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  1. #2991
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    UN ALTRO SCIVOLONE DELL’INGEGNERE. LA M&C DI CARLO DE BENEDETTI PRIMA COMPRA A TAPPE LA TEDESCA TREOFAN PER POI VENDERLA IN FRETTA E FURIA CON UNA PERDITA SECCA DI 30 MILIONI. IL TITOLO QUOTATO IN BORSA DERAGLIA E I PICCOLI AZIONISTI VEDONO LE AZIONI PERDERE DUE TERZI DEL VALORE IN SOLI 4 MESI - COME NASCE IL FONDO M&C, IN TEORIA 'SALVA-IMPRESE', E QUELLA SANZIONE CONSOB…
    Doveva essere un grande veicolo che investiva (guadagnandoci) capitali in imprese votate al successo. Nel tempo la ex Management e capitali - divenuta M&C e quotata a Piazza Affari - la creatura finanziaria personale di Carlo De Benedetti si è svuotata fino all’ultima resa.
    Quella di pochi giorni fa che ha visto il veicolo liberarsi definitivamente, con perdite milionarie incluse, dell’unico suo investimento diretto. Quello nella compagnia tedesca Treofan Holdings Gmbh, un gruppo da 410 milioni di ricavi e attivo nella produzione di film in polipropilene per l’industria alimentare, di cui M&C era padrona con il 98% del capitale. Un mordi e fuggi quello di De Benedetti dato che appena nel 2017 la M&C era addirittura salita nel capitale di Treofan, dal 42% che deteneva da anni al 98%.....
    Pochi mesi, un lampo di tempo ed ecco che dopo aver acquisito il controllo totale, M&C ha prima venduto le attività americane del gruppo e infine l’intera società…..
    ... Qualcosa nel fiuto del vecchio patriarca della finanza italiana deve essersi guastato per rimediare una fuga cosi' precipitosa. Prima entra con il 42% nell’azienda tedesca, mettendola a bilancio per 41 milioni. Poi si compra il restante del capitale per altri 46 milioni. Subito dopo la decisione di uscire del tutto.
    Eppure era arrivata un’offerta da un fondo nel 2016 per rilevare il gruppo valutando l’equity per 85 milioni. Carlo De Benedetti azionista principe di M&C con il 54% del capitale posseduto dalla sua Per Spa, rigetto' al mittente l’offerta ritenendola non congrua. E al contrario si mise a rilevare un 45% ulteriore…..
    ....l’assalto a tappe al gruppo Treofan è costato alla finanziaria dell’Ingegnere 87 milioni di euro. Pochi mesi dall’acquisto et voilà la fuga……
    ...Treofan non appariva affatto una storia di successo. Un margine industriale di 20 milioni su 413 milioni di ricavi, ma utile operativo già in rosso e perdite per oltre 7 milioni negli ultimi due esercizi. Un patrimonio netto di 83 milioni ma debiti totali per 226 milioni. Non certo un gioiellino…
    … Se la sua iniziativa fosse tutta privata si potrebbe fare spallucce, ma M&C è quotata e il 22% del capitale è in mano a piccoli azionisti che hanno visto, dalla prima notizia della cessione di Treofan ad agosto, precipitare il titolo da 0,177 euro a 0,052……
    ... M&C ha dovuto svalutare più volte il valore del suo investimento: l’ultima sforbiciata per 29 milioni tanto da portare il valore del 98% di Treofan a solo 18,5 milioni contro gli 87 cui era costata. L’ultimo bilancio di M&C Spa si è chiuso con una perdita di 31,4 milioni. Certo qualcosa M&C porterà a casa. Il prezzo di cessione è simbolico, solo 500mila euro, ma la finanziaria potrà contare sulla restituzione di un prestito soci da 29 milioni; più un dividendo da 19,9 milioni. Si stimano circa 50 milioni.
    Ma parte di questi soldi vanno a rimborsare un prestito della Popolare di Sondrio che dagli iniziali 25 milioni è sceso a 17 milioni. In ogni caso una trentina di milioni sono andati bruciati nell’avventura lampo tedesca. Il patrimonio netto di M&C è sceso a 30 milioni dagli oltre 60 iniziali e la società si trova nelle more del 2446 del Codice civile.
    Non solo ma il 14% del capitale di M&C se l’è comprato la stessa società. Per M&C l’esborso è stato ai tempi di 50 milioni, oggi quei titoli valgono meno di 37 milioni. M&C non ha mai dato soddisfazioni ai suoi piccoli soci. Negli ultimi 5 anni il titolo ha perso oltre il 65% del suo valore……
    …… Ma la M&C qualche soddisfazione la diede. Non ai piccoli soci, ma ai familiari dell’Ingegnere: nel passaggio tra la vecchia Cdb Web tech e la M&C presentata come fondo salva-imprese si consumo' un’enorme speculazione. La Consob dopo lunghi accertamenti accerto' nell’agosto del 2010 il reato di insider sui titoli di Cdb Web tech comminando sanzioni complessive per 3,5 milioni a carico di sette soggetti diversi (sei persone fisiche e una società). La società era Ca.Bim. e i soggetti fisici Davide Colaneri, Daniele Dolci, Renata Cornacchia, Augusto Girardini, Alberto Gianni, Una Donà Dalle Rose e Alessio Nati.
    Ben tre delle persone coinvolte erano parenti di Silvia Cornacchia, in arte Silvia Monti, moglie di De Benedetti: Renata Cornacchia (la sorella), Una Donà delle Rose (la figlia) e Alessio Nati (il genero). Per tutti, compresi i tre familiari di De Benedetti, l'addebito fu di abuso di informazioni privilegiate. Secondo la ricostruzione della Consob, l’abuso sarebbe stato commesso nell'estate del 2005.
    All'epoca, il 13 luglio del 2005, il cda di Cdb Web Tech decise di avviare una nuova attività come fondo salva-imprese sotto la nuova M&C. La notizia fu resa nota solo il 28 luglio successivo: in quel periodo sarebbero stati fatti acquisti ingenti da parte dei sanzionati, tra cui i familiari di Carlo De Benedetti, sul titolo Cdb Web Tech. Poi, all'indomani della pubblicazione del comunicato stampa, le posizioni sarebbero state cedute sul mercato, realizzando sensibili plusvalenze. Alla faccia del mercato e della trasparenza.
    la m&c di carlo de benedetti perde 30 milioni in una sfortunata avventura tedesca - Business


  2. #2992
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Ponte Morandi, blitz nella ditta del carroponte
    CRONACA

    Ponte Morandi, blitz nella ditta del carroponte
    (Fotogramma)

