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  1. #2971
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Citazione Originariamente Scritto da ventunsettembre Visualizza Messaggio
    Sarà certamente stato tutto programmato prima, ma certo è una bella combinazione che Conte sia stato ricevuto, e in che modo!, da Putìn proprio il giorno dopo il no dei coglioni di Bruxelles.
    Un pò di gioco libero te lo lasciano , pena la morte del sistema stesso .E' lì spero che arrivi il cigno nero , dal resto chi comanda il Sistema è in guerra contro Dio .Si è tirato su questo Sistema complicato non a caso e come tutti i meccanismi gli ingranaggi devono poter girare .
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  2. #2972
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    I bimbivendoli
    “Due uomini non fanno una madre”, diceva il manifesto-gigante di ProVita e Generazione Famiglia affisso nelle città d’Italia, con un neonato in primo piano. La Raggi e l’Appendino, collaboratrici domestiche del politically correct, ingaggiate dall’agenzia pulizie Casaleggio per i comuni di Roma e di Torino, hanno fatto rimuovere in fretta quei manifesti osceni. Sai, difendevano la maternità e i figli, che orrore. Il poster condannava gli uteri in affitto e lo squallido mercato; e due donne sindaco, grillo-femministe, dovrebbero difendere la dignità della donna. Macché. In una città sommersa dai rifiuti, la Raggi – il peggior sindaco che Roma abbia mai avuto e ce ne voleva a vincere la gara – ha trovato la premura non per rimuovere le immondizie che merdeggiano in ogni angolo della Capitale, ma quei poster “scorretti” che denunciavano la compravendita di madri e bimbi e la difesa della famiglia con padre e madre, senza uteri in affitto.
    In un paese davvero libero e civile, si risponde a una tesi con una tesi opposta, a un manifesto con un contromanifesto. No, i liberi e moderni, i civili e i tolleranti fanno rimuovere il manifesto; se hai un’idea diversa dalla nostra, anche se è poi l’idea che ha permeato da sempre ogni civiltà, te la devi ricacciare in gola, non puoi esprimerla, non hai il diritto di dissentire. E visto che non capisci, ti arriva l’accusa: omofobia. Chi chiede che un bambino abbia un papà e una mamma è omofobo. Chi contrasta il vergognoso traffico di bambini su commissione, è omofobo. Vi rendete conto in che mondo capovolto ci troviamo a vivere?
    Nel frattempo, l’immancabile organo radical L’Espresso rispondeva a pro-Vita con uno slogan per le famiglie arcobaleno: “Ho due papà e sono felice”. Ma non faceva in tempo a pubblicare l’elogio filiale alle famiglie con papà doppi e senza mamme, che veniva fuori la storia di Miguel Bosè. L’avrete letta. In un’intervista, il famoso figlio del torero aveva detto: “E’ stato il mio amico Ricky Martin a suggerirmi una madre “in affitto”: in Spagna non è legale, ma negli Stati Uniti si'. Li' è il mercato che crea la legge e sono più avanti di noi.” Le Tavole di Bosé. Cosi' ha commissionato all’utero in affitto una coppia di gemelli, e si è unito a un compagno anch’egli padre unico di due gemelli nati pure loro noleggiando un utero. Ma a un certo punto la felice famiglia arcobaleno si è sfasciata, i genitori si dividono e i figli pure.
    Provo a ricapitolare la sequenza generale, dall’inizio. Due persone dello stesso sesso decidono di far coppia. Sono liberi, fatti loro, nulla da dire. No, loro vogliono essere considerati alla pari delle famiglie e vogliono unirsi in matrimonio. E le sindache, come la Raggi e l’Appendino, subito accorrono a celebrare i loro matrimoni. Ma non basta. Vogliono adottare un figlio, e poco importa se questa creatura crescerà con una sola figura genitoriale a doppione, senza la madre. Ma non basta ancora: non adottano un bambino che ha perduto i genitori ma ne vogliono uno nuovo di zecca e allora se lo comprano ancora cellofanato nella placenta tramite quella pratica vergognosa che è l’utero in affitto, ipocritamente ribattezzato maternità surrogata. I più ricchi possono permettersi anche stock di figli in confezioni gemellari. E i sindaci grillo-progressisti benedicono e celebrano.
    Ma poi, prendi il caso Bosé, il capriccio finisce male: la coppia omosex scoppia, e i quattro bambini comprati all’ipermarket (o super-racket) delle maternità svendute, devono ripartirsi tra i due genitori. Ma niente paura, avvertono i due papà, c’è skipe, che permetterà ai bambini divisi di parlarsi e vedersi come se fossero a casa. Che felicità per quei bambini, diremo con l’Espresso.
