



Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.


Aspettiamo le toghe rosse intervenire in soccorso del delinquente allogeno.
Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.


Sono già intervenute sui cinesi del bar a Milano.


Il 27 ottobre 1962, veniva assassinato Enrico Mattei.
Maurizio Blondet 27 Ottobre 2024
di Gilberto Trombetta
Una piccola carica di tritolo venne piazzata sull’aereo che lo stava portando dall’aeroporto di Catania Fontanarossa a quello di Linate.
Venne assassinato con la complicità di uomini di Stato italiani e su mandato di un Paese tra Regno Unito, Stati Uniti e Francia.
Quando nel 1945 gli venne affidata l’AGIP per liquidarla regalandola ai privati, si oppose. Non solo mantenne l’AGIP un’azienda di Stato, ma nel 1953 creò l’ENI. Permise all’Italia di diventare una protagonista dell’energia a livello mondiale perseguendo la sovranità energetica del Paese che si sentiva onorato di servire.
Si schierò, in Africa e Medio Oriente, sempre dalla parte delle popolazioni oppresse dal colonialismo occidentale traendone al contempo grandi vantaggi per l’Italia. Rifiutò di fare cartello con le 7 sorelle che volevano aumentare i prezzi energetici per aumentare i profitti sulle spalle dei cittadini. Stipulò contratti con i Paesi africani e medio-orientali trattandoli sempre come partner alla pari. Strinse accordi con Iran, Libia, Egitto, Giordania, Tunisia, Libano e Marocco. Nel 1960 volò in Unione Sovietica per stringere accordi commerciali.
Grazie a lui abbiamo avuto benzina, gas e petrolio ai prezzi migliori di tutta Europa. In un cablogramma dell’intelligence inglese dell’agosto del 1962 (pochi mesi prima del suo omicidio), viene riportata una conversazione con un politico italiano in cui disse «Ci ho messo 7 anni per condurre il Governo italiano verso una apertura a sinistra. E posso dirle che mi ci vorranno meno di 7 anni per far uscire l’Italia dalla NATO e metterla alla testa dei Paesi neutrali».
L’intelligence americana lo riteneva un pericolo mentre la stampa a stelle e strisce lo chiamava traditore. Venne minacciato di morte dall’OAS, un gruppo paramilitare francese di estrema destra contrario all’indipendenza delle colonie africane e finanziato dalla Cia in chiave anti-comunista. Aveva nemici all’interno delle massime cariche italiane.
Anche nel mondo cattolico da cui proveniva. Come Giulio Andreotti, all’epoca ministro dell’interno, e Don Sturzo, braccio politico-ecclesiale americano in Italia.
Aveva nemici dentro l’ENI. Il braccio destro di Mattei all’ENI, Eugenio Cefis, ex ufficiale del Sim (Servizi informazione militare) che aveva rapporti con l’Oss durante la guerra e con la Cia successivamente. Venne cacciato dallo stesso Mattei pochi mesi prima della sua morte. Ne divenne però presidente subito dopo il suo assassinio.
La sua morte è costellata di omissioni e misteri. Come l’intervista del contadino Mario Ronchi rilasciata a RaiUno in cui dichiarava di aver visto e sentito un’esplosione in cielo prima dello schianto dell’aereo su cui viaggiava Mattei. Intervista il cui audio venne cancellato. Dichiarazioni che vennero ritrattate dallo stesso Ronchi assunto poi dall’Eni di Eugenio Cefis (che diede lavoro anche alla figlia). Come la morte del giornalista Mauro De Mauro inviato in Sicilia dal regista Francesco Rosi per ricostruire gli ultimi giorni di vita di Enrico Mattei.
Come la morte di Pier Paolo Pasolini che stava lavorando a un romanzo, “Petrolio” in cui parlava dell’ENI, della morte di Mattei, della scalata al potere del suo successore Eugenio Cefis e della politica italiana fino alla metà degli anni Settanta. Nelle conclusioni al processo che sancì al di là di ogni ragionevole dubbio che quello di Enrico Mattei fu un omicidio, l’allora PM di Pavia,
Vincenzo Calia, scrisse “la programmazione e l’esecuzione dell’attentato furono complesse e comportarono […] il coinvolgimento di uomini inseriti nello stesso ente petrolifero e negli organi di sicurezza dello Stato con responsabilità non di secondo piano”. «Non voglio essere ricco in un Paese povero». Enrico Mattei era un patriota, era un cattolico ed era un socialista.
Venne ritenuto colpevole di perseguire la sovranità italiana e di combattere il colonialismo occidentale trattando i Paesi africani e medio-orientali come partner commerciali alla pari. Per questo venne assassinato dai nemici dell’Italia, interni ed esterni.
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Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.




