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  1. #2421
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Sanremo 2017 dimostra che i giovani sono vecchi e la borghesia è infrocita
    Adriano Scianca
    Non ho visto neanche un minuto del Festival di Sanremo. Non per snobismo, è che non mi si vedono i canali Rai. Se avessi potuti vederlo, comunque, non lo avrei visto lo stesso. Per snobismo, ovviamente. O per igiene, a seconda del punto di vista.
    Sanremo è un ributtante spettacolo da Prima Repubblica, letteralmente inguardabile: lentissimo, compassato, con canzoni il più delle volte soporifere (essendoci l’orchestra, tutti si sentono in dovere di emulare Morricone, con risultati disastrosi), con siparietti di super-ospiti pieni di gag preparate. La degna rappresentazione di un Paese che si scanna da anni sul tema della legge elettorale. Una roba che può piacere solo alle vecchie zie di longanesiana memoria.
    Poi però vedi i dati delle interazioni su Twitter, Facebook e Instagram e scopri che l’edizione del Festival 2017 è stato l’evento più social di sempre, in Italia. E poiché le vecchie zie non hanno Instagram, dobbiamo concludere che in Italia esiste una consistente quota di giovani, moderni e connessi, che ha i gusti estetici di un elettore della Dc degli anni ’50. È un curioso effetto della rete, di Twitter, soprattutto: i social diventano l’equivalente di certi salotti con i divani avvolti nel cellophane in cui fare battute salaci sui pettegolezzi correnti. Si commenta e si tagga come un tempo si spettegolava davanti ai pasticcini. Non è l’unico paradosso.
    Anche se questa edizione sembra si sia tenuta lontana da polemiche politiche, il parterre era pieno di icone gay, da Ricky Martin a Tiziano Ferro. Ma come, il programma delle famiglie che ospita certe cose? Anche qui, però, dobbiamo semplicemente fare giustizia di alcuni luoghi comuni. L’idea che esista una borghesia sana e incorrotta, depositaria dei valori, disposta a far fronte unico contro la sovversione è una balla totale (ed è il principale vulnus di movimenti come quello del Family Day). La verità è che il senso comune borghese è pienamente integrato nel pensiero dominante. “Uomini e Donne”, il programma per le casalinghe, ha già il suo “trono gay”. La cosa non disturba minimamente. In fondo Tiziano Ferro ha la faccia da bambacione figlio di mammà mentre Ricky Martin offre quella sensualità latina stereotipata ma inoffensiva tale da far sghignazzare le massaie. È tutto un grande flusso di empatia, che va dagli amori di Ferro al cane eroe di Amatrice, senza soluzione di continuità. Tutto è sentimento, e il sentimento non è mai percepito come disturbante.
    Fa comunque piacere che il Carneade Gabbani abbia soffiato il primo posto all’annunciatissima e politicamente correttissima Mannoia, che si prendeva terribilmente sul serio. Invece della sua elegia strappalacrime ha vinto un tizio che saltava vestito da gorilla, che nel contesto di Sanremo è più o meno come i Sex Pistols che fanno un’orgia sul Tamigi per celebrare il giubileo della regina. “Occidentali’s karma” è una canzoncina ritmata e godibile, di cui tra 15 giorni ci saremo dimenticati. Forse ha persino qualche pretesa “sociologica”, vuole essere un po’ una “Magic shop” di Battiato ma molto più banale. Anche se nel testo c’è una citazione di Desmond Morris che, chissà, potrebbe aprire la porta a qualche interpretazione meno piatta. Non è comunque una buona ragione per chiamare l’antennista e tornare a vedere la Rai.
    Il festival di Sanremo è palloso, ma piace ai giovani "vecchi" italiani | IL PRIMATO NAZIONALE

    Le nuove droghe dei giovani pubblicate sui social network
    Maschere antigas, maschere utilizzate per fumare marijuana e bibite arricchite alla condeina. Così i giovani pubblicano le foto sui social network delle loro droghe rendendole un trend
    Gabriele Bertocchi
    Il web si trasforma in un immenso ricettario per le droghe. Immagine dopo immagine si compone il mosaico dei nuovi metodi per sballarsi.
    Si va dalle maschere antigas da collegare ai bong alle bevande come Sprite e Fanta da arrichire con sciroppi per la tosse a base di codeina. Ovviamente insieme alle foto, anche consigli per i naviganti: "Sotto, indossate occhialetti da piscina, altrimenti poi vi esplodono gli occhi".
    Lo sballo diventa social
    Lo sballo non è più fine a se stesso, ma diventa un mezzo per prendere like e visulizzazioni. Le foto su Instagram, più che su Facebook, mostrano giovanissimi impegnati a rendere le tradizionali canne in simboli da esibire. La droga si tinge di glamour e lo sballo diventa ostentazione. Riccardo Gatti, responsabile del dipartimento Dipendenze dell’Ats, ammette al Corriere della Sera: "La droga per i ragazzini dev’essere “glamour”: va di moda quella che si spettacolarizza di più".
    Una parte oscura della società moderna che emerge con i social. Come spiega Giovanni Sesana, responsabile medico del 118: "C’è un limbo che non emerge i giovani non chiamano neanche il 118, ma tracollano per strada. Noi li raccogliamo con l’ambulanza quando la situazione è degenerata". Questa situazione, secondo gli esperti, può essere un incentivo al consumo. Un quadro drammatico arrichitto dalla testimonianza di Emilio Fossali, responsabile del pronto soccorso pediatrico De Marchi e Policlinico.
    La denuncia dei medici
    "I ragazzini arrivano per lo più “inzuppati” d’alcol. Il referto dice 'intossicati', spesso non siamo nelle condizioni di rintracciare con gli esami altre droghe. Ma la sensazione è che siano sempre più miscugli di sostanze. Il 70 per cento dei giovanissimi che arrivano per incidenti gravi hanno abusato di stupefacenti. Qualche tempo fa un ragazzino di 14 anni ha avuto una sincope. Aveva difficoltà a stare in piedi, durante il tragitto in ambulanza sono comparsi ipotermia, vomito, ipotensione. In pronto soccorso, letargia e coma, con depressione respiratoria. Ce l’ha fatta per un pelo" rivela il dottore sulle pagine de Il Corriere della Sera.
    Non solo: "L’abuso di prodotti legali (alcol, farmaci, fumo) da parte dei ragazzini — precisa Gatti — è un’emergenza sottovalutata. Induce comportamenti a rischio che possono portare a patologie acute o a vere e proprie dipendenze. Ha effetti analoghi a quello delle droghe. Ad esempio, il consumo frequente di cocktail alla caffeina abbinati con l’alcol modifica la neurochimica del cervello. Non si fa nulla per contenere quel tipo di abuso “legale”. Anzi, l’acquisto di quei prodotti “fa mercato”, e dunque lo si promuove. L’uso deviato delle sostanze legali di cui i ragazzini abusano finisce per essere involontariamente sinergico a quello delle sostanze illegali".
    Le nuove droghe dei giovani pubblicate sui social network - IlGiornale.it


