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  1. #3011
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Citazione Originariamente Scritto da psico Visualizza Messaggio
    https://www.ilrestodelcarlino.it/mod...uree-1.4374349



    Solito comportamento in stile italico non c'è niente da fare.

    Eccentrismo sempre evidente. Qui la psicologia riaffiora sempre, il nostro psicologo freezer ne sa qualcosa quando dice che molte cose non sono acqua, e il sangue emerge sempre....
    E' una cosa che ho sempre notato , lo vedo spesso e volentieri sul lavoro e dire poi sono in mezzo a dei colletti bianchi in un'ambiente di ricerca e sviluppo, dove dovrebbe esserci un gruppo di persone abbastanza civilizzate .
    Loro non mi hanno mai deluso , hanno sempre confermato le mie aspettative .
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  2. #3012
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Citazione Originariamente Scritto da psico Visualizza Messaggio
    Il fatto è comunque strano, certo, però in questo caso c'è una voglia di superiorità nell'apparire. Ad esempio si potrebbe evitare le alte qualifiche e nessuno saprebbe niente. Poi se le aziende avessero veramente bisogno, non esiterebbero a prendere chiunque e se ne fregherebbero dei titoli.

    Poi con così tante qualifiche svolgerebbero bene il compito?

    Comunque l'itaglia è un paese irriformabile e al di là di quello che dice il salvetto italiaota, mai nessun cambiamento avverrà mai veramente.

    Questi comportamenti sono all'ordine del giorno e non sono migranti come in questo caso: https://www.ilgazzettino.it/italia/p...o-4209442.html
    In Emilia conta sopratutto l'amicizia con i locali peppone e don camillo .
    E' una terra rosso-bianca , quando sarà impregnata di sangue africano sarà qualcosa di indescrivibile.
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  3. #3013
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    LA DISAVVENTURA
    La burocrazia postale, un "mostro" che non muore mai
    Per estinguere un libretto al portatore senza un euro puo' volerci una giornata intera in fila alle Poste senza concludere nulla e rimanere comunque con l'incubo di una cartella Equitalia. Ecco quello che accade quando la burocrazia postale si mette di mezzo annullando buon senso e pazienza.
    Riassunto di una giornata intera passata in coda alle Poste. Leggo per caso sul giornale che il 31 dicembre 2018 scadono i libretti postali al portatore. Il giornale me lo fa sapere, succintamente, pochi giorni prima. Mi ricordo che, una ventina d’anni fa, ho acceso uno di tali libretti per metterci una cauzione per un affitto. L’affitto l’ho disdetto dieci anni addietro, del libretto mi sono scordato, anche perché c’è stato un trasloco di mezzo. Non so se su quel libretto c’è ancora qualche somma. Vado all’ufficio postale. Due ore di coda. La direttrice, per via della privacy, fa uscire gli ultimi fuori, al freddo. A un certo punto tocca a un extracomunitario. Non sa una parola di italiano. L’impiegato chiede ad alta voce se qualcuno parla inglese. Nessuno.
    Dopo molti minuti si riesce a realizzare che vuole una ricarica telefonica, a gesti gli fanno capire che puo' farla anche dal tabaccaio. Insomma, due ore cosi'. Quando finalmente tocca a me, mi si dice che mi trovo in una sezione postale dichiarata distaccata, che il libretto l’ho fatto sicuramente alla vecchia, che pero' ha un nuovo indirizzo. Ormai è ora di pranzo. Nel primo pomeriggio vado a detto nuovo indirizzo. Una marea umana, italiani bianchi in netta minoranza. Tutto elettronico. Dovrei prendere il numerino, ma il totem mi offre tre opzioni, uno più ermetico dell’altro. Prendo tutti e tre i numerini e guardo il tabellone dove, via via, si indicano gli sportelli liberi. Il mio numerino più fortunato ha solo 20 (venti!) persone davanti.
    Mentre attendo, intravedo in fondo un «ufficio consulenze». Busso sul vetro e mi si fa accomodare. Spiego il problema, declino il mio codice fiscale e apprendo che il libretto è ancora attivo ma vuoto. Devo averlo svuotato quando ho lasciato l’appartamento in affitto, ma non l’ho estinto, forse perché pensavo che in futuro sarebbe potuto tornarmi utile, boh. Invece, «in futuro», ecco la legge che mi ordina di estinguerlo entro il 31.12.2018, pena una multa da 250 a 500 euro. Ma se è vuoto, protesto. L’impiegata consulta Google, ma non riesce a raccapezzarsi. Chiama il direttore: neanche lui ne sa niente. Nel frattempo, vengo pregato di sloggiare perché preme un utente che ha preso un appuntamento. Il direttore esce con me e mi consiglia di denunciare lo smarrimento del libretto (infatti, nel trasloco, chissà dov’è finito). Come si fa? Chiedere i moduli allo sportello.
    Cosi', mi ritrovo in coda, a scrutare il tabellone. Finalmente uno dei miei numerini diventa vincente. Allo sportello, l’impiegato cade dalle nuvole e, dopo avermi bacchettato per la non congruità del mio numerino con la mia richiesta, va a chiamare il direttore. Il quale, viene, vede, lo informa e lo istruisce. Mi si consegnano due moduli di due pagine l’uno: devo compilarli entrambi. Mi si concede di mettermi da una parte e, una volta fatto, di saltare la coda. Evviva. Fatto. Adesso aspetti che le diamo la fotocopia. Fatto anche questo. Bene, e ora? Ora attenda trenta giorni, alla fine dei quali le daremo il libretto sostitutivo che lei potrà estinguere. Si', ma la scadenza fissata dalla legge è tra due giorni! Risposta: non possiamo fare altro. Domanda numero due: ma allora, anche se su quel libretto non c’è un soldo, dovro' pagare lo stesso la multa? Non lo sappiamo, dice il direttore.
    Me ne vado come un cane bastonato, imprecando contro il genio che ha promulgato la legge. Della quale io, che di solito sono informato, ho appreso solo dalla stampa e pochi giorni prima. Figuriamoci gli altri. Torno a casa e, sorpresa, mia moglie, scartabellando, ha trovato una fotocopia di quel maledetto libretto. Mi riprecipito all’ufficio postale, riprendo i tre numerini e mi apposto. Dopo un po’ esce dal suo ufficio il direttore e, a grandi gesti, attiro la sua attenzione. Gli sventolo sotto il naso quel che ho in mano. Si ferma, per fortuna, e mi dà retta. Ah, ma questa è una fotocopia! Perché, non va bene? No, ci vuole l’originale, mi spiace. Esco dalle poste frustratissimo. Fuori è già buio. Da oggi non potro' più passare davanti alla mia cassetta della posta senza tremore: non so quando, e se, avverrà che ci sia dentro la busta bianca targata Equitalia. Con la multa. Piove, governo ladro.
    La burocrazia postale, un "mostro" che non muore mai - La Nuova Bussola Quotidiana

