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  1. #2881
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Un mix di notizie apparse negli ultimi minuti su Ansa.it che dà un chiaro quadro della considerazione internazionale del Paese di merda.
    E della sua classe dirigente politica sinistra, nota per la posizione perenne a 90.

    Patto Israele-Onu, migranti africani trasferiti anche in Italia. Farnesina: 'Nessuna intesa' - Mondo - ANSA.it
    'Migranti anche in Italia' Farnesina: 'Nessuna intesa'

    'Nessun accordo su migranti da Israele' - Ultima Ora - ANSA.it

    Francia, 'nessuna violazione sovranità' - Ultima Ora - ANSA.it

    Netanyahu, migranti anche verso Italia - Ultima Ora - ANSA.it

    E di fronte a tutto ciò il nostro meschino capo-casta cerca così di darsi un tono che mai avrà:
    Mattarella a Al-Sisi, verità su Regeni - Ultima Ora - ANSA.it

    Che durezza!
    Che fierezza!
    Che dignità!
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  2. #2882
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    paès di barlafùs

  3. #2883
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    LETTERA DI UNA MAESTRA. “VEDO LA DISSOLUZIONE NEI BAMBINI”
    Maurizio Blondet
    Posto qui, nel posto d’onore, la lettera che ho ricevuto. Senza commenti.
    Gentile direttore,
    sono un’insegnante e più il tempo passa e più tutto nella scuola impazzisce.
    Come spesso Lei ha scritto, l’apocalisse che si consuma è in gran parte umana, relativa alla nostra stessa umanità e, se giovani e adulti la riflettono, è nei bambini che appare nel modo più devastante.
    Per usare un’immagine molto in voga al momento, la scuola sta diventando l’ospedale da campo della famiglia e come tutti gli ospedali simili è piena di morenti o pazienti terminali, in alcune strutture ci si spende per i ” pazienti”, in altre li si lascia al proprio destino.
    Fino a pochi anni fa il disagio montante veniva coperto dagli stessi insegnanti: dichiarare disagio o addirittura disfatta era un segno di debolezza, scarso sintomo di professionalità, per cui gli insegnanti più anziani compativano i più giovani per le loro difficoltà nelle classi … ora docenti con trenta o più anni di servizio si dichiarano impotenti di fronte ad una prima elementare. Ho reincontrato una ex collega che stimo molto, ora prossima alla pensione e abbiamo parlato di una classe “tragica” di anni addietro che ospitava quasi tutti i casi difficili del paesino e siamo state concordi che rispetto agli alunni che abbiamo adesso erano per molti aspetti dei “fiori”.
    Cosa accade? Nulla: bambini di sei anni che picchiano e insultano le maestre facendo ciò che più gli aggrada perchè così sono stati “educati”, altri di sette che buttano le insegnanti dalle scale … quelli più grandi non hanno ragione di rispettarti (e perché dovrebbero?), anche perché non vedono per quali motivi gli adulti meritino rispetto. Ricordo una mia collega allucinata (erano altri tempi): un bambino in classe sua saltava sopra ai banchi, lei aveva detto alla madre: “A casa sua non si metterà certo a saltare dal tavolo al divano!”. L’altra le aveva risposto semplicemente “Sì”. Un’altra maestra ha mostrato ad una madre un disegno del figlio che rappresentava il genitore con la testa scoppiata, il bambino dall’altro lato imbracciava un grande fucile. Lei si è messa a ridere. Tutto realmente accaduto nella mia scuola e ci tengo a precisare che non è una cosidetta scuola “di frontiera”, ha un’ utenza socialmente eterogenea e la presenza di bambini stranieri al trenta per cento circa. Paese dei dintorni di Milano.
    Molti genitori parcheggiano a scuola i bambini mandandoli con la febbre a quaranta o dopo una notte passata in Pronto Soccorso, li scarozzano da un’attività all’altra perché i piccoli hanno bisogno di socialità e sport, organizzano feste con cento invitati in agriturismo per l’ottavo compleanno ma di loro si curano pochissimo. Quando tornano a casa i bambini si attaccano alle televisioni o alle console oppure ai telefoni e non danno più fastidio ai genitori che a volte rincasano alle nove o le dieci e i pargoli, per stare con loro, vanno a nanna alle undici o mezzanotte, magari guardano insieme un film horror di quelli che io non potrei mai digerire. Frequentano chat o videogiochi pieni di simboli occulti. Certi vanno nelle loro camere e si addormentano solo con la loro televisione accesa, altri ancora dormono nel letto con la mamma “single”. Molti genitori fanno tenerezza e a volte ci parlano come a psicologi o confessori delle loro vite sottosopra, raccontandoci compagni o compagne che girano, della assoluta difficoltà di educare i propri figli da soli e con un lavoro da sostenere e i bimbi da mantenere. Spesso sono persino più persi dei nostri alunni. A volte gli sentiamo dire enormità ma non ci è lecito replicare, mia nonna avrebbe rivoltato come un calzino un adulto incapace di qualsiasi responsabilità, l’ho fatto in un paio di casi ma di norma io posso solo parlare con tutta la diplomazia di cui sono capace sperando che qualcosa passi, agendo diversamente rischierei di perdere qualsiasi possibilità di lavorare insieme a loro (per quanto è possibile) per i loro figli. Molte colleghe sono più misericordiose, non giudicano e “accolgono” … A volte i genitori mentono sui menage familiari o negano strenuamente che il loro cucciolo abbia un qualsiasi problema e spergiurano che andranno dove noi suggeriamo o per mari e per monti pur di cercare aiuto medico, economico o psicologico e poi restano fermi e i bambini stanno sempre peggio. La madre di un nostro bambino con deficit mentali un paio di anni fa ha lasciato il marito andando a vivere con uno conosciuto su facebook, si è portata via il bambino ed è “sparita”. In qualche caso deve intervenire il tribunale. Stranieri ed italiani in media sono uguali in materia di accudimento dei figli, a volte però alcune famiglie immigrate vengono da realtà dove l’istruzione e l’autorità contano ancora ed educano tuttora i figli facendoli studiare, vogliono che abbiano successo, anche se poi alcuni bambini vedono che l’insegnante qui non usa la bacchetta e si accodano all’andazzo. Fra l’altro giorni fa il mio alunno mussulmano, a dispetto di tutte le menate inclusive, ha dichiarato in classe: “Oggi è San Giuseppe!”
    Ai genitori comunque delle note disciplinari non interessa, gli stessi ragazzi contestano in modo arrogante le tue decisioni.
    Mio marito che ha fatto il militare dice scherzando che un paio di settimane di educazione e di regole in caserma li cambierebbero radicalmente o magari un po’ di caccia nei boschi … cucito, orto e giardino per le bambine.
    Non penso sarei capace di usare una bacchetta sui bambini o lasciargli segni con un anello come la maestra di mia madre, ma io avevo rispetto e devozione per la mia maestra, a qualsiasi mio compagno, compresi i più difficili, bastava che lei alzasse la voce per fermarsi, non ricordo quasi che abbia gridato, se fosse arrivata una nota sul diario le conseguenze a casa erano per noi inimmaginabili. Mi riferisco agli anni settanta e non a tempi aurei e remoti. Anni fa con le mie colleghe avevo sentito mormorii dai genitori su quaderni battuti sulla testa da noi insegnanti, dopo mesi mi ero resa conto che tutto era nato dal fatto che un paio di volte avevo appoggiato un quaderno sulla testa di un bambino dicendogli con il sorriso di fare meglio, lui sorrideva. Un’altra volta ricordo un bambino di prima che perdeva sangue dal naso: era in bagno con la mia collega e il pavimento si era riempito di sangue perchè lui urlava e si dimenava sul pavimento senza lasciarla avvicinare per fermare l’emorragia, gridava: “Lasciami stare, mi vuoi fare del male! Non toccarmi”Finalmente in due lo abbiamo fermato, calmato e arrestato l’emorragia.