  2. #2422
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    I' te Gurrìa, te Gurrìa...
    Mavaffanculo!
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  3. #2423
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Gentiloni: "Siamo grande Paese ma serve più ottimismo'

    Politica.Premier si rivolge così agli studenti di Cagliari



    NO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

    SERVONO LE FORCHE!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! !!!

    BASTA CON LE CAZZATE!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! !!!!!!

    SIETE UN PAESE DI MERDA NEL QUALE CI TENETE SCHIAVI E CI DERUBATE!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  4. #2424
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    La risposta degli studenti.

    Ha funzionato credere nell'università

    Politica.L'ironia dello studente conquista la platea al Politecnico di Torino
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  5. #2425
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Esercito, l'accusa del generale: "Troppe donne, standard bassi"
    L'ex generale Marco Bertolini: "Servono atleti col fucile per correre con lo zaino". Poi l'affondo sulle donne: "Ingresso ideologico"
    Claudio Cartaldo
    Il generale Marco Bertolini ha 64 anni e le idee molto chiare sull'Esercito italiano del futuro.
    Diverso. Molto diverso da quello di oggi, che ha la pecca di avere soldati "anziani" e con troppe donne nelle sue fila. Incursore paracadutista, Bertolini è stato anche comandante della Folgore. Lo zaino sulle spalle lo ha portato in Libano, in Somalia, in Bosnia, Kosovo, Macedonia e Afghanistan. Un curriculum che, seppur in pensione, gli permette di poter dire la sua con cognizione di causa sulla realtà attuale delle forze armate italiane.
    "Se non si cambia direzione - afferma Bertolini al Quotidiano nazionale - è destinato a diventare ancora più vecchio con possibili conseguenze sulla funzionalità. Con la fine della leva si è puntato troppo sui volontari in servizio permanente. Pochi volevano fare il soldato allora ed è stata giocata la carta della professionalizzazione. Sono arrivati molti giovani anche perché fare il soldato oggi con le missioni all’estero è più attraente. Poi il sostanziale blocco degli arruolamenti ha alzato l’età. E si invecchia con la divisa". E con un Esercito di "anziani" non si vince in guerra. Perché se nell'Aeronautica e nella Marina a prevalere sono le "tecnologie", il fante deve ancora saper combattere a terra: "servono un fisico sano, aggressività e fiducia in se stessi: il soldato deve essere un atleta col fucile" visto che "in condizioni operative deve correre con uno zaino di 30 chili sulle spalle".
    "La fascia di età perfetta - spiega il generale - che contempla esperienza e fisico integro, è fra i 25 e 35 anni per le unità di manovra. Poi ci sono altri ruoli dove l’età può essere più alta". E le donne? Troppe. L'apertura al gentil sesso sarebbe stata un errore, non secondario: "Si usano standard più bassi rispetto ai maschi - spiega Bertolini - Così l’esercito ha una eccessiva presenza femminile. È sbagliato. Il problema è stato affrontato ideologicamente".
    Esercito, l'accusa del generale: "Troppe donne, standard bassi" - IlGiornale.it