    Repubblica scopre che «la marijuana fa male»
    Il New York Times pubblica un articolo sulla prossima uscita di un saggio che spiega tutti i danni legati alla legalizzazione della marijuana. E Repubblica cade dal pero
    La marijuana legale è un business, «fa male e la liberalizzazione in atto è foriera di gravi danni». La tesi dell’americano Alex Berenson non è certo nuova, è stata dimostrata in lungo e in largo da decine di studi scientifici negli anni. Repubblica ha sempre fatto orecchie da mercante e sostenuto il contrario, offrendo agli araldi della “droga leggera” come Roberto Saviano più di un palcoscenico per predicare la necessità della legalizzazione. Ma siccome l’ultima «crociata tutt’altro che “politically correct” viene dal New York Times», allora ha deciso di dedicargli una significativa pagina dal titolo: «Marijuana libera. L’America scopre i rischi del business: “Dite che fa male”».
    «DITELO AI VOSTRI FIGLI»
    Il corrispondente Federico Rampini si inquieta della scoperta e riporta che «a fiutare il nuovo business è Big Tobacco, tutti i giganti delle sigarette stanno investendo nel piacere alternativo. Il mercato è vasto, duecento milioni di americani già risiedono in Stati dove lo spinello ricreativo è legale».
    DITELO A SAVIANO
    Berenson sul Nyt anticipa un suo saggio dal titolo «Ditelo ai vostri figli: la verità su marijuana, malattie mentali e violenza», nel quale sintetizza decine di studi condotti negli Stati Uniti e in Europa. Il romanziere ed ex reporter del quotidiano liberal americano spiega che i rischi della legalizzazione della marijuana sono seri, visto che dà più assuefazione dell’alcol: «Solo un bevitore su 15 consuma alcol quotidianamente, mentre un consumatore di marijuana su cinque non può fare a meno della dose quotidiana». Dose che ha concentrati di Thc sempre più potenti (20-25%) perché «lo richiede il mercato».
    Continua Repubblica:
    «Tra gli studi citati uno viene dalla Finlandia e Danimarca: rileva un aumento significativo delle psicosi dal 2000 in poi, in parallelo con l’aumento del consumo di cannabis». Inoltre, «una ricerca pubblicata nel Journal of Interpersonal Violence, su un campione di 9.000 adolescenti, dimostra che il consumo di marijuana è associato a un raddoppio nei casi di violenza domestica negli Stati Uniti». E ancora: «Ci sono i primi dati sugli Stati Usa pionieri nella legalizzazione, cioè Colorado, Washington, Alaska e Oregon: tutti registrano un aumento negli omicidi e nelle aggressioni violente» (come del resto avvenuto in Uruguay). Secondo Berenson, inoltre, la legalizzazione non «pone fine al mercato nero».
    Tutte queste notizie venivano additate come «fake news» fino a pochi giorni fa da Repubblica, abilissima nel mistificare e minimizzare i danni provati della legalizzazione della droga. Ora però lo dice si preoccupa anche il Nyt e allora val la pena di rilanciare «l’allarme di Berenson». Meglio tardi che mai. Speriamo che avvisino anche Saviano.
    https://www.tempi.it/repubblica-mari...imes-berenson/

    MA È RAI2 O RUSSIA TODAY? – FRECCERO HA ANNUNCIATO UN PROGRAMMA-RASSEGNA BASATO SUI SITI SOVRANISTI: “È LO SDOGANAMENTO DEL COMPLOTTISMO” – BLOG FILO-PUTIN E ASSAD COME “L’ANTIDIPLOMATICO”, SITI CHE SPAZIANO DAL ROSSOBRUNISMO A BANNON COME “L’INTELLETTUALE DISSIDENTE”: ECCO COME SARÀ “L’OTTAVO BLOG”
    La Rai di Marcello Foa i fuochi d' artificio di Capodanno li ha sparati il 3 gennaio. Carlo Freccero, nuovo direttore di rete, teneva una conferenza stampa sulla nuova Rai 2 in cui, assieme ad alcune intuizioni ha annunciato un programma abbastanza indicativo del mood tele-sovranista del governo giallonero: «L' ottavo blog».
    Se il motto di Rt, la tv del Cremlino, è «question more», metti tutto in dubbio, premessa per rivedere - diciamo così - il concetto di verità nel giornalismo, la Rai 2 di Freccero-Foa propone un programma giornalistico che, parole di Freccero, sarà «una rassegna dell' informazione che non deve essere divulgata. Lo sapete benissimo, ci sono dei giornali che ritengono queste notizie sempre complottiste, ed è sbagliata, questa cosa». Insomma, ha spiegato, un programma «sull' attualità secondo Internet, Internet che diventa mainstream». Lo sdoganamento del complottismo.
    Freccero ha citato alcuni blog e siti (L' intellettuale dissidente, Lantidiplomatico, Il nodo gordiano), alcuni intellettuali (Enzo Pennetta, Federico Dezzani), nello stile dell' informazione «alternativa» che piace anche a Foa.
    E che va brevemente illustrata. L' antidiplomatico è un sito non ufficiale. Filo Putin, filo Assad, fortemente anti-europeo, e anti-israeliano. Ovviamente adora i gilet gialli. Molto interessanti anche gli altri due siti citati da Freccero.
    «L' intellettuale dissidente» si presenta così: «Contro il monopolio dell' informazione di massa e la finta alternanza dei punti di vista», «luogo in cui fissare il messaggio antagonista». Le citazioni della Rivoluzione Conservatrice tedesca si sprecano (Ernst Jünger su tutte), più vario rossobrunismo e molto populismo. Il primo titolo ieri in home page era: «Sovranità o barbarie». Il direttore e fondatore è Sebastiano Caputo, che ha in curriculum reportage dal Medio Oriente e dal Donbass (il territorio ucraino occupato dai russi), e propone in home una bella intervista a Steve Bannon, titolata: «Dove va il populismo».
    Il 24 settembre Caputo scrive: «Di passaggio a Roma sono stato uno tra i primi giornalisti italiani ricevuti nella terrazza della sua stanza d' albergo». Dalle terrazze romane, Bannon, riferisce Caputo, racconta che c' è «la necessità di riportare la Russia di Putin nel blocco occidentale», e occorre «depotenziare l' Unione europea». Tutto molto eurasiano e rossobruno.
    «Il nodo di Gordio» è una rivista online e think tank, che parla bene di Trump e della Russia, male di Macron. Il direttore è Daniele Lazzeri. Suoi articoli su gasdotti e oleodotti sono apparsi, informa la sua biografia sul sito, in Francia e «in Russia, Azerbaijan, e Kazakhstan».
    Lazzeri fa parte della cerchia di Savona su euro e Ue: a fine settembre scrisse su Facebok (mai smentito), e Il Nodo di Gordio lo riportò:
    «Questa mattina mi ha scritto il ministro Savona: "Senza una forte volontà politica non si sarebbe potuto fare nulla. Abbiamo lanciato il guanto di sfida alla vecchia Europa, ora dobbiamo vincere la guerra, perché guerra sarà. Grazie e buon lavoro. Paolo".
    Grande Professore!».
    Siamo ansiosi di vedere questa trasmissione tv.
    ma e' rai2 o russia today? - 'la stampa' infilza freccero e la rassegna dei blog sovranisti - Media e Tv

