

When history comes to you enforced by law, only one thing is certain: IT'S A LIE!
"Amo i solitari, i diversi, quelli che non incontri mai. Quelli persi, andati, spiritati, fottuti. Quelli con l'anima in fiamme." (Charles Bukowsky)


....vado a dormire..... ho bevuto troppa birra e domani dovrò giocare col cianuro di potassio... e serve lucidità per certi giochetti.
buonanotte
When history comes to you enforced by law, only one thing is certain: IT'S A LIE!
"Amo i solitari, i diversi, quelli che non incontri mai. Quelli persi, andati, spiritati, fottuti. Quelli con l'anima in fiamme." (Charles Bukowsky)


pasolini avra' fatto quello che avra' fatto co li regazzini, non discuto. verso la fine degli anni '50 venne anche espulso dal Pci per questo motivo.
ma se usciamo un attimo dalla logica fascista () di etichettare una persona solo per un aspetto e magari ci concentriamo sul cervello, sulla cultura, sul vissuto, al cambio ufficiale diciamo che ci vogliono diecimila triangoli neri per fare un solo pasolini.
a te regalano "empirismo eretico", tu lo apri e lo chiudi, e magari lo usi come fermaporte.




Addio Tomàs
siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i 5 stelle


letto in terza liceo... credo.... ce l'ho da qualche parte nella mia libreria (dovrei cercarlo in mezzo a migliaia di testi).... ultimamente leggo cose un po' più impegnative e per addetti ai lavori..... libri che - ne sono certo - tu non riusciresti nemmeno ad aprire.
.....niente da dire sull'intellettuale Pasolini, come non ho nulla da dire sull'intellettuale Mario Mieli (anche se - ovviamente - ho idee molto differenti dalla "checca rivoluzionaria")... ma sono entrambi personaggi che umanamente mi fanno ribrezzo.... se a te piacciono certe "pulsioni" stai lontano da mio figlio, l'alternativa è una presa d'aria supplementare del diametro di nove millimetri in mezzo agli occhi.
When history comes to you enforced by law, only one thing is certain: IT'S A LIE!
"Amo i solitari, i diversi, quelli che non incontri mai. Quelli persi, andati, spiritati, fottuti. Quelli con l'anima in fiamme." (Charles Bukowsky)