    La reversibilità ai gay sfascia la previdenza
    I danni collaterali della Cirinnà
    di Pietro Vernizzi
    Le pensioni indirette e di reversibilità per le coppie gay ci costeranno 1 miliardo e 232,5 milioni di euro di qui al 2050. È il conto pagato dai contribuenti per la legge sulle unioni civili approvata dalla Camera l’11 maggio scorso. L’estensione agli omosessuali delle detrazioni per il coniuge a carico graverà sulle tasche dei la­voratori per altri 99,2 milioni di euro di qui al 2025. E altri 5,8 milioni, sempre in dieci anni, se ne andranno per l’assegno al nucleo familiare delle coppie dello stesso sesso.
    E’ quanto si ricava rielaborando le stime di Inps e Ragioneria dello Stato, le cui previsioni prendono come riferimento le 65.000 unioni gay censite in Germania nel 2011. L’ipotesi di partenza è che nel 2035 con il sistema a regime in Italia arriveremo a 50.000 coppie gay legate stabilmente. Un dato parziale perché non tiene conto di eventuali distorsioni o abusi incentivati di fatto dalla legge sulle unioni civili.
    Chiunque infatti può dichiararsi gay anche se non lo è. Una coppia di amici può andare di fronte all’ufficiale di stato civile con due testimoni e dire di voler formare un’unione omosessuale. Così se uno dei due muore l’altro si intasca la pensione a spese dei contribuenti, e in più i due beneficiano delle detrazioni per il coniuge a carico e dell’assegno familiare. Una vera e propria manna per i truffatori.
    Per non parlare degli extracomunitari, che legandosi civilmente a uno straniero residente in Italia possono ricevere il permesso di soggiorno per motivi familiari. Mentre grazie a un’unione omosessuale con un italiano conquistano addirittura la cittadinanza. Una badante del resto, formando una coppia gay con la vecchietta che assiste, potrà beneficiare della pensione di reversibilità alla morte di quest’ultima. E magari avvicinarne la fine grazie alla legge sul testamento biologico che a giorni arriverà alla Camera.
    Al netto di queste «truffe legalizzate», la spesa annua per le pensioni ai superstiti delle unioni gay è comunque destinata a crescere in modo esponenziale. La stima per il 2016 è di soli 100.000 euro, ma già nel 2017 dovrebbe essere di 500.000 euro. L’anno prossimo le pensioni delle coppie omosessuali graveranno sull’erario per 800.000 euro, nel 2019 per 1,3 milioni e nel 2020 per 1,8. Nel 2024 i costi raggiungeranno quota 5 milioni, per essere poi pari a 10,5 milioni nel 2028 e 21,1 milioni nel 2033. Nel 2041 arriveranno a 52 milioni, nel 2048 sforeranno la soglia critica dei 100 milioni bal­zando a quota 105,7. Quindi nel 2050 si attesteranno sui 124,2 milioni.
    A pagare queste pensioni saranno tutti i lavoratori, a prescindere dal fatto che siano omosessuali o etero­sessuali, sposati, conviventi o magari single. A differenza infatti di quanto dovrebbe avvenire in questi casi, la legge sulle unioni civili non ha previsto coperture ad hoc.
    Molto dipenderà dal numero di unioni gay che saranno formate. L’Inps ha stimato che a fine 2016 erano 7.500, per poi diventare 10.000 quest’anno, 12.500 nel 2018, 15.000 nel 2019, 17.500 nel 2020 e 20.000 nel 2021. Nel 2025 raggiungeranno quota 30.000, per crescere a 32.500 nel 2026, 35.000 nel 2027, 37.500 nel 2028 e 40.000 nel 2029. Quindi nel 2035 il sistema arriverà a regime con 50.000 unioni gay. La spesa complessiva per lo Stato però continuerà ad aumentare perché l’importo medio di ciascuna pensione crescerà.
    Nel 2016 il valore medio di ciascun assegno era infatti pari a 8.778 euro, per poi rincarare a 8.814 quest’anno e a 8.905 l’anno prossimo. Nel 2024 una pensione media raggiunge­rà quota 10.019 euro, nel 2040 sarà pari a 15.265 euro, nel 2044 a 17.809, nel 2048 a 20.354 e nel 2050 a 21.626. Il numero di nuove pensioni risentirà dell’età media delle coppie gay, che al momento è più bassa di quelle eterosessuali ma con il tempo diventerà nella media. Se nel 2016 le pensioni ai superstiti delle unioni omosessuali sono state 33, nel 2018 aumenteranno a 118, nel 2024 saranno 542, per poi arrivare a 1.014 nel 2028, 2.110 nel 2035, 3.118 nel 2040, 4.264 nel 2044, 5.123 nel 2047 e 5.982 nel 2050.
    Cifre, quelle relative all’assegno ai superstiti, che comprendono sia le pensioni di reversibilità sia quelle indirette. Le prime si appli­cano quando il coniuge che muore è un pensionato, le seconde quando è un lavoratore.
    Andando invece a vedere il valore annuo delle detrazioni per il coniuge a carico delle unioni gay, nel 2016 è stato di 3,2 milioni. A fine 2017 raggiungerà quota 5,6 milioni, per poi essere di 6,6 milioni nel 2018, 7,9 nel 2019, 9,3 nel 2020,10,6 nel 2021,12 nel 2022,13,3 nel 2023,14,7 nel 2024 e 16 nel 2025. Infine gli assegni per il nucleo familiare delle coppie omosessuali sono stati pari a 400.000 euro nel 2016, quando la legge si è applicata solo da giugno, mentre da quest’anno in poi saranno sempre pari a 600.000 euro l’anno.
    La reversibilità ai gay sfascia la previdenza » Rassegna Stampa Cattolica


  6. #2426
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Citazione Originariamente Scritto da ventunsettembre Visualizza Messaggio
    Gentiloni: "Siamo grande Paese ma serve più ottimismo'

    Politica.Premier si rivolge così agli studenti di Cagliari



    NO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

    SERVONO LE FORCHE!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! !!!

    BASTA CON LE CAZZATE!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! !!!!!!

    SIETE UN PAESE DI MERDA NEL QUALE CI TENETE SCHIAVI E CI DERUBATE!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
    Qualcuno mi ha ascoltato...

    PD: RITRATTO DI OLIGARCHIA CORROTTA DAI MILIARDI. PUBBLICI.

