Pagina 303 di 456 PrimaPrima ... 203253293302303304313353403 ... UltimaUltima
Risultati da 3,021 a 3,030 di 4552
  1. #3021
    Forumista storico
    Data Registrazione
    04 May 2009
    Messaggi
    44,139
     Likes dati
    1,276
     Like avuti
    2,954
    Mentioned
    29 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Commenti presi a caso dopo un articolo di Blondet del 6 febbraio.

    dvx70 • 14 ore fa
    Perdonatemi lo sfogo decisamente OT ma ne ho decisamente bisogno:
    Riassunto ieri sera:
    -) Al TG ennesima propaganda sul riscaldamento globale
    -) Al TG reportage sui migranti detenuti dall'Australia in una sperduta isola della Micronesia
    -) A Sanremo pistolotto pro migranti di Claudio Bisio (pagato anche con i miei soldi, mio malgrado)
    -) A Sanremo canzone pro migranti dei Negrita.

    Ogni giorno che passa mi sembra sempre più di essere un Winston Smith nel regime orwelliano del Grande Fratello; uno dei pochi uomini liberi ancora rimasti sulla terra.
    Almeno in questo blog ho l'opportunità di incontrarne altri.

    19
    •Condividi ›

    Avatar
    Zerco dvx70 • 13 ore fa
    la radio è molto peggio: 50% dei temi, storie, commenti sono migranti, migrazioni, accoglienza, multikulti (l'altro 50% donne, femminismo, violenza sulle donne, oppressione delle donne, riscatto delle donne, grandi donne della storia)
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  2. #3022
    email non funzionante
    Data Registrazione
    16 Oct 2010
    Messaggi
    6,606
     Likes dati
    0
     Like avuti
    176
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Parlano di Soros e Ong in tv. E la Gruber s'infuria: "Qui non facciamo questo discorso"
    Scontro tra Gruber e Fidanza su Soros e i finanziamenti alle Ong dei migranti. Meloni: "E' forse vietato parlare del finanziere in tv?"
    Claudio Cartaldo
    Ong e George Soros. Il tema dei finanziamenti alle organizzazioni non governative del Mediterraneo "sbarca" in televisione e provoca la reazione di Lilly Gruber.
    Pietra dello "scandalo" l'intervento di Carlo Fidanza, intenzionato a parlare del ruolo del finanziere nei flussi migratori che attraversano l'Europa.
    Lo scontro è andato in scena durante una puntata di Otto e Mezzo. "Intanto qui in questo studio non facciamo il discorso delle Ong che vengono finanziate da Soros - dice, irritata, la conduttrice - perché questo lei voleva dire". Fidanza non si scompone e ribatte: "E' la verità". "Dice una bugia", replica la Gruber. "Basta guardare i bilanci spesso poco trasparenti di queste Ong - attacca l'onorevole di Fdi - che sono pagate da grandi finanziatori".
    Il dibattito si sposta sui presunti contatti tra Ong e trafficanti, sulle indagini delle procure e le "responsabilità" delle navi umanitarie nello sbarco degli immigrati. "Le devo togliere l'audio se continua ad interrompere - interviene piccata la Gruber - Già lei di balle ne ha raccontate un bel po'. Vuole un consiglio? Lasci perdere il finanziere Soros e la vostra teoria". Ma Fidanza non ci sta: "Perché, è cosi' scomodo citare Soros?". "No, perché non è vero che finanzia tutte le Ong - insiste la giornalista - la prossima volta venga con delle prove". Il deputato pero' ribatte colpo su colpo: "Il filantropo finanzia delle carte di credito ai migranti in Grecia e in Serbia, basta andare a vedere sul sito della sia fondazione. Se ne vanta, sono dati pubblici".
    La reazione della Gruber di fronte al nome del finanziere ungherese ha provocato le ire di Giorgia Meloni. Che sul suo profilo Facebook ha condiviso il video della lite con Fidanza: "Pazzesco. Il deputato di Fratelli d'Italia afferma che alcune Ong sono finanziate dalla Open Society - scrive la leader di Fdi - Guardate la reazione dei presenti in studio. E' forse vietato parlare di Soros in tv?"
    Parlano di Soros e Ong in tv. E la Gruber s'infuria: "Qui non facciamo questo discorso"

