Pagina 4 di 8 PrimaPrima ... 345 ... UltimaUltima
Risultati da 31 a 40 di 75
  1. #31
    Me, Myself, I
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    168,755
     Likes dati
    12,133
     Like avuti
    15,260
    Mentioned
    580 Post(s)
    Tagged
    3 Thread(s)

    Predefinito Re: Il thread della memoria.


  2. #32
    Me, Myself, I
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    168,755
     Likes dati
    12,133
     Like avuti
    15,260
    Mentioned
    580 Post(s)
    Tagged
    3 Thread(s)

    Predefinito Re: Il thread della memoria.

    Memoria per la cronaca recente:

    "Berlusconi è il corruttore"
    Illegalità per creare un impero

    Le motivazioni della sentenza del processo Mondadori: decisioni cambiate a suo favore. Il premier ha voluto, organizzato, finanziato la corruzione di Vittorio Metta che gli consegna la più grande casa editrice del Paese
    di GIUSEPPE D'AVANZO

    "Berlusconi è il corruttore" Illegalità per creare un impero Silvio Berlusconi e Carlo De Benedetti in una foto degli anni 80
    Se non si ricorda come sono andate le cose venti anni fa, ci si può lasciare confondere dal frastuono sollevato dai commessi ubbidienti dell'Egoarca. Dunque. Due privati cittadini, capi d'impresa, si trovano in conflitto per la proprietà della Mondadori. Accade che gli eredi del fondatore (Arnoldo Mondadori) pattuiscano con Carlo De Benedetti (editore di questo giornale) la cessione della loro quota entro un termine, 30 gennaio 1991. Tra i soci c'è anche Silvio Berlusconi. Mai schietto, lavora nell'ombra. Traffica. Intriga. Ottiene che gli eredi passino nel suo campo. Nasce una lite. La decidono tre arbitri a favore di De Benedetti.

    Berlusconi impugna il lodo dinanzi alla Corte d'appello di Roma. E' qui si consuma il coup de théatre, il crimine, il robo. All'indomani della camera di consiglio, il giudice relatore Vittorio Metta deposita centosessantasette pagine d'una sentenza che dà partita vinta a Berlusconi. Era stata già scritta e non l'ha scritta il giudice e non è stata scritta nemmeno nello studio privato o nell'ufficio del giudice in tribunale. Preesisteva, scritta altrove. Il giudice ha venduto la sentenza per quattrocento milioni di lire - il giudizio è definitivo, è res iudicata (Corte d'appello di Milano, 23 febbraio 2007, respinto il ricorso dalla Cassazione il 13 luglio 2007) .

    Il corruttore è Silvio Berlusconi. Ascoltate, perché questo è un brano della storia che solitamente viene trascurato. L'Egoarca porta a casa la ghirba per un lapsus del legislatore. Il parlamento vuole inasprire la pena della corruzione quando il corrotto vende favori processuali. Ma i redattori della legge dimenticano, compilandola, il "privato corruttore". Così per Berlusconi - è il "privato" che corrompe il giudice - non vale la nuova legge più severa (corruzione in atti giudiziari), ma la norma preesistente più blanda (corruzione semplice). Questa, con le attenuanti generiche, decide della prescrizione del delitto. Un colpo fortunato sovrapposto a un "aiutino" togato. Nel 2001, l'Egoarca è a capo del governo. Per il suo alto incarico gli vanno riconosciute - sostengono i giudici (e poi, irriconoscente, il Cavaliere si lamenta delle toghe) - le attenuanti generiche e quindi la prescrizione e non come sarebbe stato più coerente, proprio in ragione delle pubbliche responsabilità, le aggravanti e quindi la condanna insieme agli uomini (gli avvocati Previti, Acampora e Pacifico) che, nel suo interesse, truccarono il gioco.

    Allora, per chi vuole ricordare, le cose stanno così: Berlusconi ha voluto, organizzato, finanziato la corruzione di Vittorio Metta che gli consegna - come il bottino di una rapina - la più grande casa editrice del Paese, ma non può essere punito.
    Con buona pace di Marina Berlusconi e dei suoi argomenti ("un esproprio") e arroganza ("neppure un euro è dovuto da parte nostra"), dov'è la politica in questa storia? C'è soltanto la contesa di mercato tra due imprenditori. Uno dei due, Berlusconi, si muove come un pirata della Tortuga. Non gli va bene. Lascia troppe tracce in giro. Lo beccano. La sentenza della Corte d'appello civile è molto chiara in due punti decisivi.

    1. Berlusconi è il corruttore. Scrivono i giudici: "Ai soli fini civilistici del giudizio, Silvio Berlusconi è corresponsabile della vicenda corruttiva".
    2. Con la corruzione del giudice, Berlusconi non ha soltanto sottratto a De Benedetti la chance di prevalere nella causa sul controllo del gruppo Mondadori-Espresso (come ha sostenuto la sentenza di primo grado), ma gli ha impedito di vincere perché De Benedetti senza la corruzione giudiziaria avrebbe di certo conquistato un verdetto favorevole alle sue ragioni.

