

«La verità è che, se Berlusconi non fosse entrato in politica, se non avesse fondato Forza Italia, noi oggi saremo sotto un ponte o in galera con l'accusa di mafia. Col cavolo che portavamo a casa il proscioglimento nel Lodo Mondadori»


«La verità è che, se Berlusconi non fosse entrato in politica, se non avesse fondato Forza Italia, noi oggi saremo sotto un ponte o in galera con l'accusa di mafia. Col cavolo che portavamo a casa il proscioglimento nel Lodo Mondadori»


Chi viene accusato può esporre gli elementi a propria discolpa.
Questi vengono confrontati con gli elementi portati dall'accusa.
Se gli elementi della difesa sono superiori a quelli dell'accusa l'imputato viene assolto, come è successo a me.
Se gli elementi dell'accusa sono superiori a quelli della difesa l'imputato viene condannato, come è successo a qualcun altro.
E' così che funziona.
"I carnefici hanno bisogno di urlare per imporre le proprie menzogne!
Alle vittime basta il silenzio perchè ad esse apprtiene la verità!"


Bisogna dare all'uomo non ciò che desidera..ma ciò di cui ha bisogno...
(la via diretta non è la più breve)


Arriva il momento della verità per Gianni De Gennaro, ex capo della polizia e “zar” dei servizi segreti italiani come direttore del Dis, il Dipartimento delle informazioni per la sicurezza. E’ prevista domani l’udienza nella quale la Corte di Cassazione deciderà se confermare o meno la condanna a un anno e quattro mesi di reclusione per istigazione alla falsa testimonianza in relazione ai fatti del G8 di Genova.
Secondo l’accusa, l’allora capo della polizia avrebbe spinto l’alto dirigente di Ps Francesco Colucci, questore del capoluogo ligure durante il G8 del 2001, a modificare la la sua testimonianza al processo sulla sanguinosa irruzione alla scuola Diaz, avvenuta la notte del 21 luglio. Una pressione, di cui Colucci parla diffusamente in telefonate intercettate, tesa ad allontanare da sé qualunque responsabilità nella catena di comando dell’operazione che si concluse con oltre sessanta feriti su 93 arrestati, tutti poi risultati estranei all’accusa di appartenere al “black bloc”, che era stato protagonista di due giorni di devastazioni.
Insieme a De Gennaro – difeso dal professor Franco Coppi – è stato condannato, per lo stesso reato, a un anno e due mesi, anche l’ex capo della Digos di Genova Spartaco Mortola, attualmente capo della polizia ferroviaria di Torino, dopo la nomina a questore. De Gennaro e Mortola hanno scelto il rito abbreviato, mentre Colucci ha scelto l’ordinario. Per entrambi la condanna è stata sospesa dalla condizionale e a nessuno dei due è stata inflitta la pena accessoria della sospensione temporanea dai pubblici uffici. L’ex capo della Digos ha anche un’altra condanna in appello, a tre anni e otto mesi, per l’irruzione alla Diaz.
Il processo De Gennaro potrebbe dunque essere il primo a concludersi tra i procedimenti principali scaturiti da quelle giornate caratterizzate da violenti scontri di piazza e da gravi abusi delle forze dell’ordine sui manifestanti. Oltre dieci anni dopo gli avvenimenti, infatti, sono ancora fermi alla sentenza d’appello il processo contro i manifestanti per gli incidenti durante i cortei (dieci condannati), il processo per i maltrattamenti inflitti nel centro di detenzione di Bolzaneto (44 condannati) e, appunto, quello sull’irruzione alla Diaz (25 condannati).
Su quest’ultima, che dalla ricostruzione processuale emerge come una pagina nera della polizia italiana, si è innescata una polemica che riguarda proprio i tempi del giudizio in Cassazione. Un mese fa è emerso che gli atti giacciono ancora alla Corte d’appello di Genova, nonostante la sentenza risalga al 18 maggio 2010. Il problema starebbe nella difficoltà di notificare la sentenza e gli atti a tutte le parti coinvolte nel procedimento. Quindi tutto è fermo. Le associazioni vicine al movimento denunciano che lo stallo potrebbe far scattare la prescrizione prima della sentenza definitiva, “salvando” i 25 poliziotti condannati, e in particolare gli alti dirigenti come Franco Gratteri, Gianni Luperi, Gilberto Caldarozzi, Vincenzo Canterini. Timori rilanciati anche da Magistratura democratica, che invita i colleghi genovesi ad accelererare le pratiche per “sgombrare il campo da ogni sospetto”.
Arriva il momento della verità per Gianni De Gennaro, ex capo della polizia e “zar” dei servizi segreti italiani come direttore del Dis, il Dipartimento delle informazioni per la sicurezza. E’ prevista domani l’udienza nella quale la Corte di Cassazione deciderà se confermare o meno la condanna a un anno e quattro mesi di reclusione per istigazione alla falsa testimonianza in relazione ai fatti del G8 di Genova.
Secondo l’accusa, l’allora capo della polizia avrebbe spinto l’alto dirigente di Ps Francesco Colucci, questore del capoluogo ligure durante il G8 del 2001, a modificare la la sua testimonianza al processo sulla sanguinosa irruzione alla scuola Diaz, avvenuta la notte del 21 luglio. Una pressione, di cui Colucci parla diffusamente in telefonate intercettate, tesa ad allontanare da sé qualunque responsabilità nella catena di comando dell’operazione che si concluse con oltre sessanta feriti su 93 arrestati, tutti poi risultati estranei all’accusa di appartenere al “black bloc”, che era stato protagonista di due giorni di devastazioni.
Insieme a De Gennaro – difeso dal professor Franco Coppi – è stato condannato, per lo stesso reato, a un anno e due mesi, anche l’ex capo della Digos di Genova Spartaco Mortola, attualmente capo della polizia ferroviaria di Torino, dopo la nomina a questore. De Gennaro e Mortola hanno scelto il rito abbreviato, mentre Colucci ha scelto l’ordinario. Per entrambi la condanna è stata sospesa dalla condizionale e a nessuno dei due è stata inflitta la pena accessoria della sospensione temporanea dai pubblici uffici. L’ex capo della Digos ha anche un’altra condanna in appello, a tre anni e otto mesi, per l’irruzione alla Diaz.
Il processo De Gennaro potrebbe dunque essere il primo a concludersi tra i procedimenti principali scaturiti da quelle giornate caratterizzate da violenti scontri di piazza e da gravi abusi delle forze dell’ordine sui manifestanti. Oltre dieci anni dopo gli avvenimenti, infatti, sono ancora fermi alla sentenza d’appello il processo contro i manifestanti per gli incidenti durante i cortei (dieci condannati), il processo per i maltrattamenti inflitti nel centro di detenzione di Bolzaneto (44 condannati) e, appunto, quello sull’irruzione alla Diaz (25 condannati).
Su quest’ultima, che dalla ricostruzione processuale emerge come una pagina nera della polizia italiana, si è innescata una polemica che riguarda proprio i tempi del giudizio in Cassazione. Un mese fa è emerso che gli atti giacciono ancora alla Corte d’appello di Genova, nonostante la sentenza risalga al 18 maggio 2010. Il problema starebbe nella difficoltà di notificare la sentenza e gli atti a tutte le parti coinvolte nel procedimento. Quindi tutto è fermo. Le associazioni vicine al movimento denunciano che lo stallo potrebbe far scattare la prescrizione prima della sentenza definitiva, “salvando” i 25 poliziotti condannati, e in particolare gli alti dirigenti come Franco Gratteri, Gianni Luperi, Gilberto Caldarozzi, Vincenzo Canterini. Timori rilanciati anche da Magistratura democratica, che invita i colleghi genovesi ad accelererare le pratiche per “sgombrare il campo da ogni sospetto”.
"I carnefici hanno bisogno di urlare per imporre le proprie menzogne!
Alle vittime basta il silenzio perchè ad esse apprtiene la verità!"


