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  1. #2681
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    48° SEGNALE DELLA RIPRESA: PIÙ TASSE PER UN’OTTANTINA DI MILIARDI!
    Di Leonardo , il 16 ottobre 2017 - Replica

    di LUIGI CORTINOVIS

    “E poi, per far ripartire l’Italia, serve abbassare le tasse e noi le abbasserremo”. Quante volte avete sentito questa banalità? UN falso, sempre!

    Infatti, si prevede una bella stangata fiscale da quasi 81 miliardi di euro tra il 2017 e il 2020 per le imprese. Nei prossimi quattro anni le tasse saliranno di 80,9 miliardi: dai 786 miliardi del 2016, quest’anno si arriverà a 803 miliardi per poi salire progressivamente fino agli 867 miliardi del 2020, con una impennata complessiva del 10,29%.

    Niente spending review: le uscite dal bilancio pubblico cresceranno sistematicamente: dagli 830 miliardi dello scorso anno si arriverà agli 860 miliardi del 2020 per un aumento complessivo di oltre 30 miliardi pari a una crescita del 3,66%. Questi i dati principali dell’operazione fact checking realizzata dal Centro studi di Unimpresa sulla Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza approvato il 23 settembre dal consiglio dei ministri, secondo la quale sono destinati a salire anche i versamenti allo Stato per contributi sociali e previdenziali: l’incremento, che produce effetti sul costo del lavoro per le imprese, sarà di oltre 27 miliardi. “I numeri dicono sempre la verità e smascherano le prese in giro del governo, delle quali siamo ormai stufi” commenta il vicepresidente di Unimpresa, Claudio Pucci.

    Un Italia di cialtroni.
    https://www.rischiocalcolato.it/blog...di-304195.html
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  2. #2682
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Il governo stanga i negozi con la "multa dei Bancomat"
    Nella legge di Bilancio 30 euro di sanzione per gli esercenti che rifiutano i micropagamenti con le Carte
    Gian Maria De
    I peggiori incubi dei commercianti stanno per materializzarsi. Il governo ha inserito nella legge di Bilancio 2018, che sarà varata oggi, la norma che prevede, a partire dal prossimo gennaio, una sanzione di 30 euro ogniqualvolta un esercente non accetterà un pagamento tramite bancomat o carta di credito.
    È il fantasma più volte evocato (anche in una recente intervista al Giornale) dal presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, che da due anni battaglia per evitare la tagliola della norma sui micropagamenti introdotta dalla legge di Stabilità 2016.
    In buona sostanza, i negozianti saranno obbligati - pena la multa - ad accettare pagamenti elettronici anche al di sotto della soglia dei 5 euro. Se l'innovazione è stata sempre presentata come una modernizzazione del sistema, va anche detto che si tratta dell'ultimo passo verso la piena vigenza dello stato di polizia fiscale. «Lo scopo è inserire questa norma in un contesto più ampio per spingere tutto il sistema ad un deciso spostamento verso i pagamenti elettronici in Italia», ha spiegato al Messaggero il viceministro dell'economia ed estensore della norma, Luigi Casero. La moneta elettronica è, infatti, tracciabile e questo consentirà all'Agenzia delle Entrate sia di sapere quanto incassano effettivamente gli esercenti sia di controllare se le spese dei privati contribuenti sono effettivamente commisurate al reddito dichiarato.
    Va detto che l'installazione dei terminali Pos comporta, secondo alcune stime, un aggravio di costi di 1.700 euro annui per ogni commerciante, costi che naturalmente si scaricano sulla clientela. Ecco perché il numero uno di Confcommercio Sangalli ha sempre chiesto «incentivi e riduzione dei costi», ma soprattutto libertà di scelta.
    Il governo stanga i negozi con la "multa dei Bancomat"

    Obbligo di bancomat per tutti
    Carlo Lottieri
    C'è qualcosa di assurdo nel voler imporre a ogni commerciante e artigiano di accettare pagamenti con bancomat e carta di credito. Ora perfino i baristi dovranno accettare il pagamento di un caffè con quella modalità: assumendosi costi insostenibili per un prodotto pagato solo un euro.
    La norma nasce da una presunzione di colpevolezza: la circolazione del contante viene infatti associata all'evasione fiscale. Ormai siamo tutti colpevoli fino a prova contraria e l'onere di dimostrare la nostra innocenza ricade su di noi.
    Per giunta, queste norme non disciplinano il commercio: l'uccidono. Il mercato è il luogo dove s'incontrano libere volontà, le quali si accordano sui beni da scambiare, ma anche sulle modalità. Se vai al bar e vuoi pagare con Visa ma il negoziante non vuole, lo scambio non avrà luogo. Esattamente come succede quando offro 200mila euro per un appartamento e il venditore mi risponde picche.
    L'eliminazione del contante mina la nostra libertà e la cosa più triste è che quasi nessuno s'oppone. D'altro canto la ragione della «guerra al contante» è chiara: gli Stati sono vicini al fallimento. La nostra finanza pubblica è in condizioni pietose, ma l'Italia è solo all'avanguardia di un processo generale, dato che le logiche della politica spingono ovunque i governi a indebitarsi per distribuire favori. Nel tentativo di raccattare soldi, si cerca poi di eliminare il contante.
    L'idea di costringere tutti a usare queste forme di pagamento, essenzialmente per sottrarre ancor più risorse ai legittimi proprietari, non ci porta in un mondo più avanzato, ma ci impoverisce e ci priva di libertà. Per giunta, si tratta di una battaglia già persa, dato che il mondo va altrove. Le tendenze in atto, grazie alla rivoluzione delle crittomonete, renderanno impossibile per gli Stati tracciare ogni comportamento e negare ogni spazio di privacy. Uno dei vantaggi del bitcoin è che si colloca fuori dal sistema bancario e non è controllato da questa o quella autorità nazionale. Se il contante cartaceo sparirà, sarà solo per lasciare il posto a un contante di tipo nuovo (virtuale, elettronico). L'alleanza tra tecnologia e libertà può insomma aiutarci a resistere di fronte alle follie dei governanti.
    Obbligo di bancomat per tutti