    Maurizio Blondet 20 febbraio 2017 5
    C’è chi non ha capito in cosa consista la differenza tra Renziani e anti-renziani. Sono due progetti per la nazione alternativi, quelli su cui si sono scontrati? Su cosa litigano? Si scindono o no?
    I loro motivi possono essere sunteggiati così. Renzi e i renziani: “Se quelli si scindono, meglio; così’ avremo più poltrone da assegnare ai nostri”. La “sinistra” in dubbio se scindersi o no, lo è per gli stessi motivi. C’è chi dice: restiamo dentro, almeno occupano le poltrone, e c’è chi invece dice: io di sicuro non verrò ricandidato, quindi ho più possibilità se mi metto con Boldrini e Pisapia.
    Sono i pensieri di una oligarchia plutocratica, inamovibile, di “ricchi di Stato”, abituata a saccheggiare impunemente. Della popolazione italiana se ne infischia, della tragedia sociale che si aggrava se ne frega , perché, loro, prendono 15 mila euro al mese – come minimo.
    Non si può dir meglio di Enrico Mentana: sono come quei “ fratelli che si odiano ma hanno ereditato un’azienda che continua a macinare utili. E non per modo di dire.
    Basti dare un’occhiata al peso istituzionale del partito. Dal Pd viene il capo dello stato. Del resto tutti gli ultimi 4 presidenti della Repubblica sono del partito o dell’area. Ma del Pd sono tutti i tre premier di questa legislatura, e 400 parlamentari su 945, nonostante il partito abbia ottenuto alle elezioni del 2013 meno del 26%. Del Pd è il nostro unico rappresentante nella commissione Ue. Del Pd la maggior parte dei governatori regionali e dei sindaci delle città capoluogo. Del Pd sono il ministro dell’interno, della giustizia, della difesa, dell’economia, delle infrastrutture, del lavoro, dell’istruzione. Scelti da premier del Pd sono i vertici di tutte le aziende strategiche di competenza statale”.
    Sono miliardi di euro – miliardi presi a prestito per lo più sui mercati internazionali, perché la torchia fiscale, anche se ormai al massimo, non copre che metà delle loro malversazioni.
    Una oligarchia corrotta perché miliardaria, corrotta dai miliardi di denaro pubblico che arraffa, del tutto indifferente al fatto che la maggior parte della popolazione che gli paga gli emolumenti principeschi, sta morendo letteralmente, precaria, sottopagata quando non disoccupata e con reddito pari a zero.
    Loro, non sentono il bruciore della crisi. Non se ne rendono conto. Come i fannulloni di Versailles, che danzavano e s’ingozzavano occupati in questioni di precedenza e di onori – anzi molto peggio, perché i fannulloni eleganti di Versailles non avevano in mano nessuna delle lucrose leve di potere da cui questi non solo mungono, ma distorcono e intralciano l’economia dello stato e privata. I fannulloni di Versailles non avevano Le Regioni Sicilia che continua a incamerare miliardi benché sia in deficit di miliardi, in quanto le sue perdite sono rifuse a piè di lista dall’Italia che lavora. Non avevano un Quirinale che costa più di Buckingham Palace. No avevano un Viminale che distribuisce alle sue clientele meridionali i miliardi per “l’assistenza agli immigrati”. Non avevano il sindaco a Milano o a Bergamo, a fare da idrovora per beneficare le clientele parassitiche e partitiche delle altre regioni improduttive.
    Qui gli stipendi e i salari calano, puntano verso i 460 euro mensili; lassù, a meno di 15 mila non si sentono bene. E sono legittimati dalla UE – l’altra oligarchia – e dalla Bce perché impongono a tutti noi la recessione continua senza prospettive, ciò che si chiama “fare le riforme”. Le riforme consistono appunto nel ridurre i salari in modo che ridiventino “competitivi” rispetto a quelli cinesi. La moneta unica non svalutabile obbliga a svalutare il lavoro.
    L’Austerità, è per gli altri.

    Come hanno ridotto la società italiana l’ha spiegato Luca Ricolfi qualche giorno fa su 24 Ore. Non c’è più solo la distinzione e divisione iniqua fra “garantiti” (dipendenti pubblici, e privati protetti dai sindacati) e non-garantiti: lavoratori autonomi, di piccole imprese che rischiano la chiusura, precari di ogni genere, micro-imprenditori “ non coperti in caso di licenziamento, infortunio, malattia, cassa integrazione, disoccupazione”.

