

Chi sono i filosudici? Quelli che definiscono filoterroristi i difensori dei palestinesi.I MELONOMI, i sudditi della meloniIsraele=Paese Terrorista - Palestina libera dai terroristi dell'IDF


Stasera devo andare a cena fuori. Incrocio le dita
Teniamoci stretti, che c'è vento forte.
Io sono per la chirurgia etica: bisogna rifarsi il senno.
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Chi sono i filosudici? Quelli che definiscono filoterroristi i difensori dei palestinesi.I MELONOMI, i sudditi della meloniIsraele=Paese Terrorista - Palestina libera dai terroristi dell'IDF


In 10 mesi picchiati 4mila poliziotti
Ogni giorno pestati tredici uomini in divisa, sei volte su dieci da stranieri
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Una volante della polizia accerchiata e assaltata a calci e pugni da una banda di sudamericani, che domenica scorsa nel Piacentino ha quasi strangolato due poliziotti. Erano decine. Eppure uno solo è stato denunciato. E aggressioni continue nei penitenziari, in strada e persino sulle autostrade, come è accaduto sull’A1 Roma Napoli a metà settembre, quando 52 tifosi baresi scalmanati si sono scagliati contro gli agenti ferendone uno.
Nulla è cambiato. Sono passati quasi cinque anni, era il 9 gennaio 2010, quando un immigrato che doveva essere rimpatriato a Lagos, in Nigeria, staccò con un morso il lobo dell’orecchio a un poliziotto di scorta all’aeroporto di Fiumicino. È lo stesso tempo che ci separa dal ricordo dei lanci di bottiglie pieni di cemento e urina scagliati contro la polizia da una sessantina di immigrati arrampicati su una gru a Milano. Ma la musica è sempre la stessa. Per i poliziotti vittime del tiro al bersaglio, che sia fuori dallo stadio, dietro le sbarre di un Cie, o sulle coste dove approdano i disperati in fuga da una guerra o dalla fame, è ancora tempo di subire. E se tentano di difendersi apriti cielo.
Numeri da paura: 4mila dall’inizio dell’anno i poliziotti feriti in servizio. Ma la tendenza - una stima al ribasso - è di 6mila entro dicembre. Impressionanti i numeri sulle aggressioni: una media di 13 uomini picchiati ogni giorno negli ultimi 10 mesi. «E il dato lascia ancora più sgomenti se si considera che i 4mila poliziotti aggrediti sono gli uomini del solo servizio operativo: un terzo dei 95mila agenti della Polizia» spiega Gianni Tonelli, segretario generale Sap.
La cronaca degli ultimi giorni è agghiacciante. Anche per gli espedienti usati per colpire. Ad Ancona, ieri, un ecuadoregno di 21 anni si è finto svenuto, poi ha aperto gli occhi e ha assalito come una furia i poliziotti intervenuti per soccorrerlo. A Monza il giorno prima un marocchino 34enne ha tentato di strangolare e di sottrarre la pistola ad un sostituto commissario che aveva dovuto sparagli alle gambe per fermarlo.
«Gli agenti sono l’anello debole della catena - continua Tonelli -, attaccati nel 60% dei casi da immigrati ben al corrente della debolezza delle forze dell’ordine. La classe politica dell’anti polizia poi fa il resto. Le aggressioni subite dagli agenti in servizio non sono casuali, ma situazioni che da anni registrano una costante crescita - e le denunce parlano chiaro - con gli stranieri sempre più spesso protagonisti. Con che spirito un poliziotto si prepara, alle 11 di sera, al servizio notturno di volante, sapendo che l’indomani mattina potrebbe non tornare a casa dalla sua famiglia? Sapendo, soprattutto, che un complesso sistema di leggi, norme e codici non tutela Abele, ma piuttosto Caino?. Neanche possono difendersi che scatta la gogna mediatica - aggiunge Tonelli -. Per questo doteremo gli agenti di spy pen per registrare gli interventi, e le aggressioni, tutelandosi da accuse che già più volte hanno creato casi mediatici. Si può pensare che il disagio tra le forze dell’ordine sia un problema di 100 euro in più o in meno in busta paga? Lo spiegheremo anche al premier Renzi il 7 ottobre, quando lo incontreremo».
Grazia Maria Coletti Silvia Mancinelli
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In 10 mesi picchiati 4mila poliziotti - Cronache - iltempo
_Non rinnegare e non restaurare__
Difendi la nazione come nei tempi passati, in modo moderno:" fotti lo Stato antifascista! "(Giò)
L'invidia ha due bocche; con una sputa miele , con l'altra sputa veleno e fiele![]()