Posso anche essere d'accordo che la sua sessualità è molto complicata, tuttavia (per sua stessa ammissione), pare prediligesse solo giovani maschi.
Dal ritratto che fa N. Mirenzi emerge un omosessuale represso sui generis; non amava ciò che era ma non poteva sottrarsi alle sue pulsioni.
V'è inoltre un qlksa di realmente perverso: il piacere di "sporcare l'innocenza", che denota un sadismo squisitamente intellettuale.
(x i fan consiglio la lettura di tutto l'articolo; descrive la posizione interessante dell'omosessuale contro i diritti dei medesimi)
Alcuni stralci:
Che Pasolini sentisse la sua omosessualità come un tormento, può anche passare. Ma c’è un’aggravante: a Pasolini gli omosessuali non piacevano. Lui cercava solo ragazzi sotto i vent’anni, semplicemente disponibili a fare sesso con un uomo. E, per lui, questa, era l’unica forma d’omosessualità possibile. O, almeno, quella prevalente. Scrive: «Un omosessuale, in genere (nell’enorme maggioranza, almeno nei Paesi mediterranei) ama, e vuol far l’amore con un eterosessuale disposto a una esperienza omosessuale, ma la cui eterosessualità non sia posta minimamente in discussione. Egli deve essere “maschio”»
«Mi pare di avertelo già scritto un’altra volta – spiega Pasolini a Massimo Ferretti, un giovane scrittore che aveva preso sotto le sue cure –: io mi innamoro esclusivamente dei ragazzi sotto i vent’anni, e molto ingenui, direi quasi soltanto del popolo (ingenui dal punto di vista culturale, non erotico)». Per Pasolini, i borgatari erano ragazzi liberi, non toccati dal demonio della borghesia, che appena fai una cosa ha l’ansia di catalogarti in uno schema: sei omosessuale, bisessuale, fissato, sei perverso, sei questo, sei quello.
Ce ne sarebbe già abbastanza per segnare un scissione, una lontananza irrimediabile con l’omosessualità così come si è venuta codificando. Ma c’è dell’altro: Pasolini era promiscuo sino all’ossessione. «Sono migliaia. Non posso amarne uno», scrive in un verso dove mette a nudo la sua incontenibile vitalità e, insieme, la sua disperazione.
Quando descrive i borgatari che ama, Pasolini ricorre sempre a parole come «purezza», «innocenza», «castità». Provava un’attrazione irresistibile per l’ingenuità e la naturalezza dei ragazzi di borgata. Può sembrare un sentimento angelico, idealizzante. Ma in lui, al contrario, c’era il «gusto della profanazione, l’innocenza freneticamente cercata solo per essere poi “sporcata” dall’atto sessuale». Inseguiva la purezza per avere la possibilità di lordarla, per questo a Pasolini è impossibile avere un rapporto con lo stesso ragazzo per più una volta.
È come se una volta avuti, i ragazzi, perdessero la luce che l'aveva attratto. E allora Pasolini si rimetteva alla ricerca, per trovarne di nuovi e poi nuovi ancora, ossessivamente, sera dopo sera, in una corsa che si estendeva quantitativamente il più possibile. «Anch’io avevo visto – scrive Dario Bellezza – in tanti anni di frequentazione con Pier Paolo, all’opera il suo luciferino e dolce sadomasochismo legato ad una voglia spasmodica di novità, di nuovi corpi che escludevano i vecchi, escludevano ragazzi che “già” aveva biblicamente conosciuto»
Pasolini era privo di gay pride. Per lui, l’omosessualità era «un fatto privato». Pubblico era l’uso che ne faceva per tirasi fuori dalla società borghese e contestarla alla radice. Pasolini non parla nemmeno di omosessualità: si definisce sempre «diverso», insiste sulla sua «alterità», si separa dalla comunità degli eguali e si rintana in compagnia dei più diseredati del mondo, «i negri, gli ebrei, gli omosessuali».
L’omosessualità gli serve per uscire dal cerchio della società buona e giusta, per depurarsi dal peccato di essere, in realtà, borghese. È il modo in cui mette in regola le sue carte per poter parlare a nome di tutti gli esclusi del mondo. Pasolini compie il movimento esattamente contrario a quello che compiono gli omosessuali che rivendicano diritti: mentre questi puntano a essere riconosciuti uguali a tutti gli altri, lui utilizza la sua omosessualità per rivendicare con orgoglio di essere diverso.
"Pasolini contro Pasolini", il libro di Nicola Mirenzi sull'intellettuale gay che non avrebbe voluto le unioni civili
Truth is a paradox and relativism his compass.


talmente controllato che alla fine l'hanno fatto fuori.... ti ripeto che sto distinguendo il suo impegno politico dalla sua vita sessuale.... un uomo coraggioso che sputava in faccia ai potenti, ma che si inchiappettava i ragazzini.... non capisco quale sia il problema nel dipingere la realtà delle cose.
When history comes to you enforced by law, only one thing is certain: IT'S A LIE!
"Amo i solitari, i diversi, quelli che non incontri mai. Quelli persi, andati, spiritati, fottuti. Quelli con l'anima in fiamme." (Charles Bukowsky)


Bene, è cominciata una titanica sfida fra TIR nero e Drugowsky
Ekko, appunto, la gayezza di uno come Mieli saltava agli occhi.....niente da dire sull'intellettuale Pasolini, come non ho nulla da dire sull'intellettuale Mario Mieli (anche se - ovviamente - ho idee molto differenti dalla "checca rivoluzionaria")... ma sono entrambi personaggi che umanamente mi fanno ribrezzo.... se a te piacciono certe "pulsioni" stai lontano da mio figlio, l'alternativa è una presa d'aria supplementare del diametro di nove millimetri in mezzo agli occhi.
Nulla del genere per Pasolini.
Addio Tomàs
siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i 5 stelle