    Pubblicato il: 21/11/2018 209

    Blitz della Finanza nella ditta che installò il carroponte sotto Ponte Morandi. Le Fiamme Gialle hanno infatti acquisito una serie di documenti, nell'ambito di accertamenti, all'interno della sede di Bolzano della Weico, azienda che si era occupata di iniziare l'installazione del carroponte sotto il viadotto crollato a Genova lo scorso 14 agosto. Durante il blitz, per verificare i lavori svolti nell'ambito delle indagini sulle cause del disastro, la Finanza ha acquisito materiale documentale cartaceo e informatico.

    https://www.adnkronos.com/fatti/cron...PpACIE0IJ.html
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  3. #2993
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Fiabe censurate per renderle politically correct. La denuncia di una maestra
    Margherita Cennamo, educatrice-burattinaia, denuncia che in alcune scuole dell'Emilia Romagna le maestre e i genitori chiedono di modificare le fiabe per non far paura ai bambini o non offendere le diverse sensibilità
    Agostino Corneli
    Favole censurate per evitare che i bambini rimangano terrorizzati. È la denuncia di Margherita Cennamo, burattinaia ed educatrice, che da oltre 15 anni porta nelle scuole di Bologna e dell'Emilia-Romagna gli spettacoli per i bambini.
    Ma adesso, da qualche mese, le cose sono cambiate. I genitori non vogliono che i bambini rimangano impauriti dai testi delle fiabe. E così i diavoli diventano dei maghi, Cappuccetto Rosso non va più sola nel bosco, e così le storie diventano politicamente corrette.
    "Ormai le scuole sono terrorizzate dai genitori. Sono loro che dettano l'agenda", ha detto ad Agi l'artista. "Togliere la paura nelle fiabe, eliminare l'Orco, la Strega, equivale a togliere il 'sale' alla mia attività. Questo non è utile al bambino perché le fiabe attraverso il contrasto tra l'eroe buono e l'antagonista cattivo, aiutano i più piccoli a gestire la paura".
    "Non è la prima volta che mi capita che una scuola chieda di modificare una fiaba", racconta Cennamo. L'ultimo episodio, dice l'educatrice, è avvenuto in una scuola d'infanzia della provincia di Bologna. Alla richiesta di raccontare una favole sul Natale, la burattinaia aveva proposto la fiaba della Regina della Neve. "Non c'entra con Frozen vero?" si è preoccupata subito la maestra. Le rassicurazioni non sono bastate. Così la scuola ha voluto vedere il video su Youtube. A quel punto sono iniziate le richieste di modifica: il diavolo doveva diventare un mago, mentre la scheggia che colpiva il bimbo in un occhio, doveva colpirlo al dito.
    "Io ho risposto che non ero d'accordo. Poi è arrivata un'email in cui la scuola rinunciava allo spettacolo. Mi è dispiaciuto per la modalità arrogante e per questo ho poi raccontato tutto su Facebook. Non ho ancora capito se il timore della scuola sia nato dalle maestre o dai genitori". Ma la censura non è finita. "Stavo analizzando in classe la fiaba 'La finta nonna' di Calvino. Ad un certo punto, la bimba si trova di fronte al fiume Giordano che spalanca le acque per farla passare. Mi è venuto naturale fare un richiamo a Mosè ma una maestra mi ha detto: 'Non farlo perché una bimba ha genitori atei'". Il mainstream avanza, anche nelle favole.
    Fiabe censurate per renderle politically correct. La denuncia di una maestra

    La formidabile nascita del Nulla: Roberto Saviano
    https://www.facebook.com/8axelwhite8...48338/?__xts__[0]=68.ARBbPPna8qq2zgGZGX5VbfZA6FjQAGjfLd-ylSVbsuubXIsjAoObuyjV7ct5fslRt6KIUmEi9elEl4TJXDl4Q PgapAiM1uR0WnW_6NbAouVD_GpomlR-YcsLZkWXqirmMCFZdUfevRWhNO_Kzu4J1FSU4PK7vkioL-2OFNkMrC23iC9FNSKrq0VafRfvn-dj8W6-VfrVQtkfP7qF1AjnwF_jSRS68lsTWf_8D1Gr-XM3jxe8_07FbUQo-O-XM7dGebYPDkv08E9xiztIkwPvn-4cG_SaesSMlH7i4J8YfZTwjiseJIIZlm_eFD74mMY9FU7w4c3U 7PkNGFDP-ut5E_0UxMLh9RCs83kXfUox&__tn__=-R