    Oggi a distanza di venti anni, che non sono pochi soprattutto per chi ha patito l'inganno, Berlusconi - evitato il castigo penale - paga il prezzo della rapina, risarcendone il danno. Tutto qui?
    Andiamoci piano. E' un "tutto qui" che ci racconta molte cose di Berlusconi e qualcuna sul berlusconismo.
    Si sa, il Cavaliere si lamenta: "Mi trattano come se fossi Al Capone". Lo disse accompagnando la sentenza di primo grado, in questo processo civile. La sentenza di appello ci consente di comprendere meglio che cosa l'Egoarca condivida con Al Capone: il rifiuto delle regole, il disprezzo della legge, l'avidità. Lo abbiamo già scritto in qualche altra occasione. Come Al Capone testimonia simbolicamente la crisi di legalità negli Stati Uniti degli Anni Venti, Berlusconi rappresenta - ne è il simbolo - l'Italia corrotta degli Anni Ottanta e Novanta, la crisi strutturale della sfera pubblica che ancora oggi, nonostante Tangentopoli, comprime il futuro del Paese. E' infatti irrealistico immaginare Berlusconi fuori dal corso di quegli eventi: capitali oscuri, costanti prassi corruttive, liaisons piduistiche, un'ininterrotta presenza nel sottosuolo pubblico dove non esiste un angolo pulito. Berlusconi è quella storia e senza amnistie, senza un incessante e rinnovato abuso di potere, senza riforme del codice e della procedura preparate dai suoi governi, egli sarebbe considerato oggi un "delinquente abituale".

    Accostiamo, per capire meglio, la sentenza di ieri della Corte d'appello civile di Milano con gli esiti processuali di un altro processo per corruzione. Questa volta non di un giudice, ma di un testimone, David Mills.
    Lo si ricorderà. David Mills, per conto e nell'interesse di Berlusconi e con il suo coinvolgimento "diretto e personale", crea e gestisce "64 società estere offshore del group B very discreet della Fininvest", dove transitano quasi mille miliardi di lire di fondi neri; i 21 miliardi che hanno ricompensato Bettino Craxi per l'approvazione della legge Mammì; i 91 miliardi (trasformati in Cct) destinati non si sa a chi (se non si vuole dar credito a un testimone che ha riferito come "i politici costano molto ed è in discussione la legge Mammì"). E ancora, il controllo illegale dell'86 per cento di Telecinco (in disprezzo delle leggi spagnole); l'acquisto fittizio di azioni per conto del tycoon Leo Kirch contrario alle leggi antitrust tedesche; la risorse destinate poi da Cesare Previti alla corruzione dei giudici di Roma tra i quali (appunto) Vittorio Metta; gli acquisti di pacchetti azionari che, in violazione delle regole di mercato, favorirono le scalate a Standa, Mondadori, Rinascente. In due occasioni (processi a Craxi e alle "fiamme gialle" corrotte), David Mills mente in aula per tener lontano il Cavaliere dai guai, da quella galassia societaria di cui l'avvocato inglese si attribuì la paternità ricevendone in cambio "enormi somme di denaro, estranee alle sue parcelle professionali", come si legge nella sentenza che lo ha condannato.

    Sono sufficienti questi due approdi processuali (Mondadori e Mills) per guardare dentro la "scatola degli attrezzi" di Silvio Berlusconi e lasciare senza mistero la sua avventura imprenditoriale. Da quelle ricostruzioni, che non hanno mai incontrato un'alternativa accettabile, ragionevole, credibile nelle parole o nei documenti del Cavaliere, si può comprendere come è nato il Biscione e di quali deformità pubbliche e fragilità private ha goduto per diventare un impero. Se solo la memoria non avesse delle sincopi, spesso determinate dal controllo pieno dell'informazione, che cosa ne sarebbe allora del "corpo mistico" dell'ideologia berlusconiana, della sua agiografia epica? Chi potrebbe credere alla favola del genio, dell'uomo che si fatto da sé con un "fare" instancabile, ottimistico e sempre vincente, ispirato all'amore e lontano dal risentimento?