Per falsa testimonianza, questa mattina, martedì 9 febbraio, il giudice monocratico di Aosta, Marco Tornatore, ha condannato a un anno e quattro mesi Francesco Di Turo, di 22 anni, di Aosta. Il togato ha subordinato la condizionale al risarcimento del danno valutato in 3 mila euro, oltre al pagamento delle spese processuali.
L'imputato, difeso dall'avvocato Claudio Fiorini, era accusato di aver reso una falsa testimonianza, davanti al giudice di pace, in un processo civile. Il ragazzo era stato portato in aula in quanto aveva assistito a un incidente stradale avvenuto il 12 gennaio del 2007 ad Aosta, in via Saint-Martin de Corleans. Durante l'udienza aveva dato una versione assolutamente falsa di com'era andato il sinistro. Un medico di Aosta stava percorrendo via Saint-Martin de Corléans, quando arrivato all’altezza del tabacchino, era stato urtato da un’auto, che era in sosta, ed era partita senza guardare.
Il conducente dell’auto era stato poi portato davanti al giudice di pace, dal medico, difeso dall’avvocato Massimiliano Sciulli, per avere il risarcimento del danno. Di Turo, amico del conducente, aveva dichiarato, però, che era stato il medico a causare l’incidente. Circostanza smentita dal tabaccaio e da altri testi, che avevano assistito all’incidente. Da qui la denuncia penale, per falsa testimonianza e la condanna emessa questa mattina.Per falsa testimonianza, questa mattina, martedì 9 febbraio, il giudice monocratico di Aosta, Marco Tornatore, ha condannato a un anno e quattro mesi Francesco Di Turo, di 22 anni, di Aosta. Il togato ha subordinato la condizionale al risarcimento del danno valutato in 3 mila euro, oltre al pagamento delle spese processuali.
L'imputato, difeso dall'avvocato Claudio Fiorini, era accusato di aver reso una falsa testimonianza, davanti al giudice di pace, in un processo civile. Il ragazzo era stato portato in aula in quanto aveva assistito a un incidente stradale avvenuto il 12 gennaio del 2007 ad Aosta, in via Saint-Martin de Corleans. Durante l'udienza aveva dato una versione assolutamente falsa di com'era andato il sinistro. Un medico di Aosta stava percorrendo via Saint-Martin de Corléans, quando arrivato all’altezza del tabacchino, era stato urtato da un’auto, che era in sosta, ed era partita senza guardare.
Il conducente dell’auto era stato poi portato davanti al giudice di pace, dal medico, difeso dall’avvocato Massimiliano Sciulli, per avere il risarcimento del danno. Di Turo, amico del conducente, aveva dichiarato, però, che era stato il medico a causare l’incidente. Circostanza smentita dal tabaccaio e da altri testi, che avevano assistito all’incidente. Da qui la denuncia penale, per falsa testimonianza e la condanna emessa questa mattina.
Fonte: http://www.aostasera.it/articoli/2010/02/9/12646/condannato-a-un-anno-e-quattro-mesi-per-falsa-testimonianzaCondannato a un anno e quattro mesi per falsa testimonianza - AostaSera.it
"I carnefici hanno bisogno di urlare per imporre le proprie menzogne!
Alle vittime basta il silenzio perchè ad esse apprtiene la verità!"


