La grande truffa dei vitalizi alla Regione Lazio
di Alberto Sofia - 20/01/2014 - Nonostante il caso Fiorito e gli scandali, alla "Pisana" nulla sembra essere cambiato, come hanno denunciato Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo sul Corriere della Sera. Quasi 20 milioni di euro di assegni erogati in un anno: sono stati sufficienti pochi anni di presenza per garantirsi trattamenti da record, ignorando il decreto Monti
Altro che tagli e riduzione dei costi della politica. Non è bastato lo scandalo delcaso Fiorito per frenare il meccanismo dei vitalizi record nella regione Lazio. Né sono serviti da monito i 14 milioni di euro bruciati dallo stesso consiglio regionale in un anno, molti dei quali svaniti per spese personali. La conferma è arrivata dalla scoperta del pagamento dei 266 assegni (49 in più rispetto a quelli di tre anni prima) alla “Pisana”, per un totale di circa 20 milioni di euro pagati in un anno. Secondo Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, un’«ingiustizia da cancellare»: «Possiamo accettare, due decenni dopo la riforma Dini, che un deputato regionale di 50 anni, l’età di Brad Pitt e Monica Bellucci, vada in pensione dopo una legislatura monca d’un triennio, prendendo il doppio di un operaio inchiodato 42 anni e un mese in fabbrica? È un insulto», hanno denunciato i due giornalisti sul Corriere della Sera.
VITALIZI ALLA REGIONE LAZIO: LA TRUFFA – Una grande truffa permessa grazie ad un cavillo passato in Parlamento: «Hanno lasciato tutto come prima», aveva spiegato Stella, sottolineando come fosse stato di fatto ignorato il decreto Monti con i quali venivano vietati i vitalizi prima dei 66 anni e per chi vantava meno di due legislature. Addio spending review, i tagli sono rimasti soltanto sulla carta. Mentre l’Italia e la sua economia continuano ad affondare, con la perdita di 9 punti percentuali di prodotto interno lordo a causa della crisi economica e il crollo della produzione e degli investimenti, i consiglieri laziali travolti dagli scandali hanno preferito fare finta di nulla, per poter incassare pensioni record, spropositate rispetto ai contributi pagati. Basta leggere le cifre:
Vitalizi regione lazio from ilfattoquotidiano
Per diversi eletti sono bastati pochi anni per potersi garantire somme elevate, come hanno spiegato Stella e Rizzo:«Per avere il vitalizio a 50 anni l’ex assessore Marco Mattei versò in tutto 60 mila euro. Dalla fine di ottobre 2013 ne prende 2.467 netti al mese: dal novembre 2015 sarà dunque, vita natural durante, a carico delle pubbliche casse. E se vivrà come un italiano medio (79,5 anni: auguri) riscuoterà, grazie a un aumento al 55° compleanno, 1.084.988 euro: 18 volte quanto versato».ALTRO CHE TAGLI - Chi credeva che lo scandalo “Batman” potesse fermare il bancomat alla Pisana sui vitalizi è rimasto deluso. Alla regione Lazio c’è stato ancora chi ha incassato l’assegno con le vecchie regole. Non serve nemmeno completare la legislatura, possono bastare anche 50 anni. Così se i cittadini sono costretti a far ei conti con la «quota 102» (60 anni d’età e 42 di lavoro) o quella «104», si denuncia nell’editoriale del Corriere della Sera, ad eletti come Mattei è stata sufficiente la «quota 55». Non è certo l’unico, si spiega, a poter beneficiare di certi privilegi e vantaggi:«A Isabella Rauti Alemanno - eletta nel 2010 nel listino dell’ex governatrice Renata Polverini, figlia dell’ex segretario del Msi Pino Rauti e moglie dell’ex sindaco di Roma, ndr- andrà ancora meglio. Per riprendersi i contributi pagati le basteranno 23 mesi e con l’aspettativa di vita delle donne (84,5 anni: auguri bis) prenderà 1.128.198 euro. Diciannove volte il versato. Quanto a Lilia D’Ottavi, subentrata a legislatura in corso, ha la pensione dopo esser rimasta in Consiglio un anno: neanche investire in cocaina le avrebbe fruttato di più», si legge.Per ogni euro versato, alla Pisana «ne escono ben 48». Trattamenti che stridono con un Paese che chiede da anni sacrifici ai propri cittadini, di fronte a una crisi diventata quasi cronica.
TRA PRIVILEGI E SCANDALI – Se gli esodati continuano a rivendicare giustizia, per i consiglieri regionali del Lazio nulla sembra essere cambiato. Senza dimenticare gli scandali e l’uso improprio dei fondi pubblici, considerato come ben 16 regioni su 20 siano coinvolte in indagini sulle “spese pazze” e come da più parti emergano ombre sull’utilizzo delle risorse destinate ai gruppi consiliari. Stella e Rizzo sul Corriere hanno invitato a una svolta reale, per cancellare quei privilegi che la politica continua a ritenere quasi dei «diritti sacrali»:«Ma è ora di andare a toccare, quando sono spropositati (si pensi ai casi citati o a certe pensioni di 91.337 euro al mese) anche quei privilegi che qualcuno vorrebbe sacrali. È una scelta politica. Ma la stessa Corte dei conti ha già detto: non è un dogma. E così la Corte costituzionale, la quale nel 1999 riconobbe che al legislatore «non è inibito emanare norme con efficacia retroattiva» purché «la retroattività trovi adeguata giustificazione sul piano della ragionevolezza ». E cosa c’è di più ragionevole, in questi anni di crisi, che abolire un’offensiva ingiustizia?»
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Rispondi Citando
, questo fa capire che il paese non vuole cambiare.Ma è l'itaGliano stesso che non vuole cambiare...