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Morti di Stato: le vittime della violenza delle forze dell’ordine - Presa Diretta
“Quando i casi Aldrovandi si moltiplicano, non si tratta più solo della sorte di singole famiglie: è in gioco la democrazia”.Queste le parole con cui si è aperta la prima inchiesta della nuova serie di Presa diretta: un'inchiesta sulle vittime della violenza delle forze dell'ordine. Non una puntata contro, ma a favore di chi indossa con onore la propria divisa, rispettando la Costituzione: un lavoro oggi ancora più difficile, poiché spesso la polizia è il muro su cui si scontra la rabbia della gente contro la cattiva politica.
Ecco allora che è giusto ricordare ancora questi casi, di ragazzi con problemi sociali, di tossicodipendenza, che una volta finiti nelle mani dello stato, hanno subito violenza.
- Federico Aldrovandi
- Riccardo Rasman
- Giuseppe Uva
- Paolo Scaroni
- Stefano Gugliotta
- Luca Morneghini
- Michele Ferrulli
- Tommaso De Michiel
- Stefano Cucchi
Tutte storie con diversi tratti in comune, come il fatto che le vittime erano persone deboli, che lo stato dovrebbe proteggere di più. Ma c'è di peggio: i poliziotti o i carabinieri che hanno compiuto quei gesti non hanno quasi mai pagato. E' difficile portare avanti questi processi per violenza, perché ci si scontra coi depistaggi, compiuti dalla stessa polizia difesa di se stessa. Della reticenza, dei non so e non ricordo. Della mancanza di collaborazione. I familiari delle vittime lasciati soli, testimoni che si mettono paura, di dover puntare il dito contro le divise.
A vedere morire Aldrovandi sono stati in tanti, ma al processo ha testimoniato solo una ragazza extracomunitaria (nonostante ogni anno dovesse rinnovare il permesso). Sono processi più difficili di quelli di mafia, sostiene l'avvocato Anselmo che ha seguito diversi di questi casi: l'omertà, il muro di gomma anche la fanno da padrone.
“Quelli che dovevano indagare sulla morte di Federico sono gli stessi che hanno depistato le indagini”, ha spiegato l'avvocato. Queste storie "mettono in discussione il rapporto tra magistratura e forze dell’ordine".
E i colpevoli, anche se vengono condannati, rimangono in servizio, o vengono sospesi per pochi mesi. Come gli agenti responsabili della morte di Federico. Come il papà dei ragazziDe Michiel, ispettore di polizia, come della polizia erano le persone che hanno picchiato i figli. Per la sua denuncia, Walter De Michiel è stato sospeso.
I casi citati hanno seguito una certa piega, a favore delle vittime (anche se non c'è stata vera giustizia) solo perché ci sono stati dei video: immagini che hanno sbugiardato la tesi difensiva delle forze dell'ordine.Se fosse per gli agenti, per i loro dirigenti, per il corpo, si tratterebbe di autolesionismo, di comportamento impeccabile, a norma di legge. Nonostante le perizie, le foto, le immagini.
La puntata di ieri ha parlato di un problema della nostra democrazia: come ha spiegato il senatore Manconi, priorità per uno stato democratico è avere una polizia democratica.
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