  3. #2683
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Da riportare sulle monete.
    Eri, per cortesia provvedi.
    Grazie.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  4. #2684
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    GOVERNO SCRIVE A IMPRESE: “ASSUMI UN PROFUGO, PAGANO CONTRIBUENTI”

    Le prime segnalazioni erano arrivate circa un mese fa dagli stessi imprenditori. Ora Cinformi – ente pubblico – ci riprova. Nella giornata di ieri ha riproposto ad una azienda trentina l’assunzione di un ragazzo straniero che la cooperativa sociale segue da quasi 5 anni. Nell’email come si nota l’imprenditore aveva già declinato l’invito. Alla base del rifiuto c’era il problema di alcuni suoi operai che non vedevano di buon occhio la manodopera straniera.
    Ma nonostante questo Cinformi ha continuato a chiedere all’imprenditore l’assunzione dello straniero. «Non ce l’ho con gli stranieri – ci ha confessato l’imprenditore – ma con Cinformi che invece di fare gli interessi dei trentini aiuta chi è già mantenuto dalla comunità. Se avrò bisogno di assumere la mia priorità ricadrà sempre sui cittadini italiani».
    Cinformi ci riprova e offre i profughi alle ditte trentine. - La Voce del Trentino Quotidiano online INDIPENDENTE
    In concreto riassumendo brevemente Cinformi sta contattando gli artigiani di ogni settore, chiedendo loro la disponibilità di assumere i richiedenti asilo in uno stage gratuito per il primo mese e con un costo di 400/600 euro mensili per i successivi. Soldi questi che paga la provincia di Trento agli immigrati.
    E lo stesso avviene in tutta Italia.

    https://voxnews.info/2017/10/14/gove...-costribuenti/
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  5. #2685
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Maxi-multa da 58mila euro perché sbaglia la causale del bonifico
    Compra la casa dal fratello e la rivende, ma sbaglia la causale sul bonifico (senza evadere un euro): maxi multa da 58mila euro
    30 Ottobre 2017 - Compra la casa del fratello e la rivende, si accorda con l’Agenzia delle Entrate per dichiarare la plusvalenza tra acquisto e vendita dell’immobile, effettua i bonifici che comprovano la buona fede e che pareggiano i conti, ma viene multata con 58mila euro di sanzione monstre perchè sbaglia a scrivere la causale dei bonifici.
    FISCO CONTROLLORE INFLESSIBILE – A far scattare il controllo del Fisco è stata l’ingenuità della contribuente, complice l’imperizia di un notaio, che non ha atteso lo scoccare dei cinque anni tra l’acquisto e la vendita, che avrebbe liberato l’operazione dall’obbligo di dichiarare la plusvalenza. Bastava vendere sei mesi dopo per evitare qualsiasi questione. Nessun vantaggio fiscale, non euro risparmiato né tanto meno evaso, come emerso durante il contraddittorio. Ma non sono bastati sei mesi di ‘trattative’ e un atto di rettifica del prezzo di acquisto dell’immobile e di quietanza, concordato con gli uffici e costato alla contribuente oltre 3mila euro tra notaio e registrazione in Agenzia, per riuscire a disinnescare i meccanismi implacabili della macchina del Fisco.
    L’Amministrazione ha applicato le norme, ma lo ha fatto confezionando un perfetto “caso di scuola” per rappresentare quello che il Fisco non dovrebbe essere: un controllore inflessibile e privo di discrezionalità, che non riesce a distinguere un contribuente onesto da un evasore incallito, con una sanzione talmente sproporzionata da rendere inevitabile la lunga strada del contenzioso.
    IL CASO – La compravendita dell’immobile, stando ai due atti rispettivamente del luglio 2008 e del dicembre 2012, produce una plusvalenza di 150mila euro. Deriva dalla differenza fra il prezzo di vendita (270mila euro) e quello di acquisto della casa, ceduta dal fratello della contribuente (120mila euro). Come avviene spesso all’interno delle famiglie, la somma più bassa è stata poi ampiamente compensata successivamente, arrivando a un prezzo effettivo di acquisto di 280mila euro. Per questo, su suggerimento degli stessi uffici dell’Agenzia, è stato presentato un atto di rettifica e quietanza che attesta il conguaglio del prezzo con due bonifici successivi alla vendita, rispettivamente di 90mila e 70mila euro. Ma non è servito a nulla. L’Agenzia ha ritenuto che “il riferimento preciso alla compravendita nella causale dei bonifici fosse elemento indispensabile per dimostrare il maggior valore dell’acquisto”. Riferimento che nei bonifici, evidentemente, non c’è. Per questo, è scattata una sanzione da 57.807 euro.
    COSA FARE? – Ora la contribuente si trova di fronte a un bivio. Pagare subito la sanzione ridotta a un terzo, quasi 20mila euro, e rinunciare al ricorso, oppure scegliere la via del ricorso, pagare subito 25mila euro, e sperare di farsi dare ragione da un giudice. La terza opzione è quella peggiore. Se non chiede la riduzione delle sanzioni e non presenta ricorso nei termini, la contribuente dovrà versare all’Erario la somma di imposte, sanzioni e interessi, calcolati per intero, che arriva a 133mila euro.
    OGNI GIORNO SCATTANO GLI INTERESSI – Comunque, la decisione deve essere rapida. Notificato l’accertamento il 23 ottobre, scattano dal 31 ottobre, e per ogni giorno, ulteriori interessi al tasso del 4%. L’avviso di accertamento dettaglia le diverse opzioni ma costringe evidentemente la contribuente a verificarne la percorribilità con l’ausilio di un commercialista e di un legale. Così, già la sola decisione sulla strada da intraprendere comporta nuove spese, da sommare a quelle già sostenute per tentare di far valere la buona fede e, nelle aspettative tradite dal comportamento degli uffici, il buon senso.
    https://quifinanza.it/soldi/maxi-mul...nifico/150023/