    Ma come si sentiranno quei bambini, venduti alla nascita dalle loro mamme, vissuti con due omo-padri ma senza una madre, che ora si ritrovano pure con mezza paternità ciascuno? Pensate che sia civile, moderno, libertario tutto questo? O pensate che sia incivile, bestiale, egoistico, capriccioso, offensivo per la dignità della donna e lesivo per la vita dei bambini? Immaginate il mio parere, ma guai a renderlo manifesto. Perché il meraviglioso mondo lgbt e i censori piddini, boldrini, grillini, ti cancellano e magari dopo ti denunciano pure. Acchiappatelo, è un delinquente, difende la dignità delle mamme e la vita dei bambini.
    I bimbivendoli - Marcello Veneziani

    Ferragnez, la vita social è ormai una prigione dorata
    La trovata del duo Ferragni-Fedez che per festeggiare il compleanno del rapper hanno noleggiato un supermarket, giocando a tirarsi cibo e a ballare su frutta e verdura. Un inno allo spreco da correggere in favore di like, ma che, dalla loro ormai prigione dorata social, nasconde una feroce instabilità.
    Lo scorso 22 ottobre la fashion blogger e influencer più famosa al mondo, Chiara Ferragni, non nuova alle feste dal gusto spiccatamente trash ed eccessivo, ha organizzato una festa a sorpresa per il marito, il rapper Fedez, in un supermercato della catena Carrefour.
    Peccato che, com’era prevedibile, la festa sia degenerata. Le stories di Instagram condivise dai vari invitati mostrano la Ferragni, Fedez e tutti i loro amici intenti a divertirsi lanciandosi cibo, ballare su frutta e verdura, lanciare bottiglie, aprire confezioni una dietro l’altra. Un vero e proprio inno allo spreco. L’indignazione sui social è arrivata forse prima di quanto previsto, tanto che i due protagonisti hanno interrotto la festa a metà per chiedere pubblicamente scusa.
    I dati ISTAT sulla povertà in Italia sono paurosi. Nel 2017 si sono stimati in povertà assoluta 1 milione e 778 mila famiglie residenti, in cui vivono 5 milioni e 58 mila individui. Dall’altra parte, sono 145 i chili di cibo pro capite che gli italiani gettano ogni anno nella spazzatura. Ora, personaggi del calibro di Chiara Ferragni e Fedez, che in due contano più di 22 milioni di followers su Instagram, forse, potevano pensarci due volte prima di mostrare con orgoglio gesti del genere.
    Insomma, se sei un personaggio con un’influenza cosi' grande (non a caso si fanno chiamare “influencer”) su tante persone che scelgono di seguirti, qual è il messaggio che vuoi comunicare? Siamo sicuri che state incoraggiando chi vi segue a “rischiare per inseguire i proprio sogni”? Qui non si tratta di mostrare con soddisfazione la propria immensa e scintillante cabina armadio. O l’ultima costosissima auto di lusso acquistata. Liberi di spendere i soldi che guadagnate nel modo che ritenete più corretto. E di divertirvi nel modo che più vi piace, fosse anche con feste di dubbio gusto. Ma giocare con tanto cibo per puro divertimento, e farlo pure con orgoglio, questo va contro il più elementare buon senso. Quello dello spreco di cibo, oggi, è una vera emergenza.
    Ma soprassedendo anche sull’infelice scelta di comunicazione dei Ferragnez, c’è un altro punto di vista da valutare: quello della potenza persuasiva. Questi nuovi personaggi sono infatti potenti perché la loro celebrità è, da un certo punto di vista, “democratica”. Quando hanno iniziato la loro attività, i social network - i canali di condivisioni che li hanno spinti verso l’alto - non erano ancora cosi' vincolati all’afflusso di denaro delle sponsorizzazioni. In breve: se eri bravo, e sapevi venderti un minimo, potevi arrivare al successo. Non era facile, ma era la folla a premiare. Quella che è stata la loro arma, oggi li schianta. Dalla proposta di fidanzamento sul palco di un concerto, fino alla nascita del figlio Leone e il loro matrimonio in quel di Noto: Il loro essere “pubblici” è ormai oggi dato per scontato. Devono condividere tutto, perché la loro fanbase vuole conoscere tutto delle loro vite.
    L’arma a doppio taglio dei social network oggi li ingabbia. E i secondini paiono essere proprio le persone che gli stanno attorno: la madre/suocera manager, la sorella/cognata influencer. Tutto è artificioso, artificiale, costruito sugli umori di un pubblico capace di adorare e di deprecare a giorni alterni, ondivago come l’andamento dei mercati finanziari su cui i Ferragnez fondano il loro profitto. E' tutto pianificato per seguire quell’onda che sono loro stessi a costruire, per surfare sulla cresta di uno tsunami che prima ti alza e dopo pochi secondi ti annega. Ed è in queste immagini di falsità, che nascondono una feroce instabilità, che si annida l’ipocrisia del diabolico.