  4. #3014
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    GIORNALISTA SVELA: ‘AL CORRIERE DELLA SERA SCRIVIAMO BUFALE’
    Il corrispondente del Corriere della Sera da Bruxelles, Ivo Caizzi, svela le bufale del suo giornale.
    A partire dalla copertura della trattativa tra Unione Europea e Italia sulla manovra di bilancio per il 2019.
    Con una richiesta (che riportiamo qui sotto) di chiarimenti sindacali al Comitato di Redazione.
    Ecco il messaggio inviato da Ivo Caizzi al Comitato di Redazione e a tutti i giornalisti del Corriere della sera
    Cari colleghi del Cdr del Corriere
    p.c. alla Redazione e alla Direzione
    Nella solita massima trasparenza interna, chiedo al Comitato di redazione – in base al suo dovere di tutela dell’attendibilità e dell’indipendenza del Corriere e dei suoi giornalisti – di verificare e valutare il comportamento del direttore Luciano Fontana nella copertura della trattativa tra Unione europea e Italia sulla manovra di bilancio 2019, in relazione a quanto documentalmente provato con 5 allegati.
    carlo sibilia

    @Carlosibilia
    Il corrispondente del Corriere della Sera che ci racconta le balle del suo giornale. Cosi' funziona la disinformazione.https://www.ilblogdellestelle.it/201...l-governo.html
    100
    11: 52 - 8 gen 2019
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    Corriere della Sera smascherato dal suo corrispondente: le balle sul governo
    Il corrispondente del Corriere della Sera da Bruxelles, Ivo Caizzi, ha sollevato il problema fondamentale dell’attendibilità dell’informazione partendo dalla copertura della trattativa tra Unione...
    79 utenti ne stanno parlando
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    Inizio dall’1 novembre scorso, quando Fontana apriva il giornale titolando in prima pagina su una “procedura d’infrazione” Ue contro l’Italia inesistente, oltre che tecnicamente impossibile, in quella data. In trenta anni non ricordo un’altra “notizia che non c’è” simile in quella collocazione sul Corriere. Anche perché Fontana potrebbe aver dato il massimo risalto possibile a quello “scoop” pur sapendo che non si era mai arrivati nemmeno alla fase iniziale della proposta tecnica dei commissari Ue. Aggiungeva, infatti, in piccolo in prima: “a meno di cambiamenti di rotta sostanziali”. In pratica si strilla nel titolo “L’ITALIA PERDERA’” e si infila tra le righe “se non vince o pareggia”. In questo modo si potrebbero fare “scoop” simili in serie: “IL PREMIER CADRA’, se non resterà in sella”, “L’IMPUTATO SARA’ CONDANNATO, se non verrà assolto”, “QUEL PRETE SARA’ BEATIFICATO, se non è un pedofilo”, “TIZIO MORIRA’, se non vivrà”.
    Per fortuna al Corriere il direttore puo' sottovalutare e dare poco spazio a notizie certe, ma non eliminarle. Cosi':
    1) Il 4 novembre il Corriere rivelava che i governi più influenti avevano incaricato di mediare un compromesso con l’Italia – sulla manovra – il presidente dell’Eurogruppo Centeno, che guida l’organo politico che di fatto decide sull’eventuale procedura d’infrazione.
    2) Il 6 novembre il Corriere riportava ) – nel mini-spazio concesso dal direttore per un argomento di tale rilevanza e complessità – la conferma ufficiale di Centeno, a nome dei 19 ministri finanziari dell’Eurogruppo, sulla scelta del dialogo e del compromesso con l’Italia. E la smentita delle anticipazioni sulla procedura contro l’Italia da parte della Commissione Ue, che tramite Moscovici le bollava come “fake news” e indicava come prioritaria la linea del “dialogo, dialogo, dialogo” con Roma.
    3) Il 7 novembre il Corriere, sempre in uno spazio breve, informava sui 28 ministri finanziari dell’Ecofin, che devono ratificare le decisioni dell’Eurogruppo, e che – tramite il presidente Loger – confermavano la trattativa e l’aspettativa di sviluppi positivi con l’Italia.
    Ma Fontana, lo stesso 7 novembre, faceva pubblicare – con risalto e ampio spazio – un retroscena che iniziava con una incredibile smentita del pezzo della pagina precedente e degli altri due del Corriere già usciti sulla trattativa in corso perché le notizie non sarebbero esistite nell’Eurogruppo e nell’Ecofin (nonostante le conferme dei due presidenti).
    Lo so, sembra incredibile. Ma leggete: “Gli incontri dei ministri finanziari di questi giorni a Bruxelles hanno prodotto il risultato previsto e non cio' che, al contrario, NON E’ MAI NEPPURE STATO IN DISCUSSIONE. Non c’è stato nessun passo verso un compromesso fra la Commissione europea e l’Italia, né alcun vero negoziato. Al contrario, dall’Eurogruppo e dall’Ecofin è emerso solamente il sostegno di 18 Paesi dell’area euro e di tutti gli altri esterni alla moneta unica per la posizione della Commissione contro il bilancio del governo di Giuseppe Conte”.
    Vi risparmio (pronto a integrare, se servisse) quanto poi successo con altre notizie sui positivi sviluppi della trattativa Ue-Italia, fino al Corriere di Fontana unico – tra i maggiori quotidiani – a non mettere in pagina un pezzo da Bruxelles quando la Commissione Ue ha ufficializzato l’esito positivo nella trattativa con l’Italia sulla manovra.
    Quello che conta è che il Cdr – nell’interesse del Corriere, dei suoi giornalisti e dei suoi lettori – chiarisca:
    a) Se il comportamento del direttore Fontana sia stato corretto.
    b) Se si puo' aprire la prima pagina del Corriere con “una notizia che non c’è” del genere.
    c) Se il direttore non debba limitarsi a imporre la sua linea attraverso editoriali, opinioni e commenti.
    d) Se il direttore ritiene che le “notizie” con annuncio della procedura e smentita della trattativa UE-Italia possano aver influito – magari anche marginalmente e inconsapevolmente – sui mercati finanziari: favorendo di fatto mega-speculatori, che in quei giorni scommettevano capitali ingenti sulla destabilizzazione dell’Italia (e sui conseguenti crolli in Borsa e aumenti degli spread sui titoli di Stato italiani).
    e) Se l’attendibilità del Corriere non vada difesa meglio, almeno per ridurre le perdite di copie (con la direzione Fontana siamo già a circa – 120 mila, secondo i dati Ads sulla diffusione totale).
    f) Se possiamo augurarci che, dal 2019, il Corriere possa tornare a fare la sua tradizionale “informazione indipendente di qualità” garantendo sempre la massima attendibilità delle notizie: dalla prima all’ultima pagina.
    Ivo Caizzi
    https://voxnews.info/2019/01/08/gior...iviamo-bufale/