Sec me prediligeva sua madre, capita, pare.....
Un altro 'Pasolinologo' d'accatto?Dal ritratto che fa N. Mirenzi emerge un omosessuale represso sui generis; non amava ciò che era ma non poteva sottrarsi alle sue pulsioni.
V'è inoltre un qlksa di realmente perverso: il piacere di "sporcare l'innocenza", che denota un sadismo squisitamente intellettuale.
(x i fan consiglio la lettura di tutto l'articolo; descrive la posizione interessante dell'omosessuale contro i diritti dei medesimi)
Alcuni stralci:
Che Pasolini sentisse la sua omosessualità come un tormento, può anche passare. Ma c’è un’aggravante: a Pasolini gli omosessuali non piacevano. Lui cercava solo ragazzi sotto i vent’anni, semplicemente disponibili a fare sesso con un uomo. E, per lui, questa, era l’unica forma d’omosessualità possibile. O, almeno, quella prevalente. Scrive: «Un omosessuale, in genere (nell’enorme maggioranza, almeno nei Paesi mediterranei) ama, e vuol far l’amore con un eterosessuale disposto a una esperienza omosessuale, ma la cui eterosessualità non sia posta minimamente in discussione. Egli deve essere “maschio”»
«Mi pare di avertelo già scritto un’altra volta – spiega Pasolini a Massimo Ferretti, un giovane scrittore che aveva preso sotto le sue cure –: io mi innamoro esclusivamente dei ragazzi sotto i vent’anni, e molto ingenui, direi quasi soltanto del popolo (ingenui dal punto di vista culturale, non erotico)». Per Pasolini, i borgatari erano ragazzi liberi, non toccati dal demonio della borghesia, che appena fai una cosa ha l’ansia di catalogarti in uno schema: sei omosessuale, bisessuale, fissato, sei perverso, sei questo, sei quello.
Ce ne sarebbe già abbastanza per segnare un scissione, una lontananza irrimediabile con l’omosessualità così come si è venuta codificando. Ma c’è dell’altro: Pasolini era promiscuo sino all’ossessione. «Sono migliaia. Non posso amarne uno», scrive in un verso dove mette a nudo la sua incontenibile vitalità e, insieme, la sua disperazione.
Quando descrive i borgatari che ama, Pasolini ricorre sempre a parole come «purezza», «innocenza», «castità». Provava un’attrazione irresistibile per l’ingenuità e la naturalezza dei ragazzi di borgata. Può sembrare un sentimento angelico, idealizzante. Ma in lui, al contrario, c’era il «gusto della profanazione, l’innocenza freneticamente cercata solo per essere poi “sporcata” dall’atto sessuale». Inseguiva la purezza per avere la possibilità di lordarla, per questo a Pasolini è impossibile avere un rapporto con lo stesso ragazzo per più una volta.
È come se una volta avuti, i ragazzi, perdessero la luce che l'aveva attratto. E allora Pasolini si rimetteva alla ricerca, per trovarne di nuovi e poi nuovi ancora, ossessivamente, sera dopo sera, in una corsa che si estendeva quantitativamente il più possibile. «Anch’io avevo visto – scrive Dario Bellezza – in tanti anni di frequentazione con Pier Paolo, all’opera il suo luciferino e dolce sadomasochismo legato ad una voglia spasmodica di novità, di nuovi corpi che escludevano i vecchi, escludevano ragazzi che “già” aveva biblicamente conosciuto»
Pasolini era privo di gay pride. Per lui, l’omosessualità era «un fatto privato». Pubblico era l’uso che ne faceva per tirasi fuori dalla società borghese e contestarla alla radice. Pasolini non parla nemmeno di omosessualità: si definisce sempre «diverso», insiste sulla sua «alterità», si separa dalla comunità degli eguali e si rintana in compagnia dei più diseredati del mondo, «i negri, gli ebrei, gli omosessuali».
L’omosessualità gli serve per uscire dal cerchio della società buona e giusta, per depurarsi dal peccato di essere, in realtà, borghese. È il modo in cui mette in regola le sue carte per poter parlare a nome di tutti gli esclusi del mondo. Pasolini compie il movimento esattamente contrario a quello che compiono gli omosessuali che rivendicano diritti: mentre questi puntano a essere riconosciuti uguali a tutti gli altri, lui utilizza la sua omosessualità per rivendicare con orgoglio di essere diverso.
"Pasolini contro Pasolini", il libro di Nicola Mirenzi sull'intellettuale gay che non avrebbe voluto le unioni civili
Io mi sono innamorato di Venezia, cosa sono? Veneziosessuale![]()
Addio Tomàs
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