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Discussione: Il Bar di POL

  1. #181131
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    Predefinito Re: Il Bar di POL

    A Lubiana nel solo mese del marzo '42 gli italiani fucilarono 102 ostaggi. Un soldato italiano in una lettera inviata a casa il 1º luglio 1942 scrisse:

    « Abbiamo distrutto tutto da cima a fondo senza risparmiare gli innocenti. Uccidiamo intere famiglie ogni sera, picchiandoli a morte o sparando contro di loro. Se cercano soltanto di muoversi tiriamo senza pietà e chi muore muore. »
    Un altro scrisse:

    « Noi abbiamo l'ordine di uccidere tutti e di incendiare tutto quel che incontriamo sul nostro cammino, di modo che contiamo di finirla rapidamente.

    Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Crimin...e_della_Grecia

    Che te ne fai della convenzione di Ginevra quando puoi permetterti di infischiartene?
    "I carnefici hanno bisogno di urlare per imporre le proprie menzogne!
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  2. #181132
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    Predefinito Re: Il Bar di POL

    Citazione Originariamente Scritto da fiume sand creek Visualizza Messaggio
    A Lubiana nel solo mese del marzo '42 gli italiani fucilarono 102 ostaggi. Un soldato italiano in una lettera inviata a casa il 1º luglio 1942 scrisse:

    « Abbiamo distrutto tutto da cima a fondo senza risparmiare gli innocenti. Uccidiamo intere famiglie ogni sera, picchiandoli a morte o sparando contro di loro. Se cercano soltanto di muoversi tiriamo senza pietà e chi muore muore. »
    Un altro scrisse:

    « Noi abbiamo l'ordine di uccidere tutti e di incendiare tutto quel che incontriamo sul nostro cammino, di modo che contiamo di finirla rapidamente.

    Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Crimin...e_della_Grecia

    Che te ne fai della convenzione di Ginevra quando puoi permetterti di infischiartene?
    "Io nacqui a debellar tre mali estremi: / tirannide, sofismi, ipocrisia"


    IL DISPUTATOR CORTESE

    Possono tenersi il loro paradiso.
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  3. #181133
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    Predefinito Re: Il Bar di POL

    Citazione Originariamente Scritto da Triangolo nero Visualizza Messaggio
    Lo scemo filo-pedofilo non ha ancora capito che lo stupro è un atto abominevole, chiunque lo compia.... i fascisti/nazionalsocialisti stupratori erano criminali... io non mi chiedo "e perché non avrebbero dovuto stuprare?" ... io li condanno e se fossi stato il loro comandante li avrei impiccati tutti quanti.
    il sacco di guano poteva dire "ho scritto una cazzata, chiedo scusa" ma non lo farà mai perché per lui stuprare le bambine rientra nella normalità... in fondo: "perché non avrebbero dovuto stuprare quella zoccoletta???" (by Fiume Sand Creek - filo-pedofilo che ha fatto outing)

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    Dove ha detto di esserlo?

  4. #181134
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    Predefinito Re: Il Bar di POL

    LA CULTURA DELLO STUPRO NEL FASCISMO.


    “Nelle caserme della RSI”, la storica parla dell’uso della violenza contro le donne in modo sistematico e programmato come arma di guerra. La cultura dello stupro è stata parte della cultura bellica per molto tempo, al punto che il riconoscimento degli stupri di massa come crimini di guerra, con riparazioni alle vittime, è giunto solo di recente, durante il processo per genocidio contro la Serbia e il Montenegro, conclusosi nel 2007 presso la Corte internazionale di giustizia dell’Aja.

    Scrive Ponzani: ‘A sconcertare […] era l’idea che lo stupro fosse impiegato come uno strumento terroristico e pianificato per annientare il nemico. Non si trattava del semplice effetto di una violenza individuale. […]. L’arma della guerra alle donne era infatti il risultato di precisi ordini militari impartiti dall’alto, da comandi superiori.’
    Questo perché le donne erano ‘vittime di una cultura bellica che, dietro l’aggressione sessuale al corpo femminile, fa emergere il tacito bisogno di garantire l’umiliazione e la resa del nemico da parte del vincitore’.

    Parlando dei racconti delle partigiane relativi alle torture e alle violenze sessuali subite durante la detenzione ad opera dei repubblichini e delle milizie fasciste, Ponzani scrive: “a emergere con più forza da queste testimonianze è la cultura militare-maschile dei «carnefici», il substrato mentale, il loro retroterra educativo che spinge a punire le donne che hanno osato ribellarsi al regime e che hanno voluto lottare per emancipare se stese da quel ruolo sociale inferiorizzante e sottomesso di brave mogli ubbidienti e madri sacrificali. L’aggressività mostrata dai fascisti contro le donne documenta fino a che punto la violenza sul corpo femminile possa ispirarsi a una concezione superomistico-vitalistica della vita, e parallelamente a una carica di brutalizzazione dei rapporti politici, che spinge a vedere nell’avversario un nemico da abbattere”.
    E ancora: “Nella mentalità dei fascisti l’abuso sessuale è infatti una pratica ritenuta da tempo assai efficace per indurre le «nemiche politiche» a confessare chi si nasconde dietro alle reti cospirative; un’arma di guerra del tutto legittimata dalla controguerriglia che si conduce contro chi si occulta «alla macchia»”, prosegue Ponzani, ricordando che si tratta di una pratica collaudata, ad esempio, “durante la guerra di Spagna del ’36 dai miliziani italiani aggregati alle falangi franchiste come una forma di violenza «ideologica» contro le militanti delle brigate internazionali. Nella sua accezione simbolico-rituale, la violenza sul corpo della donna è infatti un vero e proprio mezzo di dominazione «machista» che mira a imporsi sul nemico politico proprio sul piano della virilità: un’arma degli uomini contro altri uomini, che s’impone su donne disarmate“.