    Sanremo, quella giuria radical chic che ha ribaltato il televoto
    Di Eugenio Palazzini
    Non bastavano i sermoni di Baglioni sull’immigrazione. Non era sufficiente neppure condirli con i monologhi di Claudio Bisio, tentativi semicolti di propinarci i testi di Michele Serra, il giornalista radical chic per eccellenza che tende a disprezzare il popolo perché il popolo ha smesso di filarsi l’intellighenzia nostrana. Serviva, per suggellare il trionfo del buonismo più trito e stucchevole, un colpaccio finale. Un finto effetto sorpresa prevedibile come il freddo a febbraio. Serviva dunque il verdetto già scritto: la vittoria di Mahmood, cantautore di madre sarda e padre egiziano.
    Viene premiato cosi' il perfetto simbolo della società ideale dell’ideologia multiculturale. Peccato che il popolo alla riscossa con la bandiera rossa sia ormai un fantasma del passato e certe fregnacce non se le beve neanche se sparate a reti unificate. Prova ne è che l’ideal totem Mahmood al televoto ha incassato un misero 14%, aggiudicandosi il primo posto soltanto grazie al voto di stampa e giuria. E proprio quest’ultima appare quanto mai emblematica, la cosiddetta giuria d’Onore era infatti composta per lo più da personaggi cresciuti a pane, caviale e morale di sinistra.
    Dal regista cantore delle tematiche Lgbt Ferzan Ozpetek, allo storico “smalto rosso” della conduttrice tv Serena Dandini. Passando per Beppe Severgnini, il giornalista del Corrierone che ama definirsi “normale democratico” per rifilarci a ogni piè sospinto frasi fatte, banalità e frecciatine moraliste. Per non farsi mancare un tocco esotico alla linea scelta dal Festival, in giuria c’erano pure Camilla Raznovich, autoproclamatasi “hippy giramondo” e la “lesbica dentro” (sua definizione) Claudia Pandolfi. Insomma, in barba al parere del popolo spettatore, chi l’avrebbe mai detto che con un simile parterre giudicante avrebbe vinto tal Mahmood?
    https://www.ilprimatonazionale.it/cr...0Qa62HdrAFOgKg

