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  1. #3881
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Esodo biblico dei medici, la maggioranza vuole emigrare all’estero. Lo Stato soffoca
    6 FEBBRAIO 20226 FEBBRAIO 2022 CRONACA LETTURA 6 MIN

    “Si comincia a evidenziare una situazione di minor pressione sugli ospedali, nei pronto soccorso, nei reparti: segno che si potrà tornare a una situazione di ‘normalità’. Ma il disagio, negli ospedali e sul territorio, è ancora altissimo: continuiamo a registrare una situazione di grande, grande grande difficoltà”. Non nasconde la sua preoccupazione, il presidente della Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, Filippo Anelli, intervistato da Tgcom24. “È in corso un esodo biblico, e i protagonisti sono i medici – ha aggiunto -. Nonostante le 30mila assunzioni straordinarie di personale sanitario, per i medici ospedalieri e del territorio la situazione è difficile. Già anni fa avevamo preannunciato 50mila medici in meno negli ospedali per il 2025, 30mila in meno sul territorio. Oggi, proprio sul territorio, già molti cittadini sono senza medico di famiglia, e le postazioni di guardia medica e turistica sono sguarnite di personale. Mentre solo il 28,4% dei medici ospedalieri vorrebbe rimanere come dipendente nel Servizio Sanitario Nazionale, il resto vuole lasciare o andare all’estero”.

    Cita una recentissima indagine della Cimo nazionale, Filippo Anelli, condotta su 4258 medici ospedalieri: drammatici, in particolare, i dati del Veneto, dove solo l’11,4% degli intervistati, potendo scegliere, continuerebbe a lavorare in un ospedale pubblico. E non è la scelta della professione ad essere messa in discussione: il 72% dei partecipanti, potendo tornare indietro, sceglierebbe ancora di indossare il camice bianco. Ma solo il 28,4%, appunto, vorrebbe farlo come medico dipendente, in una struttura pubblica. Gli altri preferirebbero trasferirsi all’estero (26%), anticipare il pensionamento (19%), lavorare in una struttura privata (14%) o dedicarsi alla libera professione (13%).

    Tra le motivazioni, i carichi di lavoro eccessivi, anche in violazione della normativa europea, e la smisurata mole di burocrazia e di compiti di natura amministrativa. E poi, la scarsa considerazione del ruolo sociale, una retribuzione non commisurata alle responsabilità, cui si è sommato lo stress dovuto al Covid.Stesso discorso sul territorio, dove i medici di famiglia in maniera sempre più numerosa lasciano anche in anticipo rispetto all’età pensionabile e manifestano un fortissimo disagio derivante da carichi di lavoro abnormi e da una delegittimazione mediatica senza precedenti: il 53,4% dei medici, secondo un recente sondaggio Euromedia Research, è insoddisfatto dell’organizzazione e addirittura un 83,7% dei medici non si sente sostenuto e supportato dalle istituzioni sanitarie.

    “Interessante come, proprio mentre i medici ospedalieri voglio fuggire dalla dipendenza, si voglia estendere questa forma contrattuale anche ai medici di medicina generale – commenta ora Anelli -. Il sospetto è che si voglia, con una studiata demagogia, spostare il dibattito sulla forma giuridica, per non guardare come deve davvero cambiare il lavoro, sia negli ospedali che sul territorio. I medici però non ci stanno: e dicono basta. Basta a un sistema che affossa i medici con tutto un carico di lavoro improprio che deriva da un’organizzazione che ha fatto il suo tempo”.

    “E a pagare il prezzo più alto sono i pazienti: i più recenti dati Istat mostrano che nel 2021 ci sono stati 60mila morti in più rispetto alla media 2015-2019 – spiega -. Ma non tutti sono morti di Covid: sono morti anche per tutte le patologie che sono rimaste indietro, trascurate perché i medici erano impegnati a curare, appunto, il Covid, i reparti riconvertiti, gli screening e gli interventi rimandati”.

    “Gli stessi medici dipendenti lamentano, tra le ragioni del loro disagio- esplicita – l’eccesivo tempo dedicato alla compilazione degli atti amministrativi, che sacrifica il tempo dedicato ai pazienti, ritenuto insufficiente dal 40% degli intervistati”.

    “E noi ora, anziché pensare a modificare un sistema che non funziona, vorremmo estenderlo anche ai medici del territorio? – si chiede Anelli -. Quali risultati speriamo di ottenere, nascondendo la polvere sotto il tappeto, anziché cercare le ragioni per le quali si è accumulata e rimuoverla?”.