    Un altro, sempre di sei anni, provocava e alzava la sedia sulla testa urlando, temevo si facesse male e ho preso la sedia e lui ridendo l’ha lasciata di colpo rompendomi il labbro. Era molto disturbato e picchiava chiunque gli capitasse a tiro, compresi gli adulti o i bambini più grandi che non potevano reagire. La madre ci accusava di non essere capaci di gestirlo. I genitori erano benestanti professionisti. Ci urlava che lo picchiavamo e che desideravamo picchiarlo, urlava “Aiuto!” anche se avevamo paura addirittura solo a toccarlo per bloccarlo quando minacciava un altro compagno. In quel periodo io e le mie colleghe temevamo una denuncia.
    Naturalmente tutti i compagni erano disturbati. La Dirigente ha sempre minimizzato, aveva paura che i genitori dimostrassero che ci stavamo inventando tutto, ad un certo punto la famiglia si è affidata ad un consultorio privato e una giovanissima psicologa si è mostrata sorpresa dai nostri racconti e ci ha liquidate velocemente. Alla fine, dopo una lettera firmata da tutte le docenti e bidelle del plesso, la preside ha acconsentito a farci presentare il caso ad un neuropsichiatra chiedendoci di non raccontare troppo. Io non ho ubbidito.
    In quella scuola gli insegnanti erano considerati semplici esecutori. In questa sono un po’ dei cani sciolti che creano, disfano e si azzuffano, sono un po’ donne in carriera ma almeno la maggior parte si spende con tutte le risorse che possiede per i bambini. Poche sfuggono all’ideologia ma si tormentano chiedendosi come mai nulla sembri funzionare. Per ora il gender è ancora fuori perlomeno.
    Facciamo le psicologhe, le bidelle, gli assistenti sociali, infermiere, medici, confessori, esperte nella mediazione ecc … quasi nessuno che conosca si limita a fare il proprio orario, rimaniamo a scuola finché serve, poi a casa a programmare, correggere, fare verbali, moduli, corsi e altro. Quasi tutti quelli che conosco considerano il mio un lavoro leggero, con orario ridicolo e strapagato.
    Dissoluzione: le persone sono in dissoluzione spirituale e mentre gli adulti ancora forse lo mascherano, i bambini lo dimostrano con tutto sé stessi.
    In questo contesto a chi interessano la storia, l’italiano, la matematica o persino l’arte e la musica? Perché un bambino dovrebbe imparare? La scuola per molti di loro è un carcere con regole assurde dove imparano qualcosa di totalmente estraneo al loro mondo.
    Noi cosa facciamo? Mettiamo pezze, continuamente e dovunque. Trasmettiamo valori consunti (non tutte noi), proponiamo modelli vetusti e applichiamo a genitori e bambini tutte le opere di misericordia spirituali e corporali (a volte compresa quella di vestire gli ignudi e assistere quando si seppelliscono i morti, per ora non mi è successo di visitare carcerati). Questa è l’intenzione, la mia almeno e di molti altri ma ci viene detto continuamente che se la realtà non funziona allora bisogna cambiare la percezione della realtà di tutti e far funzionare ad ogni costo la scuola con una pezza istituzionale. Ecco la pezza: insegnanti più preparati, più capaci dell’impossibile con le risorse organizzative e materiali (?) date dallo Stato, più inclusivi, più al passo con i tempi, più tecnologici, con più comprensione e comunicazione, più diagnostici di veri o presunti deficit o disturbi dell’apprendimento, più bisogni speciali, più capacità burocratiche per avere tutto registrato e sotto controllo, più aperti al dialogo, più progettuali, più salutisti, più adatti a coprire i reali bisogni del bambino, meno conflittuali, più meritevoli, più capaci di aggiornare il sapere con modalità gradite al bambino (playstation?). Buona scuola. E giù corsi: assurdi, tenuti in neolingua da personalità strabilianti con contenuti psicologizzanti e ascientifici, idee senza padre né madre, nel senso che se si scava un po’ i nostri corsi si aggrappano ad assurdità dogmaticamente proposte come buone ma nipoti o bisnipoti di funeste personalità del pensiero … magari massonico o peggio … Nessun aggiornamento su grammatica, insegnamento della storia o della teoria musicale ad esempio, non sono priorità.
    Alcune maestre prendono psicofarmaci, quasi tutte sono stressate, con classi da ventisei alunni in media di cui più della metà sono a diverso titolo problematici, si cerca di “fare miracoli” e per i bambini che non hanno troppi problemi c’è poco tempo e poca attenzione e si “sballano” a loro volta. Per loro che studiano ancora, capiscono e fanno i compiti e magari hanno genitori attenti, la scuola non è poi così inclusiva … Le colleghe più anziane non reggono e finiscono in malattia, una mi ha confidato di essere stata ripresa perché una bambina è scappata dalla classe e lei non è riuscita a correrle dietro, eppure l’età pensionabile è stata alzata.
    I disabili sono drasticamente diminuiti rispetto ad anni fa, inizialmente, ingenua, mi chiedevo perché, poi ho capito che sono le gloriose conquiste dell’eugenetica. Se non altro tutta questa “specializzazione” aiuta a prenderci un po’ meglio cura di loro e di chi ha vere difficoltà, senonché disturbi psicologici, cognitivi, emotivi e quant’altro aumentano esponenzialmente: a causa di tossicità varie forse o ancora di più perché le facoltà umane dipendono dall’anima, negletta e strapazzata. Tanti bambini ignorano di averla, una bimba un giorno mi ha sconvolta chiedendomi se in caso di pericolo avrei salvato lei o un cagnolino.
    Dobbiamo adattarci alle mutate capacità mnemoniche, personalizzare, frammentare i contenuti e diminuire le quantità, insomma, se il sapere condanna la realtà per come l’abbiamo ridotta, allora adattiamo il sapere. Molti insegnati ci credono e adattano loro stessi a ciò che li circonda continuando disperatamente ad aumentare la propria professionalità con questo sistema di corsi, adeguandosi a questo “nuovo mondo” ma non può funzionare naturalmente e via a nuove “toppe” per controllare l’incontrollabile.
    Davanti ad ogni insegnante si staglia minacciosa la figura di quei meravigliosi docenti del cinema e dei media che liberano l’alunno dal conformismo con il sapere e le maniere sempre amorevoli e comprensive e il bambino sopraffatto si ipnotizza, li ama e li segue diventando migliore. Queste figure mitologiche sono pronte a far nascere in noi ogni senso di colpa finché si insinua il sano dubbio che siano mera finzione ed ideologia. Un vero Santo Insegnante, Don Bosco, educava con amore ma anche con la preghiera, i sacramenti e il timore dell’inferno; adesso anche i salesiani sono al passo con i tempi: il figlio sedicenne di una mia amica ha litigato con il Preside perché voleva essere bocciato come sapeva di meritare, ha dovuto cambiare scuola.
    L’eroina di questa scuola è Pippi Calzelunghe, libera da ogni adulto e da ogni condizionamento che mette a soqquadro la classe per la liberazione dal conformismo. Le colleghe allora propongono poesiole melense sulla pace e l’amore universale, sul costruire ponti invece che muri, sull’ecologia e l’uomo cattivo che distrugge il pianeta … Progetti, progetti, progetti.
    I ragazzi sanno che la realtà è diversa, lo vedono nelle loro famiglie malate e nelle loro reazioni violente ma non possono dirlo o pensarlo: tutto va bene, tutto va verso il progresso, ogni cosa è illuminata. Sono ipocriti, più dei famigerati “perbenisti” di un tempo, a parole sono amorevoli e corretti ma nei fatti tendono solo a soddisfare i propri bisogni, il freno, finché reggono loro o reggo io, è la sorveglianza e la minaccia, quando questa viene meno per un attimo la classe rischia di diventare la giungla, in pochi interiorizzano una qualsiasi morale. Tempo fa una bambina ha urtato per sbaglio un compagno “difficile”, lui “doveva fargliela pagare ” così le si è avvicinato per intimidirla, due compagne hanno cercato di difenderla, io sono intervenuta appena in tempo prima che si passasse alle mani. Alcuni compagni gridavano “Botte!”. A volte, sempre più spesso, sembrano rabbiosi aspettare un pretesto per sfogare gli istinti più bassi, sembrano quasi presi da qualcosa di praeternaturale. Gli episodi sono tutti veri e potrei continuare davvero per molto.
    https://www.maurizioblondet.it/lette...e-nei-bambini/