    I garantiti festeggianoNo. Fra queste due categorie, ne è ingigantita una terza, la Terza Società.
    Fondamentalmente sono gli esclusi dal circuito del lavoro regolare. Della Terza società fanno parte i lavoratori in nero, i disoccupati in senso stretto (che cercano attivamente lavoro), e i disoccupati in senso lato (disponibili al lavoro, anche se non ne stanno cercando attivamente uno). In essa ci sono anche “soggetti che non cercano attivamente lavoro perché possono permettersi di non lavorare, come accade per una frazione non trascurabile delle casalinghe e dei cosiddetti Neet (giovani Not in Employment, Education, or Training). La Terza società è fatta di ceti bassi, in condizioni di povertà assoluta o relativa, ma anche di ceti medi, che sopravvivono grazie al lavoro retribuito dei familiari e alle risorse accumulate dalle generazioni precedenti”.
    La Terza Società – sotto l’oligarchia PD e la sua gestione della crisi secondo il comando di Berlino – è diventata grande quasi come le prime due: 9 milioni di italiani. “Oggi, fatta 100 la popolazione attiva o potenzialmente attiva, circa il 30% appartiene alla Terza società, ovvero si trova in una condizione di esclusione”.
    ...gli altri noPrima della crisi, questo segmento contava sui 6milioni di persone. “ Tra il 2007 e il 2014 è letteralmente esploso, con un aumento del 40% in soli 7 anni”.
    Una patologia senza eguali. “In Europa, solo Grecia e Spagna hanno una quota di esclusi superiore a quella dell’Italia, mentre paesi come Germania, Regno Unito, Francia, Austria, Olanda, Belgio, Svezia, Finlandia, hanno quote prossime a metà della nostra”.
    Ovviamente, i garantiti, fancazzisti pubblici e “ricchi di Stato” sono il blocco che, con le famiglie, clientele e parentele, continua a votare per “la Sinistra”, perché appunto essa garantisce la loro situazione di favore, e ai loro stipendi la protezione dalla recessione mondiale in atto.
    E’ per questi ricchi che la “Sinistra” fa le leggi come le nozze gay, che non sono, ammettiamolo, le istanze più urgenti dei lavoratori; ma sono voglie di ricchi che hanno tempo e soldi da buttare, e l’ozio è il padre dei vizi. Oggi sappiamo che l’oligarchia miliardaria, dalla Presidenza del Consiglio, finanzia associazioni gay nei cui locali si fa’ sesso a pagamento, oltre che spaccio di droga.
    Palazzo Chigi finanzia la prostituzione omosessuale: lo scoop de "Le Iene" - Libero Quotidiano
    Non so cosa ci voglia di più per capire la natura marcia di questi parassiti, marci fino al midollo, marci per i miliardi che ci prendono – e che sono ormai l’unica ragione per cui si afferrano al potere.
    LaTerza Società chi la rappresenta?

    Come mandarli via? La “democrazia” garantisce loro un blocco di voti sostanzialmente maggioritario. Ricolfi nel suo articolo si domanda: esistono partitiche possano e vogliano rappresentare la Terza Società? E qui casca l’asino.
    “Considerata nel suo insieme, la Terza società si distingue dalla prima e dalla seconda per la sua preferenza per il Movimento Cinque Stelle e per la sua refrattarietà verso Pd e Forza Italia, i due architravi del sistema politico della seconda Repubblica. Se consideriamo separatamente i suoi tre segmenti, lavoratori in nero, disoccupati e scoraggiati, possiamo inoltre osservare che i lavoratori in nero prediligono anche l’estrema sinistra e Fratelli d’Italia, i disoccupati guardano con interesse alla Lega e ai piccoli partiti di centro, mentre i lavoratori scoraggiati (che hanno smesso di cercare lavoro) si orientano in modo più massiccio di qualsiasi altro gruppo sociale verso il movimento Cinque Stelle, che qui raccoglie oltre il 50% dei consensi”.


    PD: RITRATTO DI OLIGARCHIA CORROTTA DAI MILIARDI. PUBBLICI. - Blondet & Friends
    Un commento.
    La paura è l’unico mezzo di comunicazione possibile tra la classe politica e il popolo italiano.
    Le parole stanno a 0.
    Per fargli paura ci vogliono tanti eroi pronti a sacrificarsi.

    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  7. #2427
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Milano: bruciate 3 palme in Piazza Duomo
    Tre palme tra quelle che sono state piantata nei giorni scorsi in piazza Duomo a Milano sono state parzialmente bruciate, una più delle altre, la notte scorsa. L'episodio si sarebbe verificato dopo la mezzanotte. La polizia locale sta visionando le immagini di due telecamere per risalire agli autori del gesto stigmatizzato dalla Giunta comunale. La decisione di adornare piazza Duomo con palme ha suscitato aspre polemiche in città nei giorni scorsi.
    Milano:bruciate 3 palme in Piazza Duomo - Rai News

    Maurizio Murelli
    La passione che inquirenti, giornalisti e politici milanesi stanno mettendo nella caccia al ragazzo che ha dato fuoco alla palma in piazza del Duomo è quanto meno patetica. Ne parlano e straparlano nei TG, con una passione che neppure nei casi di stupro. Stanno delirando. E quando questo ragazzotto l'hanno ben individuato? Che gli fanno? Lo mettono alla gogna? La consigliera comunale con la erre moscia lo invita a pentirsi, a consegnarsi...
    Va beh, bruciatore di palma, se mai ti beccano e ti rendono noto, sappi che ti vengo a trovare e ti offro una birra... del resto Marinetti avrebbe fatto di più e con più chiasso, quindi non sei un "vandalo", ma un artista.