    Caro Mentana, la bufala l’ha raccontata il tuo Open
    Secondo un articolo del giornale di Mentana, il via libera all'aborto fino alla nascita dello Stato di New York è una bufala. Ma è proprio cio' che prevede la legge, di cui Open non cita passaggi fondamentali. Finendo per mentire.
    Pubblicare un articolo presentandolo come un lavoro di fact-checking (verifica dei fatti) e dire già nel titolo che molti altri articoli di colleghi - specificamente di giornali di area cattolica e pro vita - sono una «bufala», deve essere una roba parecchio impegnativa. Il problema è che se questa verifica dei fatti riguardante un Pdf di sei pagine omette di citare dei passaggi essenziali della legge approvata il 22 gennaio nello Stato di New York, il cosiddetto Reproductive Health Act (RHA) che come abbiamo già scritto su questo quotidiano consente di abortire fino al nono mese di gravidanza praticamente per qualsiasi ragione, il tutto si tramuta in una menzogna.
    Nello specifico parliamo di un articolo diffuso da Open, il giornale online fondato di recente da Enrico Mentana, e cosi' intitolato: «La bufala dello Stato di New York che permette di abortire fino all’ultimo giorno di gravidanza». Occhiello: fact-checking, appunto, e in alto un post di Giorgia Meloni, anche lei “colpevole” secondo Open di aver dato una «bufala». Dopo aver presentato la vicenda, l’autrice dell’articolo Charlotte Matteini (sul suo profilo Twitter si presenta come debunker nonché «liberale, libertaria, garantista», ma le chiediamo da dove viene la sua libertà se non innanzitutto dall’avere avuto il dono di essere concepita e venire alla luce) scrive: «In realtà, la legge approvata pochi giorni fa non consente affatto a qualunque donna di abortire fino all’ultimo giorno di gravidanza per qualsiasi motivo, ma estende oltre il precedente limite - posto a 24 settimane di gravidanza - la possibilità di poter ricorrere ad aborto terapeutico in caso di gravi rischi per la vita della donna o in caso di assenza di vitalità fetale».
    Ora, posto che già questi contenuti della legge sono gravi in sé e per sé, poiché l’aborto procurato direttamente costituisce sempre un atto malvagio in quanto comporta la soppressione di una vita umana innocente (cio' vale dall’istante del concepimento), l’articolo di Open dimentica una parola fondamentale presente nel testo di legge: health. Salute. L’RHA dice proprio che l’aborto puo' essere praticato pure dopo le 24 settimane se - nell’opinione dell’operatore sanitario con licenza, che a causa di questa legge estrema potrà anche non essere un medico - there is an absence of fetal viability, or the abortion is necessary to protect the patient’s life or health [grassetto nostro, ndr]. Quindi, aborto legale non solo se un operatore sanitario ritiene che il bambino non possa vivere autonomamente fuori dal grembo (fatto che puo' avvenire, per esperienza medica, già intorno alla 21^ settimana), non solo per motivazioni legate alla vita della paziente ma anche alla «salute», parola magicamente omessa da Open.
    Commentando questo passaggio avevamo già ricordato che nel termine health vengono oggi fatte rientrare le più svariate motivazioni psicologiche. A questo salto semantico, aggiungiamo per completezza, ha contribuito la definizione di «salute» approvata dall’Organizzazione mondiale della Sanità nel 1946 ed entrata in vigore nel 1948: «La salute è uno stato di completo benessere fisico, sociale e mentale e non meramente l’assenza di malattia o infermità». Questa definizione vastissima di “salute”, che negli anni più caldi della propaganda abortista ha influito tra l’altro sulle decisioni di molti giudici dei Paesi occidentali (dagli Stati Uniti all’Italia), contempla quindi non solo elementi fisici ma anche psicologici e perfino economici: per l’appunto, adducendo motivazioni riguardanti la “salute”, per effetto di questa legge sarà possibile abortire legalmente fino all’ultimo giorno di gravidanza.
