Sanremo 2017 dimostra che i giovani sono vecchi e la borghesia è infrocita
Adriano Scianca
Non ho visto neanche un minuto del Festival di Sanremo. Non per snobismo, è che non mi si vedono i canali Rai. Se avessi potuti vederlo, comunque, non lo avrei visto lo stesso. Per snobismo, ovviamente. O per igiene, a seconda del punto di vista.
Sanremo è un ributtante spettacolo da Prima Repubblica, letteralmente inguardabile: lentissimo, compassato, con canzoni il più delle volte soporifere (essendoci l’orchestra, tutti si sentono in dovere di emulare Morricone, con risultati disastrosi), con siparietti di super-ospiti pieni di gag preparate. La degna rappresentazione di un Paese che si scanna da anni sul tema della legge elettorale. Una roba che può piacere solo alle vecchie zie di longanesiana memoria.
Poi però vedi i dati delle interazioni su Twitter, Facebook e Instagram e scopri che l’edizione del Festival 2017 è stato l’evento più social di sempre, in Italia. E poiché le vecchie zie non hanno Instagram, dobbiamo concludere che in Italia esiste una consistente quota di giovani, moderni e connessi, che ha i gusti estetici di un elettore della Dc degli anni ’50. È un curioso effetto della rete, di Twitter, soprattutto: i social diventano l’equivalente di certi salotti con i divani avvolti nel cellophane in cui fare battute salaci sui pettegolezzi correnti. Si commenta e si tagga come un tempo si spettegolava davanti ai pasticcini. Non è l’unico paradosso.
Anche se questa edizione sembra si sia tenuta lontana da polemiche politiche, il parterre era pieno di icone gay, da Ricky Martin a Tiziano Ferro. Ma come, il programma delle famiglie che ospita certe cose? Anche qui, però, dobbiamo semplicemente fare giustizia di alcuni luoghi comuni. L’idea che esista una borghesia sana e incorrotta, depositaria dei valori, disposta a far fronte unico contro la sovversione è una balla totale (ed è il principale vulnus di movimenti come quello del Family Day). La verità è che il senso comune borghese è pienamente integrato nel pensiero dominante. “Uomini e Donne”, il programma per le casalinghe, ha già il suo “trono gay”. La cosa non disturba minimamente. In fondo Tiziano Ferro ha la faccia da bambacione figlio di mammà mentre Ricky Martin offre quella sensualità latina stereotipata ma inoffensiva tale da far sghignazzare le massaie. È tutto un grande flusso di empatia, che va dagli amori di Ferro al cane eroe di Amatrice, senza soluzione di continuità. Tutto è sentimento, e il sentimento non è mai percepito come disturbante.
Fa comunque piacere che il Carneade Gabbani abbia soffiato il primo posto all’annunciatissima e politicamente correttissima Mannoia, che si prendeva terribilmente sul serio. Invece della sua elegia strappalacrime ha vinto un tizio che saltava vestito da gorilla, che nel contesto di Sanremo è più o meno come i Sex Pistols che fanno un’orgia sul Tamigi per celebrare il giubileo della regina. “Occidentali’s karma” è una canzoncina ritmata e godibile, di cui tra 15 giorni ci saremo dimenticati. Forse ha persino qualche pretesa “sociologica”, vuole essere un po’ una “Magic shop” di Battiato ma molto più banale. Anche se nel testo c’è una citazione di Desmond Morris che, chissà, potrebbe aprire la porta a qualche interpretazione meno piatta. Non è comunque una buona ragione per chiamare l’antennista e tornare a vedere la Rai.
Il festival di Sanremo è palloso, ma piace ai giovani "vecchi" italiani | IL PRIMATO NAZIONALE
Le nuove droghe dei giovani pubblicate sui social network
Maschere antigas, maschere utilizzate per fumare marijuana e bibite arricchite alla condeina. Così i giovani pubblicano le foto sui social network delle loro droghe rendendole un trend
Gabriele Bertocchi
Il web si trasforma in un immenso ricettario per le droghe. Immagine dopo immagine si compone il mosaico dei nuovi metodi per sballarsi.
Si va dalle maschere antigas da collegare ai bong alle bevande come Sprite e Fanta da arrichire con sciroppi per la tosse a base di codeina. Ovviamente insieme alle foto, anche consigli per i naviganti: "Sotto, indossate occhialetti da piscina, altrimenti poi vi esplodono gli occhi".
Lo sballo diventa social
Lo sballo non è più fine a se stesso, ma diventa un mezzo per prendere like e visulizzazioni. Le foto su Instagram, più che su Facebook, mostrano giovanissimi impegnati a rendere le tradizionali canne in simboli da esibire. La droga si tinge di glamour e lo sballo diventa ostentazione. Riccardo Gatti, responsabile del dipartimento Dipendenze dell’Ats, ammette al Corriere della Sera: "La droga per i ragazzini dev’essere “glamour”: va di moda quella che si spettacolarizza di più".
Una parte oscura della società moderna che emerge con i social. Come spiega Giovanni Sesana, responsabile medico del 118: "C’è un limbo che non emerge i giovani non chiamano neanche il 118, ma tracollano per strada. Noi li raccogliamo con l’ambulanza quando la situazione è degenerata". Questa situazione, secondo gli esperti, può essere un incentivo al consumo. Un quadro drammatico arrichitto dalla testimonianza di Emilio Fossali, responsabile del pronto soccorso pediatrico De Marchi e Policlinico.
La denuncia dei medici
"I ragazzini arrivano per lo più “inzuppati” d’alcol. Il referto dice 'intossicati', spesso non siamo nelle condizioni di rintracciare con gli esami altre droghe. Ma la sensazione è che siano sempre più miscugli di sostanze. Il 70 per cento dei giovanissimi che arrivano per incidenti gravi hanno abusato di stupefacenti. Qualche tempo fa un ragazzino di 14 anni ha avuto una sincope. Aveva difficoltà a stare in piedi, durante il tragitto in ambulanza sono comparsi ipotermia, vomito, ipotensione. In pronto soccorso, letargia e coma, con depressione respiratoria. Ce l’ha fatta per un pelo" rivela il dottore sulle pagine de Il Corriere della Sera.
Non solo: "L’abuso di prodotti legali (alcol, farmaci, fumo) da parte dei ragazzini — precisa Gatti — è un’emergenza sottovalutata. Induce comportamenti a rischio che possono portare a patologie acute o a vere e proprie dipendenze. Ha effetti analoghi a quello delle droghe. Ad esempio, il consumo frequente di cocktail alla caffeina abbinati con l’alcol modifica la neurochimica del cervello. Non si fa nulla per contenere quel tipo di abuso “legale”. Anzi, l’acquisto di quei prodotti “fa mercato”, e dunque lo si promuove. L’uso deviato delle sostanze legali di cui i ragazzini abusano finisce per essere involontariamente sinergico a quello delle sostanze illegali".
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