    “Lo stupro viene perpetrato nella logica di un rituale simile a quelli dei corpi degli uccisi lasciati per molto tempo nelle pubbliche piazze con il divieto assoluto di dare loro una sepoltura, a dimostrazione che il potere fascista può esibire la sua forza non solo nella mortificazione e nel disprezzo che fa subire ai morti, ma soprattutto nella punizione e nel terrore che infligge ai vivi“, spiega Ponzani. È quello che accade al partigiano Teodoro Costarella, catturato dalle SS nell’aprile del ’44, le cui «gambe e braccia del cadavere presentano incisioni di baionetta e lacerazioni multiple, così che gli arti sono stati staccati dal busto», o ad un partigiano della banda Marcellin, «ucciso mediante il fuoco accesogli sotto il capo. Il supplizio è stato prolungato ad arte, distogliendo il capo del patriota dal fumo che poteva produrre una rapida morte per soffocamento e riportandolo poi sulla fiamma viva», o di tre ragazze «appese vive con gancio da macellaio, [che] spasimano diverse ore sulla piazza prima che intervenga la morte per soffocazione o per troncamento della vena jugulare» per aver aiutato dei partigiani.

    Sono atti di brutalità, ma anche di vigliaccheria. “L’abuso di potere […] è possibile anche grazie alla consapevolezza di disporre di maggiore forza, visto che la maggior parte delle violenze si compie in gruppo e forzando la vittima a bere alcol o ad assumere droga. L’arma della violenza sessuale, perpetrata con facilità grazie alla possibilità di disporre delle vittime in ogni momento, dal fatto di poter compiere ogni genere di brutalità al riparo da occhi indiscreti, negli scantinati delle caserme, nelle celle delle prigioni con le finestre murate, non è però rivolta tanto a carpire informazioni: il vero scopo è terrorizzare, annichilire e mortificare la forza di resistenza delle donne. […] La violenza sessuale rientra comunque anche tra le azioni di violenza programmata, compiute a scopo dimostrativo.”
    In una sentenza della Cassazione del 28 maggio 1948, giudicando queste violenze fasciste, fu riconosciuta la sussistenza del reato di sevizie, nella seguente sequela di torture: «denudare completamente una donna e percuoterla ripetutamente con nerbate, introdurre nella vagina una bottiglia o un proiettile sino a farle uscire del sangue, mentre altri colpiscono la vittima con nerbate al seno, e in tutte le altre parti del corpo; bruciare i peli del pube, praticare ripetute iniezioni di benzina, congiungersi violentemente con la donna, oppure non riuscendoci, percuoterla con un cinturone sull’addome, strapparle una ciocca di capelli, rovesciarle le unghie degli alluci con una pinza, lacerarle l’imene, obbligarla a compiere atti di masturbazione e inghiottire lo sperma».

    Presupposto della violenza fascista era la “brutalizzazione e disumanizzazione del nemico” e il “mito della «violenza rigeneratrice» e del «disprezzo della donna»”. “La formula della violenza militare, delle minacce e delle pressioni psicologiche viene però utilizzata soprattutto per bloccare sul nascere le azioni di guerriglia, specie nei contesti dove le formazioni si sono maggiormente radicate e hanno un contatto diretto con le popolazioni locali. Nelle zone rurali dell’Emilia-Romagna l’obiettivo di spezzare le reti di solidarietà instaurate tra contadini e partigiani rientra anche nel più ambizioso progetto di regolare una volta per tutte i conti che si sono aperti nel 1920 con le violente agitazioni sociali che hanno segnato il «biennio rosso». A questi disegni sembrano del resto aderire quegli stessi proprietari terrieri e quei ceti medi rurali che già nel 1920-1922 hanno trovato appoggi e consensi nello squadrismo fascista, spaventati dalla crescita delle rivendicazioni sindacali paventate dal sistema delle leghe rosse”.