    Quindi a raccontare bufale non è chi fa presente quest’amara verità ma chi, come il giornale fondato da Mentana (che ha rilanciato l’articolo sulla sua pagina Facebook), la nega. E se ancora ci fosse bisogno di prove è pure scritto nero su bianco, all’inizio dello stesso RHA, che scegliere di avere un aborto è «un diritto fondamentale» (scelta messa incredibilmente sullo stesso piano del dare la vita) di chi è incinta e che lo Stato non puo' «negare o interferire» con l’esercizio di questo diritto. E' evidente che una previsione normativa di questo genere, che ridefinisce diabolicamente i termini «persona» e «omicidio» e come immediata conseguenza elimina pure una precedente norma che dava al medico legale l’autorità di investigare su un sospetto aborto di natura criminale (chiaro: negando che il nascituro è «persona» crolla tutto, compreso il pregresso impianto sanzionatorio), non solo consentirà di sopprimere i bambini nel grembo a qualunque stadio e per qualunque motivo ma porrà serissime limitazioni alla libertà di coscienza (se non addirittura la stessa negazione: ricordiamo che l’aborto è nella fattispecie definito «diritto fondamentale», e a un diritto corrisponde un dovere) di medici e ostetriche.
    Anche la storia della Roe contro Wade, la sentenza della Corte suprema americana del 1973 che ha imposto l’aborto legale in tutti e 50 gli Stati federati (fino allora liberi di disciplinare la materia, tant’è che nella gran parte di essi l’aborto era vietato), è raccontata in modo parziale, ossia secondo la versione propagandata da Linda Coffee e Sarah Weddington, due legali che sul finire degli anni Sessanta iniziarono ad andare in cerca di casi “pietosi” per scardinare il divieto vigente in Texas sull’aborto. Vero che Norma McCorvey (1947-2017), la “Jane Roe” della sentenza, fu costretta a mentire ma dall’articolo di Open non si capisce da chi: furono proprio la Coffee e la Weddington a usare la giovane Norma, che veniva da una situazione familiare e personale disastrata, per i propri scopi. Come disse anni più tardi la stessa Norma, nel frattempo convertitasi al cristianesimo e alla causa pro life, tanto da attraversare gli Stati Uniti in lungo e in largo e scrivere libri per raccontare la sua storia e sensibilizzare sulla protezione del nascituro: «L’intera industria dell’aborto è basata su una menzogna. Sono stata persuasa a mentire da legali femministe, a dire che ero stata stuprata e che avevo bisogno di un aborto, ma era tutta una bugia».
    Caro Mentana, la bufala l?ha raccontata il tuo Open - La Nuova Bussola Quotidiana

  3. #3023
    Forumista storico
    Data Registrazione
    04 May 2009
    Messaggi
    44,139
     Likes dati
    1,276
     Like avuti
    2,954
    Mentioned
    29 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Lo spoglio in Sardegna è lo specchio della capacità di lavoro al di là del Po.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  4. #3024
    Blut und Boden
    Data Registrazione
    03 Apr 2009
    Località
    Lothlorien
    Messaggi
    74,913
     Likes dati
    2,835
     Like avuti
    10,455
    Mentioned
    218 Post(s)
    Tagged
    1 Thread(s)

    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Citazione Originariamente Scritto da ventunsettembre Visualizza Messaggio
    Lo spoglio in Sardegna è lo specchio della capacità di lavoro al di là del Po.
    Al di là della Linea Gotica.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  5. #3025
    Forumista storico
    Data Registrazione
    04 May 2009
    Messaggi
    44,139
     Likes dati
    1,276
     Like avuti
    2,954
    Mentioned
    29 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Come sei generoso tu!
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  6. #3026
    Forumista storico
    Data Registrazione
    04 May 2009
    Messaggi
    44,139
     Likes dati
    1,276
     Like avuti
    2,954
    Mentioned
    29 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    https://www.adnkronos.com/soldi/econ...xtmhIzafJ.html