    Stipendi più alti a burocrati e pm e più bassi a medici e poliziotti
    Retribuzioni del settore pubblico: crescono per i magistrati e calano per sanitari, docenti, forze dell'ordine e pompieri
    Giuseppe Marino
    Dante aveva capito tutto: «La gloria di colui che tutto move/ per l'universo penetra, e risplende /in una parte più e meno altrove».
    Perfino gli stipendi pubblici seguono la regola del Paradiso: chi vive nei cieli più vicini alla Luce, non conosce crisi, chi ne è più lontano paga pegno. Nella pubblica amministrazione la luce, manco a dirlo, è la politica.
    Il rinnovo dei contratti del pubblico impiego è in piena accelerazione grazie soprattutto alla necessità della maggioranza che guida il Paese di presentasi alle elezioni con la bisaccia piena di doni. A spiegare come si è comportata la stessa maggioranza nei lunghi anni in cui il voto era una chimera ci pensano le analisi dell'Aran, l'agenzia del pubblico impiego. Utilità dell'ente per il cittadino, competenza dei suoi lavoratori, men che meno risultati: tutte variabili completamente assenti nella dinamica dei salari pubblici. Invece, esaminando l'analisi riportata ieri dal Sole24Ore si nota una chiara costante: il potere della casta a cui si appartiene e la sua vicinanza alla guida politica sono decisivi anche per contrastare gli effetti della crisi.
    Dal 2010, due anni dopo lo scoppio delle crisi bancarie, gli stipendi pubblici sono rimasti bloccati, ma in modo diseguale. Per cui l'effetto dell'inflazione ha eroso del 12,4 per cento il salario reale dei dipendenti della scuola, dell'11,8 per cento quelli dell'università, dell'1,5 per le forze di polizia, del 5,2 per cento i vigili del fuoco, del 7,1 per cento nella sanità. I segni positivi davanti al valore della variazione dei salari medi riguardano pochissime categorie, meno della dita di una mano. E seguono la regola dantesca: più sei vicino alla politica, più sei tutelato.
    Un esempio per tutti è il Cnel: è previsto dalla Costituzione ma è considerato talmente inutile che nell'Italia che non taglia mai un ente, è arrivato a un soffio dall'abolizione con il referendum del 4 dicembre voluto dal Pd che, sconfitto nelle urne, ha pensato bene di riprendere il controllo del feudo piazzandovi a capo un proprio storico esponente, Tiziano Treu. Qui la crisi è una chimera, un fenomeno da analizzare ma solo in teoria, perché nella pratica gli stipendi salgono sempre: del 7 per cento negli anni più bui, dal 2010 a oggi, quelli in cui tutto il resto del Paese diventava sempre più povero, e addirittura del 26,6 se si allarga l'ottica anche ai 5 anni precedenti. Lo stesso per i dipendenti i Palazzo Chigi, il cui salario medio reale è cresciuto dello 0,4 per cento negli ultimi 5 anni e del 23,5 dal 2005. Gli altri ministeri hanno «sofferto» un calo del 2 per cento dal 2010, ma se si considerano gli aumenti degli anni precedenti il segno diventa positivo dell'1,5 per cento.
    Tra i burocrati intoccabili rientrano anche i dipendenti delle Authority, per i quali però il vero scudo è la maggiore autonomia concessa per statuto. Approfittando di una guarentigia che dovrebbe servire a renderli meno condizionabili, non più ricchi. E invece per loro l'aumento è continuo da dieci anni a questa parte: +10,7 per cento. Stesso discorso vale per i magistrati costretti a tirare appena la cinghia negli ultimi anni dopo averla allargata quasi del 10 per cento dal 2005.
    Stipendi più alti a burocrati e pm e più bassi a medici e poliziotti

