
Originariamente Scritto da
fiume sand creek
Ci sono molti punti di vista per definire totalitario o meno un sistema politico. Come già esposto in più occasioni personalmente non sono antisemita, ma motivi anche personali mi portano ad essere ferocemente antisionista. Ora, le autorità israeliane portano avanti una politica che per qualcuno può essere legittima o giustificata, per altri criticabile o deleteria. Purtroppo tale politica ha un prezzo, ed a coprirlo non sono coloro che la decidono. Potrei parlarti, ad esempio, delle grandi spese militari che Israele è costretto a sostenere per mantenere la sua presenza in loco o garantire la sicurezza dei suoi cittadini. Purtroppo, nonostante la capillarità degli appaati, questi non possono mai essere perfetti. Così io, da cittadino israeliano, devo sempre temere di accendere la radio o il notiziario la mattina, potrebbe esserci stato un attentato ed essere coinvolto qualcuno che mi è caro. E questa paura non si placa quando scendo in strada e vedo un furgoncino guidato da un paio di palestinesi, quando salgo sull'autobus e guardo con sospetto il borsone del ragazzo che sale sullo stesso mezzo dopo di me, quando mi reco al supermercato, alla stazione, all'aeroporto, al mercatino o in qualsiasi altro luogo affollato, devo sempre fare attenzione agli socnosciuti, a ciò che portano, agli angoli morti degli scaffali o delle bancarelle dove qualcuno potrebbe aver depositato un ordigno. E' certamente un quotidiano stressante, e mi accompagna tutto il santo giorno quando mi reco in ufficio o al negozio, e devo chiedermi che intenzioni hanno quei clienti pesantemente vestiti o quei ragazzini che si trascinano in strada con dei borsoni sulle spalle. E la sera devo sorridere di gioia nel vedere a casa il mio partner vivo e vegeto e ringraziare il mio Dio che non gli è successo nulla, e dopo insieme a lui pregare ancora perché i nostri figli rientrino sani e salvi dagli amici dove si sono recati, dalla passeggiata sulla spiaggia insieme alla fidanzata, dal cinema o dal teatro dove si sono recati, e quando rientrano ringraziare nuovamente il mio Dio sperando che domani egli sia altrettanto clemente nei miei confronti e nei confronti di chi amo. Non è una bella vita. Qualcuno vorrebbe che le cose cambiassero, che lo stato di guerra quotidiano non fosse una necessità ma una opzione da cancellare. Ma c'è chi pasce in tale situazione. Non per fede religiosa, non per ambizioni politiche, non per amore verso un popolo o l'altro, ma solo per i suoi interessi personali. Tanto il prezzo lo paga sempre qualcun altro. Questo qualcun altro può chiamarrsi Aaron o Kasim, può recarsi il venerdì in moschea o il sabato in sinagoga, non ha un volto, non ha una ideantità, è solo qualcuno da usare. Come vengono usati i bambini kamikaze. Come vengono usati i civili israeliani vittime di attentati. Come vengono usati i pacifisti dell'una e dell'altra parte per additare nei loro confronti l'odio di chi ha sofferto. Pensa per un istante alla stupenda canzone di Fabrizio De Andrè "LA GUERA DI PIERO", il nemico non è quello con la divisa di diverso colore ma quelli che gliela hanno fatta indossare. Spero di essere stato abbastanza chiaro.