    Conti pubblici, l'allarme: "Italia rischia di scivolare verso Nordafrica"

    Per due terzi lo è sempre stata.
    L'altro terzo non lo sarà MAI!
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  7. #3027
    email non funzionante
    Data Registrazione
    31 Mar 2009
    Messaggi
    22,425
     Likes dati
    46,241
     Like avuti
    21,159
    Mentioned
    159 Post(s)
    Tagged
    1 Thread(s)

    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Citazione Originariamente Scritto da Eridano Visualizza Messaggio
    Al di là della Linea Gotica.
    E' un limite naturale , sia etnico che ambientale .Solo l'hybris satanista poteva voler unire ciò che Dio voleva tenere separato.
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  8. #3028
    email non funzionante
    Data Registrazione
    16 Oct 2010
    Messaggi
    6,606
     Likes dati
    0
     Like avuti
    176
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Costacurta rieducato, la censura entra al Bar sport
    Anche l'ex calciatore Billy Costacurta costretto alla rieducazione forzata dopo le sue parole su donne & calcio. Una battuta da bar sport puo' costituire un caso da censura. Il pensiero unico ha colpito pure Collovati. Invece se le offese agli uomini le fa una comica, si fa per dire, come Angela Finocchiaro tutto è concesso.
    Alla fine c’è cascato anche Billy Costacurta. Dopo Barilla e dopo Dolce & Gabbana, la rieducazione del politicamente corretto non risparmia nessuno e colpisce tutti. Anche chi proprio non dovrebbe rimproverarsi nulla. Invece il tribunale del popolo punisce chi si discosta dal verbo del pensiero unico. Il popolare calciatore del Milan, uno che di vita di spogliatoio ne ha fatta a sufficienza e deve averne sentite parecchie, è capitolato. Con l’intervista rilasciata ieri al Corsera, il programma di rieducazione è compiuto. Cosa ha fatto l’ex difensore del Milan delle meraviglie?
    L’argomento è la spinosa telenovela che vede Mauro Icardi e Wanda Nara contrapposti alla società Internazionale, leggasi Inter.
    Si parla di calcio e delle polemiche seguite alle parole della moglie-procuratrice dell’attaccante nerazzurro nella delicatissima vicenda del rinnovo del suo contratto. Costacurta è stato messo alla gogna per aver detto la seguente frase nel corso di una trasmissione su Sky: «Se mia moglie facesse una cosa del genere la caccerei di casa». Apriti cielo. Polemiche, accuse di sessismo e la forzata retromarcia. Un mea culpa pubblico con dosi di cenere cosparsa sul capo anche se non siamo ancora al Mercoledi' delle ceneri.
    Ora il mostro mainstream è placato. Ma qualche cosa andrebbe detta perché quella frase è stata pronunciata in un contesto preciso. E probabilmente in pochi hanno cercato di capire le sue parole, delle quali oggi lui si vergogna, ma che invece sono più che condivisibili. Costacurta infatti non stava dicendo peste e corna delle donne che lavorano nel mondo del calcio, della loro sapienza calcistica alle prese con schemi e tattica. Stava semplicemente commentando - e questo quasi nessuno l’ha detto, anzi, nessuno - una delle frasi che avevano fatto imbestialire lo spogliatoio nerazzurro e di conseguenza la società che poi ha deciso di togliere la fascia da capitano a Icardi.
    La frase pronunciata da Wanda Nara era la seguente, riportata in studio dal conduttore Fabio Caressa e confermata dagli ospiti in studio (Alex Del Piero, Beppe Bergomi, l’ex telecronista Sandro Piccinini): «Preferisco che Mauro (Icardi ndr.) abbia 5 palle gol piuttosto che il rinnovo del contratto». Frase che è stata vista dai presenti, fior di calciatori, due dei quali campioni del mondo (Bergomi e Del Piero) e un collezionista di Champions League (Billy) come un affronto ai compagni dell’Inter perché se Icardi non segna sarebbe colpa di chi non gli fa gli assist giusti. Un affronto. Una profanazione dello spogliatoio che - si sa - è più sacro della Madonna pellegrina, ormai. Ma questo è il mondo.
    Costacurta, da uomo di spogliatoio, ha capito che quella frase aveva irritato tutti i giocatori dell’Inter e ha cosi' in un certo senso preso le loro difese (che gli tocca fare, a lui, bandiera rossonera). «Se mia moglie facesse una cosa del genere la caccerei di casa». Una moglie, fosse anche procuratrice del marito, non puo' permettersi di intromettersi nelle dinamiche interne di una squadra che riguardano solo e soltanto i giocatori e il mister. Da qui la frase, da bar sport, certo, ma pur sempre comprensibile. Detta in un contesto leggero, di chiacchiera sportiva. Che poi: ve lo immaginate Billy che mette alla porta l'ex miss Italia Martina Colombari? Non proprio quello che si dice un affare. Niente da fare.
    Le vestali del politicamente corretto hanno tuonato e la vicenda è finita con le pubbliche scuse che conosciamo. Anche se di scuse non ce n’era proprio bisogno. Alzi la mano chi non l’avrebbe detta? Soprattutto in un Bar sport dove si alzano i toni più per cameratismo che per convizione. Pero' nella società in cui tutto è permesso cio' che non sono permesse sono le ovvietà che contrastano con il verbo del politicamente corretto. E qui, il politicamente corretto è il diktat che le donne devono essere uguali agli uomini perché in fondo il sesso biologico non esiste, è una costruzione e uno stereotipo. Insomma, la teoria gender si è già affermata anche qui, nel Bar sport, appunto.
    Donne uguali agli uomini, allora. Anche nel dire cavolate sesquipedali. Infatti, a Costacurta è andata bene perché con la pubblica ammenda ha salvato il suo posto a Sky. Peggio è andata ad un altro campione del mondo, Fulvio Collovati, che, tradito da eccessiva sicurezza, ha espresso parole di critica nei confronti delle donne che si occupano di calcio. Rude, certo, ma anche qui perché crocifiggerlo? E la libertà di opinione? Niente da fare: sospeso dalla Rai - dove è opinionista fisso - per quindici giorni. Insomma, per chi non si piega alla rieducazione, il tribunale del tribunale del popolo commina la pena della detenzione nel gulag dell'oblio. Ma come? Le donne non dovevano essere uguali agli uomini?
    E allora, per quale motivo una comica che ormai non fa più ridere come Angela Finocchiaro ha potuto permettersi di dire in una trasmissione tv e davanti a dei bambini che “gli uomini sono tutti dei pezzi di mer**a”? A rigor di logica, se le parole di Collovati sono da panchina forzata, quelle della Finocchiaro - pagata con soldi pubblici anch’essa - sono da espulsione fino alla fine della stagione. Invece a lei non è stato fatto nulla. E’ proprio vero - diceva Orwell - che tutti gli animali sono uguali. Ma alcuni sono più uguali degli altri.
    Costacurta rieducato, la censura entra al Bar sport - La Nuova Bussola Quotidiana