    Sanremo, esclusa la canzone "sovranista" dei New Trolls
    Claudio Baglioni è sempre più nella bufera per le sue parole sull'immigrazione e sulle scelte del governo per contrastarla. Spunta il caso New Trolls
    Luca Romano
    Claudio Baglioni è sempre più nella bufera per le sue parole sull'immigrazione e sulle scelte del governo per contrastarla.
    Il direttore artistico del Festival di fatto ha posizionato questo suo secondo Sanremo sul binario buonista. A fargli da sponda anche le parole di Claudio Bisio che di fatto ha sottlineato la sua intenzione di recitare un monologo proprio sull'accoglienza. Ma c'è da fare un passo indietro rispetto a questa vicenda.
    Come sottolinea la Verità, qualche mese fa lo stesso Baglioni ha di fatto escluso dalla competisione della kermesse una canzone di Nico Di Palo e Gianni Belleno, i New Trolls. Una canzone dal titolo "Porte aperte" che nel testo pero' segnala la paura degli italiani: "Noi siamo qui a ricordare / queste verità di un’unione fatta di parole e di ipocrisie le nostre porte aperte al mondo / e il terremoto che le spazza via. E la paura poi ci assale / nelle vie delle città, non ci permette più di camminare / con l’amata libertà / sono troppi gli occhi sconosciuti". Parole queste che di fatto andrebbero contro la linea buonista del direttore artitstico. E cosi' la canzone di fatto è stata esclusa dalla kermesse. Solo un caso oppure è stata ritenuta "fuori linea" rispetto alla predica dell'accoglienza che sarà protagonista sul palco dell'Ariston?
    Sanremo, esclusa la canzone "sovranista" degli ex New Trolls

    “La Compagnia del Cigno” pessima come la qualità della scuola italiana
    Paolo Isotta
    Il cigno è l’uccello sacro ad Apollo, il dio della musica. È l’emblema della sua arte, e dell’arte, insieme con il ramo di alloro, col quale si cinge le tempie, e la lira. Il figlio di Apollo, Orfeo, simbolo a sua volta della musica e dell’arte, venne dilaniato dalle Baccanti e il suo capo e la sua lira galleggiarono lungo il fiume Strimone.
    Quando dunque mi chiedono di guardare un film sulla vita del Conservatorio di musica di Milano, realizzato da una “Compagnia del Cigno”, l’animo mi si apre. Non mi spaventa una dura nota diffusa dal Conservatorio di Padova: redatta in buon italiano, parla di “stereotipi” e “contraffazione della realtà”. La nobile città di Antenore, di Livio e di Mantegna, ha un illustre Conservatorio, del quale fu direttore, fra gli ultimi, il grande Claudio Scimone, scomparso da pochi mesi. Mi accingo a guardare il filmetto con spirito favorevole. Resto subito deluso. In effetto, il lavoro della “Compagnia del Cigno” mi pare un sottoprodotto di Un posto al sole, ove le vicende della vita privata e dell’eros fra ragazzi e docenti occupano un posto rilevante, insieme con traumi esistenziali e difficoltà reciproca di sopportare ruoli psicologici e professionali.
    Non sono qui a narrare un pezzo di autobiografia, né il quadro che sto per fare vuol essere una rivalsa rispetto alle mie esperienze. Ho insegnato in Conservatorio dal 1971 al 1994, a Torino e Napoli. Ho abbandonato la cattedra, che avrei ancora potuto tenere almeno vent’anni, per progressivi disgusto e sfiducia. Il Conservatorio è un’accademia di (ottativamente) livello superiore. Vi si formano strumentisti, compositori, teorici e insegnanti. Dovrebb’essere comune l’insegnamento della musica, la sua natura, il suo senso, il suo linguaggio, le sue forme. In ogni umana realtà vi sono diversissime nature, onde un certo numero di musicisti già così disposti e in grado di diventarlo del tutto esiste, e ce ne sono stati anche negli ultimissimi anni. Io stesso ho avuto discepoli di prim’ordine.
    Ma debbo parlare del caso generale. La prima fonte del disastro è la cosiddetta scuola dell’obbligo. La classe politica italiana a partire dagli anni Sessanta, e sempre più, l’ha concepita come un “ammortizzatore sociale”. Serviva a parcheggiare i giovani in attesa di trovare un lavoro che spesso non veniva. I miei amici che oggi insegnano all’Università materie umanistiche e giuridiche mi dicono che la gran massa degli studenti non possiede una conoscenza basilare dell’italiano. Sanno scrivere solo in stampatello con le abbreviazioni usate in whatsapp e ignorano ogni regola grammaticale e sintattica. C’è, e c’era in Conservatorio, la regola, non scritta ma cogente, di promuovere tutti. La mia difficoltà fu che a un certo punto mi accorsi che gli allievi non comprendevano le mie lezioni: perché non comprendevano la lingua italiana. Non sapevano prendere appunti. Quando decisi di dettarne, mi avvidii che non sapevano scrivere sotto dettatura: all’epoca delle mie scuole elementari esisteva il dettato, abolito dalla nuova pedagogia democratica. Tentai allora di far leggere ad alta voce il libro di testo. Non erano capaci nemmeno di questo: e da come intendevano la punteggiatura, mi resi conto che non comprendevano ciò che faticosamente sillabavano.
    E provate a chiedere a un cantante o un direttore d’orchestra di spiegare il significato delle parole di ciò che cantano, di ciò che dirigono: in Mozart, in Rossini, in Verdi. (Dei maestri che sul podio dirigono la musica sacra, quasi nessuno conosce il latino. E dirigono dei Requiem di Verdi che fanno paura.) Molti dei miei allievi erano studenti universitarî e laureati (non avete idea di quanti cantanti italiani oggi siano laureati, con insegnanti ignoranti come loro che non correggono nemmeno gli errori di ortografia nelle cosiddette tesi di laurea). Io insegnavo storia della musica anche per i diplomandi in composizione; quindi promossi all’esame di armonia. Ero costretto a fare un corso di armonia elementare agl’imminenti compositori. Alcuni di essi oggi insegnano musicologia e composizione in Conservatorio. Le materie oggetto di esame per il diploma in composizione sono diventate una sorta di facoltatività all’acqua di rose. La Fuga non si porta nemmeno intera, o l’Esposizione o gli Stretti …
    Vengo agli strumentisti. Ho già detto che l’insegnamento è in primo luogo della musica. Essi, specie quelli d’orchestra, apprendono, quando va bene, la meccanica dello strumento, non il linguaggio che attraverso tale meccanica si esprime. Sono dei manovali, che invece di tenere in mano una cazzuola o un saldatore, impugnano un clarinetto o un violino. La musica non la capiscono e di solito non la amano. Lo si vede persino quando si chiede a un orchestrale di giudicare un cantante, un solista o un direttore d’orchestra: scelgono i peggiori, gli applaudono. Fino agli anni Sessanta in Italia esistevano poco più di dieci Conservatorî. Oggi ve n’è almeno uno per provincia. Sfornano decine di disoccupati, i quali, se riescono a trovare posto in orchestra, arrotondano andando a suonare ai battesimi, ai matrimonî, alle feste di piazza accompagnando i “neomelodici”. E i Conservatorî attribuiscono lauree honoris causa, o almeno master, a Gigi D’Alessio.
    Mi pare che il solo rapporto fra la “Compagnia del Cigno” e il cigno di Apollo sia Olim lacus colueram. Siccome non saprebbero riconoscere di che si tratta, glielo dico io: è il lamento del cigno arrostito nei Carmina burana di Carl Orff.
    Cultura (di P. Isotta). "La Compagnia del Cigno" pessima come la qualità della scuola italiana | Barbadillo

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    Dal 2012 quasi mille suicidi “per motivazioni economiche” © flickr.com / Five Furlongs
    ITALIA
    218 28.01.2019(aggiornato 212 28.01.2019) URL abbreviato 0 0 0
    Dossier Link Campus University, al via la Task Force.