    “È amaro, ma ancor più significativo, dover fare queste riflessioni proprio oggi, nella 44esima Giornata nazionale per la Vita, pochi istanti dopo le parole di Papa Francesco, che ha portato due esempi così belli di solidarietà, da parte di cittadini che sono “i santi della porta accanto” – conclude Anelli -. Custodire ogni vita: questo è il tema della Giornata. Un messaggio, un compito, che la Legge, e il Codice Deontologico, affidano a noi medici e al quale non vogliamo derogare. Un compito che si porta a compimento anche indicando le criticità dei sistemi, le falle che impediscono di raggiungere l’obiettivo costituzionale della tutela della salute. Perché, per i medici, ogni vita conta”.

    https://www.lanuovapadania.it/cronac...stato-soffoca/
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  2. #3882
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  3. #3883
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Pnrr al Sud e il mugugno sussurrato al Nord. Se la Lombardia avesse una forza davvero autonomista batterebbe forte i pugni sul tavolo
    12 FEBBRAIO 202212 FEBBRAIO 2022 OPINIONI LETTURA 2 MIN
    di Roberto Gremmo – Una volta si diceva che la verità si conosce dai bambini o dagli ubriachi. Nella politica del giorno d’oggi le scomode realtà dobbiamo orecchiarle dalle confidenze degli uomini politici, sempre a conoscenza delle peggior cose del sistema, ma anche sempre propensi a nascondercele perché comunque sono membri della casta e dunque disponibili a rivelarsele fra di loro.

    Ecco che una intercettazione impertinente ha captato il sommesso parlottio fra il sindaco di Milano ed il presidente della Lombardia che si confidavano le loro preoccupazioni per la previsione che i prossimi contributi dell’Europa possano finire in gran parte nel pozzo senza fondo del meridionalismo sprecone che la fa da padrone in Italia.

    Non ci stupiamo. Tutta la classe politica e’ ben cosciente, e non da oggi che il meridione e’ purtroppo ostaggio di una classe dirigente imbelle che sottrae ogni risorsa alla povera gente per mantenere ed incrementare il proprio sistema di potere clientelare, sprecone, malato e spesso criminale.

    Quasi ogni sera vediamo in televisione l’eroica ma solitaria giornalista col bassotto denunciare inascoltata le cattedrali del deserto d’una Sicilia dove le incompiute opere pubbliche testimoniano (mute ma eloquenti) d’una gestione sprecona ed improvvida del mare di risorse che vengono gettare al vento nei faraonici progetti che uno Stato troppo frettolosamente generoso sovvenziona a pioggia e senza giusti ed opportuni controlli in un’isola dove alla povera gente non arriva mai niente perché le tonnellate di danaro di Roma o dell’Europa finiscono subito in tasca ai potenti amici degli amici.

    Perciò quando sentiamo il sindaco di Milano sussurrare circospetto i suoi dubbi non ci stupiamo, ma troviamo conferma della legittimità della nostra forte e radicata avversione alla demagogia sudista imperante ed incancrenita. Ma anche il mugugno all’orecchio amico non e’ certo da lodare.

    Se la Lombardia avesse una forza davvero autonomista batterebbe forte i pugni sul tavolo. Ma questa classe politica autenticamente lumbarda oggi non c’e’.

    E dobbiamo accontentarci delle lamentele in camera caritatis ed a bassa voce.

    Taci somaro lumbard.

    https://www.lanuovapadania.it/opinio...ni-sul-tavolo/

    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
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  4. #3884
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Quindi è vero. Il ministro: Scelta politica il 56% del Pnrr deve andare al Sud”
    14 FEBBRAIO 202214 FEBBRAIO 2022 POLITICA LETTURA 1 MIN

    Per il Mezzogiorno noi ci siamo posti l’obiettivo del 56% delle risorse, non del 40%. Tale percentuale è stata una scelta politica, non il frutto di un algoritmo”. Lo ricorda in un’intervista a ‘Repubblica’ Enrico Giovannini, ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili, che – davanti alle difficoltà denunciate dagli enti locali – spiega che “non si può continuare solo a dire che ci sono problemi”. “Per le infrastrutture e la mobilità è cambiato il modo di assegnare i fondi, e non solo per il Pnrr, perché ora vengono assegnati solo su progetti ben definiti. È evidente che l’investimento in capitale umano nei Comuni è fondamentale, anche per il futuro perché nel corso degli anni sono stati depauperati di professionalità, però – lamenta – dare l’idea di essere sempre in emergenza è forse eccessivo”. Per agevolare il processo di realizzazione delle opere – rivela – “stiamo valutando con la Presidenza del Consiglio la possibilità di ulteriori semplificazioni rispetto a quelle del dl 77”.