    La Casta fa autocritica e si autoassolve
    Marcello Veneziani
    Da diversi giorni su la Repubblica va in scena il teatrino dell’assurdo: la Casta spiega al popolo perché ha perso e perché hanno vinto i loro nemici. Fanno autocritica perché non accettano critiche, gli unici abilitati a criticarli sono sempre loro stessi. Hanno la presunzione di sapere solo loro come sono andate effettivamente le cose, perfino la loro sconfitta la capiscono solo loro che l’hanno pur causata, almeno in buona parte. La loro autocritica esclude il presupposto di ogni serio bagno di umiltà: ascoltare. Ascoltare gli altri, ascoltare chi ha vinto e chi ha decretato la vittoria dei populisti e dei sovranisti, ascoltare la gente, ascoltare chi già prima del collasso spiegava le ragioni del cambiamento in corso. Macché. Gli altri non esistono, non hanno diritto di parola, sono plebe, o fascisti, reazionari, sovranisti o loro complici. La stessa cosa ha fatto il Pd.
    Ma tutta questa presunzione – che il loro Papa laico definisce in modo altrettanto presuntuoso come “albagia” (Eugenio Scalfari dixit di Sé stesso, col Sé maiuscolo) per non confonderla con la volgare arroganza – spiega il crollo delle élite molto più di quanto si possa immaginare.
    Infatti cosa si puo' rimproverare alle élite, il fatto di esistere e dunque per cio' stesso di tradire la democrazia, cioè l’autogoverno del popolo? Ma no, questo è lo schema puerile, simil-rousseauviano, di chi crede alla favola della democrazia diretta. C’è sempre stato un governo d’élite, non si conoscono paesi e sistemi politici in cui i governati coincidano coi governanti, nemmeno a rotazione, e in cui tutto si decide a colpi di referendum e di plebiscito; persino le manovre economiche si fanno al balcone, e solo dopo si firmano in piazza tra bandiere, abbracci e tric-trac.
    Il problema vero, la malattia del sistema, è che non si sono viste in campo le élite, al plurale, in competizione tra loro, come si addice a una vera democrazia, ma una sola oligarchia, un blocco di potere compatto e uniforme benché ramificato.
    I teorici delle élite, da Mosca a Pareto, parlavano di circolazione delle elite, per loro la storia è un cimitero di aristocrazie; sono le minoranze che governano, ma sono minoranze in competizione, che si rinnovano.
    Da noi invece è avvenuta la stipsi delle élite. O se preferite una metafora meno cacofonica, l’arteriosclerosi delle élite, l’indurimento delle arterie che non consentivano la loro fluida circolazione. Si formano i trombi nel sangue e i tromboni nella società. E fermano il flusso. E' li' che la classe dirigente si è chiusa a riccio, diventando solo classe dominante, e casta sovrastante.
    Non c’è stata circolazione, non c’è stata competizione tra élite divergenti, e non c’è stato filtro selettivo per consentire il ricambio tramite la meritocrazia. Si è bloccato l’ascensore sociale, si è chiuso l’accesso dei capaci e dei meritevoli. Si accedeva alle élite solo per cooptazione, per affiliazione alla cupola elitaria, per conformità di idee, metodi, linguaggi e idolatrie.
    Ma per avere circolazione, selezione, competizione, devi ammettere che non esista solo un Modello, una via di sviluppo, un solo codice politico, culturale e ideale. Devi accettare le differenze e il vero antagonismo.
    E invece chi non era conforme a quella precettistica, era messo fuori legge, fuori sistema, si poneva di volta in volta fuori dalla modernità, dalla democrazia, dall’Europa e in certi casi perfino fuori dall’umanità. Poi non si spiegano perché l’odio sia diventato un fatto sociale diffuso. Dopo aver insegnato Odiologia verso chi dissentiva dal loro canone, non potete poi meravigliarvi se la gente ha ricambiato, magari con la rozzezza dovuta a chi è carente di cultura e buone maniere. D’altra parte la buona educazione, dal ’68 in poi, fu cancellata e se non sbaglio da quella storia provenite pure voi. Una società volgare, sboccata, primitiva, nasce proprio da quella “liberazione”, dal mancato nesso tra diritti e doveri, che dal ’68 in poi è diventato il discorso dominante (“il diritto di avere diritti”). Ora, non dico che quel che è accaduto sia solo colpa della casta: anche dalla parte opposta si è fatto poco per far crescere e formare élite adeguate, qualificate e competitive. Pero' negando ogni cittadinanza alle idee diverse, ai modelli politici e culturali diversi, riducendo tutto a fascismo e paraggi, e soprattutto negando perfino l’esistenza di chi la pensava diversamente perché chi divergeva non poteva avere pensiero, hanno di fatto avallato il loro essere un Blocco Unico e Chiuso, che si autoriproduce.
    A differenza loro, io per esempio leggo Ezio Mauro e Alessandro Baricco, Michele Serra e Ilvo Diamanti, Eugenio Scalfari e altre loro firme culturali. Li critico, polemizzo. Per loro invece, chi non la pensa come loro o è una bestia o non esiste. Poi non si sanno spiegare perché alla fine parlano solo tra loro e a Sé stessi, col sé maiuscolo, dimenticando il mondo. Che alla fine fa volentieri a meno di loro, o si rivolta contro di loro.
    https://infosannio.wordpress.com/201...SqlNI29f9wz7Wk

