
Originariamente Scritto da
Defender
I diritti anni Sessanta/Settanta sono stati il culmine dell'industrializzazione di massa
Quindi il Fascismo è negativo perché negli anni Venti-Trenta l'Italia era una nazione povera e tecnologicamente arretrata. Anzi, meglio: i lavoratori non avevano i diritti perché negli anni Venti-Trenta l'Italia era una nazione tecnologicamente arretrata anche rispetto alla non sfolgorante tecnologia dell'epoca; perché si sa che c'era la Milizia a sequestrare le seghe elettriche all'entrata del bosco e a obbligare i boscaioli a lavorare a mano. Complimenti per l'agilità mentale (scherzo: un'argomentazione del genere fa ridere).
Va bene Druuna, confondi i piani quanto ti pare.

Tuttora è un reato togliere anche solo un mattone per scaldarsi, e la tutela dei lavoratori da certe pratiche abusive è intervenuta quando l'Italia era a uno stadio successivo e molto più avanzato di industrializzazione. Solo che i meccanismi giuridici di tutela sindacale c'erano già, e anzi i CCNNLL pur perdendo la loro efficacia di norma corporativa riuscirono per decenni ancora ad essere uno strumento talmente efficace da passare sopra alle leggi e da coinvolgere tutti i sindacati dei lavoratori, tutti i sindacati dei datori di lavoro e il Governo. Ah scusa, ma questo a te non piace, visto che sei contro il corporativismo.
La tanto decantata fine dell'ordinamento corporativo ha riportato indietro le tutele materiali del lavoratore, obbligando i due sindacati (Confindustria e Triplice) a confronti lunghi vent'anni per riottenere le opportune tutele e altri dieci anni per riuscire a superare in intensità la protezione del lavoratore, in un contesto economico completamente diverso, visto che lo stato sociale fascista era l'architettura per un'industria che cominciava a consolidarsi, mentre lo Statuto del Lavoratore e gli altri strumenti coevi erano tipici della fase apicale dell'industrializzazione di massa.