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Sabbinirica.
Binirica e simili, rappresentano il saluto più importante del siciliano, il più rispettoso e solenne; esso ha origini antichissime ed ha anche un significato pseudo religioso.
Stranamente nei vocabolari siciliani del XVIII e XIX secolo, di questa forma non si fa gran menzione né la letteratura tecnica ci offre molti spunti, anche se di questo saluto vi è ampia traccia nelle opere narrative e nell’uso epistolare e popolare.
Tutto muove dal “senso di rispetto” familiare e sociale, infatti si riteneva che il padre, la madre, un nonno, una zia, solo per essere più in età matura e per il vincolo affettivo e di sangue, avessero facoltà di impartire una benedizione che pur non essendo quella religiosa impartita dal Prete, aveva valenza benefica richiamando sul benedetto la protezione divina. “Onora il padre e la madre” credo possa essere assunto a fondamento religioso di questo saluto siciliano. Ovvero da una parte ho il dovere di onorare, ma chi è onorato per volontà divina certamente ha facoltà di benedirmi se di ciò io sono degno.
Nella pratica poi, il padre, il nonno la zia benedicente accompagnavano talvolta la benedizione col segno della croce.
Nelle corrispondenze epistolari fino al XIX secolo, nell’Europa cristiana si riscontra spessissimo la richiesta finale formale di benedizione, sia tra i nobili che nella classe borghese.
Ma questa abitudine in Sicilia, contrariamente a quanto accadeva in altre regioni, era specifica anche della lingua parlata ed in questo senso era presente in tutti gli strati sociali, dalla nobiltà all’ultimo bracciante jurnataru.
Da saluto solenne e di commiato, la richiesta di benedizione assunse nel tempo la valenza di saluto tout court e divenne lessico comune a tutti i siciliani.
Il suo utilizzo era generalizzato e molto “sentito”, ma si faccia bene attenzione al fatto che colui che salutava dicendo “Binirica” si rivolgeva a persona di maggiore età, di più elevato rango sociale, o appartenente alla Chiesa, o di posizione pubblica preminente. Mai un borghese o un nobile avrebbero salutato il contadino in questo modo chiedendogli benedizione perché questa appunto doveva “discendere” da una posizione autorevole e non il contrario. Si trattava dunque di un saluto in qualche modo “subordinante” ma non in senso prettamente classista quanto sociale, rivolto al rispetto della persona in quanto tale e non solo alla sua posizione. Ma certamente il figlio del contadino avrebbe salutato in questo modo il padre chiedendo la sua benedizione. Così come il fratello più giovane il più anziano. In Sicilia, tutti potevano così essere benedetti ma anche benedire.
Quindi il nobile rispondendo al ‘Sa benerica” del contadino avrebbe risposto “Salutamu” oppure se ben disposto “Binidittu” impartendo dunque esplicitamente la richiesta benedizione.
Nel tempo questa formula si è evoluta, sia nell’uso che nella forma. E’ ancora utilizzata da molte persone anziane nelle zone rurali della Sicilia.
Dal punto di vista lessicale, riscontriamo alcune forme equivalenti:
Sabbenerica (corretto – ‘sa benerica – per contrazione di vossia in “sa” (Vossia a sua volta derivante da “Vossignoria”)
Sabbinirica
Binirica
Benerica
Berica
Birica
Vossia binerica
Vo’scenza benerica
Su questo ultimo modo l’interpretazione prevalente (cfr. Sabatini Coletti) è che si tratti della contrazione della frase “Vostra eccellenza (mi) benedica”, quindi deriverebbe da ulteriore contrazione di
Voscellenza
poi
Voscenza
Non sono del tutto convinto di questa tesi. Infatti in alcuni centri del ragusano, qualche anziano ancora negli anni 70 del Novecento, diceva Vostrascenza e poi vi è da dire che “eccellenza” in Sicilia di dice “cillenza”. Ho il dubbio che l’etimologia sia dunque una contrazione di “Vostra scienza mi benedica”. A favore di questa tesi vi è anche il fatto che tale saluto si rivolgeva a persone colte e non solo al padrone in quanto tale: ma ai Preti, agli insegnanti.
Aggiungo che nell’area etnea, per canzonare una persona presuntuosa e pedante, si usa ancora oggi dire “U Signori quannu spartiu a scienza c’ha detti tutta a iddu”.
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buongiornoo




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