    Indifferenza e misteri: cosi' Pamela muore un'altra volta
    A un anno dal barbaro assassinio di Pamela Mastropietro Comune e Diocesi mostrano indifferenza. Ma sono ancora tanti gli interrogativi e i punti oscuri: le ambugue complicità sui compagni, scagionati, di Oseghale, il corpo sezionato della giovane come se dovesse servire a qualcuno. E ora anche l'irreperibilità degli interpreti a processo. Qualcuno li ha intimiditi? Quanto c'è di Mafia nigeriana e di tribale dietro questo delitto misterioso? La Nuova BQ l'ha chiesto al legale di parte civile, che di Pamela era anche zio: "La Procura invii gli atti all'Antimafia"
    E’ appena passato un anno da quando cio' che rimaneva della diciottenne Pamela Mastropietro venne ritrovato - fatto a pezzi - in due valigie presso la località Casette Verdini del Comune di Pollenza, provincia di Macerata. Nonostante l’atroce gravità dell’episodio, sono spesso provenuti, dai media e dalla istituzioni, una sequela di comportamenti collocabili in una zona indefinita fra il grottesco, il patetico e il vergognoso.
    Un sindaco che si rifiuta di ricordare la giovane vittima; un vescovo che fa lo gnorri e centellina benedizioni; i media che censurano e minimizzano la gravità di una situazione criminale; gli attacchi a una famiglia già cosi' duramente colpita.
    La linea della Diocesi ad esempio non sembra essere cambiata, come spiega Deborah Pantani, consigliera comunale di centro-destra a Macerata: “Il giorno 26 ho mandato un’email alla Diocesi chiedendo a Mons. Marconi un sacerdote che il 30 venisse a dare una benedizione in Via Spalato, per la triste commemorazione. Nessuna risposta. Quando alcuni giornalisti mi hanno chiesto cosa avremmo organizzato per ricordare Pamela, la mancata risposta del vescovo ha fatto notizia. Una nota della Diocesi ha risposto dicendo che “erano state celebrate delle messe in suffragio di Pamela nel corso delle quali si è pregato per i suoi familiari”. Dove? Quando? Nessuno lo aveva saputo. Inoltre, solo dopo che la cosa è uscita sulla stampa, la Diocesi si è decisa a mandare il parroco in Via Spalato e a far benedire la stele eretta a ricordo di Pamela a Casette Verdini. Un episodio che si commenta da solo, al pari dell’atteggiamento del sindaco di Macerata, Romano Carancini (PD) che ha rifiutato di autorizzare cerimonie pubbliche in memoria di Pamela, dicendo che l’Amministrazione “non era tenuta ad organizzare alcun tipo di iniziative del genere”. Pero' in febbraio Carancini aveva ben autorizzato la “Marcia antifascista e antirazzista”, partecipandovi”.
    Inoltre, il sindaco Carancini ha anche avuto parole aspre per la famiglia Mastropietro accusandola di “criticare tutti e di non fare mai autocritica”, riferendosi al fatto che Pamela fosse finita nella spirale della droga, (pur grazie all’influenza di un amico rumeno). Non siamo ancora al livello del “se l’è cercata”, ma da queste posizioni sembra quasi che la droga porti prevedibilmente a finire stuprati, pugnalati, scuoiati e fatti a pezzi. Nessun cenno a un’immigrazione pericolosa e mal gestita, né alla mafia nigeriana e ai suoi riti tribali.
    Insomma, coloro che dovrebbero avere a cuore la comunità dei propri cittadini, proteggendola dai lupi, non riescono proprio a nascondere le loro insopprimibili simpatie. Vengono in mente la parole di Shakespeare: “Più che le erbacce, puzzano i gigli marciti”.
    Facciamo il punto con l’avvocato Marco Valerio Verni, zio di Pamela e procuratore delle parti civili nel processo.
    Avvocato, come stanno sua sorella e il papà di Pamela?
    In questi giorni rivivono, passo dopo passo, quelli che devono essere stati gli ultimi momenti di Pamela. Il dolore è inesauribile, ma è stato trasformato dalla mia famiglia in una fonte di energia per andare fino in fondo nella ricerca della verità. Non ci fermeremo finché non si saprà esattamente cosa è successo, perché e quali realtà nasconde l’assassinio di Pamela.
    Al momento, qual è il quadro processuale?
    A quanto apprendo dalla stampa, il processo potrebbe celebrarsi a porte chiuse, presumibilmente per evitare le reazioni di sdegno dei cittadini. Dall’ultima udienza del 26 novembre, l’unico ad essere rinviato a giudizio è Innocent Oseghale. La richiesta è stata avanzata solo per lui dato che per gli altri due nigeriani, Lucky Awelima e Desmond Lucky, è stata chiesta l’archiviazione. Attualmente questi ultimi sono in carcere, condannati ad otto e sei anni per spaccio, poiché c’è stato uno stralcio nell’ambito del processo per Pamela e sono stati giudicati a parte.
    Come mai l’archiviazione per i due sodali di Oseghale?
    Lucky e Awelima erano stati chiamati in causa dallo stesso Oseghale, ma i rilievi scientifici non hanno trovato tracce della loro presenza nella casa di Via Spalato, a Macerata, al momento dell’omicidio. (A questo punto si dovrebbe procedere contro Oseghale anche per calunnia nei loro confronti). Se non c’entrano con Pamela, ci si dovrebbe comunque interrogare su chi siano, per una serie di motivi: ad esempio, sul cellulare di uno dei due sono state trovate le foto di uomini orribilmente torturati (un africano con la lingua tagliata, ed un altro, disteso pancia a terra, con una candela accesa conficcata tra i glutei). Le immagini, si badi, risulterebbero scattate direttamente da quel dispositivo e non scaricate dal web. Uno dei due, poi, ha ammesso di essere stato un “rogged”, ovvero appartenente a una banda criminale. Come mai non si apre un’indagine su questo? E’ stato inoltre intercettato un colloquio fra i due nel quale essi ammettevano di aver fatto “cose ben peggiori” dell’omicidio di Pamela che al confronto era “una cosa da bambini”. Inoltre, ricordavano di aver pur consigliato a Oseghale di non disfarsi del corpo, ma di congelarlo e mangiarlo piano piano”.
