito ad approfondire la conoscenza della situazione. Prima di scrivere certe cose, venga magari a pregare un tantino con noi, la sera del primo sabato del mese o un pomeriggio qualsiasi, davanti al Santissimo, esposto con grande frequenza. Perchè a Montà si prega, e Don Giovanni, forse in controtendenza anche in questo, passa molto tempo in confessionale.
    Quanto all’accusa assurda della foto di Papa Benedetto XVI, in verità presente in una sala riunioni, non mi risulta che Joseph Ratzinger sia stato sospeso a divinis o ne sia stata decretata la “damnatio memoriae”. E’ una colpa amare ancora questo grande Pontefice, ora Papa Emerito?
    Non entro nel merito della scuola parentale e del gender. Le scuole parentali sono presenti e funzionano bene anche altrove. Sul perchè siano preziose il discorso sarebbe assai lungo e complesso. Sul Gender hanno già parlato, senza nominarlo, 2000 anni di Magistero, e di recente il Catechismo della Chiesa Cattolica.
    Se poi vogliamo un cristianesimo senza Cristo, il discorso cambia. Ma dovete ben capire che non è nelle mire di tutti. Non certo di Don Giovanni, Dio lo benedica e lo sostenga!
    Don Giovanni Ferrara sotto attacco. Un lettore scrive al Mattino di Padova | Riscossa Cristiana

  8. #1818
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  9. #1819
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Storici inglesi: “Nel 2025 l’italia non esisterà più, distrutta completamente dall’euro e immigrazione”

    Storici inglesi: "Nel 2025 l&#039;italia non esisterà più, distrutta completamente dall&#039;euro e immigrazione" - Guerriero di Capestrano#





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  10. #1820
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Speriamo!
    Sicuramente non distrutta dai Padioti.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

 

 
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