    Orrore! Gentiloni ce l’ha quasi fatta: potrete essere censurati e schedati sul web
    I lettori di questo blog ricordano la battaglia condotta, all’inizio del mese, contro l’approvazione del disegno di legge del premier Gentiloni che introduceva due provvedimenti gravissimi, all’articolo 2:
    – i dati internet e telefonici potranno essere conservati per 6 anni, il che significa autorizzare la schedatura di massa
    – l’Agcom, ovvero l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, avrà il potere di intervenire sulle comunicazioni elettroniche dei cittadini italiani a tutela del diritto di autore, impedendo, all’occorrenza, l’accesso ai siti “in infrazione”; il che significa spalancare di fatto le porte alla censura sul web con il pretesto di infrazioni marginali, come la pubblicazione di una foto scaricata da un motore di ricerca.
    Notate bene: nessun Paese democratico contempla misure così severe. Lo scorso 5 ottobre, il Senato avrebbe dovuto votare il disegno di legge, infilato furbescamente nel decreto mille proroghe, per non dare nell’occhio. Da notare che era già stato approvato alla Camera e dunque si trattava del voto definitivo, contro il quale il sottoscritto e altri opinionisti hanno lanciato impellenti e drammatici appelli.
    Nei giorni successivi ho cercato di sapere com’era andata. Sui giornali neanche una riga e come poteva essere diversamente? A parte il Fatto Quotidiano, che ha svelato la vicenda, e ilgiornale.it, nessuno ne ha parlato. Tutti zitti, tutti, forse, inconsapevoli.
    E allora mi sono attivato da solo. Non avendo mai fatto il giornalista parlamentare e non possedendo la necessaria dimestichezza con tali atti, mi sono rivolto al portavoce del Senato, Alessio Pasquini, mettendo in copia la segreteria. Di solito queste richieste vengono trattate dall’Ufficio stampa. E quello di un Parlamento, di solito, risponde. E invece… sì, lo avete capito. Sto ancora aspettando la risposta.
    Allora mi sono rivolto alla senatrice Ornella Bertorotta, del Movimento 5 Stelle, che un paio di anni fa mi aveva invitato a parlare a un convegno di politica internazionale a Palazzo Madama. Molto cortesemente la senatrice Bertorotta, che ringrazio, mi ha risposto inviandomi lo stenografico di quella seduta. Vorrei tanto sbagliarmi ma leggendo questo resoconto risulta che gli emendamenti presentati per togliere o correggere quei due passaggi sono stati bocciati, mentre l’articolo 2 è stato approvato.
    E allora è legge? Non ancora, per fortuna. Il disegno 2886 non è ancora stato approvato perché su un articolo, il numero 5, è mancato il numero legale. Dunque l’approvazione definitiva è stata rinviata ad altre sedute.
    Insomma, si è guadagnato tempo e l’unica speranza è che, nell’imminenza dello scioglimento della Camere, il provvedimento venga rinviato alla prossima legislatura. E chissà che una nuova maggioranza… Insomma, ci vorrebbe un miracolo.
    Resta, purtroppo, che l’articolo 2 sia stato approvato ovvero il premier Gentiloni e il suo Partito il PD sono a un passo dall’ottenere quel che si prefiggevano: predisporre misure da Grande Fratello Orwelliano per schedare le opinioni di tutti gli italiani e poter censurare i siti davvero scomodi, magari col pretesto sempre molto di moda delle Fake News.
    Indovinate un po’ quali siti saranno oggetto di premurose attenzioni?
    Orrore! Gentiloni ce l?ha quasi fatta: potrete essere censurati e schedati sul web ? il Blog di Marcello Foa