    Le donne arrestate dai fascisti hanno la consapevolezza di quello che le aspetta, o perché leggono le scritte sui muri delle celle lasciate da chi c’è stato prima ora, o perché i fascisti stessi glielo adombrano costringendole ad assistere alle fucilazioni o ad udire le grida di altri prigionieri o prigioniere, o perché hanno incontrano delle sopravvissute. Ad esempio, Vinka Kitarovic, partigiana slovena, ricorda la ragazza di 22 anni che «una notte nel rifugio mi fece vedere che le avevano tolto i capezzoli del seno». Sono anche consapevoli degli scopi che i fascisti si prefiggono di ottenere con la violenza sessuale e decise a non farsi spezzare. Nelle parole di Ponzani: “Per le partigiane, donne politicizzate e militanti attive nella lotta antifascista […] la violenza sessuale è vissuta con una diversa consapevolezza […], filtrata dall’impegno politico e dal peso della «scelta» che impone di non cedere al ricatto d’essere annientate nello status di vittima sacrificale“.
    Le partigiane sanno che i fascisti vogliono punirle perché la loro partecipazione alla Resistenza incrina l’ordine sociale fondato sulla famiglia patriarcale e gerarchica che hanno cercato di costruire nel Ventennio. Le donne che si ribellano, come abbiamo visto, lo fanno alla dittatura e all’ordine sociale che le vuole sottomesse. Ma, nonostante il dolore, la violazione profonda della loro dignità e il trauma, nemmeno la violenza sessuale riesce a piegare queste donne, che anzi la denunceranno per tutte le loro vite, in una testimonianza “che assume il valore di una denuncia universale per tutte le nefandezze del fascismo“.

    Fonte: https://ilragno.wordpress.com/2015/0...l-fascismo-tw/
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  5. #181135
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    Predefinito Re: Il Bar di POL

    Citazione Originariamente Scritto da Lars Visualizza Messaggio
    Dove ha detto di esserlo?
    Se uno giustifica Hitler è filo-hitleriano (la reductio ad hitlerum è usata abitualmente in questo 3d).. se uno giustifica i pedofili tu come lo definisci??? filo-pedofilo mi sembra azzeccato... un soggetto che scrive "e perché non avrebbero dovuto stuprare quella zoccoletta???" quando la zoccoletta è una bambina, è quindi uno che odia i pedofili??? dimmi tu se ho sbagliato con l'analisi.
    When history comes to you enforced by law, only one thing is certain: IT'S A LIE!
    "Amo i solitari, i diversi, quelli che non incontri mai. Quelli persi, andati, spiritati, fottuti. Quelli con l'anima in fiamme." (Charles Bukowsky)

  6. #181136
    Super Troll
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    Predefinito Re: Il Bar di POL

    Citazione Originariamente Scritto da Triangolo nero Visualizza Messaggio
    ...o per giustificare le sue perversioni, visto che non mi pare che i "fasci" qua dentro abbiano giustificato - come ha fatto lui - gli stupri su donne e bambine... quindi nessuna contraddizione: io agli stupratori sparerei in testa e se fossero fascisti li impiccherei, perché non si meritano nemmeno l'onore di un proiettile.
    Hai chiesto all'utente Troll che in quanto a giustificazionismo non è secondo a nessuno?

  7. #181137
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    Predefinito Re: Il Bar di POL

    Giuseppina Ghersi aveva 13 anni.
    Non era una bambina ma una adolescente.

    Fatima invece ne aveva solo dodici.
    Venne acquistata da Indro Montanelli per 500 Lire.
    "I carnefici hanno bisogno di urlare per imporre le proprie menzogne!
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  8. #181138
    iperbannatiSSimo
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    Predefinito Re: Il Bar di POL

    Sta impazzendo... non gli entra in testa che gli stupri sono un atto vigliacco e ignobile, chiunque li compia.... nessuno mette in dubbio che criminali fascisti abbiano compiuto tali nefandezze... magari sono gli stessi che a fine guerra sono diventati eroici partigiani, magari sono rimasti fascisti fino alla fine, quello che è certo è che erano criminali.
    il bidone di merda non si rende conto di esser stato l'unico ad aver "capito" gli stupratori di una bambina... è questo che lo inchioda allo schifo del suo animo, anche se elencasse tutte le porcate compiute dai fascisti - che nessuno giustifica - non verrebbe riabilitato.

    Inviato dal mio LENNY3 utilizzando Tapatalk
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  9. #181139
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    Predefinito Re: Il Bar di POL

    Citazione Originariamente Scritto da Triangolo nero Visualizza Messaggio
    Se uno giustifica Hitler è filo-hitleriano (la reductio ad hitlerum è usata abitualmente in questo 3d).. se uno giustifica i pedofili tu come lo definisci??? filo-pedofilo mi sembra azzeccato... un soggetto che scrive "e perché non avrebbero dovuto stuprare quella zoccoletta???" quando la zoccoletta è una bambina, è quindi uno che odia i pedofili??? dimmi tu se ho sbagliato con l'analisi.
    Se uno giustifica alcune cose di Hitler non è per forza filo hitleriano. Quegli insulti invece sono tipici di don Peppe

  10. #181140
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    Predefinito Re: Il Bar di POL

    Citazione Originariamente Scritto da fiume sand creek Visualizza Messaggio
    Giuseppina Ghersi aveva 13 anni.
    Non era una bambina ma una adolescente.

    Fatima invece ne aveva solo dodici.
    Venne acquistata da Indro Montanelli per 500 Lire.
    In Africa ci si sposava a quell'età lì

 

 
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