    UNAR: dopo i libretti gender, orge e sesso LGBTQIA
    Le Iene hanno mandato in onda ieri sera un servizio che contiene accuse pesanti: l’UNAR, che è un ente del Governo italiano, finanzia con i nostri soldi un’associazione LGBTQIA(…) che, dietro la facciata della sauna e del centro massaggi, organizza orge e sesso a pagamento: prostituzione. Anche prostituzione minorile.
    Secondo Le Iene, l’UNAR – l’Ufficio Nazionale anti-discriminazioni razziali del Dipartimento Pari opportunità della Presidenza del Consiglio – le avrebbe dato 55mila euro. Dopo il servizio choc, il sito dell’UNAR è andato in crash per i troppi accessi. Tantissimi i commenti indignati sui social. “Non ci sono soldi per occupazione giovanile ma per “associazioni” gay dove si prostituiscono si?” dice un utente.
    La bufera ha investito Francesco Spano, direttore dell’UNAR. Il testimone intervistato da Le Iene ha detto: «In realtà questi circoli non sono altro che dei locali con ingresso a pagamento dove si incontrano persone gay per fare sesso, a volte anche questo a pagamento. Si nascondono dietro l’etichetta di associazioni di promozione sociale. Le stesse che dovrebbero avere come mission quella di aiutare le persone, ma in realtà, il loro unico scopo è quello di fare soldi senza pagare le tasse».
    E già: i soldi nostri li prendono, ma poi non pagano le tasse che pagherebbe una qualsiasi impresa commerciale, perché sono “associazioni culturali e di promozione sociale”.
    Sempre alle Iene hanno detto: «Esistono dei veri e propri listini, ogni cosa ha il suo prezzo. Quasi tutti quelli che chiedono il massaggio lo fanno per avere prestazioni sessuali, altrimenti andrebbero in qualsiasi altro centro che costa anche di meno».
    Insieme al Comitato Difendiamo i Nostri Figli, dobbiamo dire che non siamo affatto sorpresi: già nel 2012 l’UNAR ha pagato 20mila euro gli ignobili libretti da distribuire in tutte le scuole che facevano propaganda all’ideologia gender e all’omosessualismo.
    L’UNAR– dice il comunicato del CDNF – dovrebbe contrastare le discriminazioni fondate sulla razza o sull’origine etnica: non si dovrebbe interessare di l’educazione all’affettività e sessualità, soprattutto nella scuola. E sono 29 le associazioni LGBTQIA(…) accreditate all’UNAR che dovrebbero indicarci come educare i nostri figli secondo la “prospettiva di genere”.
    20mila euro per i libretti, 55mila euro per le orge e il sesso a pagamento: però i fondi per il sostegno alla disabilità nelle scuole non sono mai sufficienti…
    UNAR: dopo i libretti gender, orge e sesso LGBTQIA(?)? - Notizie Pro Vita



    Unar: dai libri gender nelle scuole ai fondi al circolo per la prostituzione gay
    Che cos’è l’ufficio Unar? Dovrebbe combattere le discriminazioni e invece, oltre a lanciare opuscoli gender nelle scuole, finanzia coi soldi degli italiani – tra i vari enti – anche un circolo gay che promuove la prostituzione.
    Almeno è quanto emerso dal servizio de Le Iene andato in onda ieri sera. Una finta associazione culturale, dietro la facciata delle iniziative sociali, in realtà realizza orge e incontri sessuali tra uomini. Il tutto finanziato con fondi pubblici (55mila euro) dal momento che Unar è istituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, Dipartimento per le pari opportunità.
    La testimonianza raccolta dalla Iena Filippo Roma ha spiegato il meccanismo: “Questi circoli non sono altro che dei locali con ingresso a pagamento dove si incontrano persone gay per fare sesso, a volte anche questo a pagamento. Parliamo di un’associazione di imprenditori del mercato del sesso gay. L’etichetta è quella di associazioni di promozione sociale. Le stesse che dovrebbero avere come mission quella di aiutare le persone, ma in realtà, il loro unico scopo è quello di fare soldi senza pagare le tasse”.
    Le persone nel circolo fanno intendere chiaramente che queste iniziative sono solo una copertura: ingresso riservato solo a uomini (a proposito, non sarebbe discriminazione sessuale questa?) e immagini che immortalano scene di sesso omoerotico – molto spinto, al limite della violenza – senza alcun tipo di precauzione.
    A distruggere l’immagine dell’ufficio c’è poi l’intervista che l’inviato de Le Iene ha fatto al direttore di Unar, Francesco Spano. Dopo essersi dichiarato all’oscuro delle attività legate alla prostituzione all’interno del circolo, Spano ha preferito dileguarsi quando Filippo Roma gli ha fatto notare che risulta iscritto all'”associazione culturale” in questione.
    In passato l’ufficio Unar ha fatto parlare di sé per la censura con cui ha provato a silenziare la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni. Nel settembre di due anni fa, infatti, Unar le inviò un richiamo formale per i toni utilizzati in pubblico sul tema dell’immigrazione. Giorgia Meloni, però, decise di denunciare le pressioni subite manifestando imbavagliata, lanciando sui social l’hashtag #bavagliodistato. La sua protesta le fece ottenere il sostegno di Palazzo Chigi che chiese chiarimenti al dirigente dell’Unar Marco De Giorgi.
    Ma l’ufficio di propaganda Unar è stato coinvolto anche nella vicenda riguardante l’ideologia Gender nelle scuole. Nei mesi scorsi hanno fatto discutere i tre opuscoli prodotti dall’ufficio che fa capo al Dipartimento per le Pari opportunità in collaborazione con l’Istituto Beck. Destinati agli insegnanti delle scuole primarie, secondarie di primo grado e di secondo grado, ufficialmente gli opuscoli rientravano nei «percorsi innovativi di formazione e aggiornamento per dirigenti, docenti e alunni sulle materie antidiscriminatorie, con particolare focus sul tema Lgbt e sui temi del bullismo omofobico e transfobico».
    E invece? I libretti Unar altro non sono altro che vere e proprie direttive per insegnare il Gender ai più piccoli, invitando gli insegnanti a evitare «analogie che facciano riferimento a una prospettiva eteronormativa (cioè che assume che l’eterosessualità sia l’orientamento normale)». Quindi bisogna anche imporre ai bambini che è normale che un bimbo abbia due mamme o due papà, facendo svolgere agli alunni degli esercizi come “Rosa e i suoi papà hanno comprato tre lattine di tè freddo al bar. Se ogni lattina costa 2 euro, quanto hanno speso?”.
    Ecco, dunque, come una delle battaglie anti-discriminazione lanciate da Unar si è rivelata essere ben altra cosa. In fondo, anche il circolo smascherato dal servizio de Le Iene si propone come associazione culturale. E invece le immagini hanno dimostrato tutt’altro. E non è un caso che quella nel servizio sia stata segnalata tra le associazioni in prima linea nella promozione di progetti di ‘educazione’ sessuale nelle scuole.
    Aggiornamento
    A seguito della bufera che sta travolgendo l’Unar, la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, è intervenuta annunciando un’interrogazione per sollecitare la chiusura immediata dell’ufficio contro le discriminazioni. «Chiediamo che l’UNAR, il sedicente “Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali” della Presidenza del Consiglio dei Ministri, venga chiuso oggi stesso – ha scritto su Facebook la Meloni – L’Italia non ha alcun bisogno di un “ufficio” che con una mano finanzia un’associazione gay nei cui circoli si consumerebbero rapporti sessuali a pagamento e con l’altra scrive lettere ai parlamentari per censurare il loro pensiero. Non un euro in più delle tasse degli italiani deve essere buttato per pagare lo stipendio a dei signori, come il direttore dell’UNAR Spano, che in evidente conflitto d’interessi assegnano decine di migliaia di euro di soldi pubblici ad associazioni di cui sono soci. Fratelli d’Italia presenterà oggi stesso un’interrogazione urgente al Governo per chiedere la chiusura immediata dell’UNAR e le dimissioni del suo direttore Spano».
    Unar: dai libri gender nelle scuole ai fondi al circolo per la prostituzione gay