    Cosa tacciono i media su quello che è realmente avvenuto?
    Pamela è stata violentata e successivamente pugnalata con almeno due coltellate al fegato, che ne hanno decretato la morte. Mia nipote è stata poi lavata con varechina, scuoiata, scarnificata, disarticolata e fatta a pezzi chirurgicamente con una perizia tale che il consulente medico legale della Procura ha dovuto riconoscere: “Io stesso, con gli strumenti giusti e un tavolo settorio, non avrei potuto fare di meglio”. Un lavoro molto diverso da quello che la macellazione di animali domestici potrebbe aver insegnato, ma nonostante tutto Oseghale ha dichiarato di non aver mai fatto nulla del genere prima di allora e di non aver avuto nessuna esperienza”.
    Lei che idea si è fatto su quanto avvenuto?
    Non lo so ancora. Certo ci sono elementi molto strani. Come mai uno che voleva disfarsi di un corpo lo ha poi lasciato, in quelle condizioni cosi' ben “lavorate”, sul ciglio di una strada trafficata? Forse doveva consegnarlo a qualcuno e perché? In pochi sanno che gli interpreti scelti per il processo si sono resi irreperibili, segno evidente di una qualche forza intimidatrice che li ha terrorizzati. La mafia nigeriana? Mi auguro che la Procura invii tutti gli incartamenti alla Direzione Distrettuale Antimafia di Ancona, perche è quello l’ufficio competente che ha strumenti differenti di indagine e di analisi, oltre che una visione sistemica del fenomeno.
    Qualche tempo fa, lei aveva annunciato una provocazione…
    Esasperato dalla continua retorica sull’accoglienza, sono stato tentato di pubblicare le foto del corpo di Pamela. In troppi non si rendono conto dei rischi tremendi cui vengono esposti i nostri concittadini con politiche migratorie dissennate e con gli appelli provenienti dal mondo ecclesiastico cui siamo abituati da vari anni. In pochi sanno che Oseghale, nonostante fosse stata respinta la sua richiesta di protezione internazionale e nonostante non dovesse trovarsi sul territorio italiano, avrebbe ammesso, in un interrogatorio, che una parrocchia di Macerata gli aveva pagato tre mensilità dell’affitto, che, riferite a Via Spalato, equivarrebbero ognuna a 450 euro. Lo stesso Bruno Vespa ha ricordato come Oseghale avesse partecipato alla Giornata del Migrante del 2018 e che fu chiamato all’altare per leggere una preghiera, ringraziando per l’accoglienza.
    Che sia per via di queste circostanze che il comportamento del vescovo di Macerata Nazzareno Marconi sia stato cosi' sfuggente in passato?
    La linea della Diocesi non sembra essere cambiata, come spiega Deborah Pantani, consigliera comunale di centro-destra a Macerata: “Il giorno 26 ho mandato un’email alla Diocesi chiedendo a Mons. Marconi un sacerdote che il 30 venisse a dare una benedizione in Via Spalato, per la triste commemorazione. Nessuna risposta. Quando alcuni giornalisti mi hanno chiesto cosa avremmo organizzato per ricordare Pamela, la mancata risposta del vescovo ha fatto notizia. Una nota della Diocesi ha risposto dicendo che “erano state celebrate delle messe in suffragio di Pamela nel corso delle quali si è pregato per i suoi familiari”. Dove? Quando? Nessuno lo aveva saputo. Inoltre, solo dopo che la cosa è uscita sulla stampa, la Diocesi si è decisa a mandare il parroco in Via Spalato e a far benedire la stele eretta a ricordo di Pamela a Casette Verdini. Un episodio che si commenta da solo, al pari dell’atteggiamento del sindaco di Macerata, Romano Carancini (PD) che ha rifiutato di autorizzare cerimonie pubbliche in memoria di Pamela, dicendo che l’Amministrazione “non era tenuta ad organizzare alcun tipo di iniziative del genere”. Pero' in febbraio Carancini aveva ben autorizzato la “Marcia antifascista e antirazzista”, partecipandovi.
    Indifferenza e misteri: così Pamela muore un'altra volta - La Nuova Bussola Quotidiana

  9. #3029
    Forumista storico
    Data Registrazione
    04 May 2009
    Messaggi
    44,139
     Likes dati
    1,276
     Like avuti
    2,954
    Mentioned
    29 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Scritte razziste nel centro di Roma - Primopiano - Ansa.it

    "Nel forno che vorrei, froci, zingari e giudei".

    Non commento e invito tutti a non farlo.
    Al più, scherzando, io ci vedrei bene certi itaglioti.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  10. #3030
    Blut und Boden
    Data Registrazione
    03 Apr 2009
    Località
    Lothlorien
    Messaggi
    74,913
     Likes dati
    2,835
     Like avuti
    10,455
    Mentioned
    218 Post(s)
    Tagged
    1 Thread(s)

    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

 

 
Pagina 303 di 456 PrimaPrima ... 203253293302303304313353403 ... UltimaUltima

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito