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  1. #3471
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Infatti è credibile.

  2. #3472
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Tutto molto corretto.
    Cosa ha fatto la Cina ancora oggi nessuno lo sa.
    Cosa veniva detto circa la Cina è altra cosa.
    Chi dava le notizie "cinesi" alle quali ci si è attaccati senza alcun dubbio?

    I risultati sono sotto gli occhi di tutti e nessuno mi toglie dalla testa che tutto sia stato, e continui ad essere, fortemente voluto e gestito.
    La dittatura globale è dietro l'angolo.
    E, come ho già scritto, non stupiamoci se ci richiudono di nuovo poco dopo averci "liberati", tanto i numeri li danno loro, esattamente come quelli del lotto e delle lotterie. Errati. Una truffa.
    Unica consolazione. Non siamo soli.
    Globale significa, appunto, globale.
    Questo almeno vale per tutto il mondo che interessa a chi ha fatto partire il tutto e l'ha gestito.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  3. #3473
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta


  4. #3474
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Se hai fatto caso bene alle misure attuali tanto decantate stasera, sono tutte una presa per il culo.
    Si danno delle promesse a fronte di tagli non menzionati ad altro.
    L'unica cosa certa è la sanatoria per i negri.
    Nulla per far ripartire l'economia.
    Dittatura globale komunista, secondo i principi di questo governo terronico assistenzialista e incapace di lavoro.
    Tutti assistiti col piatto di ministra.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  5. #3475
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Citazione Originariamente Scritto da psico Visualizza Messaggio
    Uno dei tanti coglioni asserviti.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  6. #3476
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Citazione Originariamente Scritto da ventunsettembre Visualizza Messaggio
    Se hai fatto caso bene alle misure attuali tanto decantate stasera, sono tutte una presa per il culo.
    Si danno delle promesse a fronte di tagli non menzionati ad altro.
    L'unica cosa certa è la sanatoria per i negri.

    Sì ciò fatto caso. D'altra parte è la senatoria che a loro importava veramente. Non ne vedevano l'ora.

  7. #3477
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  8. #3478
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Citazione Originariamente Scritto da psico Visualizza Messaggio
    Sì ciò fatto caso. D'altra parte è la senatoria che a loro importava veramente. Non ne vedevano l'ora.
    I burattini rispondono sempre ai movimenti dei fili.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  9. #3479
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    "Volevo riabbracciare i miei, al di là della veste. Godiamoci questo momentoi".
    Peccato che questo godere ci sia costato un capitale.
    Stronza almeno si può dire?
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  10. #3480
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    https://it.sputniknews.com/opinioni/...no-dellitalia/

    Il caso Silvia Romano e il declino dell’Italia
    © Foto : CC-BY-NC-SA 3.0 IT / Presidenza del Consiglio dei Ministri
    OPINIONI
    16:02 15.05.2020URL abbreviato
    Di Gian Micalessin
    0 74
    Tra le pieghe della polemica sulla conversione dell’ostaggio si nasconde una realtà molto più amara. La Turchia dopo averci scippato la Somalia si prepara a mettere le mani anche sull’ex colonia libica. E a buttarci fuori dal Mediterraneo. Con il consenso di un governo assente e imbelle.

    Lasciamo perdere la vesta islamista di Silvia Romano e le immagini di una liberazione che ha fatto discutere. Interroghiamoci invece sulle verità rimaste tra le pieghe della polemica. La principale riguarda il ruolo dell’Italia in Africa e nel Mediterraneo. L’ammissione del governo sul ruolo svolto dai servizi segreti turchi mette a nudo una sconfitta desolante.

    Fino a venti anni fa la Somalia era casa nostra. E non solo perché era un’ex-colonia rimasta sotto amministrazione fiduciaria italiana fino al 1960, ma anche per i 1500 e passa miliardi di vecchie lire riversati in quel paese dalla Cooperazione italiana tra il 1981 al 1990. Molti di quei miliardi andarono dilapidati in opere inutili o confluirono sui conti personali del dittatore Siad Barre e della sua corte. Ma contribuirono a garantirci influenza e commesse importanti. In Somalia si parlava e si studiava l’italiano. E anche chi fuggiva dalla dittatura di Siad Barre riparava in Italia. Anche dopo la caduta di Siad Barre l’Italia restò un attore chiave.

    Durante la missione Onu che tra al fine del 1992 e l’aprile 1994 tentò d’impedire la dissoluzione del paese l’Italia non esitò a scontrarsi con l’alleato americano imponendogli, grazie alla presenza sul terreno e alla capacità dei nostri servizi d’intelligence, scelte determinanti. Purtroppo con quella missione terminò la nostra presenza.
    Dopo il 1994 non c’è stato un solo governo pronto a riprendere le redini dei rapporti con la Somalia. E così nonostante il Codice di Procedura Penale somalo resti scritto in italiano e molti anziani somali parlino la nostra lingua l’Italia si ritrova fuori dai giochi.


