
Originariamente Scritto da
King Z.
Arturo Schwarz, storico dell’arte, collezionista, scrittore, poeta, saggista, ma anche pensatore, fine conoscitore della cultura e della storia ebraica, e… ateo, ateo fin dall’età di quindici anni, da quando ancora viveva in Egitto e la sua strabordante fame di arte europea – nutrita poi a suon di surrealisti e dadaisti – era ancora, forse, in nuce. Ciò che già allora era evidente e pienamente cosciente era invece la sua ebraicità, anzi la consapevolezza della sua piena appartenenza al popolo ebraico. “Io sono ebreo fin nel midollo delle ossa” ci dice oggi. “Per questo osservo shabbat, pur essendo ateo”.
“Lo shabbat” ci spiega Schwarz “ha rappresentato un enorme, fondamentale progresso nella storia dell’umanità: per la prima volta un popolo legalizzava che un giorno alla settimana doveva essere dedicato al riposo. II popolo babilonese si riposava ogni 14 giorni….”.
“Il riposo sabbatico, ci dice ancora Schwarz, “per me non ha nulla a che vedere con la religione; piuttosto ha a che vedere con la storia del mio popolo e con la sua storia; dunque ha a che vedere anche con la mia storia. Perché io sento di appartenere al popolo ebraico in una maniera che definirei, primordiale”.