    Ferragnez, la vita social è ormai una prigione dorata - La Nuova Bussola Quotidiana

    Senza ipermercati domenicali e Starbucks si puo' ricostruire una idea di comunità
    “Il fastidio che Salvini ha esternato per le file milanesi davanti a Starbucks, vero e proprio demone di una modernità cosmopolita, è pari solo al disprezzo con cui Di Maio giudica il lavoro domenicale nei centri commerciali. Frappuccino e outlet, insieme con Erasmus e Ryanair, sono stati tra i simboli dei millennials, la generazione nata a cavallo dei due secoli, educata a una nuova libertà dei consumi e dei costumi, che ha colonizzato e omologato le grandi capitali europee. Ma ora il messaggio è: statevene a casa, benedetti ragazzi, fatevi il caffè con la moka e santificate il giorno di festa, come si faceva un tempo, quando non c’erano tutte queste distrazioni”.
    Con queste parole, sul “Corriere della Sera”, Antonio Polito denunzia che “un’irresistibile nostalgia del passato ha preso il governo del cambiamento”.
    Polito è fine, è intelligente: sa quel che dice e quel che fa. Eppure, proprio per questo, ci meraviglia. La sua prosa elegante ed efficace delinea con pochi, sicuri tratti quelli che gli sembrano gli elementi di una crisi generazionale ed epocale: una crisi di saturazione. Le file dinanzi a Starbucks, le visite domenicali addirittura d’intere familiole ai centri commerciali (l’unico modo di quel “santificare la festa” che ci rimane), il Frapuccino e Ryanair (e lasciamo da canto l’Erasmus, occasione che l’Europa ha strapagato e poi strumentalizzato…), rappresentano, appunto, i simboli e le aspirazioni dei millennials. Ma quel che il lungimirante Polito non lungimira affatto è che la crisi del way of life della quale Salvini che ce l’ha con Starbucks e Di Maio che detesta il lavoro domenicale nei centri commerciali si fanno portavoce – forse perché “sentono” gli umori popolari più profondamente e seriamente di lui – non si puo' liquidare semplicemente come una patetica laudatio temporis acti.
    Forse molti, specie quelli che ancora stanno o dicono di stare “a sinistra”, dovrebbero aver capito, ormai, che, per troppi ragazzi di oggi – allevati a massicce dosi di diritto a qualunque cosa e di dovere verso nulla, riempiti di cose di valore e del tutto ignari del valore delle cose –, il passato non è stato “superato dialetticamente”, come Polito sembra credere: e che, accanto al bullismo e alla droga, ormai il volontariato non è più il solo a raccogliere gli interessi dei giovani. Contrazione del lavoro domenicale giovanile significa perdita economica e diminuzione della ricchezza disponibile: d’accordo, ma se stesse aumentando, invece, anche il numero dei ragazzi che intende spendere meglio l’altra valuta che cosi' risparmia: il tempo, trasformandolo da “tempo libero” nel quale si ozia futilmente in “tempo della Libertà” nel quale si riscoprono i valori della comunità, dello stare insieme, dell’interessarsi agli altri, dell’educare se stessi e gli altri al rispetto e alla considerazione reciproca? Oggi stanno aumentando, per quanto siano ancora pochi, i gruppi di ragazzi che si danno ad attività per loro nuove nel campo dell’artigianato, del rapporto con l’ambiente, perfino del sociale. Ragazzi che cercano, anche se magari – in questa Italia dei consumi nella quale la miseria cresce eppure Portercole e Portofino rigurgitano di barche private e nulla di serio si puo' fare alla vigilia d’agosto perché si va al mare e di dicembre perché c’è la settimana bianca –, di beni materiali (a cominciare dalle diavolerie elettroniche le quali ormai li dominano e li possiedono) ne hanno ricevuti più che troppi. E ora, stanchi anche di libertà sessuale, di droga, di bullismo, insomma di quel “vietato vietare” che ha ridotto tante delle nostre scuole e dei nostri quartieri a vere e proprie giungle, vorrebbero qualcosa d’altro.
    Salvini e Di Maio, forse, hanno troppa poca cultura e troppa poca fantasia per proporre qualcosa di più e di diverso: Polito ironizza e minimizza, scherza sul “santificare la festa” e non si rende conto che, ormai, la messa domenicale è stata sostituita da noi con la visita e lo shopping ai centri commerciali. Ma, insomma, che cosa ci manca per ripartire?
    In Italia da ormai vari decenni, dai tempi del CAF e di Craxi in poi, la “catabasi eticosociale” ha galoppato verso l’abisso: via qualunque tipo di valore, di autorità, di senso del dovere. Intanto, e significativamente di pari passo, si è avviata nella vita politica e sociale anche quella corsa verso sempre più ampie liberalizzazioni e privatizzazioni che hanno condotto al polverizzarsi di quel che restava del welfare, e, soprattutto, del senso di reciproca responsabilità, della solidarietà comunitaria. Se la Modernità, avviata dall’Europa del Cinquecento, è stata individualismo sostenuto dal primato dell’economia e delle tecnologia, e se è questa forza ad aver animato il processo di globalizzazione....ebbene ci siamo: siamo arrivati al compimento di essa, al capolinea.