  4. #2884
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Femminicidio, giornalisti politicamente corretti
    Un lancio dell’agenzia Ansa ci informa che la Commissione Pari Opportunità della Fnsi (Federazione nazionale stampa italiana) ha varato il «Manifesto di Venezia», che sarebbe il «manifesto delle giornaliste e dei giornalisti per il rispetto e la parità di genere nell’informazione». Non facile capire che cosa si intenda esattamente, a meno che non ci sia un refuso e manchi «della», cioè: per il rispetto «della» parità di genere. Segue «campagna di sensibilizzazione» e raccolta di firme. Con tutte le adesioni raccolte sarà presentato a Venezia in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne il 25 novembre.
    Questo l’incipit: «Noi, giornaliste e giornalisti». Eh, i tempi sono cambiati, prima bastava dire «giornalisti» e tutti capivano che della categoria faceva parte anche Oriana Fallaci. Oggi la parità impone la specificazione. Ma, chissà perché, le giornaliste sono sempre indicate prima dei giornalisti, la loro menzione ha la precedenza. Riflesso cavalleresco duro a morire? Ma proseguiamo con la lettura: «Ci impegniamo per una informazione attenta, corretta e consapevole del fenomeno della violenza di genere e delle sue implicazioni culturali, sociali e giuridiche». Ma perché, uno si domanda, prima non lo facevano? E quali sarebbero, poi, le «implicazioni culturali»? Quando daranno notizia di uno stupro perpetrato, che so, da un africano spiegheranno per quale motivo lo ha fatto, sottintendendo che, fosse stato un italiano, le motivazioni culturali sarebbero state diverse? A che pro, poi? Per dare un suggerimento al giudice? E «giuridiche»?
    Se uno ammazza la moglie spiegheranno che si tratta di reato previsto dal Codice penale? Prosegue il Manifesto: «La descrizione della realtà nel suo complesso, al di fuori di stereotipi e pregiudizi, è il primo passo per un profondo cambiamento culturale della società e per il raggiungimento di una reale parità». Perché, c’è qualche stereotipo e pregiudizio che ancora sopravvive? I tempi di Franca Viola sono passati da un pezzo, e al delitto d’onore non crede più nessuno da sessant’anni. Ma quel che intriga è il «profondo cambiamento culturale della società» che si persegue.
    La mentalità è già cambiata, ma forse non se ne sono accorti. O forse non lo reputano bastante, il cambiamento avvenuto. Dove si vuole arrivare? Boh. Il fatto è che certi cambiamenti sociali e culturali sono più veloci delle giornaliste e dei giornalisti. Il resto lo riassume l’Ansa: «No all’uso di termini fuorvianti come “amore”, “raptus”, “gelosia” per crimini dettati dalla volontà di possesso e annientamento. No alle strumentalizzazioni con la distinzione di “violenze di serie A e di serie B” in relazione a chi sia la vittima e chi il carnefice». Mamma mia, e chi l’ha scritto, ‘sto Manifesto? Perché, infatti, sarebbe «fuorviante» parlare di «raptus» in un delitto d’impulso e non premeditato? Queste distinzioni spettano alla magistratura, non ai giornalisti, altrimenti si chiama linciaggio a mezzo stampa, e preventivo pure.
    Se uno (o una, non dimentichiamolo) uccide per gelosia, è corretta informazione parlare di «volontà di annientamento»? E questi, dice l’Ansa, sono solo «alcuni degli impegni che assumono i firmatari del Manifesto». Chissà come sono gli altri. A occhio, un Manifesto politicamente corretto, piuttosto femminista nei concetti. Se ne sentiva il bisogno? Il fatto è che questa storia del «femminicidio» (con tanto di Tg che li numerano in un box apposito in alto a destra dello schermo) implica che se una donna uccide un uomo è un normale delitto, se un uomo uccide una donna è molto più grave. Insomma, il «sesso debole» cacciato dalla porta (parità di genere) rientra dalla finestra. Ma per favore.
    Femminicidio, giornalisti politicamente corretti - La Nuova Bussola Quotidiana

    Truffa ai danni dell’Inps: la Guardia di Finanza fa visita all’editore di Repubblica
    Di Filippo Burla Uomini della Guardia di Finanza hanno fatto visita, nella giornata di ieri, alla sede di Gedi, il gruppo editoriale della famiglia De Benedetti che, fra gli altri, controlla i quotidiani la Repubblica, La Stampa, Il secolo XIX oltre alla rivista L’Espresso. Gli agenti dell’arma hanno perquisito i locali alla ricerca di documenti contabili utili ai fini delle indagini condotte dai pm romani Paolo Ielo e Francesco Dall’Olio.
    Il reato ipotizzato è quello di truffa, in relazione a procedimenti di cassa integrazione e prepensionamenti attivati da Gedi nel corso degli ultimi esercizi. I pm hanno messo il gruppo sotto inchiesta nell’ipotesi che abbia fatto ricorso a queste forme di ammortizzatori sociali tracciando un quadro di crisi aziendali fittizie per accedere alle prestazioni concesse dall’Inps senza però averne diritto.
    Si tratta della seconda querelle di natura fiscale che vede il gruppo editoriale protagonista nel corso degli ultimi anni. Il precedente riguarda la fusione fra le società “Editoriale la Repubblica” e “Cartiera di Ascoli”, perfezionata nel 1991 e che diede avvio ad un contenzioso per evasione fiscale con l’Agenzia delle Entrate, chiuso nel settembre dell’anno scorso con un’ammissione di colpa e il pagamento di 175 milioni (sui quasi 400 dovuti).
    Truffa all'Inps: la Guardia di Finanza fa visita all'editore di Repubblica

    Telefonata tra De Benedetti e il broker: nuove indagini per le Popolari
    Nessuna archiviazione. Colpo di scena nell'indagine della procura di Roma sul presunto insider trading di Gianluca Bolengo, broker di De Benedetti
    Luca Romano
    Nessuna archiviazione. Colpo di scena nell'indagine della procura di Roma sul presunto insider trading di Gianluca Bolengo, il broker a cui al telefono a De Benedetti disse nel 2015 che il decreto sulle popolari sarebbe passato dando così il via ad un investimento di 5 milioni di euro.
    La riforma venne poi approvata quattro giorni dopo la telefonata e di fatto l'Ingegnere guadgnò in un colpo solo circa 600 milioni di euro. Il Gip Gaspare Sturzo ha ordinato al pm Stefano Pesci di svolgere nuove indagini nei prossimi tre mesi. Di fatto nel supplemento di indagine entrerà proprio la telefonata tra il broker e l'Ingengere il tutto per ricostuirne l'esatta trascrizione e quindi portare alla luce alcuni passaggi che erano stati definiti "incomprensibili" come riporta il "brogliaccio" Consob.
    Il gip ha successivamente chiesto di acquisire tutti i passaggi dell'istruttoria Consob. Nel giugno del 2016 la procura aveva chiesto la'rchiviazione del caso ritenendo De Benedetti all'oscuro del decreto sulle popolari varato dal governo Renzi. Il Gip a quanto pare è di parere diverso e adesso nuove indagini potrebbero far luce su quelle operazioni portate avanti sulle banche popolari.
    Telefonata tra De Benedetti e il broker: nuove indagini per le Popolari


  5. #2885
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Istat: un milione di famiglie senza lavoro, oltre la metà al Sud - Economia - ANSA.it

    Il popolo dei grillini.
    Conosco qualcuno dell'est, e sempre sento dire che chi vuole lavorare qualcosa da fare lo trova.
    Ma forse è più facile chiagnere e aspettare la manna.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  6. #2886
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Studenti violenti. Appello degli insegnanti
    Pene più severe
    Agenpress – Gli insegnanti italiani si sentono sempre più indifesi davanti alle violenze crescenti degli studenti in classe e hanno deciso di rivolgersi al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Per trovare un antidoto alle aggressioni da parte dei loro alunni gli insegnanti hanno indirizzato al Colle una petizione, firmata da 53mila persone, in cui si chiede, oltre a pene più severe, anche una legge che parifichi la figura del professore a quella del pubblico ufficiale.
    “Serve una norma che istituisca e soprattutto rafforzi la figura dell’insegnante quale pubblico ufficiale, che inasprisca le pene laddove ci sono episodi di violenza conclamati, che tuteli la libertà di insegnamento e restituisca agli insegnanti un ruolo di primo piano”. Ancora: “Occorre una legge che comporti sanzioni che siano da esempio educativo per le generazioni future, serve una norma che tuteli il libero esercizio dell’insegnamento quale base per la crescita delle generazioni che verranno. Serve una legge atta a prevenire episodi del genere che si aggiungono alla non facile situazione del comparto scuola, maltrattato sul piano economico, giuridico e sociale”. Una petizione politica, che sottolinea il peggioramento del ruolo del docente “stretto tra i dirigenti scolastici e le famiglie”.
    Avvertono inoltre che la scuola è oggi un “comparto maltrattato sul piano economico, giuridico e sociale” che non ha bisogno di nuovi fronti di conflitti. Arrivare a quota 75mila adesioni è l’obiettivo fissato dai professori che hanno dato vita a questa iniziativa, che fanno parte di “Professione insegnante”.
    Troppi, dicono, gli episodi che segnalano come il fenomeno della violenza degli studenti contro gli insegnanti si stia espandendo a macchia d’olio. Tra le ultime vicende quella di Alessandria, dove una professoressa minuta e con difficoltà motorie è stata legata e presa a calci per postare online il video delle violenze. Per gli studenti colpevoli di questo gesto c’è stato “un mese di sospensione” che, dicono gli insegnanti firmatari della petizione, “non è per nulla una punizione esemplare” e costituisce anzi “un messaggio sbagliato agli studenti che rispettano scuola e insegnanti”.
    https://www.agenpress.it/notizie/201...ne-piu-severe/

    MANIPOLAZIONE DEI MEDIA
    Il sistema dei media controllati dall’oligarchia tecno-finanziaria
    di Luciano Lago
    Mentre tutti i poteri forti si stavano gradualmente pronunciando a favore di governo 5 Stelle-PD, rimasti spiazzati dal no del PD e dai risultati delle elezioni in Friuli, intervengono gli esponenti del potere mediatico a dire la loro sulla intricata situazione politica italiana.
    «Qualunque sarà il governo noi saremo i cani da guardia della democrazia»: parola di Marco De Benedetti, presidente del Gruppo GEDI, la più grande concentrazione editorial-finanziaria esistente in Italia (la Repubblica, Il Secolo XIX, la Stampa, l’Espresso, Radio Deejay, Radio Capital, ecc. ecc.).
    In realtà più che “cani da guardia della democrazia” i giornalisti del sistema mediatico dominante sembrano piuttosto “cani al servizio di un solo padrone”: il regime della oligarchia tecno-finanziaria.
    Sono questi «cani da guardia» pronti a sbranare chiunque s’azzardi a dissentire dal Pensiero Unico o che osi insidiare le posizioni di dominio informativo che i media prostituiti al potere considerano esclusivamente «cosa loro». Possiamo constatare come questi cani da guardia, come ogni altro cane, proteggono solo chi li nutre, offre loro posizioni ben pagate e promettenti carriere.
    Lo aveva rivelato anche il povero giornalista tedesco, corrispondente esteri per il prestigioso quotidiano Frankfurt Allgemeine Zetung il quale aveva rivelato: “…per diciassette anni sono stato pagato dalla CIA, io e altre centinaia di colleghi abbiamo lavorato per favorire la Casa Bianca e, nel suo libro pubblicato, “Giornalisti comprati”, aveva gettato luce descrivendo il controllo dei media tedeschi ed occidentali in genere attraverso una fitta rete di corruzione e di pressioni esercitate da parte degli americani mediante apparati di intelligence, ambasciate USA, fondazioni, lobby e istituzioni atlantiste. Il tutto per far scrivere, ai giornalisti ed opinionisti della stampa e delle TV, secondo una interpretazione degli avvenimenti internazionali unilaterale e compiacente verso Washington. Il giornalista è poi morto in circostanze misteriose ed il suo libro risulta introvabile, scomparso dal circuito ufficiale delle liberie. Chissà perchè…..
    Alla luce di questi fatti non è difficile capire che la vera funzione dei media, nel sistema politico attuale, è quella di manipolatori dell’opinione pubblica quando non falsificatori. Innumerevoli sono gli esempi e le prove di questa loro attitudine.
    Scendendo nella palude della politica italiana, la questione del controllo mediatico dei grandi gruppi economici e finanziari, non esiste per i grillini, i finti rivoluzionari travestiti, candidatisi adesso al governo, si sono ben guardati dall’inserire tra i punti del loro programma un tema così delicato e spinoso come la lotta ai monopoli mediatici.
    Secondo di Maio e soci, esiste un solo «conflitto d’interesse»: Silvio Berlusconi e Mediaset. Nessun altro.... Non si pronunciano sul più grosso conglomertato informativo presente nella penisola, invece, quello che fa capo alle famiglie De Benedetti-Elkann, collegato con centrali finanziarie transnazionali. Su questo non manifestano alcuna preclusione. Come se non esistesse.
    Il sistema travestito da democraiza finge di dare a tutti lo spazio per esprimersi liberamente. Si pretende di sancire la libertà di parola, quando in verità, la classe dirigente, che è al servizio dei grandi potentati finanziari e regolamenta tutto, permette ai media di presentare solo i punti di vista che servono gli interessi della elite dominate. Non potrebbe essere altrimenti in un governo le cui persone sono eterodirette dall’esterno e motivati dal tutelare gli interessi delle lobby che li hanno fatti eleggere.
    Che lo si voglia o no, sarà tuttavia questo fattore ineludibile per chiunque voglia dare una svolta alle sorti di questo paese che, mentre l’orchestra suona allegramente sul ponte, è in procinto di affondare con l’intero carico dei suoi ignari passeggeri,
    https://www.controinformazione.info/...er-i-grillini/

  7. #2887
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    https://roma.fanpage.it/casamonica-f...calci-e-pugni/

    Casamonica fanno irruzione in un bar, solo una disabile si ribella: presa a cintate, calci e pugni

    continua su: https://roma.fanpage.it/casamonica-f...calci-e-pugni/
    http://roma.fanpage.it/

    Sono i frutti del sistema decadente attuale occidentale.

    Mancano persone così: https://it.wikipedia.org/wiki/Il_giu...re_della_notte

  8. #2888
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Citazione Originariamente Scritto da psico Visualizza Messaggio
    Sono i frutti del sistema decadente attuale occidentale.
    ma anche molto itagliano come sistema