    LA PROVA DEL “NOVE” – IL DOCUMENTARIO DI RENZI SMOLLATO ALLA RETE DEL GRUPPO “DISCOVERY” E' UN SIMBOLO DELLA PARABOLA DISCENDENTE DI MATTEUCCIO. PRESTA HA PROVATO A TRATTARE CON PIERSILVIO, MA CHIEDEVA TROPPI SOLDI (MEZZO MILIONE A PUNTATA) – E COSI' L’EX PREMIER SE LA GIOCHERA' CON SAVIANO, CHE SUL “NOVE” A MALAPENA RACCATTA L’1% DI SHARE DI TELEMORENTI…
    E pensare che aveva ottenuto anche la benedizione di Piero Angela: «Lui è uno che la sa lunga e ce la potrebbe fare. Anche se non credo che si occuperà di divulgazione scientifica», disse il celebre conduttore non più tardi dello scorso luglio. Ma erano ancora i tempi in cui, riguardo a Matteo Renzi, si favoleggiava di un esordio televisivo sulle reti Mediaset.
    In effetti, durante la conferenza stampa di presentazione dei programmi all' inizio di settembre, Piersilvio Berlusconi apparve parecchio propositivo: «A me piacerebbe avere il docufilm di Renzi sulle mie reti perché stimo Renzi», dichiaro'. «Appena vedremo il prodotto vedremo se potremo averlo sulle nostre reti: io spero di si'».
    Sembrava quasi che fosse fatta, si ventilava lo sbarco sul canale Focus o addirittura su Rete 4. E invece, a quanto pare, Mediaset ha «visto il prodotto» e ha deciso che non era cosa. Anche perché - come ha rivelato La Verità - le pretese di Renzi e Presta erano belle impegnative. Sulle prime si è parlato di 4 milioni di euro per 8 puntate, cioè 500.000 euro a puntata. Poi, di fronte al muro dell' azienda berlusconiana, la richiesta è scesa fino a 120.000 euro a episodio, per un costo complessivo inferiore al milione di euro.
    In ogni caso, la notizia è che l' ormai leggendario docufilm renziano andrà in onda, come annuncia un comunicato stampa uscito ieri (e come il nostro giornale aveva anticipato mesi fa), «sul canale Nove del gruppo Discovery Italia».
    La prima puntata, si legge ancora, «andrà in onda sabato 15 dicembre alle ore 21:25». In piena prima serata, dunque. E pensare che Lucio Presta (potenza catodica e produttore del documentario tramite la sua Arcobaleno Tre) aveva svelato alla Stampa alcune difficoltà legate proprio al posizionamento in prime time: «Queste puntate, otto, sono state pensate per la seconda serata mentre Mediaset vorrebbe lanciarle in prima». Sul Nove, alla fine, si vedrà un «progetto in quattro episodi da 90 minuti, è prodotto e distribuito da Arcobaleno Tre e scritto con Sergio Rubino».
    Non ci sarà il cameo di Roberto Benigni, ma già si sapeva. Il comunicato della rete è a dir poco trionfalistico: «Firenze secondo me è un documentario sulla città in cui l' ex presidente del Consiglio è nato e cresciuto fino a diventarne sindaco. Un vero e proprio evento televisivo - dal forte respiro internazionale - che mostra lo splendore di un luogo unico, ricco di storia e di bellezza», declama.
    «Le telecamere spazieranno da Palazzo Vecchio al cuore degli Uffizi , dal corridoio del Vasari alla Basilica di Santa Croce, da Palazzo Pitti al Giardino di Boboli. Un viaggio unico attraverso i luoghi simbolo del capoluogo toscano e il racconto degli avvenimenti storici che hanno fatto di Firenze una delle città più visitate al mondo». Per la serie: non stiamo più nella pelle.
    Lucio Presta, a suo tempo, spiego': «E' la città raccontata da dentro, con un ritmo veloce che niente ha a che vedere con la divulgazione». E, in effetti, aveva pienamente ragione. Della pregiata opera, infatti, è stato diffuso un trailer.
    Fu lo stesso Matteo, il 3 settembre, a pubblicarlo su Instagram (a ieri aveva rimediato appena 29.000 e rotte visualizzazioni). Diciamo che non ha ricevuto ottime recensioni. Persino Vice magazine, una rivista non esattamente salviniana, scrisse che «il documentario di Renzi è il chiodo sulla bara della sua carriera politica».
    Una stroncatura: «Inquadrature, montato e girato sembrano quasi il frutto di una parodia montata ad arte», infieri' Vice. Pure Maurizio Crozza - proprio sul Nove, in ottobre - ha sbertucciato allegramente Renzi e le sue velleità di showman: «Praticamente mi sta rubando il lavoro», ha detto. Già, solo che il Renzi di Crozza, rispetto a quello vero, è più simpatico e in tv si guarda più volentieri.
    Del resto, il documentario di Matteo non puo' certo sperare di competere con i risultati del comico pelato. E nemmeno puo' rivaleggiare con le Cucine da incubo di Antonino Cannavacciuolo, sebbene le cene del Pd siano piuttosto drammatiche. Al massimo, potrà vedersela con Roberto Saviano, che sul Nove conduce Kings of crime e ha appena rimediato un misero 1% di share.
    Renzi se la giocherà, sullo schermo, con l' autore di Gomorra e in qualche modo tale sfida la dice lunga sullo stato della sinistra italiana. Comunque la si rigiri, per Renzi è un bel declassamento. Quando Matteo era in auge, Silvio Berlusconi disse che lo avrebbe volentieri assunto nelle sue tv. Da quel che risulta, ha cambiato idea. Il piccolo schermo, dopo tutto, è una cosa seria. Mica come la politica.
    ecco perche' alla fine renzi e' stato costretto a smollare il docufilm su firenze a 'nove' - Media e Tv

