



quella non è la hazet 36...
Al processo gli aggressori dichiararono che intendevano causare al militante avversario, scelto a caso tra quelli della zona, leggere ferite. Cosa discutibile, in quanto si trattava di studenti di medicina che picchiavano ripetutamente il cranio di un ragazzo con chiavi inglesi Hazet 36 del peso di 3,5 kg l'una
Sergio Ramelli cessava di vivere in un letto dell’Ospedale Maggiore di Milano dopo un’interminabile agonia. Aveva 19 anni. Quarantotto giorni prima era stato aggredito davanti alla sua casa da un commando militante di sinistra e massacrato a colpi di chiave inglese; gli aprirono il cranio spappolandogli il cervello senza pietà.
L’omicidio Ramelli, per ferocia, follia e crudeltà, fu uno dei più efferati degli anni ’70. Lui, giovane militante di destra, non era un picchiatore né un fascista, almeno per come l’immaginario conformista dei custodi dell’ipocrisia dipingeva i giovani del Msi. La sua principale colpa era stata quella di aver scritto in un tema in classe (reso pubblico nella bacheca della scuola) che quelli delle Brigate Rosse erano terroristi. In quell’Italia imbevuta di follia ideologica la verità anche più banale poteva trasformarsi in una condanna a morte.
Ad uccidere Ramelli furono i militanti di Avanguardia Operaia che di operaio non avevano nulla: un gruppo di figli di papà imbevuti d’ideologia e di violenza rivoluzionaria; studenti di medicina e rampolli della buona borghesia milanese. Un film già visto.
In quegli anni c’era un’Italia colta, raffinata, intellettuale e spesso ricca che giocava alla rivoluzione addestrandosi sulla pelle dei ragazzi di destra. Era un’Italia fatta di giovani borghesi di sinistra che volevano liberare il proletariato ammazzando giovani proletari di destra; in questo difesi e legittimati da intellettuali borghesi inebriati di stupidità ideologica e fanatismo, che puntuali, ad ogni omicidio, scendevano in campo a difendere i loro compagni assassini e il proprio disonore, a mobilitare coscienze o a sottoscrivere appelli che erano condanne a morte (come quello con cui sancirono la fine del commissario Calabresi).
A questa giostra d’infamia partecipò l’élite culturale italiana: Adriano Sofri, Dario Fo, Franca Rame, Umberto Eco, Camilla Cederna, Furio Colombo, Eugenio Scalfari, Paolo Mieli, Giorgio Bocca, Oliviero Toscano, Dacia Maraini, Gae Aulenti.
Giuseppe Ferrari Bravo, uno degli assassini di Ramelli, racconterà che alla notizia della morte del giovane, cercò di tranquillizzare i suoi compagni ricordando che in fondo nei cortei in centinaia urlavano “morte ai fascisti”. E aveva ragione, così come sui giornali o dietro le cattedre universitarie, gli intellettuali di sinistra insegnavano: “uccidere un fascista non è un reato”. E quindi cosa dovevano temere le loro coscienze? Nulla, e in fondo neanche le loro esistenze visto che furono condannati in primo grado solo per omicidio preterintenzionale; e quando due anni dopo fu riconosciuto l’omicidio volontario, solo in due si fecero la galera e solo per l’aggiunta di altri reati. I restanti scontarono pene alternative e regimi sostitutivi, rimanendo liberi.
I “katanghesi” avevano un armamento individuale uniforme ed accuratamente predisposto dai loro capi: il casco da combattimento, le "caramelle", ossia sassi nelle tasche (con l’obbligo di portarli sempre con sé), e la cosiddetta “penna", la famosa Hazet 36 cromata, una chiave inglese d'acciaio lunga quasi mezzo metro che andava nascosta sotto l'eskimo o nelle tasche del loden, tipici segni di riconoscimento degli estremisti comunisti dell’epoca. Questi estremisti avevano infine selezionato la Hazet 36 dopo aver scartato altri strumenti di offesa, quali i manici di piccone, le mazze ecc., poiché avevano sperimentato direttamente che presentavano rispetto alla chiave inglese una minore efficacia. La “penna” aveva anche il vantaggio aggiuntivo di facilitare la difesa in caso d’arresto, poiché si poteva tentare di giustificarla quale “strumento di lavoro”.
I “katanghesi” non erano soltanto armati, ma molto bene organizzati e disciplinati, con una serie di reparti inquadrati da comandanti ed una disciplina interna molto severa. Manovravano sulle piazze e nelle vie in formazioni serrate ed ordinate, di centinaia e centinaia di uomini, simili all’assetto da battaglia di una coorte romana. Accadeva sovente che non fosse la polizia ad attaccarli, ma al contrario che fossero i “katanga” a caricare la polizia con estrema violenza. Oltre alla polizia ed ai carabinieri, il Movimento Studentesco assaliva gli avversari di destra, e giudicava nemici praticamente tutti gli altri movimenti di sinistra di quegli anni: Avanguardia Operaia, Lotta Continua, Lotta Comunista (con cui si ebbe a Milano uno scontro di straordinaria violenza), ed altri ancora. Persino i primi gruppi di Comunione e Liberazione, del tutto pacifici, furono vittime della violenza del “Movimento Studentesco”.
Gino Strada era membro di tale organizzazione paramilitare stalinista, ed aveva anzi un ruolo importante. Il capo supremo dei “katanga” era Luca Cafiero, ed al di sotto della sua autorità esistevano i vari comandanti subordinati, ognuno con un reparto ai propri ordini: si trovavano ad esempio Mario Martucci ed il suo gruppo "Stalin"della Bocconi, Franco Origoni per la squadra di Architettura, Roberto Tuminelli alla guida del gruppo "Dimitroff" (il comunista che forse incendiò il Reichstag) e molti altri ancora. Fra queste squadre spiccava quella dal nome “Lenin”, tratta dalla facoltà di Medicina e Scienze, ed alla cui guida si trovava proprio Gino Strada. La squadra “Lenin”, che aveva ricevuto un nome così illustre nella storia del comunismo, era giudicata da Luca Cafiero quale la più fidata ed aggressiva, costituendo in tal modo una sorta di unità scelta.
Questo è il passato, per nulla pacifico, anzi sicuramente illegale ed eversivo (alcuni direbbero criminale) di Gino Strada, che ora si definisce pacifista e si presenta quale una sorta di missionario laico. E’ degno di nota che il dottor Strada ha definito “delinquenti politici” i suoi avversari e critici.
gli assassini e i criminali rimangono assassini e criminali...![]()
la scienza è democratica...la realtà no...


il benaltrismo non mi interessa...qui parliamo di una persona in particolare...con tanto di nome e cognome...Gino Strada...
la scienza è democratica...la realtà no...


Sempre Ramelli, ma nessuno mai parla di Pinelli




Buona giornata a tutti
è arrivata la neve, le colline sono coperte di un bel manto bianco
Se pensi che l'istruzione sia cara, prova con l'ignoranza








Ma @Giordi? ..........................
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