    Le sinistre avrebbero dovuto contrastare utilitarismo e spirito incontrollato del profitto nel nome di valori differenti, ispirati alla giustizia e all’equità, ponendo al centro delle cose non già l’individuo bensi' la comunità. Seguendo un’antica logica giacobina, Polito accusa Salvini, Di Maio e i loro seguaci di una “nostalgia del passato” che, se e nella misura in cui è tale, è solo un grossolano e inadeguato modo di esprimere in termini nuovi la necessità di reagire alla crisi di quel “progresso”, di quella Modernità, che si sono espressi finora – senza che nemmeno le sinistre trovassero a cio' alcuna forma alternativa – nell’individualismo dell’avere, del produrre, del lucrare. In quella omologazione giovanile, che non riguarda solo i giovani. Tutti siamo stati progressivamente coinvolti: la società-spettacolo dove conta l’apparire, la società-successo che ha per modello gli azzimati, alteri e successfull Chief-Executive-Officiers (CEO), i giovanottelli come quelli che ancora ieri occupavano gli ambulacri del palazzo del Parlamento Europeo di Bruxelles avvicinando gli eurodeputati e cercando di “convincerli” (cioè di corromperli) per evitare il successo delle misure in difesa del copy-right.
    Ma i nostri pigri schemi mentali, abituati a un determinismo storicistico da manuale (anche se ormai i manuali non li legge più nessuno), continuano a pensare a una storia fatta come un quadrante d’orologio, in cui si va ”avanti” o si torna “indietro”; e l’”avanti” è inequivocabilmente questo: la tutela di quella che Polito chiama la “nuova” (?) “libertà dei consumi e dei costumi”: la libertà delle lobbies multinazionali, che significa profitti sempre più alti da parte di un numero sempre minore di privilegiati: anche se per questo si dovesse, ad esempio, ridurre tutti i campi del mondo a campi di soia perché la soia si vende meglio del grano, e chissenefrega se tutto cio' condanna alla fame milioni di persone. La libertà di disporre di una quantità di beni sempre maggiore senza alcun riguardo del fatto che la loro produzione costa lo sfruttamento del lavoro di masse crescenti di schiavi e ne obbliga masse di altri a migrare dalle loro sedi originarie.
    Ci vorranno senza dubbio mesi, magari molti anni, e nuove fasi forse oggi impensabili nello sviluppo della politica italiana. La posta in gioco – a partire dalla sua base, la scuola – è altissima: in Italia si è distrutta la società civile ed è necessario ricostruirla a cominciare dalle basi, che sono sociali e comunitarie. Il capitalismo ormai mondializzato, che produce smobilitazione sociale e indifferentismo eticoculturale nei subalterni della “società del benessere” (o del pochissimo che ancora ne resta), mentre segna l’avanzare della concentrazione della ricchezza nelle mani di sempre più ristrette élites e quindi della proletarizzazione del resto del mondo, si batte ricostituendo, specie nei giovani, una coscienza comunitaria e riconquistando libertà e dignità. Quando si sarà sul serio cominciato a sconfiggere nelle aule scolastiche, per esempio, la cultura delle piccole diavolerie informatiche e a riconquistare i ragazzi alla civiltà del saper vedere, del saper leggere, del saper ascoltare, si sarà sulla buona strada.
    In caso contrario rassegnamoci a regalare tante buone forze, espresse da ragazzi in buona fede, ai vecchi miti del sovranismo e del nazionalismo, che si lasceranno trascinare in battaglie diversive e non sempre condivisibili. Ma attenzione, perché oggi qualche buono spunto potrebbe arrivare anche di là: vi siete mai chiesto, ad esempio, quanto, nella condanna dell’Ungheria di Orban da parte dell’Europarlamento, abbia pesato il fatto che il governo ungherese abbia fatto chiudere nel suo paese l’Università di Soros? E’ stato, quello, solo “liberticidio”?
    Il punto (di F.Cardini). Senza ipermercati domenicali e Starbukcs si può ricostruire una idea di comunità | Barbadillo

  3. #2973
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Ansa.it
    'Ponte crollato a Genova per bobina di acciaio caduta da Tir'
    Liguria.
    Teste a pm,"quel peso di 3,5 tonnellate lanciato a 60 km orari come una cannonata"

    Dopo secoli giuridici di attesa, mesi per avere qualcuno nel registro degli indagati, dopo aver segretato, alterarato i filmati, diffusi quelli ritoccati, poi quelli più veri, mai quelli originali, si sono resi conto che quelle maledette esplosioni che si vedono benissimo alla base del ponte non possono essere eliminate, ne stanno cercando una motivazione del cacchio.
    Siamo arrivati alla caduta di una bobina, non meglio classificata, da un camion.
    E poi da questi aspettiamo la verità sulla Orlandi e sulla Gregori, dove c'è di mezzo il Vaticano?