  6. #2686
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Lezioni forzate di antifascismo
    Ma se qualche demente vestisse di biancazzurro Cristo in croce, il presidente della repubblica, il presidente del consiglio, le prime pagine dei giornali e dei telegiornali, denuncerebbero indignati l’oltraggio blasfemo, imporrebbero la lettura negli stadi e nelle scuole del Vangelo sulla Crocifissione? Non credo.
    E non è un’ipotesi del tutto immaginaria, perché mille volte rockstar, tifoserie, giornali satirici, gay pride e via dicendo, hanno preso in giro Gesù, la Madonna e tutti i Santi e li hanno derisi e bestemmiati. E la cosa è passata inosservata.
    Viviamo ormai da giorni sull’onda di un gesto cretino di quattro dementi che hanno usato la foto di Anna Frank per prendere in giro le tifoserie opposte. La reazione a un gesto irrispettoso e demente è stata dieci volte, mille volte superiore rispetto a chi commette un atroce assassinio e magari non viene adeguatamente punito.
    Le parole, gli atti simbolici contano più degli atti e dei crimini veri e propri. Anzi solo certe parole, solo certi atti simbolici. Senza dire che alla condanna segue puntuale la denuncia che l’antisemitismo sta crescendo in Italia, siamo alla vigilia di una marcia nazista e razzista, massima mobilitazione per un pericolo alle porte.
    L’apice poi si raggiunge se dopo quattro giorni di indignazione, mobilitazione e denuncia, ti capita un bell’anniversario come quello di oggi sulla Marcia su Roma e magari intervistano il presidente dell’Anpi, l’associazione dei partigiani, Smuraglia. Come è accaduto a La Repubblica.
    E allora accade di scoprire dalla viva voce dello Smuraglia una cosa sorprendente: in tema di fascismo e di antifascismo, di campi di sterminio e di razzismo in Italia “c’è un silenzio assordante”. Mi stropiccio gli occhi e rileggo la frase; sull’assordante ci siamo, ma il silenzio?
    Ritorno alle righe precedenti e verifico se sta parlando del comunismo, di cui in questi giorni ricorre il centenario della nascita e tutti parlano della rivoluzione bolscevica e nessuno delle conseguenze tragiche per il mondo di quella data che portò il comunismo al potere.
    Il regime che è costato in assoluto più vittime, che ha oppresso in assoluto più popoli, per più tempo, in più continenti. E che non è morto, se si considera che un piccolo paese di un miliardo e trecento milioni d’abitanti ha celebrato in questi giorni il congresso del Partito Comunista al potere, che è naturalmente il partito unico di quel paese sterminato (in tutti i sensi).
    No, quello Smuraglia lì parlava del fascismo, di cui notoriamente non si parla mai, nei media e nemmeno in Parlamento…
    Il presidente dell’Anpi che auspica divieti per tutti, carcere, obblighi di lettura, anzi letture forzate, alla fine chiede che per il 28 ottobre ogni anno di qui all’eternità si faccia una giornata dell’informazione per somministrare a tutti la Verità Assoluta e indiscutibile, per raccontare la storia dell’orco in bianco e nero, buoni e cattivi.
    Non si rendono conto che sono posizioni come queste, campagne assordanti – ma davvero assordanti – come queste che generano nausea e rigetto nel paese, voglia di silenzio e di evasione nella maggioranza degli italiani e voglia di trasgressione in una piccola minoranza.
    E infatti il presidente dell’Anpi mestamente riconosce che in Italia nonostante questa cura intensiva, l’antifascismo non ha attecchito nelle popolazioni e quindi bisogna aumentare le dosi di somministrazione…
    Intanto il paese è disteso a tappetino sotto la Macchina del Politicamente Corretto, non si arresta davanti a niente, dichiara solennemente guerra a quattro fessi tifosi, mobilita piazze, scuole e saperi. E nessuno può osare di obbiettare qualcosa.
    Er valoroso popolo de sinistra marcia indignato contro la Marcia su Roma.
    Quando è successo, chiede il bambino? 95 anni fa. Ecco come rendere grottesca la storia.
    In questo paese, in cui la demenza è andata al potere, anche accademico, viene istituita a Torino, la cattedra di Storia dell’Omosessualità. Poi seguirà una cattedra di fisica e poi di chimica dell’omosessualità, a cui seguirà la cattedra di teologia dell’omosessualità per dimostrare che Dio è lesbico e predilige i transgender.
    Sic trans gloria mundi. Ma si, spariamoci una bella marcia gay su Roma contro il pericolo fascista-laziale alle porte, con Lotito al posto di Benito.
    Lezioni forzate di antifascismo - Marcello Veneziani

    Ora è ufficiale: Dal 1°Gennaio 80€ in più ai lavoratori Forestali
    L'assessore all'agricoltura Cracolici ha firmato il rinnovo del contratto
    per ventiduemila operai per un costo complessivo di 11,5 milioni di euro.
    L'accordo arriva a una settimana dal voto
    Dopo l’annuncio, arriva la firma. E con quella gli aumenti. È stato siglato il nuovo contratto integrativo dei lavoratori forestali, un accordo da 11,5 milioni con il quale viene concesso ai 22mila operai dell’Isola un aumento che arriva fino a circa 80 euro al mese. L’accordo, raggiunto a metà settembre ma adesso ufficializzato, riconosce una media di cinque euro per ogni giornata lavorativa dei forestali e sarà applicato dall’1 gennaio. Visto che le giornate lavorative sono in totale 2,3 milioni, il costo complessivo è di 11,5 milioni.
    «Questo negoziato – ha specificato l’assessore a settembre, dopo le polemiche sull’intesa – va avanti da sei mesi. Si è chiuso adesso, non è una manovra elettorale». La firma, però, arriva nell’ultima settimana prima del voto.
    Forestali News Ora è ufficiale: Dal 1°Gennaio 80? in più ai lavoratori Forestali - Forestali News

