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    Predefinito la lotta per le regioni

    Ex Ds. Ex Margherita. Fedelissimi di D'Alema. Nostalgici di Veltroni. Colonnelli di Bersani. Paladini di Franceschini. New entry di Marino. Tutti contro tutti nella battaglia per le segreterie regionali Pierluigi BersaniLa contromossa porta la firma di Piero Fassino, regista della corsa di Franceschini alla segreteria del Pd. E al quartier generale di Bersani, ai Santissimi Apostoli, qualcuno ha sussurrato "chapeau", riferendosi all'ex segretario della Quercia. "Avrà anche perso pezzi, ma quella lista di Ds un po' di fifa la mette", ammettono fra i dalemiani. La lista è quella dei candidati di Dario Franceschini alle segreterie regionali del Pd, apparentemente una corsa secondaria verso le primarie del 25 ottobre per il leader. In realtà, una prova generale di alleanze decisiva per la conta finale fra democratici. E per la scelta fra Bersani e Franceschini. Pur con l'incognita di Ignazio Marino, ago della bilancia se nessuno otterrà il 50 per cento. È un congresso local nel congresso global. Servirà a pesare le tessere sul territorio e a preparare la prossima partita contro Silvio Berlusconi, la missione più difficile: le regionali 2010. Quando il Pd dovrà preservare le roccaforti dall'assalto del Cavaliere e del Senatur.

    Ebbene, in quella lista regionale Franceschini ha piazzato ben 16 ex Ds su 20, addirittura più di quelli schierati da Bersani. Dalla Puglia al Lazio, dalla Lombardia alla Liguria, se glielo chiedi, rispondono che è un caso e che l'homo novus del Pd ragiona ormai fuori dai vecchi schemi di appartenenza. Ma la realtà è un'altra. La strategia suggerita appunto da Fassino è più che meditata. Era l'unico modo, ripetono al Nazareno, per impedire a Bersani di sfruttare il "richiamo della foresta fra i Ds". Far passare l'idea, cioè, che ci fosse un solo candidato a rappresentare quell'area e orientare sull'ex ministro sponsorizzato da Massimo D'Alema i voti di chi sente ancora più forti le antiche amicizie dei futuri scenari.

    Sondaggi alla mano, il piano sta funzionando. Chi li ha letti ripete che c'è un recupero di Franceschini su Bersani a Centro-Nord e nelle zone rosse, finora off limits. Con Marino indaffarato a scegliersi candidati autonomi, dagli ambientalisti ai gay, per incassare il massimo dagli scontenti. La partita regionale si ingrossa, dunque. E le squadre si affollano di big. Da Sergio Cofferati in Liguria, a Cesare Damiano in Piemonte, schierati con Franceschini. "Belle facce ma tutti con il doppio incarico, Parlamento e partito. Si vede che dietro c'è Veltroni", si sfogano i fedelissimi di Bersani. Le loro liste pullulano, invece, di dirigenti locali. Magari meno noti ai più, ma con le tessere in tasca. Come il ligure Lorenzo Basso o il segretario piemontese Gianfranco Morgando, ex Ppi, o ancora il segretario toscano Andrea Manciulli. "Tutti funzionari di partito, come nel Pci. Si vede che dietro c'è D'Alema", ribattono quelli di Franceschini.


    Due progetti e due protagonisti, dietro ai quali si scorgono D'Alema e Veltroni. Defilati, ma non troppo. Nel Lazio si scommette sul pupillo dell'ex sindaco di Roma, quel Roberto Morassut che da assessore riscrisse il piano regolatore della capitale. Eppure, mentre il candidato che pare imbattibile è impegnato in quella che ha tutta l'aria di essere una vera e propria campagna elettorale, con Roma invasa di manifesti che inneggiano all'unità interna, ma annunciano primarie all'americana come piace a Veltroni, D'Alema prova a fermarlo. Giocando sulle nuove divisioni fra veltroniani. Sa bene che la disfatta di Rutelli nella corsa al Campidoglio ha assottigliato il gruppo, che ha perso l'appoggio del presidente della provincia romana, Nicola Zingaretti, passato con Bersani. E cerca di allargare la frattura. Anche se il beau geste chiesto da Zingaretti, ovvero un candidato 'equidistante' come l'economista Stefano Fassina, espressione di Bersani e non di altri, alla fine non è arrivato. Questo visti i rapporti tesi di Zingaretti non tanto con D'Alema, quanto con la legione romana. La cosa sembrava fatta, c'erano anche l'ok di Rosy Bindi ed Enrico Letta. Eppure Fassina alla fine non correrà. Al suo posto è stato scelto il presidente della Provincia di Viterbo, Alessandro Mazzoli, creatura dell'ex tesoriere Ds Ugo Sposetti e, lui sì, dalemiano duro e puro.
    Dannato Barone Rosso.

  2. #2
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    Predefinito Rif: la lotta per le regioni

    Certo che candidare Cofferati alla guida della Liguria....
    "Insomma se è in gamba, ti porta l'aereo così basso.. ehehehe...
    Lei dovrebbe vederlo, è uno spettacolo: un gigante come il B-52.... BHOOAAAMMM!!!!.. con i gas di scarico t'arrostisce le oche vive!!"

 

 

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