
Originariamente Scritto da
Amoralizzatore
La sua sessualità era complicata, tuttavia (per sua stessa ammissione), pare prediligesse solo giovani maschi.
Dal ritratto che fa N. Mirenzi emerge un omosessuale represso sui generis; non amava ciò che era ma non poteva sottrarsi alle sue pulsioni. V'è inoltre un qlksa di realmente perverso: il piacere di "sporcare l'innocenza", che denota un sadismo squisitamente intellettuale.
Alcuni stralci:
«Mi pare di avertelo già scritto un’altra volta – spiega Pasolini a Massimo Ferretti, un giovane scrittore che aveva preso sotto le sue cure –:
io mi innamoro esclusivamente dei ragazzi sotto i vent’anni, e molto ingenui, direi quasi soltanto del popolo (ingenui dal punto di vista culturale, non erotico)». Per Pasolini, i borgatari erano ragazzi liberi, non toccati dal demonio della borghesia, che appena fai una cosa ha l’ansia di catalogarti in uno schema: sei omosessuale, bisessuale, fissato, sei perverso, sei questo, sei quello.
Ce ne sarebbe già abbastanza per segnare un scissione, una lontananza irrimediabile con l’omosessualità così come si è venuta codificando. Ma c’è dell’altro:
Pasolini era promiscuo sino all’ossessione. «Sono migliaia. Non posso amarne uno», scrive in un verso dove mette a nudo la sua incontenibile vitalità e, insieme, la sua disperazione.
Quando descrive i borgatari che ama, Pasolini ricorre sempre a parole come «purezza», «innocenza», «castità». Provava un’attrazione irresistibile per l’ingenuità e la naturalezza dei ragazzi di borgata. Può sembrare un sentimento angelico, idealizzante. Ma in lui, al contrario, c’era il «gusto della profanazione, l’innocenza freneticamente cercata solo per essere poi “sporcata” dall’atto sessuale».
Inseguiva la purezza per avere la possibilità di lordarla, per questo a Pasolini è impossibile avere un rapporto con lo stesso ragazzo per più una volta.
È come se una volta avuti, i ragazzi, perdessero la luce che l'aveva attratto.
E allora Pasolini si rimetteva alla ricerca, per trovarne di nuovi e poi nuovi ancora, ossessivamente, sera dopo sera, in una corsa che si estendeva quantitativamente il più possibile. «Anch’io avevo visto – scrive Dario Bellezza – in tanti anni di frequentazione con Pier Paolo, all’opera il suo luciferino e dolce sadomasochismo legato ad una
voglia spasmodica di novità, di nuovi corpi che escludevano i vecchi, escludevano ragazzi che “già” aveva biblicamente conosciuto»
"Pasolini contro Pasolini", il libro di Nicola Mirenzi sull'intellettuale gay che non avrebbe voluto le unioni civili