    Gli italiani? Una banda di ladri
    Parola di Feltri
    Luigi Mascheroni
    Ladruncoli, ladrùcci, ladri e ladroni. Non c'è popolo come l'italico che sappia sfoggiare con disinvoltura tutte le sfumature del furto, dalla corruzione all'evasione fino alla rapina in grande stile (per certe cose ci vuole classe, oltre che forti appoggi politici) come l'assalto alla diligenza delle grandi banche.
    Il problema è che siamo ladri dentro, noi italiani[voi itagliani...]. Mediterranei per geografia, levantini per civiltà, traditori per natura, evasori per tradizione, abbiamo affinato nei millenni, dall'antica Roma a Mafia Capitale, l'arte eccelsa del latrocinio. Declinata in: bustarelle, tangenti, estorsione, pizzo, malversazione, finanziamenti illeciti... La storia delle ruberie italiche è, al di là dei giochi di parole, ricchissima. Il bello è che i protagonisti (volgarmente: banditi) amano sentirsi furbi. Ecco perché la cosa migliore - anche eticamente - è chiamarli col loro nome. Come fa Vittorio Feltri in un devastante pamphlet che ripercorre la recente storia patria, fra aneddoti irresistibili e dati inoppugnabili, alla luce della maggiore abilità nazionale, ossia rubare: Chiamiamoli ladri, sottotitolo «L'esercito dei corrotti» (Mondadori, pagg. 102, euro 17).
    L'italiano - sia il cittadino comune che si fa raccomandare dal cognato per saltare la lista di attesa in ospedale, sia il politico che prende la stecca per la concessione edilizia - è un campione di disonestà. Feltri non perdona. Da vecchio cronista (non offenderti, direttore) mette in fila cifre, statistiche, notizie. Impossibile dargli torno. Tra i 28 Stati della Ue come onestà siamo penultimi. Ci supera solo la Bulgaria. E nella classifica di Trasparency International, quanto a corruzione ce la giochiamo con Capo Verde, Ruanda e Ghana. Nello specifico: ben 2 milioni di italiani hanno pagato bustarelle per ricevere favori in ambito sanitario e 10 milioni hanno effettuato visite mediche specialistiche in nero. Non vi basta? Dall'ultimo report della Guardia di Finanza (ma anche molti finanzieri rubano...) un terzo (!) degli appalti pubblici sono viziati dall'illegalità. Bettino Craxi, quando disse che il latrocinio era un male comune, colse nel segno. E a sentire Piercamillo Davigo le cose, dopo Mani Pulite, sono solo peggiorate. Prima si rubava per il partito, e un po' per sé. Oggi per se stessi e, quel che resta, per l'amante (tra i vari capitoli, consigliamo l'attenta lettura di «Storia del furto all'italiana»).
    Non se ne esce. Feltri non vuole fare la morale a nessuno. Né pretende di cambiare il Dna degli italiani. Dice solo che un buon punto di partenza è evitare di addolcire la pillola parlando di «corrotti» e «corruttori», termini che non scandalizzano più. E tornare a gridare: «Ladri!». Essere meno tolleranti con noi stessi, può essere un inizio. E lasciamo in pace lo Stato. Non ha alcun diritto per insegnare la moralità. Fatti i conti di tasse, imposte e gabelle, il primo a rubare, è lui.
    Gli italiani? Una banda di ladri Parola di Feltri

  7. #2687
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Sfuma il decreto per arginare il gioco d’azzardo
    Il Ministero dell’Economia non traduce in decreto un’intesa Stato-Regioni sul riordino del settore azzardo
    L’intesa raggiunta, il 7 settembre scorso, nella Conferenza unificata Stato-Regioni sul riordino del settore azzardo aveva lasciato presagire un argine al dilagare del gioco d’azzardo e della ludopatia. E invece è tutto rimandato a data da destinarsi. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze la avrebbe dovuta tradurre in decreto entro il 31 ottobre 2017, ma non l’ha fatto.
    Nella Legge di Bilancio, in discussione in Senato, così come nel decreto legge 148/17, sono previsti al contrario aumenti dei corrispettivi per le concessioni in materia di Bingo e la prosecuzione delle concessioni per lotterie nazionale a estrazione istantanea.
    Lo Stato si arricchisce con l’azzardo
    Inoltre – come riporta l’AgenSir – nel decreto legge 16 ottobre 2017, n. 148, “Disposizioni urgenti in materia finanziaria e per esigenze indifferibili”, l’articolo 20 prevede che l’Agenzia delle dogane e dei monopoli provvede ad autorizzare la prosecuzione del rapporto concessorio in essere relativo alla raccolta, anche a distanza, delle lotterie nazionali a estrazione istantanea, in modo da assicurare nuove e maggiori entrate al bilancio dello Stato. E ancora: nella legge di bilancio in discussione l’articolo 90 aumenta il corrispettivo per le concessioni in materia di Bingo (200 sale), attualmente in proroga, da 5.000 a 7.500 euro mensili.
    Questi due aspetti mettono in allarme le associazioni impegnate nel contrasto all’azzardo. “Il dubbio è che il Governo, in prossimità delle elezioni, non voglia affrontare apertamente un tema sul quale rischia di prendere qualche scivolata, spiega all’AgenSir Attilio Simeone, coordinatore del Cartello “Insieme contro l’azzardo”, costituito in seno alla Consulta nazionale antiusura.
    https://www.informarexresistere.fr/s...ioco-dazzardo/