    Dal 2012 sono stati 988 in Italia i casi di suicidio per motivazioni economiche, mentre sale a 717 il numero dei tentati suicidi.

    A rilevarlo è l'Osservatorio "Suicidi per motivazioni economiche" della Link Campus University che pubblica i dati di 7 anni di attività e indagine sociologica sul fenomeno. I dati saranno presentati dal direttore dell'Osservatorio, Nicola Ferrigni, domani nell'ambito di un evento che darà ufficialmente avvio alla Task Force promossa dall'Osservatorio cui partecipano enti, organismi e associazioni impegnati sul territorio nella prevenzione e nel contrasto di quella che è diventata un'emergenza sociale.

    Diver
    © FLICKR.COM/ DAVID HABERTHÜR
    Depressione e tentato suicidio: la vita di un sub peruviano dopo un terribile incidente
    Nato nel 2012, l'Osservatorio sin dalla sua istituzione ha contribuito a mettere sotto i riflettori un tema spesso "dimenticato" ma che — come i dati confermano — appare drammaticamente diffuso e caratterizzato da significative ripercussioni sociali. Un progetto, quello dell'Osservatorio "Suicidi per motivazioni economiche" che, come dichiara il direttore Ferrigni, docente di Sociologia generale e politica della Link Campus University, "nasceva sì dall'esigenza di definire le dimensioni di un fenomeno fortemente influenzato dall'allora crisi economica, ma anche dalla necessità di andare oltre la freddezza dei numeri individuando quei fattori economico-sociali che incidono su una scelta così drastica, come appunto quella di togliersi la vita".
    Alla luce di tali considerazioni nel 2018 l'Osservatorio si è fatto promotore di una Task Force che riunisce i rappresentanti di enti e associazioni di diverse regioni italiane che a vario titolo in questi anni sono stati impegnati sul territorio in attività di sensibilizzazione, supporto e prevenzione.

    https://it.sputniknews.com/italia/20...ni-economiche/
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  6. #3016
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    DITE LA VERITA', AVEVATE SOTTOVALUTATO CONTE - ANTONIO SOCCI: “PER ALCUNI MESI INFATTI E' STATO RAPPRESENTATO (E PURE SPERNACCHIATO) COME IL VASO DI COCCIO FRA I DUE VASI DI FERRO - MA LA SUA BONOMIA DEMOCRISTIANA, LA MITEZZA, L'ELEGANZA, LA GENTILEZZA DEI MODI SONO PARSI MOLTO RASSICURANTI E LO HANNO FATTO CRESCERE SEMPRE PIU' NEGLI INDICI DI POPOLARITA'. E' DIVENTATO LO ZIO PEPPINO - LA SUA CIFRA RICORDA FORLANI…”
    ANTONIO SOCCI
    La porta di Palazzo Chigi si apri' e non entro' nessuno: era Giuseppe Conte. Cosi' - parafrasando Fortebraccio - si potrebbe sintetizzare la narrazione dei media sull' arrivo alla presidenza del Consiglio dell' attuale premier. E' letteralmente balzato fuori dall' anonimato, da un giorno all'altro, come un coniglio dal cilindro del mago, senza aver fatto nulla che potesse caratterizzarlo in qualche modo (come docente universitario era poco conosciuto perfino a Firenze dove insegnava).
    Essendo stato scelto proprio per una neutra mediazione fra M5S e Lega, sembrava un uomo senza passato, senza idee e senza identità. Ma non senza qualità. Perché - bisogna riconoscerlo - nessuno aveva capito il personaggio e quello che avrebbe fatto. Era stato del tutto sottovalutato.
    Per alcuni mesi infatti è stato rappresentato (e pure spernacchiato) come il vaso di coccio fra i due vasi di ferro (Salvini e Di Maio), come l' incolore riempitivo dell' esecutivo gialloverde. Come lo zero che - nella previsione del deficit del Def, quella approvata dalla Ue - si è frapposto fra il 2 e il 4. Una specie di lubrificante, destinato solo a diminuire gli attriti. Era il perfetto "Conte Zio" dei "Promessi sposi", come aveva acutamente intuito Marcello Veneziani. E infatti si adattava perfettamente alla sua attività di premier, la descrizione manzoniana di quel personaggio: «Sopire, troncare, troncare, sopire» perché «quest' urti, queste picche, principiano talvolta da una bagatella, e vanno avanti, vanno avanti...».
    A confronto delle dichiarazioni dirompenti dei due vicepremier, il Conte Zio praticava - per riprendere il Manzoni - «un parlare ambiguo, un tacere significativo, un restare a mezzo, uno stringer d' occhi che esprimeva: non posso parlare». Nella compagine governativa gialloverde, dava l' impressione di essere - ricorro ancora ai Promessi sposi - «come quelle scatole che si vedono ancora in qualche bottega di speziale, con su certe parole arabe, e dentro non c'è nulla; ma servono a mantenere il credito alla bottega». Si era autodefinito «Avvocato del popolo» ma questa bellicosa espressione di sapore rivoluzionario era immediatamente neutralizzata dalla sua antropologia forlaniana.
    L'EREDE DI FORLANI
    In effetti la sua bonomia democristiana, la mitezza, l'eleganza, la gentilezza dei modi sono parsi molto rassicuranti e lo hanno fatto crescere sempre più negli indici di popolarità. Quello che doveva essere l' Avvocato del popolo è diventato lo Zio degli italiani. Zio Peppino, l' affabile zio avvocato che fa sempre comodo in famiglia.
    Tuttavia, pian piano, si è creato uno spazio politico rilevantissimo perché il momento storico vede la contrapposizione fra il governo e le élite (l'establishment). Cosi' la mediazione da metodo è diventata Conte-nuto ed è emersa la cifra democristiana del premier. O meglio (ribadisco): forlaniana. Il coniglio uscito dal cilindro è diventato un "coniglio mannaro".
    Fu appunto Arnaldo Forlani, valente leader dc, a vedersi affibbiata per primo, da Gianfranco Piazzesi, questa definizione bacchelliana - tratta dal «Mulino del Po» - che allude all' astuzia politica e alle capacità che possono celarsi dentro un carattere mite.
    La trasformazione di Conte, da Peppiniello nostro a statista forlaniano, si è appalesata nella drammatica trattativa con la Commissione europea sul Def che ha condotto in prima persona e che al tempo stesso gli ha permesso di conseguire un successo storico (dal momento che tutti prospettavano uno scontro dirompente fra Roma e Bruxelles) e di accreditarsi - presso la nomenklatura della Ue - come l' unico vero interlocutore del governo italiano.
    L'operazione gli ha permesso anche di guadagnarsi definitivamente la fiducia del presidente Mattarella. Conte - che si è costruita una sua tela di rapporti personali a livello internazionale, in particolare con Trump e la Merkel - si è fatto ricevere in udienza privata pure da Papa Francesco, il 15 dicembre, probabilmente esibendo non solo la sua fede cattolica (cosa che a Bergoglio interessa molto relativamente), ma soprattutto la sua provenienza giovanile da quella "Villa Nazareth" che è stata il punto d' incontro della potente corrente cattoprogressista vaticana e anche di "cattolici democratici" come Prodi, Scalfaro, Scoppola, Leopoldo Elia e lo stesso Mattarella (da li' viene anche l' attuale Segretario di Stato vaticano, Parolin).
    IL RAPPORTO COL VATICANO
    Cosa si siano detti Conte e Bergoglio in quel colloquio non è dato sapere. Fatto sta che a pochi giorni di distanza, il presidente del Consiglio - sul caso dei 49 migranti, che tanto interessava al papa - ha preso la clamorosa posizione che sappiamo, pubblicamente contrapposta a Matteo Salvini: «Se non li faremo sbarcare li vado a prendere io con l' aereo». Poi si è addirittura intestato la "soluzione" di questo caso (la ripartizione dei migranti), ancora una volta in accordo con la Ue.
    D' improvviso si è materializzato un Conte imprevisto, un vero "anti Salvini", capace di batterlo sul terreno dove il vicepremier da sempre trionfa (quello dell' emigrazione). Era inevitabile che in questa veste Conte raccogliesse simpatie a Sinistra. Di sicuro ha catalizzato l'interesse degli ambienti catto-vaticani in cerca di rappresentanza nella crociata migrazionista anti-Salvini.
    A questo punto d' improvviso tutti si sono accorti che Conte da comparsa era diventato un protagonista. Con quali prospettive? Il suo passato sembrava incolore. Ma lo era davvero?
    L' antica collaborazione col suo famoso maestro Guido Alpa non lo caratterizzava politicamente. Gli erano state attribuite, per il passato prossimo, vaghe simpatie renziane e un' amicizia con la Boschi, ma anche questo non sembrava una cosa significativa. Poi lui stesso ha rivelato di aver «votato per l' Ulivo di Prodi e Pd fino al 2013». E Renzi ha sarcasticamente fatto sapere: «Conte me lo ricordo, quando ci mandava i messaggini tutto contento e entusiasta delle riforme che facevamo, della Buona Scuola, del referendum».
    In sostanza, quel Conte che sembrava senza identità, si rivela invece il classico moderato, catto-progressista, di area Pd, che probabilmente non era proprio del tutto sconosciuto - anche al Quirinale - quando Mattarella gli ha dato l' incarico di formare il nuovo governo. Certo, il fatto che per la guida del loro primo governo i "rivoluzionari" grillini abbiano scelto un democristiano, di area Pd, strappa più di un sorriso. Ma la cosa non va letta con ironia. E' un fatto emblematico che spiega molte cose.
    Renzi, dopo aver ricordato quei precedenti di Conte, lo ha polemicamente pizzicato aggiungendo: «A suo tempo, nel 2015, aveva tutta un' altra posizione sullo sforzo riformatore del Governo Renzi. E' legittimo cambiare idea, specie se ti offrono incarichi importanti. Io penso che le idee valgano più delle poltrone». Ma siamo proprio sicuri che il Conte prodian-renziano abbia avuto un' improvvisa folgorazione grillina sulla via (non di Damasco, ma) di Palazzo Chigi?
    E se - diversamente da quanto pensa Renzi - Conte in realtà rappresentasse proprio una soluzione "istituzionale" per disinnescare e, alla fine, "normalizzare" il M5S? Fabio Martini, sulla Stampa, ha scritto che Mattarella «probabilmente avrebbe gradito che il Pd entrasse a far parte di una maggioranza incardinata sui Cinque Stelle con Conte premier». A quel tempo fu proprio Renzi a mettersi di traverso.
    Ma se con i nuovi assetti del Pd, ridimensionato Renzi, per una crisi dell' attuale governo si ripresentasse questo scenario, non sarebbe proprio Conte il più adatto ad assumere la guida di un nuovo esecutivo M5S-Pd, benedetto da Mattarella, da Bergoglio e dalla Ue? Non è detto che cio' accada. Ma le prospettive politiche che si aprono davanti a Conte sono anche altre. E lo potrebbero "consacrare" definitivamente come il vero anti-Salvini. Come il Prodi del XXI secolo. I conti in Italia non tornano mai, ma Conte si', tornerà.
    dite la verità, avevate sottovalutato conte - antonio socci: negli indici di popolarità e'... - Politica