  4. #2994
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    TUTTI I SEGRETI DI ROBERTO SAVIANO - LA SECONDA PARTE DELL'INCHIESTA DI “PANORAMA” SULLO SCRITTORE, DAI "PLAGI CREATIVI" ALLE SBANDATE IDEOLOGICHE – LE “SCOMUNICHE” DI GIORGIO BOCCA E DEL PRETE ANTI-CAMORRA DON MANGANIELLO – QUELLE FRASI SUL TERRORISMO, LA FIRMA (DISCONOSCIUTA) PRO-CESARE BATTISTI, IL PRIMO LAVORETTO CON L’AIUTO DELLO ZIO E GLI ANNI ZOPPICANTI DA STUDENTE NON BRILLANTE - IL VANTO SULLE ORIGINI EBRAICHE, LA PASSIONE PER LE ARMI E QUEL COLPO PARTITO PER SBAGLIO...
    Nel processo di beatificazione permanente di Roberto Saviano qualche voce dissonante si è alzata anche da sinistra. Per esempio Giorgio Bocca, scrittore, giornalista ed ex partigiano (di cui Saviano ha ereditato la rubrica su L’Espresso, l’Antitaliano) sette mesi prima di morire, nel maggio 2011, lo straccia cosi': «Mi sta sui coglioni. E'un esibizionista, un attore, si mette li', con la barba lunga. E'uno che recita il suo personaggio, gli piace fare il carbonaro, il perseguitato» eppure, «non fa altro che andare in giro a fare conferenze». Per Bocca, Saviano ha il difetto tipico degli intellettuali: «Quello di credersi i salvatori del mondo». Lo boccia pure come scrittore: «A me i suoi libri danno noia perché sono barocchi (...) io sono piemontese e lui è napoletano. Questa è la differenza».
    Altrettanto duro con Roberto è don Aniello Manganiello, l’ex parroco di Scampia che ha sfidato la camorra e che per questo motivo è finito nella lista dei «morituri» del clan Lo Russo. Dice a Panorama: «Io la scorta l’ho rifiutata, sarebbe stata una presa per i fondelli dei miei parrocchiani. Da un lato li esortavo a contrastare la camorra, a superare la paura e ad avere coraggio, e dall’altro mi facevo proteggere?».
    Il «don», al quale volevano sparare alle gambe e tagliare la gola, archivia cosi' Saviano e la sua epica: «Una parte dell’editoria e della politica ne ha fatto un mito, ma per me è un burattino che stanno utilizzando per fare ricavi e ottenere consenso. A mio parere, non ha niente da insegnare a nessuno».
    La scorta, al contrario di don Manganiello, Saviano non l’ha rifiutata. Col tempo, anzi, si è accresciuta. Su una delle due auto blindate che da anni lo accompagnano c’è sempre uno Spas12, un fucile mitragliatore d’assalto, come riportato dal Corriere della Sera del 24 dicembre 2008.
    Il fatto che Saviano sia in pericolo di vita è messo in discussione dalle parole dello stesso scrittore. In particolare, dal suo racconto a Salman Rushdie, durante un incontro pubblico a New York dedicato alle reazioni dei clan all’uscita di Gomorra: «I camorristi se lo regalavano tra loro, contenti che si raccontassero le loro gesta». E, secondo Saviano, avevano persino iniziato a farne «copie taroccate da vendere in strada».
    Una domanda viene spontanea: ma i malavitosi non avevano paura di quel libro? Sia come sia, a chiedere la scorta per lui dopo che ebbe presentato Gomorra a Casal di Principe, nel settembre 2006, fu il prefetto di Caserta in persona, Maria Elena Stasi. La signora è stata deputata del Popolo delle libertà, molto vicina a Nicola Cosentino, potente ex sottosegretario all’Economia condannato per concorso esterno in associazione mafiosa, e coinvolta in un paio di procedimenti penali legati alla camorra casertana. La Stasi è stata assolta in uno, ma condannata a due anni e prescritta nell’altro (e oggi è in attesa del giudizio d’Appello).
    Nei racconti ufficiali, Roberto viene descritto in perenne fuga da killer implacabili della camorra e ai giornalisti che lo incontrano è vietato rivelare il nome della località in cui si trova. Eppure, appena c’è un libro in uscita, lo scrittore sulla sua pagina Facebook annuncia il programma delle presentazioni e degli spostamenti.
    Con tanto di date e orari. Non è un controsenso? Se c’è il pericolo che la camorra voglia ucciderlo, se gli alberghi dove alloggia sono top secret, perché mettere a rischio anche i suoi lettori per un motivo squisitamente commerciale? Non tutti, pero', sono dello stesso avviso. Nel 2011, la Metropolitan police di Londra si è rifiutata di assegnare la scorta a Saviano in occasione di un premio internazionale ritenendola non necessaria. Lui, offeso, non è andato a ritirare l’onorificenza.
    Una scorta come quella di Saviano impegna dieci carabinieri (cinque per due turni di sei ore e 40 minuti al giorno) che diventano almeno 15 a rotazione in un mese, se si considerano i riposi settimanali, i permessi e le licenze. Ogni unità costa allo Stato poco meno di 40 mila euro lordi l’anno (esclusi straordinari e indennità di missione che sono liquidati a parte). Significa 400 mila euro ogni 12 mesi. Ovvero quasi 4 milioni nell’ultimo decennio. E questo senza considerare le spese accessorie per benzina, pedaggi, trasferimenti in aereo e manutenzione delle auto blindate, che fanno, ovviamente, crescere moltissimo il conto.
    Chi lo accompagna, spesso, non conserva una buona opinione dello scrittore. Panorama ha parlato con alcuni dei suoi angeli custodi e questi lo giudicano un po’ arrogante e scontroso. In auto strepita e usa toni e linguaggio sopra le righe. Ma quando scende dall’auto indossa la maschera dell’agnello. E'anche capitato che chi lo scortava gli facesse da cameriere, riempiendogli il piatto al ristorante mentre lo scrittore discuteva con l’ospite di turno, secondo quanto ha scritto il Corriere della sera del dicembre 2008.
    Nonostante le forze dell’ordine siano diventate un po’ la sua famiglia, il giovane Saviano aveva svelato al mondo di subire il fascino della lotta armata. Lo scrittore aveva infatti espresso posizioni eversive durante un importante convegno rimasto agli atti di Radio Radicale.
    L’incontro si tiene nel 2000, all’Università Federico II di Napoli, dove Saviano studia filosofia. Da pochi mesi è stato assassinato il giuslavorista Massimo D’Antona. Davanti a giornalisti, storici, politici e magistrati l’allora studente Saviano chiede la parola e si lancia in un’imbarazzante apologia dell’eversione (sentire per credere sul sito): per lui i terroristi «erano la parte sensibile di un grande movimento operaio che si sentiva tradito dal Pci», partito che con la sua scelta socialdemocratica aveva disatteso «le aspettative rivoluzionarie». Quindi i terroristi avrebbero preso le armi per «portare avanti questo progetto che era stato tradito dal Pci».
    Roberto fa un ragionamento spericolato: «La polizia sparava per le strade, la polizia uccise Francesco Russo, Giorgiana Masi, quindi la polizia era armata. Chi faceva resistenza doveva armarsi (…). In fondo non è che un magistrato, un poliziotto, un politico, fanno qualcosa di più lecito, se parliamo di etica, di quello che fa un rivoluzionario sparando».
    E'un parallelismo che gela la sala o per lo meno i relatori.
    Quattro anni dopo, nel febbraio 2004, Saviano sottoscrive un appello di Valerio Evangelisti, direttore del sito Carmilla, in favore del terrorista rosso Cesare Battisti, latitante dal 1981. Una firma che Saviano ha poi ritirato nel 2009, giustificandosi da par suo: «La mia firma è finita li' per chissà quali strade del web».
    Di recente, infiammato dalla vicenda di Domenico Lucano, il sindaco di Riace, Saviano ha rispolverato l’antica posa da molto discutibile maestro: «Quando l’ingiustizia diventa un crimine, la resistenza diventa un dovere» ha declamato. «Dobbiamo mettere il nostro corpo a difesa di Mimmo Lucano (...) A chi tra i più giovani mi ascolta chiedo di potersi attivare non soltanto sui social, importante, ma per strada, in qualsiasi luogo (...) ricordatevi: mai inchinati, mai piegati, mai spezzati».
    Saviano è un giovane come tanti. In una puntata delle Iene ha confessato di aver fumato canne e, sorridendo, di non disdegnare affatto le emozioni forti dei film porno («L’ultimo l’altro ieri»). Non solo: ha ammesso di essere, col tempo, «peggiorato come persona». E a scuola non andava neppure tanto bene. Eppure i suoi agiografi tramandano che fin da piccolo abbia esibito doti intellettuali non comuni.
    A otto anni avrebbe letto l’Odissea, a 17 nientemeno che il Capitale di Karl Marx. Compagni e professori di scuola hanno ricordi un po’ diversi: «Non era troppo brillante» rammenta il segretario amministrativo del liceo Diaz di Caserta, Pierino Bosco. Alla maturità ottenne un punteggio poco superiore alla sufficienza, 42. Ottimi voti in italiano, ma pessimi nelle materie scientifiche e in tedesco.
    «Gli ho messo anche un 3 e qualche 4, non era particolarmente ferrato» ricorda il docente di matematica, Luciano Antonetti. Sul suo banco c’erano scritte e slogan contro la Chiesa e gli Stati Uniti, pero' Roberto era orgoglioso del suo giubbotto verde della squadra di basket dei Boston Celtics e qualcuno lo trovava incoerente.
    All’epoca aveva i capelli ricci e lunghi. Girava col Manifesto sottobraccio: con il quotidiano comunista riusci' addirittura a collaborare grazie all’intercessione dell’allora assessore regionale di Rifondazione comunista Corrado Gabriele e del suo addetto stampa. All’Unità, il suo nome venne, invece, suggerito da Isaia Sales, esperto di camorra, politico del Pds, ed ex sottosegretario nel primo governo Prodi.
    «Anche se gioca a fare il self-made man» spiega Marco, un amico di infanzia «Roberto viene da una famiglia della buona borghesia. A Caserta viveva in un parco residenziale tra i più belli della città, di fronte alla Reggia». Grazie ai parenti ha ricevuto anche qualche spintarella. Per esempio, nel 2006, il suo primo lavoro da impiegato alla Mec San srl di Maddaloni è arrivato grazie alla raccomandazione dello zio Michele. Il titolare dell’azienda, Vincenzo Santangelo, non lo ha dimenticato: «Roberto? Lavorava da noi nell’ufficio pianificazione. Quando l’ingegner Michele Saviano ando' in pensione, gli facemmo un contratto di collaborazione e lui ci presento' Roberto».
    La famiglia di Saviano si compone dello scrittore, dal fratello Riccardo, un po’ più piccolo, e dai due genitori, divorziati da qualche tempo. Riccardo, oggi, fa il fotografo al seguito del celebre congiunto. La madre è citata dal figlio col nome ebraico di «Miriam Haftar», ma in realtà si chiama Maria Rosaria Ghiara, ed è docente di scienze all’Università Federico II di Napoli oltre che direttore del polo museale dell’ateneo.
    Nei racconti pubblici e privati, Roberto fa quasi esclusivamente riferimento a lei, chiamandola «severa professoressa», come se il padre non esistesse. E, in effetti, fin dal liceo, il rapporto con lui è stato conflittuale. Ne parla male persino agli insegnanti. Come conferma a Panorama il professor Antonetti: «Diceva che non lo poteva vedere perché aveva lasciato la madre».
    Dalla professoressa, Roberto dice di aver ereditato il sangue ebraico oltre che l’orientamento di ultrasinistra. A iniziarlo all’ebraismo è stato nonno Carlo, ufficiale dell’Aeronautica: «mi ha insegnato la Torah», ha precisato Saviano. Il 24 settembre 2007, a un giornalista del quotidiano Haaretz, Saviano ha rivelato di avere radici sefardite e di essere stato «molto colpito da Sabbatai Zevi», cabalista del Settecento, ma di non aver «voluto pubblicizzare la cosa» perché «in Italia passerebbe per qualcosa di esoterico».
    Uno degli anelli che porta al dito (venduto a 114 euro da un gioielliere di Tel Aviv come «Anello di Saviano - Ring of courage») riporterebbe un’iscrizione ispirata alla Cabala; questo sebbene uno studioso, Dario Borso, abbia detto a Panorama che più prosaicamente è una citazione del romanzo di fantascienza Dune di Frank Herbert.
    All’università di Roma il 17 dicembre 2008, Saviano ha sfoggiato altri tre anelli, «uno a sinistra, due a destra», secondo la moda delle paranze di fuoco dei clan. «Sono tre anelli come il Padre, il Figlio e lo Spirito santo. Cosi' facevano dalle mie parti, cosi' faccio io» ha dichiarato a un cronista.
    Le sue radici partenopee sono quelle del padre Luigi, medico di famiglia in pensione, originario del comune di Frattamaggiore, Napoli. Nei primi anni del Duemila, finisce in un’inchiesta della procura di Napoli insieme a un’altra ventina di colleghi accusati di aver falsificato ricette mediche per truffare il Servizio sanitario nazionale.
    Si difende sostenendo che è tutto un equivoco, frutto di uno scambio di persona, ed esce dal processo accettando la prescrizione. Fino a 28 anni, ha giurato il papà in un’intervista alla Stampa, Roberto non gli ha mai fatto neanche gli auguri per il compleanno e in Gomorra lo cita in un’unica occasione, presentandolo mentre gli regala una pistola per insegnargli a sparare. Tutta scena, si difende il genitore, il quale, al contrario della moglie, per tutta la vita avrebbe votato Dc.
    Ma intorno a Saviano e alla sua abilità con le armi fioriscono aneddoti e fole. Molti credono di averlo riconosciuto in un passo del recente saggio Armatevi e morite di Carmelo Abbate e Pietrangelo Buttafuoco, là dove scrivono di «un tutelato h24 che la passione per le armi ebbe a pagarla». Secondo gli autori, un giorno questo «amante delle sparatine», per darsi un tono, si calo' la pistola nella cintola dei pantaloni, facendo partire un colpo: «E fu pum! Per fortuna solo sul popo'».
    tutti i segreti di roberto saviano - la seconda parte dell'inchiesta di 'panorama' sullo scrittore - Cronache