Sul capotreno accoltellato
Maurizio Blondet 5 Novembre 2024
Dai media:
Alshahhat Fares Kamel Salem tira fuori il coltello e colpisce Ventura al fianco.
Chi sono Alshahhat Fares Kamel Salem e l’amica 15enne
Alshahhat Fares Kamel Salem, come riporta il Corriere della Sera, ha 21 anni ed è un cittadino egiziano, regolare in Italia. Da quando è arrivato qualche anno fa, abita in un paese dell’erntroterra genovese e lavora come barbiere. Ha qualche precedente per lesioni personali e per detenzione di stupefacenti.
Lei ha 15 anni, va ancora a scuola, un istituto professionale che non frequenta assiduamente. Vive con la mamma italiana, mentre il papà egiziano è andato via tempo fa, e da qualche mese ospita Alshahhat, col quale ha una relazione.
L’ipocrisia dei media: sfumare il sangue..-
La pugnalata al capotreno, caduto nel suo mare di sangue, che soloi per fortuna non si è concluso con lasua morte (e non certo per volontà del feriotore, “l’egiziano regolare” viaggiava con un coltello di 20 centimetri in tasca) inflligge un vulnus enorme e irreparabile ala stessa civiltà. Non si può mettere un carabiniere accanto a ogni controllore; i viaggi in treno devono affidarsi a un minimo di fiducia e umanità, elementare buona educazione perfino di chi non paga il biglietto. I personale ferroviario ha dovuto da anni fare l’abitudine allle arroganze angherie (impunite) degli immigrati senza biglietto;ora diventa per i ferrovieri pericoloso per la propria vita.
L’interruzione del servizio di 9 ore per sciopero di protesta per questo accoltellamento non potrà che essere seguito da altri (perché altri ferimenti seguiranno , da immigrati imbaldanziti dall’esempio); alla fine, il servizio ferroviario in sé diverrà sempre più incerto, irregolare e pericoloso. Fino a cessare del tutto, se non altro per assottigliarsi dei passeggeri che cesseranno di usare un servizio precario e aleatorio. Per questo conil controllore, ho detto, è stata ferita non solo l’economia (e gravemente), ma la civiltà d’Italia.
Il feritorte, visto che non ha ammazzato il controllore come voleva, è stato accusato solo di “lesioni”: fra qualche mese, se non settimana, sarà messo in libertà dai nostri magistrati, impegnat a fare un dispetto a “Giorgia”, ossia a loro volta in una propria lottta di inciviltà contro il gobverno che k li ppporta a proteggere i clandestini contro “la Meloni”.
Per impedire la separazione delle carriere – è questo il motivo della loro “lotta” contro un Meloni “pericolosa perché al conrariio di Berlusconi” non può essere dimidiata dalle loro inchieste – stanno per rie,pire l’Italia di clandestini; hanno dato un segnale a tutti gli scafisti dal Bangladesh al Maghreb; “venite in Italia v che da qui non espelliamo nessuno, Abbiamo decretato che l’Egitto non è un paese sicuro” E potete non pagare il biglietto”. Quando la popolazione sarà formata al 40 per cento da extracomunitari con coltello, la civiltà sarà finalmente azzerata.
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Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.


C'è veramente da godere nel vedere e sentire i sinistri.
Penosi.


Tutti noi vorremmo poter vivere in un Paese veramente libero ed indipendente, governato da veri rappresentanti disinteressati liberamente eletti per il bene della popolazione.
Vorremmo insomma la nostra agognata Padania.
Purtroppo siamo imprigionato in questo Paese di merda voluto dalla massoneria internazionale.
E siamo servi degli usraeliani.
Ma se dobbiamo vivere con una palla al piede, quella della servitù, almeno ci sia risparmiata l'altra, ci sia concesso di non essere governati da chi, pagato dal potere finanziario, vuole il male di tutti noi.
E quindi almeno Forza Trump!


Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.