    Governo Pdoncorsi e posto fisso 1400 assunzioni al Ministero della Giustizia
    Di Antonio Amorosi
    Sarà il profumo delle elezioni politiche alle porte, sarà che c'è davvero bisogno di impiegati dello Stato. Sarà. Come dice Checco Zalone: “L’Italia è una repubblica fondata sul posto fisso”. Un mito che il governo Pd sembra ricordare benissimo.
    Il Governo Gentiloni, dopo le manovre del ministro Valeria Fedeli verso il mega concorso per l'assunzione di 4600 insegnanti di religione (vedi qui), ne ha annunciato un altro per il triennio 2017-2019 e per la Pubblica Amministrazione.
    Il Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2018 prevede con l'articolo 46 “l’assunzione, per il triennio 2018-2020, nell’ambito dell’attuale dotazione organica, di personale amministrativo non dirigenziale, da inquadrare nel ruolo dell’amministrazione giudiziaria di massimo ulteriori 1400 unità.”
    Tradotto. Il ministero della Giustizia del ministro Andrea Orlando assumerà a tempo indeterminato, dopo aver superato le prove di un concorso pubblico, ben 1400 figure da collocare nei tribunali italiani.
    Il concorso segue quello indetto dal Ministero della Giustizia del 2016 per l'assunzione di altri 1400 assistenti giudiziari. In questo concorso 3500 soggetti, ritenuti idonei, hanno formato un comitato ufficiale, auspicando per le assunzioni lo scorrimento della graduatoria generale. Vedremo cosa decideranno il governo e il ministro.
    La Legge pianifica, per poter procedere al bando, uno stanziamento di 2 milioni di euro.
    Molto probabilmente la prova sarà aperta anche a chi è in possesso di una laurea triennale. Si prevedono una prova preselettiva, una scritta ed una orale. Sono stati stanziati, per tutto ciò che occorre, 27 milioni di euro per l'anno 2018 e 49 milioni di euro per l'anno 2019.
    Il bilancio prevede anche, all'articolo 45, “in aggiunta alle facoltà assunzionali previste dalla normativa vigente, di assumere i magistrati ordinari vincitori del concorso”, cioè “l'assunzione di" altri "magistrati ordinari e di avvocati e procuratori dello Stato”, oltre cioè quelli previsti in precedenza.
    Sono poi in cantiere nuovi bandi anche presso l'Agenzia delle Entrate, l'Inps, il ministero delle Finanze, la Polizia Penitenziaria, la Guardia di Finanza, e soprattutto al ministero dei Beni Culturali per il quale ne é già in programma uno da 200 posti. A questa marea di concorsi, si parla di 9000 posizioni, potranno aspirare sia diplomati che laureati.
    Sarà il profumo delle elezioni politiche alle porte. Sarà che l'Italia è una repubblica fondata sul posto fisso...
    Governo Pdoncorsi e posto fisso 1400 assunzioni al Ministero della Giustizia - Affaritaliani.it

    Gioventù rimbambita: non lotta e non si arrabbia, ma si fida di web e Ue
    Di Roberto Derta
    Qualunquisti, apatici, incapaci di conflittualità ma, ehi, sono grandi fan della Ue e della globalizzazione, quindi va benissimo così. Sono i giovani italiani, così come emergono dal sondaggio dell’Osservatorio di Demos-Coop, condotto nei giorni scorsi e proposto oggi su Repubblica. Il ritratto è sconfortante: ne emerge una generazione completamente priva di rabbia e di volontà di ribellione, anche di quella più istintiva e immediata, ovvero contro i genitori.
    Anzi, i giovani italiani sono particolarmente legati alla famiglia. È un bene? Dipende. In questo caso non sembra proprio che la famiglia venga valorizzata come depositaria di valori o di una trasmissione culturale. Si tratta, al contrario, di un bozzolo caldo che protegge dal mondo. Non a caso, nel sondaggio il 39% dei ragazzi, quasi 4 su 10, ammettono di “sentirsi solo”. In compenso, l’obbiettivo di “fare carriera” è molto ambito dal 41% dei più giovani: quasi 10 punti in più rispetto ai primi anni 2000. La componente che considera importante la politica non va oltre il 14%, quella che dà un’importanza fondamentale alla religione è il 7%, meno di un terzo rispetto al 2003.
    In compenso, il 47% dei giovani tra 15 e 24 anni prova molta o moltissima fiducia nella Ue, il 51% di loro crede fortemente nella globalizzazione. Il 56% di loro, poi, ha molta fiducia in internet, in questo superati però dalla fascia d’età successiva: il 59% dei ragazzi che hanno tra 25 e 36 anni ha aspettative esagerate riguardo alla rete. Bene così, ragazzi: non lottate, non impegnatevi, internet e la globalizzazione risolveranno tutti i vostri problemi. L’importante è crederci.
    Gioventù rimbambita: non lotta e non si arrabbia, ma si fida di web e Ue