  9. #2889
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Il profilo geopolitico della sudditanza italiana
    di Paolo Borgognone
    1) Quando (e come) è iniziato lo “sganciamento” della sinistra italiana dalle masse popolari?
    A sinistra, in quanto partito dei ceti illuministi e proprietari sin dalla fine del XVIII secolo non si costituisce come riferimento delle masse popolari, con cui è anzi in conflitto. La sinistra ha “esordito” sulla scena europea con il genocidio della Vandea, in cui le masse popolari considerate tradizionaliste furono sterminate dai giacobini…
    Nel XIX secolo la sinistra fu, in Italia, il partito di riferimento della nuova borghesia industriale e il socialismo non nacque, originariamente, come ideologia di sinistra ma comunitaria. La sinistra incontrò successivamente, diciamo all’inizio del XX secolo, le masse popolari e fu l’interprete della fase dialettica del capitalismo, ma col Sessantotto, momento fondante della nuova sinistra come partito della modernizzazione radicale dei costumi e dei consumi neoborghesi, la convergenza tra sinistra e popolo, tra intellettuali progressisti e classi lavoratrici, era già nuovamente dileguata. Da lì in avanti, le strade degli intellettuali di sinistra europei e quelle dei ceti operai, lavoratori e subalterni si divisero irrimediabilmente, almeno dal punto di vista della precedente alleanza ideologica stabilita nelle fasi culminanti del trentennio del capitalismo fordista/keynesiano (1945-1975).
    2) Perché la sinistra ha “abbandonato” gli ultimi e si è buttata sul carro del turbocapitalismo globale?
    Perché la sinistra europea odierna è una forma di americanizzazione, un esempio lampante di “politica fashion” che guarda ai ceti agiati metropolitani, cosmopoliti, sradicati, secolarizzati, gay-oriented e con pretese intellettualistiche. Io credo che l’ideologia di riferimento della sinistra liberal e radical-chic, cioè il politically correct e la cultura della mobilità surmoderna, costituisca il versante sistemico del capitalismo globale. La democrazia liberale, cioè l’autogoverno dei ceti ricchi, è il modello politico che le classi dirigenti internazionali di “sinistra” proclamano, acriticamente, come una sorta di nuovo “paradiso in terra”. Ora, è ovvio che la democrazia liberale costituisca l’involucro politico migliore entro cui può svilupparsi il capitalismo odierno, finanziarizzato e digitalizzato. Per questa ragione, la democrazia liberale è anche il modello politico peggiore che le classi subalterne possano augurarsi perché in un contesto di liberalismo reale le istanze rivendicative, sociali, dei ceti lavoratori non hanno alcuna possibilità di costituirsi né di trovare accoglimento presso i dominanti. La separazione tra la cultura di sinistra e le classi popolari è un fenomeno storico perfettamente in linea con il ciclo di riproduzione capitalistico odierno. Il capitalismo contemporaneo è infatti gauchiste, cioè animato da presupposti ispirati al principio della liberalizzazione dei costumi, dei consumi e dei desideri. La sinistra considera i diritti sociali dei lavoratori come un retaggio superato e patriarcale, e riconosce nella pseudo-cultura della mobilità la cifra degli odierni processi di “modernizzazione economica liberale” cui i partiti progressisti europei aderiscono convintamente. In Italia, il PD è il “partito liberale americano” ed è contento di esserlo. Ne prendo atto. Pace all’anima sua…
    3) A chi giova / chi è dietro i tamburi dell’antifascismo in Italia (in assenza di fascismo)?
    La narrativa dell’antifascismo in assenza di fascismo giova a quelle forze politiche, economiche, mediatiche e accademiche protese a cercare di puntellare i rapporti di forza e gli equilibri di classe esistenti nel regime del capitalismo liberale e della società di mercato. Nel 2018, in Italia, il mainstream ha riattivato i meccanismi politico-ideologici della strategia della tensione, questa volta in funzione antisovranista e, come del resto negli anni Sessanta/Settanta del secolo scorso, anti-russa. L’Italia è infatti un Paese sconfitto e a sovranità limitata o inesistente, una sorta di colonia della Nato. L’Alleanza atlantica non può permettere in alcun modo uno slittamento della politica estera italiana in direzione filo-russa. I destinatari delle politiche globaliste di strategia della tensione sono quei partiti e attori sociali che si collocano fuori dal mainstream e che intendono stabilire rapporti di distensione e collaborazione con la Russia. La Russia è infatti il principale avversario geopolitico e culturale del globalismo e chi cerca l’alleanza con la Russia, a destra come a sinistra, viene demonizzato dal mainstream e finisce sulla black list della Nato e della Ue.
    4) Puoi riassumere chi c’è dietro – in breve – il M5S e suoi scopi?
    Il M5S è il nuovo partito della sinistra globalista camuffato da comunità mainstream “anti-corruzione”. Dietro il M5S ci sono i ceti professionali della nuova economia digitale che lo hanno fondato e l’ideologia liberale che determina la società liquido-moderna. Il M5S è un partito neoborghese a base elettorale popolare, meridionale, che chiede assistenzialismo. Il M5S parla di lotta alla casta, ma a quale élite si riferisce quando i suoi portavoce alzano i toni sull’argomento? Non certo alle caste capitalistiche internazionali, ai signori della moneta emessa a debito, ai magnaccia dello sfruttamento del lavoro flessibile e precario e ai generali arcobaleno della Nato che fanno le guerre per esportare all’estero i miti di fondazione gay-oriented e metrosexual della società occidentale. Il leader formale del M5S, Luigi Di Maio, è un politico mainstream. Parla di “lotta ai vitalizi” dei parlamentari, un argomento che fa presa sul pubblico generalista teledipendente ma che non ha alcun impatto sull’economia reale, e, contestualmente, va alla City of London a giurare fedeltà eterna al regime del capitalismo globalizzato. Inoltre, il M5S è un partito favorevole alle politiche di apertura delle frontiere all’immigrazione e, per questo motivo, si connota come un soggetto politico ulteriormente interno al mainstream ideologico liberale. Io credo che il M5S sia stato costituito dalla upper class transnazionale che determina i processi di ingegneria antropologica postmoderna come strumento di marketing politico e gatekeeper funzionale a intercettare il voto sovranista e a canalizzare lo spirito di ribellione dei penalizzati e delusi dalla globalizzazione in direzione di un partito liberal-globalista e “sintetico”, più o meno camuffato da interlocutore “antisistema” dei ceti deprivati e oppressi.
    5) Puoi spiegare all’europeo medio cos’è e a cosa serve in Italia un organismo tipo UNAR?
    L’UNAR è uno degli apparati pubblici di polizia del pensiero tesi a reprimere chi osa dissociarsi dalla religione unica e obbligatoria del cosmopolitismo di sinistra. È interessante notare come i governi liberali contemporanei agiscano per promuovere la dittatura del nuovo conformismo morale politically correct tarato sul “gusto” delle “giovani classi medie globalizzate” e sedicenti trendy, in regime contestuale di precariato economico per i ceti subalterni. Il caso italiano è in questo senso paradigmatico. Il PD ha infatti varato pressoché simultaneamente l’UNAR che istituisce il regime del conformismo morale e il “Jobs Act” che inchioda le future generazioni alla schiavitù del lavoro flessibile e precario. Il regime liberale contemporaneo agisce dunque su due versanti: nella cultura, promuove la nuova morale politically correct, disponendo anche sanzioni ad hoc per chi contesta o si oppone al nuovo moralismo di maniera. In economia, vara leggi che implementano il potere di arbitrio del capitale che si autoalimenta e autolegittima nel perimetro della “società aperta” in nome della retorica mainstream della “libertà del profitto”.
    6) Vedi una soluzione al fenomeno dei “migranti” a breve termine? A cosa servono e chi c’è dietro le ONG in questo business?
    È chiaro che il business dell’immigrazione è estremamente vantaggioso per le classi superiori, per l’oligarchia, per i professionisti della new economy che possono usufruire, grazie al nuovo esercito industriale di riserva costituito dai clandestini, di un corposo abbassamento dei prezzi dei servizi postmoderni di cui sono avidi fruitori. L’immigrazione di massa è utile ai padrini e ai figliocci del regime del capitalismo liberale mentre i costi sociali di tali politiche di revoca delle frontiere territoriali nazionali vengono irrimediabilmente scaricati sui ceti popolari, coloro i quali con gli immigrati devono conviverci. Il tema, comunque, mi appassiona poco perché praticamente non vi sono, in Italia, a livello della politica “che conta”, partiti e movimenti che prospettano soluzioni credibili al problema. Alcuni Paesi europei, quelli del “Gruppo di Visegrad”, si sono mossi per tempo e, grazie alla loro indipendenza monetaria, hanno potuto varare politiche efficaci di contrasto ai flussi migratori di massa. L’Italia, invece, un Paese ricattato da Bruxelles e amministrato da un governo non sovrano, ha abbattuto le proprie frontiere interne esattamente come le classi imprenditoriali multinazionali europee le avevano chiesto.
    7) Citando la ormai famosa frase di Warren Buffett “c’è stata una lotta di classe e l’abbiamo vinta noi”, come definire la figura di papa Francesco (nota la minuscola) in questa lotta di classe? È corretto poter dire che questo papa ha assolto / assolve un compito utile per la “classe” di cui parla Buffett?
    Bergoglio ha inserito Emma Bonino e Giorgio Napolitano, cioè due esponenti politici italiani che la lotta di classe dalla parte dei ricchi la fanno tutti i giorni, nel suo personalissimo pantheon degli «italiani più grandi». La Cei (Conferenza episcopale italiana) si è schierata con il centrosinistra a guida Gentiloni-Bonino alle ultime elezioni politiche. Sì, essendo ormai una costola del partito transnazionale politically correct, e forse anche qualcosa in più che una semplice costola, penso che la gerarchia vaticana contemporanea abbia scelto da che parte stare in questo gigantesco conflitto di classe che connota le dinamiche di riproduzione globali del capitalismo “di terza fase”…
    Il profilo geopolitico della sudditanza italiana « www.agerecontra.it