    Rai, debutta "Povera patria". Polemiche per il servizio sul signoraggio bancario
    Ottimo risultato di share e pubblico. Gli economisti all'attacco sui social
    Marco Ferrese
    Ha esordito nella seconda serata di venerdi' 25 gennaio il nuovo programma di Rai2 "Povera patria".
    Una rubrica fortemente voluta dal nuovo direttore di rete Carlo Freccero che si propone di "raccontare il mondo attraverso la conflittualità", con l'obiettivo analizzare "i mutamenti economici, politici e sociali sia dal punto di vista del senso comune, sia da quello del pensiero non conforme".
    La prima puntata aveva un ricco parterre di ospiti: oltre alla conduttrice Annalisa Bruchi, affiancata da Alessandro Giuli per gli editoriali, sono intervenuti anche il vicepremier Matteo Salvini e il ministro per gli Affari europei Paolo Savona. Il pubblico ha risposto presente: 5,9% di share con oltre 300mila spettatori, un dato importante per gli standard dei programmi di seconda serata.
    E scoppia subito un caso: ha fatto discutere il servizio sul signoraggio bancario, andato in onda con la firma proprio di Alessandro Giuli. Un pezzo che ha suscitato le critiche di alcuni economisti, rimbalzate sui social network e in particolare via Twitter. "Su quali libri di testo e articoli di economia vi siete basati?", ha commentato Riccardo Puglisi, professore associato di economia. Mentre Mario Seminerio, creatore del blog Phastidio sui temi economici molto seguito, ha accusato la trasmissione di essere: "una discarica di fake news".
    Alle accuse ha risposto Giampaolo Rossi, consigliere d’amministrazione Rai: "Il ministro Paolo Savona, presente in studio, non ha avuto nulla da obiettare. La nuova Rai sta scardinando l’ipocrisia del mainstream. La prima puntata di ’Povera Patria' ha proposto anche un’inchiesta sulla mafia nigeriana, argomento che prima era tabù, parlarne portava ad essere tacciati di razzismo e xenofobia. Raidue è un laboratorio di nuova informazione".
    Rai, debutta "Povera patria". Polemiche per il servizio sul signoraggio bancario

    Istat, Blangiardo eletto presidente. E’ contro Ius soli e immigrazione selvaggia
    Di Ludovica Colli
    Via libera di Camera e Senato: Gian Carlo Blangiardo è il nuovo presidente dell’Istat.
    La nomina sarà effettiva pero' solo con la promulgazione del decreto del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che dovrebbe arrivare a breve.
    Classe 1948, cattolico, attuale vice direttore del dipartimento di Statistica e metodi quantitativi dell’Università Bicocca di Milano, esperto in demografia, Blangiardo, candidato di punta della Lega, è noto anche per le sue posizioni contro lo Ius soli, a favore della stretta all’immigrazione e per le divergenze del caso con Tito Boeri, presidente dell’Inps.
    Nel luglio del 2017 Blangiardo aveva partecipato all’assemblea programmatica della Lega organizzata da Matteo Salvini a Piacenza con un intervento sulla crisi demografica: tema molto caro al ministro dell’Interno al ministro della Famiglia Lorenzo Fontana, al senatore Simone Pillon e in generale ai movimenti pro vita.
    https://www.ilprimatonazionale.it/po...8LJaoeyc4xqyHQ