    https://www.lanuovapadania.it/politi...andare-al-sud/
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  5. #3885
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    I medici: Negato indennizzo a famiglie dei colleghi deceduti per Covid. Turni massacranti, poco personale. Non ce la facciamo più. Sciopero 1 e 2 marzo
    15 FEBBRAIO 202215 FEBBRAIO 2022 CRONACA LETTURA 2 MIN

    Sciopero dei medici del territorio l’1 e 2 marzo indetto dal Sindacato medici italiani (Smi) e dal Sindacato italiano medici del territorio (Simet). La protesta riguarda i professionisti convenzionati con il Sistema sanitario nazionale e prevede la chiusura degli ambulatori per le due giornate e una manifestazione a Roma – il 2 marzo dalle 9.00 alle 13 – al ministero della Salute.

    “Il malessere della categoria è palpabile: carichi di lavoro insostenibili, mancanza di tutele, burocrazia aberrante e non ultimo il mancato indennizzo alle famiglie dei colleghi deceduti per Covid. Uno schiaffo, da parte dello Stato, soprattutto agli orfani di quei medici”, scrivono in una nota le due sigle sindacali. “Scioperiamo – continuano – perché rivendichiamo, come tutti gli altri lavoratori, tutele concrete quali ferie, maternità, malattia; reclamiamo tutele certe in materie di sostegno ad handicap e sostituzioni per poter fruire del meritato riposo, nonché politiche serie sulle pari opportunità. In questa pandemia, che ha travolto il mondo, sono le donne medico che hanno pagato il prezzo più alto. Il diritto al lavoro si deve coniugare al diritto alla vita familiare e personale. Vogliamo riappropriarci del nostro ruolo e della nostra dignità professionale per poter curare al meglio i pazienti che a noi si sono affidati; in questo senso siamo impegnati a garantire a tutti i cittadini parità di accesso e immediate risposte in rapporto ad uguali bisogni di salute”. “Scioperiamo perché vi è la necessità che vi siano più medici sul territorio: ad oggi nel nostro Paese sono più di tre milioni i cittadini senza medico di famiglia. Le postazioni di guardia medica o vengono chiuse o accorpate per mancanza di personale. Le ambulanze del 118 sono senza medico a bordo. Vogliamo che i giovani MEDICI siano attratti da questa professione, che oggi disertano al pari dei vecchi che si prepensionano. È ormai ineludibile l’istituzione di un corso di specializzazione in medicina generale. Vogliamo dire basta alla strisciante privatizzazione della medicina generale. Il nostro SCIOPERO, in definitiva, ha lo scopo di salvare i MEDICI per salvare il Servizio Sanitario Pubblico. Chiediamo ai cittadini di essere al nostro fianco”, concludono i sindacati. (Adn Salute)

    https://www.lanuovapadania.it/cronac...o-1-e-2-marzo/
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  6. #3886
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Lockdown in Costituzione: il prezzo per uscire dal Covid
    Scritto il 15/2/22 • nella Categoria: segnalazioni

