«La persona offesa di s***o femminile appartiene a un popolo per il quale il concetto di onore s******e è quasi del tutto scomparso». Questa la sentenza di un giudice militare tedesco formulata sulle violenze al donne ebree perpetrate durante la Seconda guerra mondiale dai soldati tedeschi impegnati sul fronte orientale.
Giovani ebree costrette a fare s***o e poi fatte uccidere. Una giovane donna fatta prigioniera, messa su una sedia, picchiata, spogliata persino della biancheria intima e costretta a subire un processo farsa da chi sosteneva che la sua vagina era un nascondiglio per i messaggi delle spie. Una donna russa chiusa a chiave in cantina e violentata da 6 soldati, uno dopo l’altro. «Ragazze appetitose» era questo il commento dei soldati che tornavano in patria.
Diari, lettere dal fronte, relazioni di testimoni oculari, corrispondenza tra i vari dipartimenti e sentenze dalla corte militare testimoniano la condotta deplorevole dei soldati tedeschi durante il conflitto. Nonostante i divieti del terzo Reich di fare s***o «con le donne di una popolazione di razza diversa», lo stesso gerarca Heinrich Himmler, che nel 1941 aveva chiesto di fare rapporto a lui personalmente in merito, dovette successivamente ammorbidire la sua posizione per arrivare a dire «i rapporti sessuali sconsigliati sarebbero da evitare finché è possibile».
Il bere comune, gli approcci intimi con donne e ragazze indigene, il ballare con loro, così come accompagnarle in viaggi occasionali con veicoli di servizio erano cose assolutamente vietate ma, nelle città dove facevano tappa, i soldati passeggiavano per le strade a braccetto oppure posavano per foto ricordo con le donne del luogo. Alcune coppie chiesero persino il permesso di sposarsi.
Fonte: I soldati tedeschi stupravano donne ebree e di "razza inferiore", disobbedendo al Fuhrer | Blitz quotidiano
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