





Il problema è valutare certi fatti al di fuori del contesto di guerra.
La guerra modifica tutte le logiche. Ritengo che chi non ha mai vissuto in guerra faccia molta fatica a comprendere certi fatti.
Gli americani, gli inglesi, i francesi, gli italiani, i tedeschi, i russi, gli spagnoli, non c'è popolo che non abbia, in determinate circostanze, compiuto azioni che non si possano definire meno che vergognose, disumane, assurde.
La differenza, imho, sta anche nel diverso atteggiamento a posteriori.
Rivendicare l'appartenenza a una "parte", collegando la rivendicazione proprio all'aspetto aggressivo, violento e sopraffattore, è già diverso dall'ammettere che il contesto ha prodotto episodi vergognosi, e nonostante questo, chiedere di considerare il fatto che l'obiettivo di fondo era poter costruire una società basata su regole di rispetto della persona, della libertà d'espressione e così via.
Umanamente tra un ragazzo di 20 anni partigiano e un ragazzo di 20 anni soldato tedesco, non possiamo trovare alcuna differenza.
Ma i "poveri" ragazzi "innocenti" che combattevano dalla parte di Hitler, per cosa combattevano ?
Ci sono ideali di un tipo e ideali di un altro. Per cui resto dell'idea che non tutti gli ideali siano equivalenti, anche se a ciascuno, dal suo punto di vista, possono sembrare obiettivi che valgono l'impegno di lottare per la loro affermazione.
(scusate l'italiano di merda, non mi sento bene)
«The world is less explainable than we would like to admit» Jeff Jarvis
«Io non capisco come si possa passare davanti a un albero e non essere felici di vederlo» - Fëdor Dostoevskij


«The world is less explainable than we would like to admit» Jeff Jarvis
«Io non capisco come si possa passare davanti a un albero e non essere felici di vederlo» - Fëdor Dostoevskij












«The world is less explainable than we would like to admit» Jeff Jarvis
«Io non capisco come si possa passare davanti a un albero e non essere felici di vederlo» - Fëdor Dostoevskij