    Pronti per il lockdown climatico, dopo quello sanitario? Tira brutta aria, dalle parti della Costituzione: la strana modifica dell’articolo 9 (attuata quasi sotto silenzio) mette il governo nelle condizioni di imporre le peggiori restrizioni, senza che il cittadino abbia più nemmeno la protezione del paracadute costituzionale. Che significa? L’establishment teme di dover pagare un prezzo per i recenti abusi di potere, e quindi prova a renderli conformi alla Carta? No, la situazione è peggiore: secondo Matt Martini, si stanno ponendo le premesse per rendere “eterna” la dominazione sperimentata negli ultimi due anni. Dal canto suo, Nicola Bizzi offre una precisa spiegazione politica: la manomissione della Costituzione può esser stata pretesa dai poteri dominanti (Davos, Bruxelles) in cambio della concessione – finalmente – degli allentamenti sul Covid, visto anche che la narrazione pandemica si è fatta ormai insostenibile. E quindi: liberi tutti – riguardo al virus – ma a patto che, prima ancora, l’Italia si predisponga a subire altre, eventuali costrizioni: magari quelle raccomandate dall’élite che utilizza, come spaventapasseri, la piccola Greta Thunberg.
    «Trovo pericolosa la riforma dell’articolo 9 della Costituzione, con l’introduzione del riferimento alla tutela dell’ambiente, insieme a quello che viene definito “l’interesse delle future generazioni”», premette Martini, nella trasmissione “Nexus Reloaded” con Tom Bosco e lo stesso Bizzi. «A prima vista può sembrare un fatto positivo, ma in realtà la tutela dell’ambiente è uno dei cardini pseudo-ecologisti e malthusiani del pensiero del Club di Roma, che poi ha originato il Forum di Davos, causa di tutti i nostri mali». In sostanza si introducono nuovi obiettivi, all’interno del sistema giuridico italiano: e questo permetterà di giustificare i lockdown e tutte le restrizioni che venissero introdotte. «Se prima avevamo lo strumento giuridico per far decadere tutto, in questo modo avranno il dispositivo potenziale per far decadere (anche retroattivamente) l’annullamento e la condanna di tutte le malaugurate norme introdotte da Conte e poi confermate da Draghi».
    Aggiunge Martini: in un altro passaggio dell’articolo che è stato appena riformato, senza che il Parlamento battesse ciglio, si prevede che l’iniziativa economica individuale debba essere compatibile con l’utilità ambientale e la difesa della salute. «In questo modo, quindi, c’è la giustificazione del fatto che, domani, io possa chiudere la tua attività produttiva per ragioni di ordine ambientale o sanitario». Dunque: «Si sono messi in cassaforte i presupposti giuridici per agire in maniera autoritaria contro la libertà economica individuale, quindi anche contro la libertà d’impresa». Per Matteo Martini, co-autore del saggio “Operazione Corona”, è un assegno in bianco: che il governo potrà compilare con quello che vuole. «Chi lo stabilisce, infatti, qual è il citato “interesse delle generazioni future”? Il diritto alla salute, lo abbiamo già visto, è stato considerato prioritario rispetto a tutti gli altri (alla libertà personale, al diritto al lavoro)». Di fatto, «si agisce d’arbitrio, nel modificare la giurisprudenza: e se domani stabiliscono che “l’interesse delle future generazioni” è prioritario, rispetto a tutti gli altri diritti, compreso il diritto alla vita?».
    Insiste l’analista: «In nuce, vedo l’introduzione di un principio insidioso: sono tutte spallate verso una deriva molto pericolosa. Questo è un ulteriore chiodo nella bara dell’Italia». Martini è molto pessimista, sul futuro della situazione italiana: «Anche quando dovesse finire tutta questa pagliacciata del Covid (che prima o poi finirà), e anche se la situazione economica dovesse temporaneamente riprendersi, noi a questo punto abbiamo sulla testa una spada di Damocle». E cioè: «Ulteriori lockdown e ulteriori restrizioni, per qualsiasi eventuale futura emergenza, visto che qui ormai lavorano contro di noi in termini di “shock economy”». L’orizzonte resta buio, a quanto pare: «Questa è una situazione molto pericolosa, adesso inserita addirittura in Costituzione. A mio avviso, per l’Italia la situazione è veramente preoccupante: parlo del futuro, dei prossimi 5-10 anni». Lo stesso Martini ammette di esser stato colto in contropiede: «Purtroppo non mi aspettavo una situazione di questo tipo: ci ha sorpreso tutti».