    Scoop Le Iene su finanziamenti Unar a circoli gay, Di Stefano deposita interrogazione parlamentare
    E' polemica dopo il servizio trasmesso dal programma di Italia 1 Le Iene in cui si muovono pesanti accuse nei confronti dell’Unar, l’Ufficio anti discriminazione razziali all'interno del Dipartimento Pari opportunità della presidenza del Consiglio. Stando infatti ai contenuti del servizio, l’Unar avrebbe finanziato un’associazione cui fanno capo alcuni circoli, saune e centri massaggi dedicati al mondo omosessuale. Questa associazione avrebbe ricevuto dallo Stato 55mila euro.
    In merito al caso l'Onorevole Fabrizio Di Stefano, deputato di Forza Italia, ha depositato un'interrogazione parlamentare:
    “Ho appena depositato un’interrogazione parlamentare inerente i finanziamenti pseudo-culturali da parte dell’Unar” lo ha dichiarato in una nota l’On. Fabrizio Di Stefano a seguito del servizio della trasmissione le Iene, andato in onda su Italia 1, Domenica 19 Febbraio, in cui veniva appunto denunciata l’erogazione indiscriminata di finanziamenti ad associazioni pseudo-culturali da parte dell’ Unar, l'Ufficio anti discriminazioni razziali all'interno del Dipartimento Pari opportunità della presidenza del consiglio.
    “Troppo spesso dietro talune di queste organizzazioni pseudo-umanitarie o pseudo- garanti dei diritti di vario genere si nascondono invece organizzazioni parallele ai movimenti politici di sinistra; ma che addirittura si arrivi a finanziare dei centri dove si pratica sesso omosessuale di gruppo e prostituzione è davvero inaudito” ha continuato l’On. Di Stefano in riferimento al busillis dell’inchiesta, ovvero il finanziamento di 55 mila euro rilasciato a un'associazione dietro la quale - secondo la trasmissione – non solo sarebbe occultato il business del sesso omosessuale ma vedrebbe come associato anche lo stesso Direttore dell’Unar –Dottor Francesco Spano.
    "E' assurdo che si utilizzino delle risorse pubbliche per soddisfare le proprie inclinazioni e i propri desideri privati. Vedere un funzionario dello Stato, il dottor Spano, ammantato con un cappottino rosso ciliegia che scappa miseramente davanti alle telecamere, che giustamente chiedono conto di tale situazione, è semplicemente vergognoso. Ritengo necessario che il Ministero mobiliti una commissione d’inchiesta per verificare a chi vengono erogati tutti gli altri finanziamenti; certamente non può aspettare che sia un bravo giornalista ad arrivare laddove dovrebbe arrivare lui” ha concluso l’On. Fabrizio Di Stefano.
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    L’Unar ci ricasca, soldi pubblici per i vizi della lobby gay
    Così l’Unar ci ricasca e mostra il suo volto nascosto, almeno stando all’inchiesta de Le Iene andata in onda ieri sera. Altri dettagli inediti li ha rivelati Mario Adinolfi, li riporteremo in questo articolo che svela il macabro mondo che si cela dietro alla lobby Lgbt e all’associazionismo arcobaleno.
    Tre anni fa l’Ufficio anti-discriminazioni razziali del dipartimento Pari opportunità della presidenza del consiglio venne sorpreso a finanziare e promuovere l’educazione Lgbt nelle scuole, la polemica si accese e l’ex direttore Marco De Giorgi ricevette una nota di demerito dal viceministro alle Pari opportunità.
    Oggi l’Unar, creato nel 2003 per contrastare le discriminazioni razziali, etniche e sessuali, è stato sorpreso dall’inviato Filippo Roma de Le Iene a finanziare con 55mila euro -denaro pubblico, ovviamente- un’associazione di “promozione sociale” dietro cui si nasconde il solito business del sesso gay.
    Le Iene hanno censurato il nome dell’associazione finanziata dall’Unar, a svelarlo è stato Mario Adinolfi, leader del Partito della Famiglia. Si chiama ANDDOS, ovvero Associazione nazionale contro le discriminazioni da orientamento sessuale. Come ha scritto Adinolfi, la lotta alla discriminazione è una maschera, il servizio de Le Iene «spiega in maniera precisa» cosa promuovono: «prostituzione gay mascherata da centri massaggi, dark room, glory hole, locali per orge omosessuali». Esattamente come l’Unar promuoveva il gender nelle scuole, nascondendosi dietro all’etichetta del “rispetto delle differenze”.