    Catastrofe Saviano, “Kings of Crime” precipita allo 0,5% di share
    di Adriana De Conto
    Roberto Saiano nello sprofondo. Il flop, una settimana fa, della la prima puntata su Tv9 di Kings of Crime, il programma sui grandi crimini e i grandi criminali, è nulla di fonte al tracollo della puntata di mercoledi' scorso. L’audience del debutto della sua trasmissione era stata di appena 238.000 telespettatori, con uno share dell’1%. Uno share infinitesimale. Un colpo per il suo narcisismo. Un superflop che aveva fatto rumore in tutto il mondo dei siti di news, gossip e spettacoli. Impossibile fare peggio, si diceva. Eppure….
    Nel processo di beatificazione permanente di cui gode Roberto Saviano, nessuno avrebbe scommesso su un ulteriore assottigliamento dell’audence. Invece al peggio non c’è mai fine. Saviano si è superato. Un tracollo a dire poco epocale per uno come Saviano che ha un’esposizione mediatica non indifferente: va sempre in giro a fare il martire, passa da una conferenza a un’altra, è attivissimo sui social con gli insulti a Salvini e a fare il buonista. Insomma, gode di un traino di visibilità niente male. Eppure ha visto dimezzata totalmente l'audience della puntata, con 132.000 telespettatori nel primo episodio e 137.000 nel secondo. Che, tradotto in share vuol dire uno 0,5%. Stavolta si', impossibile fare peggio. Dopo ci sarebbe solo la chiusura del programma.
    Catastrofe Saviano, ?Kings of Crime? precipita allo 0,5% di share - Secolo d'Italia

  5. #2995
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Da quando è arrivata l'ebreo in Rai si assiste veramente ad un cambio radicale.
    Una battaglia politica per la quale valeva la pena sbattersi.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  6. #2996
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    https://www.maurizioblondet.it/pensiero-forte/
    Il Pensiero Forte.
    1° Convegno Nazionale
    Le basi di una rinascita nazionale.
    Interverrà. tra gli altri, Blondet.

    Come volevasi dimostrare il suo era un momento arterio.
    Nella normalità rimane nella fogna.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  7. #2997
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    Citazione Originariamente Scritto da ventunsettembre Visualizza Messaggio
    Da quando è arrivata l'ebreo in Rai si assiste veramente ad un cambio radicale.
    Una battaglia politica per la quale valeva la pena sbattersi.
    E' tornata rafffaella carrà
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  8. #2998
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    Citazione Originariamente Scritto da ventunsettembre Visualizza Messaggio
    https://www.maurizioblondet.it/pensiero-forte/
    Il Pensiero Forte.
    1° Convegno Nazionale
    Le basi di una rinascita nazionale.
    Interverrà. tra gli altri, Blondet.