    IL FILOSOFO SOVRANISTA: SONO PER L’USCITA DALL’EURO TOTALE E INCONDIZIONATA - BREXIT? APPOGGIO OGNI GUAITO DEI POPOLI EUROPEI - LE MIGRAZIONI, IL METOO, GLI OMOSESSUALI
    Federico Novella per “la Verità”
    Diego Fusaro, lei parla di «Demofobi». «Euroinomani». «Turboglobalisti». E' un nuovo idioma, il «fusarismo»?
    «La definirei più modestamente la veterolingua italica. Nell'epoca dei cinguettii e degli anglicismi indotti dal mercato, reagisco recuperando l'italiano».
    Dicono che parla con la chiarezza aulica di Nichi Vendola.
    «Ma Vendola non è aulico, è solo confuso. Omofobia, fascismo, comunismo, populismo, questa è la neolingua dei mercati che usa categorie decontestualizzate per impedire il pensiero».
    Sa che su twitter c'è un tizio chiamato «Diego Fuffaro» che le fa il verso?
    «Ce ne sono tanti. Non mi stupisco del proliferare di queste forme ironiche collaterali. Preferisco proseguire sulla via del pensiero».
    Diego Fusaro è ormai considerato il filosofo di riferimento del sovranismo italiano. 35 anni, docente universitario, enfant terrible dell'antimondialismo. Ha di recente pubblicato Il nuovo ordine erotico (Rizzoli) e Storia e coscienza del precariato (Bompiani).
    Ma se critica il pensiero unico come mai è onnipresente su social e tv?
    «Non c'è una realtà esterna al capitalismo, tranne qualche isola corallina di recente formazione. Come nel mito della caverna di Platone, debbo calarmi nell' anfratto per poi uscire salvando gli altri».
    La definiscono l'anticapitalista con la Lacoste.
    «Come dicevano gli antichi, quando non si puo' attaccare il poema attaccano il poeta. Lasciamoli dire, e noi paulo maiora canamus».
    Mi definisca l'Unione Europea.
    «Unione delle classi dominanti europee contro le classi lavoratrici. Dunque il trionfo del capitale che dopo il 1989 passa all'assalto degli stati nazionali democratici».
    E la teoria del complotto?
    «A livello mondiale finanzieri, banchieri, burocrati, si radunano per aggiornarsi su come tutelare i loro interessi. E' la vecchia lotta di classe che oggi si svolge in maniera più intelligente».
    E' favorevole all'uscita dall'euro?
    «Totale e incondizionata. Occorre riconquistare la sovranità monetaria, che non puo' essere ceduta ad autorità transnazionali come la Banca centrale europea».
    Un' Italia solitaria, oggi, dove vuole che vada?
    «Io ritengo che nel mare procelloso della globalizzazione si proceda meglio a bordo di vascelli agili e scattanti che non inglobati in un peso morto come l'Ue».
    Pro-Brexit?
    «Appoggio ogni guaito dei popoli europei. A Londra pensano di ripetere il referendum: la democrazia esiste solo quando le masse avallano le scelte delle élite».
    Tifa per i gilet gialli in piazza Montecitorio?
    «Auspico che le giubbe gialle galliche arrivino presto in Italia, e che la Francia ridiventi come il 1789: un modello rivoluzionario».
    Pero' non puo' fare nello stesso tempo il rivoluzionario e il governista.
    «In Francia governa Macron, un prodotto in vitro dell'élite turbo finanziaria. In Italia si puo' benissimo immaginare un'unione tra il governo e le lotte dal basso contro i potentati europei».
    Il futuro è in mano a Putin?
    «A Putin o alla Cina. Auspico che non sia più in mano agli Stati Uniti d'America, il braccio militare della globalizzazione economica».
    Rimpiange la guerra fredda?
    «Se non altro c'era un sistema di pesi e contrappesi. Dall' 89 gli Stati Uniti sono liberi di bombardare il mondo intero in nome della pace e dell' imperialismo».
    Dietro i flussi migratori c'è un disegno dei poteri forti?
    «Il capitale deve trovare qualcuno disposto a fare il medesimo lavoro a un prezzo più basso. E questo si fa in due modi: delocalizzando le imprese oppure deportando masse di schiavi dall' Africa da sfruttare senza pietà fingendo di volerli integrare».
    A che scopo?
    «Non certo integrare i migranti, ma rendere migranti anche quelli che non lo sono. Il punto d'arrivo è quello dello sradicato apolide».
    Lo sradicato apolide? Sembra una figura mitologica.
    «I nostri giovani precari sono già dei migranti. Costretti ad andare a fare i lavapiatti a Sidney e a New York. Condannati all'erranza cosmopolitica».
    Riprendiamo fiato. Leggeva Hegel già in culla?
    «In realtà passai dall'idealismo di Platone all'idealismo immanente di Hegel».
    Ha mai marinato la scuola?
    «Mai. In quarta ginnasio a Torino tutti fecero occupazione, io entrai a scuola gagliardamente con il dizionario di greco. Venni bollato come reazionario per tutto il ciclo di studi».
    Si è mai fatto una canna?
    «Per carità, solo dei poveri deficienti possono farne uso atteggiandosi a rivoluzionari. Il rivoluzionario oggi è chi legge Platone e Tommaso D'Aquino».
    Tra pochi mesi si sposerà con Aurora Pepa. Anche il matrimonio oggi è un gesto rivoluzionario?
    «Certo, il rivoluzionario valorizza le radici etiche: la famiglia, lo Stato, la politica. Contro il mondialismo sentimentale».
    Mondialismo sentimentale? Comincio a fare fatica.
    «Certo, il nuovo ordine erotico turbocapitalistico. Come il liberista persegue il plusvalore, cosi' il libertino persegue il plusgodimento, la deregulation sessuale. E lotta contro la famiglia come baluardo etico».
    La sua fidanzata ha detto alla Zanzara di Cruciani che è ancora vergine, perché lei passa tutto il tempo sui libri. E' vero?
    «Corbellerie. Aveva ragione Heidegger: oggi dominano chiacchiera, curiosità ed equivoco».
    E' vero che conquista le sue donne per sfinimento, a colpi di citazioni dotte?
    «Non che io sappia. Ne ho conquistata una e mi basta. Sono felicemente soddisfatto».
    Ma la prima fidanzata a quando risale?
    «Le ho rimosse tutte dalla memoria, avendo trovato quella importante è su di lei che mi concentro».
    Gli omosessuali hanno diritto a sposarsi?
    «Gli omosessuali hanno il diritto di essere rispettati, ma il modello fondativo della società umana è l'eterosessualità. E' quella la base della famiglia e dello sviluppo».
    Che ne pensa del movimento femminista Me Too?
    «Al potere piace dividerci. Tra uomini e donne, gay ed etero, vegani e carnivori. Sono conflitti orizzontali di basso livello. Che ci impediscono di unirci e lottare contro l' alto».
    E' vero che a casa sua ha bandito il sushi, la paella, la Coca cola, il veganesimo?
    «Evito il gastronomicamente corretto. Che ci impone di arrenderci agli alimenti stranieri. Propugno la sovranità alimentare valorizzando prodotti che, tra l'altro, sono i migliori al mondo».
    Proprio come Salvini con il suo pane e salame.
    «Era già un tema ampiamente sviluppato ai tempi del futurismo, dunque è una battaglia decisamente più antica di Salvini».
    Insomma: per un filosofo rivoluzionario, mai una trasgressione nella vita privata?
    «Come cantava Lucio Dalla, l'impresa eccezionale è essere normale. Ho mantenuto il senso della misura in ogni ambito».
    diego fusaro: 'sono per l?uscita dall?euro totale e incondizionata - il futuro? e' in mano a putin' - Politica