  10. #2890
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Alcol, 8,6 mln italiani a rischio tra cui 800 mila minori
    Aumenta consumo fuori pasto, continua a crescere binge drinking
    Bevono troppo spesso alcol e lo bevono fuori pasto. Non più principalmente vino e birra, ma aperitivi, amari e superalcolici. In Italia sono 8,6 milioni i consumatori a rischio e tra questi ci sono anche 800 mila minorenni e 2,7 milioni di over 65. E' il quadro che emerge dalla 'Relazione del ministro della Salute sugli interventi realizzati in materia di alcol e problemi correlati', trasmessa al Parlamento. Dei 8,6 milioni di consumatori a rischio per patologie e problematiche correlate all'alcol, ben 6 milioni sono uomini. Ma a preoccupare sono in particolare i "giovani anziani" tra i 65-75 anni e i minori, ovvero i 16-17enni, che di bevande alcoliche non dovrebbero proprio consumarne. Tra i giovani e giovanissimi, in particolare, continua a crescere il binge drinking, o assunzione di molto alcol fuori dei pasti e in un breve arco di tempo "rappresenta l'abitudine più diffusa e consolidata": nel 2015 il fenomeno riguardava il 15,6% dei giovani tra i 18 e i 24 anni di età, nel 2016 il 17%.
    Alcol, 8,6 mln italiani a rischio tra cui 800 mila minori - Medicina - ANSA.it

    Fu condannato per aver ucciso una ragazza con 59 coltellate, ora la Rai lo assume per condurre un programma sui serial killer
    La trasmissione, composta da 24 episodi, sarà condotta da Massimo Carlotto, ex militante di Lotta Continua che venne graziato nel 1993 dal presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro
    Fu condannato per aver ucciso con 59 coltellate una ragazza di 24 anni, trovata nel suo appartamento a Padova. Oggi, a distanza di 42 anni, ottiene un contratto con la Rai: dovrà raccontare la vita del serial killer, in Real criminal minds, un programma su Rai 4 che prenderà il via il prossimo 18 maggio. Massimo Carlotto, ex militante di Lotta Continua, presenterà i 24 episodi con una breve introduzione personale per raccontare la vita dell’omicida che ha ispirato la puntata. Per la famiglia di Margherita Magello, la ragazza uccisa, si tratta di un affronto, un vero e proprio schiaffo alla memoria della 24enne.
    Una decisione che fa male ai parenti di Margherita
    “Esiste un diritto all’oblio - ribadisce Matteo Sacchi sulle pagine de Il Giornale -, esiste anche l’ovvio diritto a rifarsi una vita. Ma esistono anche i parenti delle vittime. Quelli di Margherita Magello spesso hanno vissuto male l’enorme spazio mediatico dedicato a Carlotto”. E la Rai non ha fatto altro che trattare la questione come un affare, andando oltre ai sentimenti. Certo, la Rai avrebbe potuto selezionare un altro commentatore, optando magari per un presentatore che non si è macchiato di crimini efferati, ma così non è stato. La televisione di Stato ha deciso di considerare il candidato per la conduzione di Real criminal minds come un investimento, e poco importa - evidentemente - se i parenti di Margherita rivivranno la sofferenza di quel drammatico omicidio.
    Condannato per un omicidio efferato - Tiscali Notizie

 

 
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