    Ancora più drastico Nicola Bizzi, che di “Operazione Corona” è l’editore. «Questo è un attentato alla democrazia e alla Costituzione», scandisce. E spiega: probabilmente è il frutto di un tacito patto. Uno scambio: vi concediamo di uscire dall’incubo narrativo Covid, ma voi vi lasciate legare le mani anche per il futuro. Il blitz sulla Costituzione, secondo Bizzi, sarebbe stato anticipato: in realtà, era in programma più avanti. «Lo hanno anticipato ora, appena dopo la riconferma di Mattarella, sfumata la possibilità che al Quirinale salisse Draghi: in quel caso, la riforma dell’articolo 9 sarebbe probabilmente slittata dopo l’estate, o forse addirittura a fine legislatura». E perché a Draghi è stato negato il Colle? «A parte il fatto che era “bruciato” a livello internazionale, agli occhi di vari potentati economici e finanziari, in realtà è stato “impallinato” peché la politica italiana ha iniziato il fuggi-fuggi, il “si salvi chi può”», sostiene Bizzi, che spiega: «Se finora il sistema ha favorito l’affondamento dell’Italia dal punto di vista umano, demografico, economico e sociale, provocando una vera e propria devastazione, i politici ora pensano: “Se il sistema affonda troppo, poi affondiamo anche noi. Se cade il sistema, l’ordine costituito, magari ci aspettano sotto casa con i forconi”».
    Hanno davvero paura che cada il sistema, insiste Bizzi: per questo la politica italiana si è blindata. «Nel suo discorso di insediamento, Mattarella ha pronunciato 18 volte la parola “dignità”: si riferiva alla dignità della politica, della partitocrazia. Come a dire: il sistema-Italia ha pur sempre una sua dignità; quindi non è giusto che affondi, deve salvare se stesso. E allora hanno deciso di intraprendere una linea di de-escalation». Per ora, Mario Draghi resta al governo, ma secondo Bizzi si dimetterà entro marzo: «Approderà a qualche organismo internazione (Banca Mondiale, Fmi) perché non vede l’ora di allontarsi da qui». A sostituirlo, probabilmente, «sarà sempre un governo farlocco (un governo tecnico, non elettorale) che porterà avanti la de-escalation, visto che ormai siamo arrivati ai “tempi supplementari”, riguardo alla narriva Covid». Ed ecco il punto: «Questa riforma costituzionale l’hanno voluta e attuata proprio ora, perché è stata una sorta di “conditio sine qua non”, da parte dei poteri di Davos e della Commissione Europea, come a dire: intanto attuate questa riforma, poi potrete fare tutta la de-escalation che vorrete».
    E’ uno scambio, dice Bizzi: chiudere la storia-Covid, ma in compenso tenere aperta la porta per nuove emergenze. «Diamo un’occhiata in casa altrui: a parte la Gran Bretagna, che è fuori dall’Ue e quindi fa quello che crede, nei limiti del possibile, osserviamo quei paesi che hanno preceduto l’Italia negli allentamenti delle restrizioni, mettendo fine alla farsa pandemica». Danimarca e Norvegia, Olanda, Spagna, nazioni dell’Est Europa: cosa hanno patteggiato, con Bruxelles, in cambio di queste riaperture? «Molto probabilmente hanno accettato la prossima adozione di misure “green”: e se vedremo che avranno intenzione, anche loro, di effettuare riforme costituzionali vincolanti, dal punto di vista pseudo-ambientalista, nel segno della “decarbonizzazione” – quindi, misure malthusiane a lunga scadenza – sarà la conferma che questo è stato uno scambio, un patto. Perché questi non mollano, vogliono andare avanti a oltranza: chiusa la narrazione Covid, voglio aprire la narrazione climatico-ambientale».
    Attenzione: «La nuova narrazione – continua Bizzi – adesso la vogliono aprire ufficialmente, visto che finora è stata aperta solo a parole: cioè con dichiarazioni e proclami, inclusa la recente farsa del gas (che in realtà non è mai mancato) e quella dei blackout (che finora non sono avvenuti, e ormai l’inverno è quasi alle spalle)». L’élite vorrebbe comunque portare avanti l’Agenda 2030, secondo altre direttive, visto che l’Operazione Corona ormai è finita. Certo – aggiunge Bizzi – l’Italia sarà uno degli ultimi paesi, a chiuderla, «perché ci mangiano sopra in troppi: è il classico mangia-mangia all’italiana, e non è facile smantellarlo rapidamente». Afferma l’editore di “Aurora Boreale”: «Ci sono resistenze, da parte della politica: ci mangiano i sindaci, i governatori delle Regioni e i personaggi attorno alla politica, che vivono di appalti e subappalti, razzie, favori e clientelismi». Domenico Arcuri? «Era solo la vetta dell’iceberg: c’è un sistema che sta mangiando, ancora, sulla farsa pandemica. E vorrebbe continuare a mangiare».