Si era prestato per fare da paciere in una controversia tra un meccanico di Frigintini ed il cliente di quest’ultimo. Solo che alla fine ha negato tutto e per questo è stato accusato di falsa testimonianza ed è stato condannato. Si tratta del comisano Settimo Parisi, al quale il giudice monocratico del Tribunale di Modica, Lucia De Bernardin, ha inflitto due anni di reclusione. La vicenda si era determinata dopo la riparazione di un autocarro da parte di un meccanico frigintinese. Il proprietario, ad un certo punto, si era ripreso il mezzo e pare non avesse saldato. Più in là il meccanico aveva presentato il conto ma il cliente avrebbe detto di avere già pagato. Ne scaturì un contenzioso nel quale si era intromesso il Parisi per garantire il pagamento. Davanti ai magistrati, quest’ultimo aveva negato tutto ma alcuni testimoni avevano, invece, confermato i fatti perchè presenti nel momento in cui Settimo Parisi, si offrì per quel compito, addirittura precisando giorno ed ora. Durante tutta questa fase il giudice si incuriosì dopo avere accertato che i fatti si sarebbero svolti di domenica quando l’officina doveva essere chiusa. I testi avevano ribadito che abitualmente nei festivi l’officina apriva ed era un ritrovo per parlare del più e del meno. In quella circostanza si parlò del debito che il meccanico vantava e così Parisi avrebbe preso l’impegno di tentare la mediazione con la controparte. Il pubblico ministero, Veronica Di Grandi, aveva chiesto la condanna. Il giudice dopo avere espresso l’entità della pena ha dichiarato quest’ultima condonata.Si era prestato per fare da paciere in una controversia tra un meccanico di Frigintini ed il cliente di quest’ultimo. Solo che alla fine ha negato tutto e per questo è stato accusato di falsa testimonianza ed è stato condannato. Si tratta del comisano Settimo Parisi, al quale il giudice monocratico del Tribunale di Modica, Lucia De Bernardin, ha inflitto due anni di reclusione. La vicenda si era determinata dopo la riparazione di un autocarro da parte di un meccanico frigintinese. Il proprietario, ad un certo punto, si era ripreso il mezzo e pare non avesse saldato. Più in là il meccanico aveva presentato il conto ma il cliente avrebbe detto di avere già pagato. Ne scaturì un contenzioso nel quale si era intromesso il Parisi per garantire il pagamento. Davanti ai magistrati, quest’ultimo aveva negato tutto ma alcuni testimoni avevano, invece, confermato i fatti perchè presenti nel momento in cui Settimo Parisi, si offrì per quel compito, addirittura precisando giorno ed ora. Durante tutta questa fase il giudice si incuriosì dopo avere accertato che i fatti si sarebbero svolti di domenica quando l’officina doveva essere chiusa. I testi avevano ribadito che abitualmente nei festivi l’officina apriva ed era un ritrovo per parlare del più e del meno. In quella circostanza si parlò del debito che il meccanico vantava e così Parisi avrebbe preso l’impegno di tentare la mediazione con la controparte. Il pubblico ministero, Veronica Di Grandi, aveva chiesto la condanna. Il giudice dopo avere espresso l’entità della pena ha dichiarato quest’ultima condonata.
Fonte: http://www.radiortm.it/2011/11/24/comisano-condannato-a-due-anni-per-falsa-testimonianza/Comisano condannato a due anni per falsa testimonianza - Radio RTM Modica
"I carnefici hanno bisogno di urlare per imporre le proprie menzogne!
Alle vittime basta il silenzio perchè ad esse apprtiene la verità!"


Quanto è brutta la realtà per chi vive di masturbazioni mentali, vero?
"I carnefici hanno bisogno di urlare per imporre le proprie menzogne!
Alle vittime basta il silenzio perchè ad esse apprtiene la verità!"