  7. #3017
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Articoli notevoli.
    Grazie.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  8. #3018
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Chissà come se l'è cavata il nostro Freezer con l'acqua?
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  9. #3019
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Citazione Originariamente Scritto da ventunsettembre Visualizza Messaggio
    Chissà come se l'è cavata il nostro Freezer con l'acqua?
    Eccomi , i fiumi vicino a me sono sotto osservazione ma per ora riesco a passare i ponti ed andare a lavorare.
    L'anno scorso fu diverso, dovetti deviare di parecchio perché il ponte che passavo solitamente era pericoloso e dovetti aspettare un bel pò per ripassarci.
    Sulla tv le cose di qua sono sempre molto attenuate .Questa è una regione perfetta .
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  10. #3020
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    https://www.maurizioblondet.it/la-ra...io-henri-levy/

    La Rai intervista in ginocchio Henri-Lévy
    Maurizio Blondet 6 Febbraio 2019

    Una tournée europea contro i populismi, un monologo «a difesa delle élites buone», cioè di quelli di cui si considera «parte, come dovere repubblicano». Con la camicia sbottonata sul petto glabro e i capelli scompigliati come al vento della Croisette, l’intellettuale engagèe francese, Bernard Henri-Lévy, è stato ospite, domenica scorsa, di Lucia Annunziata, a Mezz’ora in più, su Rai3, per raccontare l’ennesima barricata su cui si è issato, in vista delle prossime elezioni europee.

    Lui, l’uomo che ha fornito una patente filosofica alle bombe unilaterali di Nicolas Sàrkozy sulla Libia e si è schierato (senza se e senza ma) a difesa dei diritti del terrorista, Cesare Battisti, ora bolla come «camicie brune» (cioè nazisti) i gilet gialli: il variegato e composito movimento di protesta dal basso, che ha messo all’angolo il presidente francese, Emmanuel Macron, e che il filosofo transalpino descrive, senza tirare il respiro, come: «Molto spesso omofobo, razzista, antisemita, anti-repubblicano e antidemocratico». Già, i gilet gialli. «È mai sceso in strada per parlare con loro?», chiede Annunziata in un raro attimo di genuinità giornalistica? «No, faceva troppo freddo», ribatte lui.

    E allora, quels débuts per l’intellettuale francese sulla tv pubblica della Italia sovranista? L’intellettuale ha esordito con ampollose e sperticate lodi alla centralità europea della Roma classica. Annunziata è andata in brodo di giuggiole. Sorridendo (sotto i baffi) con malcelata complicità, ha esclamato: «Gli italiani saranno molto gratificati dalle sue parole». Una mansuetudine insolita, quella della direttora dell’Huffington Post Italia; di norma la giornalista di Sarno incalza gli ospiti con impunture al limite della sfacciataggine, inchiodandoli alle loro contraddizioni.

    Invece, con questo filosofo francese tutto grandeur e interventismo, usa il guanto di velluto, ricalcando lo stile sornione di Fabio Fazio. Di più: offre volentieri il destro alle apologetiche esternazioni di Henri-Lévy sul contributo italiano alla costruzione dell’identità multiculturale europea, ma non fa un accenno uno alle recenti polemiche sul Franco coloniale, al Trattato di Aquisgrana tra Parigi e Berlino che rischia di sfaldare l’Unione europea, ai disastri generati dalla guerra in Libia.

    Più che un’intervista un monologo, insomma. Come a seguire un canovaccio teso a rabbonire il pubblico, per poi sferrare, nel solco della più consumata tecnica ortatoria, una serie di postulati buonisti, quando ormai l’anestetico della retorica è in circolo. Nel mirino c’è il governo gialloverde: per Henri-Lévy è il traditore dell’eredità europea dell’Italia; paese che descrive come il giardino d’Europa, quasi fosse una cartolina da fine ‘800 o un pezzo da museo da tutelare, senza mai riconoscergli il diritto a interessi legittimi da perseguire.

    Dopo i primi minuti al cloroformio, ci ha pensato l’intellettuale francese a dare la sveglia. «Che c’è di male nel sovranismo?», chiede la Annunziata. E lui: «Il sovranista che prende ordini da Mosca e da Steve Bannon, l’inviato di Trump, non è un sovranista. È un mentitore. Il sovranismo italiano si basa su di una menzogna». «Ma il popolo, che dà il suo consenso (a Salvini, ndr), ha ragione o no?», ribatte la giornalista. «Certo che no», chiosa Henri-Lévy. «I popoli non hanno sempre ragione. Il popolo votò per Hitler. E Salvini non fa onore all’Italia; ha ragione il coraggioso tribunale di Catania (a processarlo, ndr): Salvini ha messo in pericolo i bambini e tradito lo spirito di Roma». Poi, sulla democrazia: «Il popolo è sovrano, ma ci sono limiti alla sua sovranità. Altrimenti è un tiranno. I limiti sono le leggi, la Costituzione, il diritto internazionale, i diritti dell’uomo».

    Annunziata abbozza: «Il diritto internazionale? In Italia c’è chi dice che le istituzioni internazionali sono in mano alle élites». L’intellettuale francese dà il meglio: «Se le élites sono la Democrazia Cristiana, che ha governato per tantissimo tempo, è chiaro che bisogna sbarazzarsene. Se sono il coraggio politico di Carlo Calenda, la virtù di Matteo Renzi, la memoria di Eugenio Scalfari, sono belle élites; viva le élites»

    Trascorsi 15 minuti senza un contraddittorio, la Annunziata introduce l’ultima domanda dicendo: «Spero a lei piaccia il contraddittorio». Poi, l’interrogativo: «In Italia pensiamo che Macron sia in crisi, leggiamo troppa stampa internazionale?» La risposta è meno imbarazzante: «È in difficoltà e vuole uscirne con un’iniziativa popolare. Penso stia vincendo lui. E penso che alle europee vinceranno lui e Renzi. Salvini si sogna a capo di un movimento eurofobo o fascista, ma prenderà una bella mazzata».

    A un ultimo interrogativo ne segue sempre un ultimissimo. «Gli intellò francesi che hanno protestato contro il rientro di Cesare Battisti in Italia hanno fatto bene?» chiede Annunziata. Henri-Lévy sospira e sbotta: «Battisti ha diritto a un vero processo, a vedere i suoi accusatori e il giudice che lo giudica. Invece, è stato condannato all’ergastolo in contumacia». Fine delle trasmissioni sulla tv di stato: Annunziata non dice una virgola sul fatto che sia stato proprio Battisti a sottrarsi ai processi, evadendo dal carcere in cui era detenuto per fuggire a Parigi, sotto la protezione della dottrina Mitterrand. È la stampa, bellezza, in barba alle vittime.

    Fonte: https://www.italiaoggi.it/news
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

 

 
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