
Originariamente Scritto da
Tular
Un buon modo per visitare quello spicchio di reatino è andarci con il treno lungo la linea non elettrificata Terni-Rieti-L'Aquila -Sulmona. Una linea che partendo dall'Umbria sud-orientale ferma a Marmore, dove c'è la nota cascata; Labro, un paesino medievale che per la sua bellezza viene frequentato molto spesso da olandesi o tedeschi; Labro è il primo paese del Lazio venendo da Terni ed andando verso Rieti, ma è poco oltre il confine Umbria-Lazio; è molto vicino al lago di piediluco, che invece è Umbria; la linea ferma poi in altri paesini, Rieti, Cittaducale, Cotilia, Antrodoco; poi passa in Abruzzo. Il tutto quasi sempre in mezzo all'appennino, in gole, valli, monti, gallerie.
Lì vicino scorre il Velino, che è molto pulito. Passa ai piedi del Terminillo e non distante c'è il parco nazionale del Velino Sirente. Quella zona di appennino è ricca di fauna selvatica, non ultimo il lupo appenninico. E gli orsi non sono distanti, anzi qualche volta qualche esemplare "sconfina" dalla marsica e giunge qui in cerca di cibo e nuovi territori.
Nell'antichità quelle erano le zone di origine dei vari gruppi di "safineis" (Cotilia era considerata il centro di origine di molte primavere sacre) che popolarono verso sud l'appennino: vestini, peligni, marsi ed infine sanniti verso sud est; sabini, equi verso sud ovest; in particolare gli equi e la tribù degli equicoli, contro cui i romani dei primi tempi combatterono numerose volte, non erano molto distanti da qui; la stessa parola "cicolano", che identifica i dialetti di questa zona appenninica a cavallo tra Lazio ed Abruzzo zona (a parte il sabino vero e proprio di Rieti) , secondo alcuni è la corruzione di "equicolano".
Tra l'altro, sempre nel cicolano, il paese di Borgorose corrisponde più o meno all'antica Tiora Matiena, sede (nell'antichità) di un curioso oracolo basato su un picchio verde (verosimilmente sul numero di colpi che dava col becco, oppure anche sul volo; vedere l'importanza del picchio verde presso gli umbri antichi) . Da qui partì la primavera sacra dei Piceni (appunto) che popolò le marche meridionali.