    Come volevasi dimostrare il suo era un momento arterio.
    Nella normalità rimane nella fogna.
    Tutta internet è fatta di fumo e specchi , poi c'è sotto follia e satanismo ...
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  9. #2999
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    L’invasione degli psicofarmaci: si muore più di antidrepressivi & C. che di eroina
    Angela Puchetti
    Psicofarmaci a tutto spiano e a tutte le età sono prescritti ogni giorno per affrontare dal più lieve disagio fino a quadri clinici importanti. Vediamo come il trend è riuscito a mettere radici e crescere negli ultimi anni, non solo oltreoceano e non senza conseguenze. A fare il punto della situazione ci hanno pensato Alberto Caputo, psichiatra e psicoterapeuta e Roberta Milanese, psicologa e psicoterapeuta con il libro “Psicopillole – Per un uso etico e strategico dei farmaci“, edito da Ponte alle Grazie (256 pp, 18 euro).
    Psicofarmaci: boom di prescrizioni e incassi
    Tra il 1999 e 2013 le prescrizioni di psicofarmaci sono duplicate negli Usa, la tendenza europea è analoga: si muore di più per overdose da farmaci psichiatrici che non per eroina.
    “L’Italia è la quarta in Europa seconda l’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco, per la spesa relativa all’acquisto di psicofarmaci e sempre secondo Aifa sono 12 milioni gli italiani che assumono psicofarmaci” dichiara Roberta Milanese, ricercatore associato del Centro di Terapia Strategica di Arezzo e docente della Scuola di specializzazione in Psicologia Breve Strategica.
    “La spesa complessiva è di 3 miliardi e 300 milioni di euro l’anno. Gli psicofarmaci sono la maggior fonte di entrata per case farmaceutiche. Nel mondo, per gli psicofarmaci si spendono 900 miliardi di dollari l’anno: metà negli Usa, un quarto in Europa e un quarto nel resto del mondo”.
    Altro dato che fa riflettere: mezzo milione di persone sopra i 65 anni, muore ogni anno negli Stati Uniti a causa degli psicofarmaci.
    La corsa a chiedere e prescrivere psicofarmaci
    “Diciamo che possiamo individuare una tendenza a prescrivere e una tendenza a usare troppo i farmaci di questo tipo” spiega Albero Caputo. “Spesso e volentieri il farmaco rappresenta una soluzione, una via breve che pero'non risolve il problema“.
    Esempio: da una parte non dormi e il medico ti dà subito qualcosa per dormire oppure sei triste e chiedi un farmaco e il medico te lo prescrive. Insomma, c’è sia facilità alla richiesta dello psicofarmaco sia alla prescrizione da parte del medico.
    https://it.businessinsider.com/psico...EaTSBffYGzofxI

    Veneto, test antidroga per tutti gli studenti
    Elena Donazzan, l’assessore all’istruzione e formazione della giunta guidata da Luca Zaia, propone di sottoporre gli studenti della sua regione ai test antidroga
    Matteo Orlando
    In Veneto Elena Donazzan, l’assessore all’istruzione e formazione della giunta guidata da Luca Zaia, propone di sottoporre gli studenti della regione ai test antidroga.
    “Come per praticare uno sport è necessario sottoporsi ad una visita medico sportiva e dimostrare di godere di una buona condizione fisica", ha detto l’Assessore, "cosi' la frequenza scolastica e lo studio dovrebbero richiedere lucidità e padronanza delle proprie capacità percettive e cognitive".
    Trovando condivisibile la proposta suggeritale dal giornalista Alberto Gottardo di Radio Padova, durante una trasmissione in diretta del 14 dicembre, la Donazzan ritiene che "gli esiti del test dovrebbero essere valutati anche ai fini del voto in condotta, arrivando, se necessario, alla bocciatura, in presenza di uso ricorrente".
    "Ogni giorno assistiamo a segnalazioni della presenza di droga negli istituti scolastici", dice l'assessore attraverso il comunicato stampa pubblicato sul sito della Regione Veneto. "Ne parla la stampa, sui social imperversano messaggi di ogni tipo, veicolati anche da canzoni provocatorie che spopolano tra i giovanissimi. La diffusione di sostanze stupefacenti appare ormai un fenomeno di consumismo disinvolto tra i più giovani. Ragazzi e preadolescenti vanno a scuola portando nello zaino non la merenda, ma la canna di hashish o marijuana o altre sostanze stimolanti o allucinogene".
    La Donazzan ricorda che l'assunzione delle droghe non viene percepita dai giovani come dannosa e parla, citando l’ultima Relazione annuale al Parlamento sul consumo di stupefacenti in Italia, di oltre la metà degli studenti italiani che non considera dannoso l’uso regolare di sostanze psicoattive, tantomeno l’uso occasionale.
    "Assumere sostanze stupefacenti sembra sia diventato un comportamento socialmente accettabile, anzi performante”, spiega l'Assessore. "Invece, tutti gli studi scientifici dimostrano quanto grave sia l’impatto di sostanze stimolati e stupefacenti sul cervello e sullo sviluppo psicofisico dei nostri ragazzi, con danni irreversibili che si ripercuoteranno sull’intera società. Per questo credo sia necessario un cambio di rotta, prima di tutto sul fronte educativo".
    La Donazzan ha voluto ringraziare anche le forze dell’ordine per i controlli effettuati in Veneto negli spazi pubblici, sui mezzi di trasporto e davanti le scuole, anche attraverso le unità cinofile e ha fatto una denuncia: "una mamma ha riferito di un professore che avrebbe avvisato la classe dell’imminente controllo antidroga [...] considero il comportamento di quel docente gravemente diseducativo. Quell’insegnante dovrebbe essere immediatamente licenziato, perché pericoloso per i propri studenti".
    Qualche mese fa la Donazzan aveva chiesto al governo nazionale, attraverso una mozione proposta congiuntamente ad altri consiglieri regionali e esperti di tossicologia, di fermare la vendita libera della cosiddetta cannabis light e dei prodotti derivati, un settore, definito dalla mozione "pericoloso e in proliferazione, con 422 negozi presenti in tutta Italia ed almeno uno in ogni capoluogo di provincia del Veneto", una diffusione, quella della cannabis light, considerata "pericolosa dal punto di vista sia della salute che ideologica e che porta con sé un’evidente disinformazione".
    Veneto, test antidroga per tutti gli studenti

  10. #3000
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    https://www.maurizioblondet.it/una-m...e-migliorarla/

    UNA MIA INTERVISTA SULLA RAI – e perché è impossibile migliorarla.
    Maurizio Blondet 18 dicembre 2018 33 commenti
    (Riporto qui l’intervista che mi ha fatto Polisemantica diverse settimane fa)

    Oggi risponde alle nostre 5 domande Maurizio Blondet, giornalista e conferenziere che ha collaborato a Gente, il Giornale, l’Avvenire e La Padania, sia come autore ma anche come inviato. E’ stato inviato speciale de Il Giornale (di Montanelli) , in seguito di Avvenire – occupandosi delle guerre balcaniche e altri teatri di conflitto. Ha contribuito al volume “Gli antenati insospettati della rivoluzione”, sulla “fabbricazione” artificiale del movimento della rivoluzione culturale (che ha mirato non tanto alla presa del potere, quanto alla sovversione dei costumi e della morale), “11 Settembre, colpo di stato in Usa”, “Chi comanda in America” e “Cronache dell’Anticristo”. Cura il blog Blondet & Friends.