    Sul loro sito web e sul profilo Facebook si scopre che Anddos è una voce potente del movimento Lgbt, intervenendo nel dibattito pubblico con comunicati stampa, iniziative (come il boicottaggio di Mediaworld per un volantino con l’immagine di un uomo e una donna) e interventi politici. Il contatto intervistato dalle Iene, parlando dei circoli di tale associazione, afferma: «il loro unico scopo è quello di fare soldi senza pagare le tasse, sfruttando la denominazione di associazione a cui sono concesse delle agevolazioni». Una delle attività promosse sono le “dark room”, stanze buie dove si fa sesso con chiunque capita, senza guardarsi in faccia. «Quello che trovo assurdo», afferma la fonte del giornalista Roma, «è che un’associazione come questa, con circoli, saune, centri massaggi, dark room, ma soprattutto dove si pratica la prostituzione gay, possa aver vinto un bando della Presidenza del Consiglio».
    La cosa più curiosa è che l’attuale direttore dell’Unar (De Giorgi venne rimosso da Renzi), Francesco Spano, stando all’inchiesta televisiva sarebbe lui stesso associato ad uno dei circoli gay Anddos (con tanto di tessera e codice in possesso delle Iene), associazione che ha vinto il bando da lui stesso emesso.
    Sempre Adinolfi ha aggiunto altri dettagli: il direttore dell’Unar «ha rapporti molto stretti con Anddos e i suoi circoli, in uno dei quali si è tesserato il 18 marzo scorso, per poi andare a inaugurare il 10 giugno scorso la sede nazionale Anddos, facendosi fotografare accanto al presidente Mario Marco Canale». Quest’ultimo è un altro volto noto del mondo Lgbt. Il presidente del Popolo della Famiglia ha quindi chiesto la chiusura dell’Unar e il licenziamento di Spano, il quale è anche autore di numerosi articoli a favore delle unioni civili, tra cui il tentativo su Il Messaggero di spiegarci che la vera teologia è la benedizione di matrimoni omosessuali. Anche Giorgia Meloni si è unita alla richiesta, annunciando per oggi un’interrogazione parlamentare.
    Messo di fronte alla questione, Spano ha cercato di allontanarsi, negando e promettendo verifiche, ricevendo la risposta del giornalista: «Direttore, questo lo sappiamo noi che non facciamo parte dell’Unar e non lo sa lei che è il direttore dell’Unar? 55 mila euro. Ma perché i contribuenti italiani devono finanziare con le proprie tasche associazioni dove si pratica la prostituzione?». Dopo due settimane dal servizio ancora non sono stati tolti i fondi al circolo, che continua a gestire con i soldi pubblici il fiorente mercato dei vizietti Lgbt (tra cui il reato di prostituzione), nascondendosi dietro all’etichetta dell’antidiscriminazione.
    La domanda è: a parte essere l’ennesimo organo della lobby Lgbt e dell’insano mondo che la sorregge, a cosa realmente serve il fantomatico Ufficio anti-discriminazioni razziali?
    POST-SCRIPTUM
    Abbiamo scoperto che l’associazione Anddos, oltre ad essere finanziata dall’Unar ed affiliata addirittura all’Entes (Ente Nazionale Turistico Enogastronomia e Sport), è una diretta concorrente di Arcigay. Anche quest’ultima associazione è accreditata all’Unar (cioè all’ufficio del Governo italiano) e, con la tessera di Arcigay, si può accedere «al cosiddetto circuito ricreativo: una cinquantina di locali divisi fra saune, cruising, bar, discoteche». Cos’è il cruising? E’ la stessa cosa che viene praticata nei circoli Anddos: si entra nudi, dark room, sesso compulsivo tra gay. Basta –si legge– «tesserarsi o essere in possesso della tessera personale Arci Uno Club, o ACSI (CONI), OnePass Multiclub». E c’è chi ormai spiega che la scoperta delle Iene è solo la punta dell’iceberg.
    L?Unar ci ricasca, soldi pubblici per i vizi della lobby gay (video) | UCCR










  8. #2428
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    La ministra rossa (in tutti i sensi), quella da incubi notturni, ha deciso di riformare i programmi scolastici per mettere maggiormente in evidenza le figure storiche femminili (?).
    La ministra che proprio non sa nulla dei programmi scolastici, per intenderci bene.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  9. #2429
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    ma na quai dòna biüta no?

  10. #2430
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Citazione Originariamente Scritto da ventunsettembre Visualizza Messaggio
    La ministra rossa (in tutti i sensi), quella da incubi notturni, ha deciso di riformare i programmi scolastici per mettere maggiormente in evidenza le figure storiche femminili (?).
    La ministra che proprio non sa nulla dei programmi scolastici, per intenderci bene.
    Non lo ha detto a caso , serve ad avere un popolo più conforme ai dettami di loggia .Come quello americano , che è a modello matriarcale , basta guardare la pagina wikipedia su Stanlio ed Olio ,dove viene indicato come tipico della società americana .
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

 

 
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