    https://www.libreidee.org/2022/02/lo...ire-dal-covid/
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  7. #3887
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    All'inizio della questione si parlava di elogi per gli eroi.
    Ricordo di aver scritto sul nazionale. Avranno solo questo.
    Mi piace vincere facile, e nel paese di merda è proprio troppo facile.

  8. #3888
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta



    Il governo traballa e va sotto quattro volte. Tetto all’uso del contante, passa la proposta Meloni a 2000 euro
    17 FEBBRAIO 202217 FEBBRAIO 2022 POLITICA LETTURA 3 MIN

    Maggioranza spaccata sul Milleproroghe. Nella notte nelle commissioni riunite Bilancio e Affari costituzionali della Camera il governo e’ andato sotto quattro volte. Dal tetto all’uso del contante alla questione delle bonifiche dei siti inquinati di Taranto, fino alla proroga di tre anni dell’applicazione dei divieti di sperimentazione sugli animali: gli emendamenti presentati dai partiti sono stati approvati con il parere contrario dell’esecutivo. Una modifica di FI sulle graduatorie degli insegnanti, e’ stata invece respinta nonostante il parere favorevole del governo. Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia, sui social evidenzia l’inciampo.

    La proposta targata FdI che lascia la soglia dell’uso del contante a 2.000 euro fino all’inizio del 2023, sostiene, e’ “un provvedimento importante per famiglie e imprese: siamo riusciti a portare a casa un primo, piccolo, ma significativo risultato per favorire l’economia reale” che dimostra “che un’alternativa alla deriva tecnofinanziaria dell’ultimo decennio e’ possibile”. La norma, racconta all’AGI Paolo Trancassini, capogruppo del partito in commissione Bilancio e primo firmatario dell’emendamento, e’ passata con 39 voti favorevoli contro 38 contrari.

    “E’ stato votato da alcuni deputati di Forza Italia e della Lega e anche da uno delle Autonomie. Non so se c’e’ stato anche qualche dissidente grillino”, prosegue. Giovanni Vianello del Gruppo Alternativa, esulta invece per lo stop all’articolo 21 del provvedimento: “Volevano sottrarre i fondi delle bonifiche delle ‘aree escluse’ dell’ex Ilva di Taranto per destinarli alla continuita’ produttiva del siderurgico – spiega – Le risorse economiche sequestrate ai Riva tornano invece alle bonifiche. Il nostro emendamento e’ stato approvato contro la volonta’ del Governo da tutti i partiti, solo la Lega e Fratelli d’Italia hanno votato conformemente al parere del Governo”.

    Tema scuola: nel Movimento 5 stelle Lucia Azzolina, ex ministra dell’Istruzione, commenta con favore la bocciatura dell’emendamento proposto da Forza Italia – il governo aveva espresso parere favorevole – “che non avrebbe permesso quest’anno l’aggiornamento delle graduatorie e il contemporaneo rinnovo delle graduatorie per le supplenze”. La Lega, sottolinea, “ha invece votato a favore. Non potevamo permettere che venissero bloccati migliaia di giovani e precari. Il Governo ora non perda tempo e proceda con gli atti necessari. Le graduatorie ad esaurimento e le graduatorie per le supplenze vanno aggiornate subito”, conclude.

    https://www.lanuovapadania.it/politi...i-a-2000-euro/
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  9. #3889
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Pensioni, non si tocchino i diritti acquisiti. Uil: contrari a ricalcoli
    17 FEBBRAIO 202217 FEBBRAIO 2022 ECONOMIA LETTURA 1 MIN

    In tema di pensioni i diritti acquisiti non vanno toccati. Lo dice il segretario generale della Uil, Pierpaolo Bombardieri, che in un’intervista alla Stampa valuta positivamente il dialogo avviato con il Governo per cambiare la legge Fornero, ma ribadisce la sua contrarietà al ricalcolo con il contributivo. “L’esecutivo – dice – ha condiviso l’esigenza di parlare di flessibilità in uscita. Riconoscerla è un primo punto, come costruire la riforma è un altro discorso. Ipotizzare un passaggio a un sistema tutto contributivo sarebbe un’ulteriore penalizzazione per chi deve andare in pensione e l’ennesimo ritocco dei diritti acquisiti. Fare il calcolo con il contributivo abbassa l’assegno. Cambiare le regole adesso significa cambiare le carte in tavola. Ci aspettiamo che il confronto continui, faremo un’altra riunione tecnica la prossima settimana e poi una verifica politica con Draghi e i ministri Orlando e Franco”.

    https://www.lanuovapadania.it/econom...i-a-ricalcoli/
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  10. #3890
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Domandina facile facile.
    Chi c'è dietro a Calenda?

 

 
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