    Cosa promette la Rai che sta nascendo? Si tratta davvero di un cambiamento o stiamo assistendo a una riproposizione, come da gattopardesca memoria, del “che tutto cambi affinché tutto rimanga così com’è” ?

    Blondet: La Rai non è un’azienda. E’ una concrezione fossile ripugnante, una stratificazione geologica formicolante di stipendiati di diverse stagioni politiche, strato sopra strato: ci sono comunisti, cattocomunisti, persino democristiani, pidiessini, radicali, berlusconiani di sinistra, sessuomani vari, vecchie amanti di capi delle brigate rosse, migli di lanfranchi pace, proletarie armate per il comunismo, di Lotta Continua… tutta gente che ha costituito conventicole di potere e alleanze interne, potentissime, dure come granito, inamovibili.

    Non comandano i direttori, specie se di fresca nomina; comandano questi strati geologici di militanti fossili. Anche perché oltre ad occupare posizioni direttoriali e avere il codazzo di favoriti che dipendono da loro per “lavorare” come “clientes”, percepiscono stipendi così spropositati – sopra i 100 mila quasi tutti, un centinaio anche sopra i 200 mila, come la Botteri e la Berlinguer – che persino mandarli via (posto che ci si riuscisse) costerebbe miliardi allo Stato, di sole liquidazioni. Tenga conto che sono lì da 30-40 anni, con questi mega-stipendi: per la liquidazione calcoli una mensilità loro, 20 mila per 30 o 40; moltiplichi ancora per 100, e vedrà che cifre vengono fuori. Da far fallire la Rai e lo Stato.

    Ci vorrebbe non Foa, ma una dittatura spietata che li fucilasse senza indennizzo, e li seppellisse in terra sconsacrata. Siccome questo non è ritenuto possibile, la Rai resterà quella che è. Un truogolo stratificato di ex tesserati di partiti scomparsi.

    L’intrattenimento e le fiction rischiano di alterare la percezione della realtà nel Pubblico o è sufficiente agire sulla veridicità e il pluralismo dell’Informazione, gestendo in modo obiettivo i telegiornali?

    Il pubblico italiano, specie quello che si guarda la tv (spesso lasciandola accesa per 10 ore al giorno) è molto ignorante e anziano – in generale non sa distinguere bene nemmeno fra informazione e fiction; della informazione gli importa poco e capisce poco, appena si tratti di cose un po’ complesse, politica estera, Unione Europea.

    Naturalmente gli strati geologici di parassiti grande-stipendiati di cui sopra , che sono poco meno ignoranti del pubblico, sono ben felici di mantenere questa vecchia plebe nel solco del conformismo e del politicamente corretto vigente: che in questi ultimi tempi è ovviamente pro-gay, gender, pro-lgbt, pro-immigrati negri e strappacuore, pro “Francesco” papa…..

    In tv non si pratica “giornalismo”, il massimo sforzo sta nel sopprimere informazioni (che sono in gran numero) per darne solo 2 o 3 comode nella lunghissima mezz’ora dei tg. “Notizie” ovviamente che questi parassiti non sono andati a cercare, ma hanno letto dalle agenzie di stampa.

    Grande spazio è dato all’ultima produzione del cantante X e dell’ultimo film: si tratta di pubblicità forse occultamente pagata dai medesimi a qualcuno della cosca, che intasca.

    L’aspetto culturale, intendendo con questo termine la divulgazione di sapere relativo all’Arte, alla Storia, alla Letteratura, potrebbe incidere sulla percezione della realtà da parte del Pubblico?

    Un tempo effettivamente – un tempo risalente alla direzione generale di Bernabei o alla stagione di Sergio Zavoli per le grandi inchieste – la tv di Stato si pose il compito di istruire il popolo ignorante, di elevarlo all’altezza che occorre per vivere nella complessità moderna.

    Voi giovani non potete nemmeno immaginarlo. Scuole elementari per adulti (il maestro Manzi) corsi di inglese, francese e tedesco con graziose professoresse (io stesso imparai il francese lì), grandi servizi scientifici e storici.

    Sceneggiati come “Delitto e Castigo” di Dostojewski, o “l‘Orlando Furioso”; o “la Gerusalemme Liberata”; racconti di Cekhov letti da un grande attore (Albertazzi), pot-pourri di recitazione che andavano da Omero ad Euripide, da Shakespeare a Beckett (Gasmann ne Il Mattatore) erano appuntamenti serali settimanali – a cui il popolo ignorante si appassionava, come oggi non si appassiona alle cialtronerie sporchellone e le troie che la cosca televisiva gli ammannisce, con la scusa – tipica della sinistra, che odia e disprezza il popolo – che il popolo o non solo è ignorante ma anche volgare, e quindi è questo che vuole.


    L’Orlando di Luca Ronconi.
    Ciò perché i volgari sono loro, e con la loro potenza hanno espulso ed espunto tutto ciò – persone e programmi – che li superava e, con la sua eccellenza, e metteva in luce la loro bassezza.

    Ciò li rende imperdonabili, perché responsabili dell’abbassamento del popolo italiano. Perché il popolo, come una spugna, accetta il meglio se lo vede. Io stesso posso testimoniare di un “Orlando Furioso” a puntate, in versi di Ariosto, con la regia sofisticatissima di Luca Ronconi, che appassionò mie vecchie zie di Toscana, di nascita contadine.


    (L’ormai anziana figlia di un antico segretario di un partito che non esiste più. In RAi dal 1985)
    Basterà rinnovare i contenuti o occorrerà ripensare il “modus agendi” dei conduttori e presentatori? In altri termini, è possibile influenzare i telespettatori, oltre che con fake news anche con tono di voce, mimica facciale, uso di sinonimi con differente connotazione semantica e altri trucchi del genere?