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  4. #2974
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Citazione Originariamente Scritto da ventunsettembre Visualizza Messaggio
    Ansa.it
    'Ponte crollato a Genova per bobina di acciaio caduta da Tir'
    Liguria.
    Teste a pm,"quel peso di 3,5 tonnellate lanciato a 60 km orari come una cannonata"

    Dopo secoli giuridici di attesa, mesi per avere qualcuno nel registro degli indagati, dopo aver segretato, alterarato i filmati, diffusi quelli ritoccati, poi quelli più veri, mai quelli originali, si sono resi conto che quelle maledette esplosioni che si vedono benissimo alla base del ponte non possono essere eliminate, ne stanno cercando una motivazione del cacchio.
    Siamo arrivati alla caduta di una bobina, non meglio classificata, da un camion.
    E poi da questi aspettiamo la verità sulla Orlandi e sulla Gregori, dove c'è di mezzo il Vaticano?
    Esatto.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  5. #2975
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Incendio in un ospedale di Roma.
    Ha preso fuoco la centralina elettrica del reparto di emodinamica.
    Cioè quello dove vengono ricoverati gli infartuati.
    PER FORTUNA! questa notte il reparto era vuoto!
    La stessa fortuna del crollo: il 14 agosto, con una sola persona all'opera nell'azienda sottostante.
    Certo che in itaglia abbiamo proprio sempre un culo incredibile!
    Quasi quasi conviene rimanere itagliani.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  6. #2976
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Citazione Originariamente Scritto da ventunsettembre Visualizza Messaggio
    Incendio in un ospedale di Roma.
    Ha preso fuoco la centralina elettrica del reparto di emodinamica.
    Cioè quello dove vengono ricoverati gli infartuati.
    PER FORTUNA! questa notte il reparto era vuoto!
    La stessa fortuna del crollo: il 14 agosto, con una sola persona all'opera nell'azienda sottostante.
    Certo che in itaglia abbiamo proprio sempre un culo incredibile!
    Quasi quasi conviene rimanere itagliani.
    E' il diavolo che protegge l'itaGlia e gli itaGliani , per me ;gli han sempre fatto comodo.
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  7. #2977
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    La bobina non è caduta e la moglie del custode non è sparita.
    E adesso cosa dovranno inventarsi?
    Bossetti libero perchè il DNA non vale?
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  8. #2978
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    GENERAZIONE CODICE A BARRE
    Roberto Pecchioli
    Il manifesto dell’associazione Provita con l’immagine di due giovani uomini che spingono un carrello da supermercato con all’interno un bimbo e la didascalia “due padri non fanno una madre” è stata rimosso. Secondo il sindaco romano Raggi (nessuno ci farà mai scrivere l’orrendo femminile “sindaca”), turba le coscienze e, regolamento comunale alla mano, è “lesivo del rispetto dei diritti e delle libertà individuali.” Surreale, tanto più che il medesimo testo proibisce immagini di “stereotipi (…) e mercificazione del corpo femminile”. Nessun commento, basta la realtà. Colpisce che non vi sia divieto di mercificazione del corpo maschile, in corso sulle ali della liberazione della donna e soprattutto dell’onda lunga omosessualista.
    Ma l’erba non è verde d’estate, al giorno non segue la notte, dunque non sta bene ripetere che per i figli ci vogliono un padre e una madre. Abbiamo occhi per vedere e un cervello per ragionare; peggio per noi se non lo usiamo più. La rimozione progressiva della realtà è pervenuta al divieto, ovviamente in nome del bene, dell’etica, della tolleranza: il nuovo proibizionismo delle anime belle è selettivo, ma roccioso, intransigente. Cristallizza un’etica infranta e ricostruita alla rovescia. Colpa del libretto delle istruzioni.
    A noi sembra che il manifesto faccia centro nell’immagine del cucciolo di uomo. Ha il volto sofferente, sta dentro un carrello e sul petto ha un grande codice a barre, uno di quelli stampati sulle confezioni dei prodotti che passeranno al lettore magnetico di cassa. Il bimbo è, suo malgrado, il simbolo di una generazione nuova, compravendibile, l’umanità-merce, definita da un codice. Un prodotto di economia di scala, un’unità distinta solo da un chip elettronico. Presto avremo anche il codice QR (quick response, risposta rapida…), come i biglietti acquistati online. Una regressione sconcertante, inavvertita dai più, che apprezzano la pratica comodità del mondo nuovo.
    L’unico paragone calzante è con il marchio, il numero 666 dell’Apocalisse di San Giovanni. Apocalisse significa rivelazione, e il marchio, dal greco charagma, indica qualcosa che viene impresso, scolpito. La Bestia “obbligo' tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi, a farsi mettere un marchio sulla mano destra o sulla fronte. Nessuno poteva comprare o vendere se non portava il marchio, cioè il nome della bestia o il numero che corrisponde al suo nome. Chi ha intelligenza, calcoli il numero della bestia, perché è un numero d’uomo; e il suo numero è seicentosessantasei” (Apocalisse 13:16-18).