    Lui urina su di voi. Ed esultate
    Quanti populisti si riempiono la bocca di grandi doti etiche da parte dei ‘giovani italiani’, sempre più definiti come ‘cervelli in fuga’, ‘patrioti’, speranze del futuro.
    Ma il popolo – e soprattutto la maggioranza dei giovani italiani – non faranno mai alcuna rivoluzione. Sono inebetiti, quasi-animali alla ricerca del like e – come si vede nel video – esultano per un tipo di colore che urina nel vagone della metro. Sì. Esultano. Proprio così. Quello gli piscia nella metro e loro – anziché reagire – urlano di gioia come fossero scimmie. Quale sarebbe la bestia? Probabilmente entrambi. Di sicuro non saranno loro a salvarvi, perché loro sono il prodotto di questo mondo che puzza di… piscio.
    Lui urina su di voi. Ed esultate - Azione TradizionaleAzione Tradizionale

  8. #2688
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Berlusconi: "Non toccate Draghi"

    Berlusconi: "Non toccate Draghi" - Politica - quotidiano.net

    Sentite cosa dice:



    Gettare la colpa in modo indiscriminato sul sistema bancario, o su Bankitalia, o sulla Consob non soltanto è sbagliato, ma non serve a capire chi sono i veri responsabili, né a punirli. Io credo che la responsabilità sia sempre personale: come da un lato non ho mai condiviso il tentativo d’inchiodare i vertici del Pd a responsabilità che – se esistono – riguardano loro familiari, così non condivido l’idea di mettere sotto processo il sistema bancario perché alcuni singoli banchieri hanno operato male o hanno truffato i clienti. A maggior ragione questo vale nei confronti della Banca d’Italia: se qualcuno ha commesso degli errori, li si esamini, senza incolpare i vertici in modo generico».


    ANCORA:

    L’ex governatore di Bankitalia nonché presidente della Bce, Mario Draghi, è sembrato in qualche momento nel mirino. Qual è il suo giudizio su di lui? Lo vedrebbe ancora bene come presidente del Consiglio in Italia?

    «Coinvolgere Draghi è davvero da irresponsabili. È l’uomo che con le sue politiche ha contribuito a stabilizzare l’economia italiana e probabilmente ha salvato l’euro in questi anni. Ero riuscito a portarlo alla presidenza della Bce con un mio forte impegno personale. Peraltro avevo citato il suo nome non per candidarlo, non lo avrei certamente fatto senza consultarlo, ma per fare un esempio, per indicare un profilo adatto a guidare l’Italia. A quanto mi risulta Draghi non ha alcuna intenzione di lasciare il suo mandato a Francoforte».


    E QUESTO SAREBBE PER IL CAMBIAMENTO CON DISCORSI DEL GENERE.

  9. #2689
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Citazione Originariamente Scritto da psico Visualizza Messaggio
    Berlusconi: "Non toccate Draghi"

    Berlusconi: "Non toccate Draghi" - Politica - quotidiano.net

    Sentite cosa dice:



    Gettare la colpa in modo indiscriminato sul sistema bancario, o su Bankitalia, o sulla Consob non soltanto è sbagliato, ma non serve a capire chi sono i veri responsabili, né a punirli. Io credo che la responsabilità sia sempre personale: come da un lato non ho mai condiviso il tentativo d’inchiodare i vertici del Pd a responsabilità che – se esistono – riguardano loro familiari, così non condivido l’idea di mettere sotto processo il sistema bancario perché alcuni singoli banchieri hanno operato male o hanno truffato i clienti. A maggior ragione questo vale nei confronti della Banca d’Italia: se qualcuno ha commesso degli errori, li si esamini, senza incolpare i vertici in modo generico».


    ANCORA:

    L’ex governatore di Bankitalia nonché presidente della Bce, Mario Draghi, è sembrato in qualche momento nel mirino. Qual è il suo giudizio su di lui? Lo vedrebbe ancora bene come presidente del Consiglio in Italia?

    «Coinvolgere Draghi è davvero da irresponsabili. È l’uomo che con le sue politiche ha contribuito a stabilizzare l’economia italiana e probabilmente ha salvato l’euro in questi anni. Ero riuscito a portarlo alla presidenza della Bce con un mio forte impegno personale. Peraltro avevo citato il suo nome non per candidarlo, non lo avrei certamente fatto senza consultarlo, ma per fare un esempio, per indicare un profilo adatto a guidare l’Italia. A quanto mi risulta Draghi non ha alcuna intenzione di lasciare il suo mandato a Francoforte».


    E QUESTO SAREBBE PER IL CAMBIAMENTO CON DISCORSI DEL GENERE.
    Sappiamo benissimo chi è e che cosa è.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  10. #2690
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

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