Sull'integrazione:
"Se gli immigrati desiderano integrarsi in una cultura affine [...] la conflittualità potenziale è minima. Esempi in questo senso sono forniti dalle migrazioni interne europee [...] Ciò che contribuisce a legare è, in Europa, la comune eredità occidentale [...] Greci, Romani, Celti, Germani, Slavi e molti altri popoli hanno dato il loro contributo nel creare l'Occidente, i cui abitanti sono strettamente affini anche da un punto di vista fisicoantropologico e dunque genetico".
Quando invece l'affinità "di sangue" non esiste:
"l'integrazione può diventare difficile, soprattutto se gli immigrati arrivano a ondate in un periodo relativamente breve e hanno dunque la possibilità di formare comunità sempre più vaste unendosi ai connazionali già presenti [...] L'immigrazione, in casi del genere, potrà essere causa di tensioni e di conflitti, poiché sarà vista come una vera e propria invasione. Una etnia che conceda l'immigrazione ad un'altra non disponibile a integrarsi e presente con un gran numero di individui cede la propria terra e in più limita le proprie possibilità di successo riproduttivo, perché il carico umano che un territorio può sostenere non è illimitato [...] Se gli uomini non devono temere i rappresentanti di altre culture come concorrenti, ne apprezzano le conquiste culturali e considerano la loro diversità come una variante molto attraente. Soltanto il timore di perdere la propria identità incrina la simpatia reciproca e ingenera odii collettivi capaci di spingersi fino alla follia del genocidio"
Irenäus Eibl-Eibesfeldt - Rettore dell'Istituto di Etologia Umana Max Planck
.....è tutto racchiuso in quelle frasi....




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