    Al di là dell’antropologia negativa della cosiddetta omogenitorialità, ci pare che il senso del nostro vivere odierno sia diventato questo: la trasformazione in oggetti, merci di consumo, generazioni con il codice a barre. L’uomo, il suo corpo, è diventato compravendibile, un bene di consumo come ogni altro. Si puo' acquistare una parte o un pezzo staccato (traffico di organi), affittare l’utero in conto terzi (l’eufemismo politicamente corretto è GPA, gestazione per altri, come l’aborto non è che una IVG, interruzione volontaria di gravidanza), si puo', forse di deve - è lo spirito dei tempi - comprare un figlio. Poco importa se si è celibi, nubili, etero o omosessuali. Avere un figlio, dicono, è un diritto, esattamente come disfarsene se non gradito.
    In questo periodo la cronaca si occupa del caso di Miguel Bosé, il cantante spagnolo, il cui divorzio (omo, ça va sans dire) fa un gran rumore di piatti rotti. Il suo ex, oltre all’argenteria e a qualche suppellettile, avrà due dei quattro bambini- due coppie di gemellini maschi – che vivranno in Spagna. Gli altri due andranno con l’altro padre (genitore 1 o 2, fa lo stesso) in Messico. Nati con metodi artificiali, figli naturali di chissà chi, non solo non hanno conosciuto il calore di una madre, ma verranno separati per volontà dei genitori legali. Nulla di strano nel felice secolo XXI, la condizione omosessuale della coppia è solo un elemento in più; li hanno scelti come un mobile o un gioiello di lusso, madamina il catalogo è questo, non più Leporello, ma siti specializzati, vanno divisi come il resto delle proprietà. Reificazione, riduzione a cosa, è la parola della filosofia. Schifo suggerisce il giudizio morale, se ancora è permesso. La sfera sessuale è quella in cui appare maggiormente la riduzione della persona a oggetto. Noi abbiamo inventato la felicità, dicono gli Ultimi Uomini, e strizzano l’occhio, avverti' Nietzsche nello Zarathustra.
    Non più persone, ma atomi, unità di prodotto destinate a perdere ogni relazione una volta uscite dalla catena di montaggio. I fili genealogici vengono tagliati, insieme con legami culturali, prescrizioni morali. Spezzato l’ordito della civiltà, l’animale uomo smarrisce il suo destino “politico” e si trasforma nell’Identico che si crede Unico perché tale è il suo codice a barre. Ne furono banditori, nel XIX secolo, Max Stirner e il poeta Walt Whitman. Questi scrisse un celebre verso, emblema dell’individualismo americano teso alla frontiera: “Io celebro me stesso, e canto me stesso”. Stirner, nell’Unico e la sua proprietà, taglia i ponti con tutto. “Non si deve dire grazie a nessuno”. L’Unico non si lascia vincolare dai debiti verso i predecessori, tantomeno è interessato da alcun futuro diverso dal proprio.
    Il solco è tracciato, il cattivo seme gettato ha dato i suoi frutti. Incede nel mondo l’uomo confezionato in serie, vissuto tecnicamente, pret-a-porter, sottovuoto come il cibo, scabro, prefabbricato come gli oggetti, adesso i figli, per chi si ostina a volerne. I modelli sono prodotti anche su ordinazione, fotocopie realizzate “just in time”, firma elettronica per ricevuta alla consegna, pagamento con rid bancario. Altri codici a barre, lucette che si accendono al passaggio presso il sensore, chip. Il prodotto uomo è tracciato, manca la data di scadenza, ma ci stanno lavorando, convincendoci ad annullare noi stessi con modulo di richiesta, basta una pillola o un’iniezione. E’ abrogato anche il rispetto per il corpo umano senza vita, il culto dei morti è una barbara reliquia da lasciare agli ultimi lettori di Ugo Foscolo. Si impallidisce rileggendo un brano della Scienza Nuova di G.B. Vico. “Osserviamo tutte le nazioni cosi' barbare come umane (…) custodire questi tre umani costumi: che tutte hanno qualche religione, tutte contraggono matrimoni solenni, tutte seppelliscono i loro morti“. Siamo una ex civiltà, un gregge composto da plebaglia insuperbita.
    Tutto cio' che incomoda – dolore, fatica, idee avverse, la stessa natura – è un ostacolo da rimuovere, pena l’ansia, la depressione, la confusione mentale. La soluzione escogitata è la rimozione, cui segue la censura per tutto quanto produce emozioni negative, l’ansia sconcertata dell’Identico che non riconosce che se stesso. E’ il primo passo del politicamente corretto: inizia con l’eufemismo coatto, prosegue con il timore di pensare, sino al trauma di sperimentare, vedere, ascoltare il diverso. Persuasi di essere creature nobili, anime belle, biasimano e vietano senza pietà, altrimenti “stanno male”.