    Ovviamente i conduttori (“giornalisti” pagati 5 volte più dei normali giornalisti: è la prova che non appartengono al mondo dell’informazione; è la gente dello spettacolo ad essere pagata tanto) esercitano il tipo di abilità che dice lei, per questo sono “bravi” e pagati: interrompere l’avversario se dice una cosa intelligente, deriderlo con la mimica facciale, parlargli sulla voce, “mandiamo il servizio”, eccetera.

    Che impronta darebbe alla Rai se fosse lei a poter decidere in modo autonomo?

    Quello che manca a questo governo per migliorare la tv (e non solo) sono: squadre armate ai suoi [paradosso, ndr.], o (in mancanza) magistrati aderenti al progetto di miglioramento e rinnovamento dell’Italia – che facciano letteralmente paura a queste cosche (aggrappate e succhianti non solo in tv, ma in tutti gli apparati pubblici), le convincano a dimettersi (magari con l’ausilio di una bevuta dei regolamentari due litro di olio di ricino), li tolga dal video, l’inquisisca – insomma li tolga dal potere (non solo televisivo) a cui si aggrappano con i denti e gli artigli di sciacalli che sono.

    Penso a questo tutte le volte che sento e vedo uno di questi parassiti arroganti in tv dire che questo governo è “fascista”. Fosse fascista, loro sarebbero sul cesso smaltire l’olio di ricino, o tremanti di paura chiusi in casa – o all’estero a rifarsi una vita come imbianchini.

    Purtroppo questo governo, ogni giorno più deludente, con Salvini che canta in programmi tv, stappa bottiglie o addenta panini dicendo banalità, non fa paura. Fa solo pena e sempre più rabbia. Mentre gli avversari hanno perfettamente capito come usarlo.



    Un governo che sfida l’Europa e non sa prendere il potere dei mezzi di comunicazione, della magistratura e della banca centrale, finirà assai male”.

    LA NUOVA RAI IN CINQUE DOMANDE: MAURIZIO BLONDET - Polisemantica

    Scrivo dalla Caporetto del “governo del cambiamento”.
    A conferma delle mie previsioni su qusto governo, ieri l’Italia ha approvato il Global Compact for Refugies – non è ancora il Global Compact for Migration, quello che sancisce la migrazione come un diritto “umano” ma è evidentemente lo scivolo per approvare quello.

    Ricordo quel che detta il Global Compact for Safe, Orderly and Regular Migration:

    Dobbiamo consentire ai migranti di diventare membri a pieno titolo delle nostre società evidenziando il loro contributo positivo”

    In realtà, a votare per l’Italia è tale Maria Angela Zappia Caillaux, ex consigliere diplomatico di Renzi e spalla di Gentiloni. E’ stata messa a fare la rappresentante dell’ Italia all’ ONU il 31 luglio 2018 – quando il governo Gentiloni era scaduto ma in carica per gli affari correnti – e confermata (ovviamente) da Moavero e Mattarella.

    Ad accorsene è stato Claudio Borghi, che ha protestato presso il governo (apparentemente, il suo) ma non sappiamo con quale esito. Ecco cosa significa “governare” avendo tutto l’apparato dello Stato, “dai fattorini al Quirinale”, composto di strati fossili di partiti che nemmeno esistono più, ma hanno come referente il Quirinale e il PD.

    In queste ore il governo “del cambiamento” subisce l’umiliazione estrema di accettare da Moscovici tagli dell’ulteriore 0,4%: una cifra ridicola, che in un bilancio statale entra nell’errore statistico, e che ha il solo scopo di umiliarci e renderci alla loro mercé. In realtà, siamo il paese fondatore e la terza economia dell’euro che accetta di farsi trattare come la Grecia, anzi peggio della Grecia, perché ci facciamo dettare il bilancio fino ai centesimi di decimale : la forma più totale di schiavitù.

    Un governo-servo che ha accettato anche la trasformazione dello ESM in Fondo Monetario Europeo, il che significa che ci obblighiamo a contribuire coi soldi nostri al salvataggio di Deutsche Bank-Commezbank che Berlino sta per attuare con un gigantesco bailout, ossia aiuto di Stato: cosa che a noi fu vietata per Montepaschi ed altre banche dalle”normative europee”, per le quali furono chiamati a contribuire i piccoli obbligazionisti e risparmiatori. Allora, aveva accettato questa servitù il governo Renzi. Oggi la accetta il governo “del cambiamento”. Abbiamo due Tsipras, i, quali – invece di dirci la verità e chiamarci all’insurrezione – ci stanno raccontando che avrete il reddito di cittadinanza, e avete le pensioni da cancellazione della legge Fornero. Non avrete né l’una né l’altra, ovviamente: non ci sono i soldi nel bilancio che Moscovici ha approvato per voi.

    Quello che avrete saranno: il programma ecologista dello Stalin della Rumenta per penalizzare le auto vecchie e farvi acquistare un’auto elettrica – il motivo per cui in Francia si sono ribellati i Gilet Gialli – ma voi non vi ribellate.

    Poi avrete i negri. Sembra incredibile, ma Claudio Borghi ha scovato questa tabella. Sono i dati di una “Studio di Fattibilità” elaborato dalla UE per, in cui la Commissione ha valutato la capacità di accoglienza dei vari paesi, nel senso di “densità di popolazione” aggiuntiva che essi possono contenere. All’Italia, oggi 59 milioni di abitanti, viene assegnata una densità di 242 milioni, 131.713 (come Moscovici ai centesimali, così la Kommissione è precisa fino all’unità dei negri che ci vuole affibbiare).


    (Qualcuno mi dica che è un fake).

    Guardate anche gli altri paesi. Alla Francia vengono assegnati 486 milioni di abitanti, alla Polonia 274 milioni di “densità” potenziale. Io spero che sia un falso, ma temo di no. E’ la Grande Sostituzione dettata e decisa in una tabella.

    La sola speranza, è terribile dirlo, è la rivolta civile. Del resto, è il caso di ricordare una frase ben trovata di Alberto Bagnai: “La differenza fra un cambio fisso e una guerra civile non salta all’occhio. Perché non c’è. Un giorno capirete”. Il regime di Macron ha cominciato a capirlo, il tenero culatoncino ha fatto piazzare un elicottero in cortile per fuggire dall’Eliseo. Voi italiani invece no. Vi si attaglia la frase di Churchill, più celebre: “Potevate scegliere fra il disonore e la guerra. Avete scelto il disonore, e avrete la guerra”. Civile.

    Leggetevi altri articoli:

    Smutandati e beffati
    Il governo rivede il deficit per ammansire l’Ue. Ma a Bruxelles non basta: infrazione possibile
    di Franco Bechis

    https://www.iltempo.it/politica/2018...-maio-1099842/


    E' impossibile migliorarla perchè si chiama Radio Televisione itagliana.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

 

 
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