    © SPUTNIK . ANDREY STENIN
    La guerra in Libia continua anche senza Gheddafi
    Nel 2011 mentre contribuivamo a far fuori un alleato chiamato Muhammar Gheddafi l’ “amico” Erdogan iniziò una paziente opera di penetrazione. Alla sua prima visita in Somalia seguì una serie di una serie d’investimenti condotti con spregiudicatezza e lungimiranza. Oggi uno dei due ospedali di Mogadiscio, costruiti e pagati dai turchi, porta il nome di Erdogan, il porto e l’aeroporto sono gestiti da compagnie di Ankara e il più grande campo d’addestramento dell’esercito di Mogadiscio è gestito dai generali del Sultano. E infatti la Turchia è la favorita nella gara per l’assegnazione di 15 lotti di prospezioni petrolifere lungo le coste somale. Ma c’è poco da recriminare. Pur partecipando alla riorganizzazione del governo di Mogadiscio e alla missione di addestramento dell’esercito somalo condotta dall’Unione Europea l’Italia non conta più niente.
    L’ambasciata, riaperta nel 2014 dopo lunghe esitazioni, resta una rappresentanza simbolica incapace persino di emettere visti. In questo desolante scenario di ritirata politica, economica e culturale i nostri servizi sono stati inevitabilmente costretti a chiedere l’aiuto di turchi. La debacle somala rispecchia, purtroppo, quella in corso in Libia. La Turchia a cui abbiamo chiesto aiuto a Mogadiscio è la stessa che ci sta mettendo fuori dai giochi a Tripoli. E’ la stessa che nel Mediterraneo manda le sue fregate a bloccare le navi dell’Eni impegnate nelle prospezioni per la ricerca di gas intorno a Cipro.

    “L’Italia - ha dichiarato recentemente il vice presidente libico Ahmaed Maitig - non sa cosa vuole dalla Libia”.
    Recep Tayyip Erdogan
    TURKISH PRESIDENTIAL PRESS OFFICE
    Mediterraneo e Libia, l’Italia nella gabbia di Erdogan
    I primi a non saperlo sono, in verità, il premier Giuseppe Conte e il ministro degli Esteri Luigi Di Maio. Nonostante la Libia resti uno scenario cruciale per i nostri interessi energetici, per il controllo dei flussi migratori e per gli assetti strategici nel Mediterraneo gli ultimi segnali di attenzione concreta a quel quadrante risalgono allo scorso gennaio. In quel caso a risvegliare dall’oblio Conte e Di Maio fu il patto sui confini marittimi del Mediterraneo siglato lo scorso novembre dalla Turchia e dal governo di Fayez al Serraj. Un accordo capace di compromettere le attività dell’Eni nel Mediterraneo e di trasformarci da potenza di riferimento in Libia a partner di second’ordine.
    Ma più che un risveglio fu il rialzarsi di due pugili suonati. Convinti che l’azione politica si misurasse con le miglia percorse i due prepararono la Conferenza di Berlino peregrinando ai quattro angoli di Africa, Medio Oriente ed Europa. Peccato che il nodo della conferenza fosse nelle mani di Vladimir Putin e di Recep Tayyp Erdogan. Con l’emergenza Covid premier e ministro sono tornati al consueto letargo.

    Halifa Haftar
    © SPUTNIK . VLADIMIR ASTAPKOVICH
    Libia, l’altolà di Mosca ad Haftar
    Nel frattempo Mosca, interessata ad un’intesa con Ankara e ad un accordo complessivo su Siria e Libia, ha ridimensionato l’appoggio ad un Haftar che ormai conta solo sull’appoggio degli Emirati Arabi. Invece d’inserirsi in questa nuova fase l’Italia è rimasta a guardare. Nel frattempo Sabratha e altre città costiere strappate ad Haftar sono tornate nelle mani dei trafficanti di uomini schierati con il governo di Serraj e dei turchi. Resta da capire se personaggi come “Zio” Ahmed Dabbashi, il capobanda protagonista a suo tempo di un accordo con i nostri servizi segreti per il controllo dei migranti e Abd al-Rahman al-Milad, l’ex capo della guardia costiera di Zawiya sotto sanzioni Onu, riprenderanno le consuete attività o cercheranno di tornare a fruire delle sovvenzioni girate dal nostro governo attraverso Tripoli.
    Ma per capirlo ci vorrebbe un governo capace di fornire la rotta. La rotta sembra, invece, la stessa seguita in Somalia. Ovvero l’abbandono delle posizioni e il benvenuto al Sultano. A cui fra poco dovremo inginocchiarci se vorremo arginare le partenze dei migranti dalle coste di Tripoli e continuare a sfruttare il gas e il petrolio delle concessioni Eni in Libia.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

 

 
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