    Smarrito il fragile equilibrio dell’Identico obbligatorio, si diffonde, anzi è al potere una generazione di zucchero filato, un prodotto artificiale, infantile, dolciastro, bisognoso del bastoncino per stare insieme nel breve attimo prima di sciogliersi. Zucchero filato imposto per prescrizione medica: la ricetta è sempre pronta nelle tasche dell’esangue generazione con codice a barre. Fragili, non sanno né vogliono ascoltare. Si tappano le orecchie, stringono gli occhi per non vedere come i bambini quando temono qualcosa. Non esprimono più contrarietà o energica indignazione, chiedono l’abolizione per decreto di cio' che ostruisce lo sguardo miope. A milioni, sono consumatori di psicofarmaci fin da bambini.
    Eppure, qualcuno controlla, determina il codice a barre, attiva i sensori, tira i fili. Non ditelo, pero': potrebbero crollare, non sentirsi più a loro agio nella placenta artificiale in cui vivono.
    Nelle università, una volta templi del sapere, si invoca e si ottiene la censura per giganti della cultura, se esprimono concetti invisi al sistema di valori riconosciuti dal sensore del codice a barre, gli universali indiscutibili della post civiltà. Folle Aristotele ad asserire che nulla è più naturale dell’unione del maschio con la femmina, un falsario Spinoza, per il quale chi cerca l’uguaglianza tra diseguali cerca una cosa assurda. Un pazzo estremista Dante, che si permette di destinare le anime all’Inferno o in Paradiso sulla base al criterio morale cristiano. Che paura le pene dei dannati, provocano incubi notturni. Da rielaborare il Vangelo che annuncia per gli empi pianto e stridor di denti, ludibrio per il vecchio Hegel, colpevole di definire la famiglia comunità etica naturale. E’ un proibizionismo ridicolo, paradossale, quello dei nipotini del 68, la famiglia Addams al potere. Allora era vietato vietare, oggi, in nome delle stesse parole d’ordine libertarie, il divieto diventa obbligatorio.
    Si respinge l’Altro in nome dell’Uniforme, il prodotto di serie con codice numerico è spacciato per diversità. Mostre di pittura rifiutano di esporre il Bacio di Klimt, che rivoluzionario in senso artistico lo fu davvero, è messa all’indice l’Origine del Mondo di Courbet, sessista. Nessuno fiata, tuttavia, di fronte a violenza, volgarità, turpiloquio, oscenità: benefica liberazione dai tabù. La negazione concreta della diversità culturale procede spedita quanto la sua santificazione teorica. E’ esaltato il soggettivismo purché le infinite tonalità ammesse non mutino lo spartito della musica.
    In assenza di principi forti, comanda il conformismo del branco. Non più soggetto, prigioniero del carrello della spesa, l’individuo-codice aspira a essere e comportarsi “come tutti gli altri”. Nel Gargantua di Rabelais compare un personaggio, Panurgo, divenuto sinonimo di furfante, imbroglione seriale. In viaggio su un barcone, si prende gioco di uno sciocco mercante di bestiame, scaraventando in mare un montone appena comprato. Come prevedibile, l’intero gregge lo imita gettandosi in acqua, seguito dal mercante disperato. In lingua francese, fare come i montoni di Panurgo indica il comportamento insensato e gregario delle masse. L’astuzia seduttiva della postmodernità consumista è stata la capacità di convincere che il conformismo è una libera scelta individuale. Si è invitati a essere ribelli, trasgressivi, nemici di ogni autorità per meglio orientare scelte e comportamenti. Pensiamo alla sciatteria di massa dell’abbigliamento “casual” adottato da milioni di consumatori sedicenti consapevoli: l’uniforme d’Arlecchino di una folla che non sarà mai popolo.
    Sorprende il dilagare del pregiudizio anti autoritario in una società che, al contrario, domina, sorveglia, induce, impone in modo subdolo. Sono i poeti a cogliere il senso di cio' che gli altri guardano senza vedere. “Siamo gli uomini vuoti, gli uomini impagliati, che appoggiano l’un l’altro la testa piena di paglia. (…) Le nostre voci secche, quando noi insieme mormoriamo, sono quiete e senza senso”, versi di T.S. Eliot. Al posto della testa, paglia, milioni di vite consumate nel non senso, dissipate in una corsa senza direzione. Qualcuno disse che un uomo solo puo' vagare senza meta, ma due vanno sempre da qualche parte. E’ una verità ben compresa da chi domina le nostre esistenze e ci ha separati gli uni dagli altri, imprigionati in un autismo che spaventa.
    Se ciascuno è legge a se stesso, termina la società. La comunità era già sconfitta con l’estirpazione delle radici, il narcisismo di tanti Io minimi, il tenace istinto plebeo del fare cio' che aggrada. Ancora Rabelais, la regola unica del regno di Gargantua, fa quello che vuoi. Viene ridicolizzata, liquidata come anticaglia l’aspirazione morale di svolgere un compito, aspirare a un ordine, seguire una legge. La precarietà esistenziale, di lavoro, vita, sentimenti inclina all’ozio, il padre dei vizi. Vizio, infine, è praticare il male senza più considerarlo tale. Da quando ogni movente umano è ridotto all’utilità immediata, allo scambio commerciale, alla domanda e all’offerta, bene, male, vizio, virtù, hanno perduto significato. L’Unico, l’uomo a barre è libero, anzi liberato, ovvero nudo e senza riparo.
    Perduto il padre simbolo dell’autorità, custode del limite, garante della continuità, il potere lavora adesso per decostruire la madre. Responsabilità del femminismo, con le sue ubbie, le gabbie regressive travestite da liberazione della donna, ma anche del mercato misura di tutto. Si estraggono ovociti dalla donna (povera, del Terzo e Quarto Mondo) ridotta a materiale in cui incubare embrioni. Una riduzione a pura materia, una cosa, come il maschio della bestia-uomo, da cui estrarre, gratis o a pagamento, il seme da impiantare. Marina Terragni, femminista atipica, ritiene che sia in corso una guerra contro la donna per odio della sua fecondità. Una tesi che, in forma diversa, echeggiava nel pensiero di Ida Magli, un completo ribaltamento del complesso di castrazione e dell’invidia del pene, stravaganti pilastri delle teorie di Freud.
    E’ ora di identificare i responsabili della “riduzione del mondo civilizzato in favore della soddisfazione dei futili desideri materiali” (Russell Kirk). La minacciosa dittatura tecnocratica dell’Unico è l’esito e il compimento finale di una precisa ideologia, la liberal-democrazia. Ha sostituito le vecchie credenze con un dogma di cui verifichiamo la falsità: il liberismo rappresenta le aspirazioni definitive dell’essere umano. L’uomo è cio' che mangia, provocava Feuerbach; no, ribatte il vangelo apocrifo liberale, è quel che desidera e consuma.
    La modernità europea e occidentale nasce e vive in opposizione radicale alla civiltà precedente. Il più brutale utilitarismo ha travolto come un terremoto ogni principio che si opponeva all’egemonia del mercante. Antropologicamente, snodi decisivi sono la decisione di non avere figli, ovvero di farla finita con il sangue e la civiltà ricevuta, e l’accettazione dell’eutanasia. Spiega il filosofo polacco Ryszard Legutzko: [essere genitori] “interferisce con il continuum della vita e ci sottrae ai suoi piaceri.” Morire per scelta sottrae al dolore, alla vecchiaia, alla sofferenza. Chi ha inoculato questi veleni mortiferi è lo stesso che ne sfrutta le occasioni di profitto. L’Unico di Stirner contiene un tragico errore: l’individuo solitario non acquista più libertà, ma la svende per un piatto di lenticchie. Cio' che è venduto non è più nostro, ma dell’acquirente. Ci siamo consegnati al Vitello d’Oro, leggeri come fiocchi di neve, estenuati dal desiderio, esauriti ma irremovibili nella ricerca della felicità di un attimo.
    Russell Kirk riferi' di un incontro tra il filosofo conservatore George Santayana e John D. Rockefeller. Santayana ricordava le sue origini iberiche e il magnate osservo': “devo dire all’ufficio che non vendono abbastanza petrolio in Spagna”. In questa frase emerge tutta la bruttezza e la sterilità dei nostri tempi. Questo il commento sbigottito del pensatore: “ho visto l’ideale del monopolista. Tutte le nazioni devono consumare le stesse cose. Tutta l’umanità formerà allora una democrazia perfetta, fornita di porzioni come di benefici dal centro di amministrazione”.
    Una distopia utilitarista, conclude Kirk, affama il regno dello spirito e quello dell’arte come non potrebbe mai nessun’altra dominazione. Il culmine del liberalismo è la contemplazione del capitalismo. E’ un comunismo realizzato attraverso il monopolio. Rockefeller e Marx sono semplicemente due rappresentanti della stessa forza sociale, un desiderio crudelmente nemico della determinazione umana. Hanno vinto loro, tuttavia. Una volta saliti sul carrello, ci hanno applicato il prezzo, impresso il marchio, assegnato il codice a barre. Siamo cosa loro, schiavi che ignorano o amano le proprie catene. Ed è subito sera.
    GENERAZIONE "CODICE A BARRE"

  9. #2979
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    "Elena!"
    "Mo' vengo!"

    Adesso anche ai bambini mettono in bocca il piemontese puro.
    La RAI deve smetterla, se no i terroni si incazzano.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  10. #2980
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Citazione Originariamente Scritto da ventunsettembre Visualizza Messaggio
    La bobina non è caduta e la moglie del custode non è sparita.
    E adesso cosa dovranno inventarsi?
    Bossetti libero perchè il DNA non vale?
    Trattasi di padano,per lui certe regole non valgono.
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

 

 
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