    La verità è che finalmente, dopo un ventennio, comincia a far capolino e - quel che più conta - a diventare consapevolezza anche tra chi gli ha creduto come, al fondo della fortuna del premier, ci sia il delitto e quindi la violenza. Scorriamo i reati che gli sono stati contestati nei dodici processi che ha subito finora. Salta fuori il resoconto degli "attrezzi" del Mago: evasione fiscale; falso in bilancio; manipolazione delle leggi che regolano il mercato e il risparmio; corruzione della politica (che gli confeziona leggi ad hoc); della polizia tributaria (che non vede i suoi conti taroccati); dei giudici (che decidono dei suoi processi); dei testimoni (che lo salvano dalle condanne). Senza il controllo dei "dispositivi della risonanza" - ripeto - sarebbe chiaro da molto tempo come la chiave del successo di Berlusconi la si debba cercare nel malaffare, nell'illegalità, nel pozzo nero della corruzione della Prima Repubblica, di cui egli è il figlio più longevo.
    Oggi come ieri per far dimenticare la sua storia, per nascondere il passato, salvare il suo futuro, tenere in vita la mitologia dell'homo faber, Berlusconi non inventerà fantasmagoremi. L'Egoarca muove sempre gli stessi passi, ripete sempre le stesse mosse. Come per un riflesso automatico, si esibirà nell'esercizio che gli riesce meglio: posare da vittima "politica", bersaglio di un complotto politico-giudiziario. Confondendo come sempre privato e pubblico, con qualche metamorfismo mediatico - ha degli ordigni e sa usarli - trasformerà la sua personale e privatissima catastrofe di imprenditore, abituato all'imbroglio e al crimine, in affaire politico che decide del destino della Nazione. Ha cominciato la figlia Marina, accompagnata dalla volgarità ingaglioffita e aggressiva dei corifei. Domani - comoda la prognosi - sarà il Cavaliere a menare la danza in prima fila. Con un mantra prevedibile e in attesa di escogitare un qualche sopruso vincente, dirà: "Contro di me tentano un attacco patrimoniale".

    Vedremo così allo scoperto il più autentico statuto del berlusconismo: l'affermazione di un potere statale esercitato direttamente da un tycoon che sfrutta apertamente, e senza scrupoli, la funzione pubblica come un modo per proteggere i suoi interessi economici. Ieri, ne abbiamo già avuto un saggio nella tempesta declamatoria dell'intero gruppo dirigente del "partito della libertà" dove si è distinto Maurizio Lupi, che nella settimana che si apre sarà addirittura ministro di Giustizia. Le sue parole sono quasi il paradigma della devastazione della legalità che il berlusconismo ha codificato. L'uomo spesso posa a riformista dialogante, ma nell'ora decisiva mostra il suo volto più reale. Dice: "In qualsiasi Paese una sentenza che intima al leader di maggioranza di risarcire il vero leader dell'opposizione (De Benedetti ha la tessera n. 1 del Pd) avrebbe suscitato unanime condanna". Davvero in qualsiasi Paese, con l'eccezione di un'Italia gobba afflitta da malattie organiche, un imbroglione avrebbe potuto nascondere agli elettori le sue tecniche fino a diventare capo del governo? In quale altro Paese, scoperto l'imbroglio, il neoministro di Giustizia quasi come atto programmatico ne invoca l'impunità pretendendo la severa punizione dell'eretico che, truffato, ha chiesto il rispetto dei suoi diritti? In quale altro Paese un delitto commesso da un privato può essere cancellato in nome della sua funzione pubblica? Nelle poche parole del neoministro si può rintracciare il compendio delle "qualità" del ceto politico berlusconiano, i suoi strumenti, il suo metro: ignoranza, immoralismo cinico, illegalismo istituzionale, chiassosi stereotipi, menzogna sistematica e la totale eclissi dei due archetipi del sentimento morale: la vergogna e la colpa. Con tutta evidenza, siamo soltanto all'inizio del triste spettacolo che andrà in scena nelle prossime settimane perché - è chiaro - Berlusconi può abbozzare sulla manovra fiscale che riguarda gli altri, ma qui parliamo di lui, della sua "roba". E' per la "roba" che si è fatto politico e con la politica che vorrà salvare la sua "roba". Costi quel che costi.


    (10 luglio 2011)

  3. #33
    Me, Myself, I
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    168,755
     Likes dati
    12,133
     Like avuti
    15,260
    Mentioned
    580 Post(s)
    Tagged
    3 Thread(s)

    Predefinito Re: Il thread della memoria.

    A beneficio degli autistici alla Komma22:

    CESARE PREVITI e il miracolo delle calende greche

    di Marco Travaglio

    (tratto dai «i quaderni di MicroMega» - No alle leggi "forza ladri" supplemento al n° 4/2001)

    Basta con « l'insopportabile dilatazione dei tempi processuali». E' uno scandalo il «tempo esorbitante che occorre per arrivare ai processi e alle sentenze» .E ora di finirla con i «proscioglimenti per intervenuta prescrizione», che «somiglia tanto a un'immunità garantita: proprio quella che i Costituenti volevano scongiurare». No, non è Borrelli a parlare. E nemmeno D' Ambrosio, o la Boccassini, o Colombo, o Davigo, o Greco, o Ielo, sdegnati per le lungaggini dei processi sulle «toghe sporche». L'autore di queste vibranti filippiche è Cesare Previti, nella sua opera più preziosa e lungimirante: Un programma per la giustizia (edizioni Epr, Roma 1996). Lui stesso, a fine gennaio '98, appena scampato all'arresto grazie alla bontà d'animo dei colleghi deputati, ribadì il concetto: "Adesso voglio un processo in tempi rapidi". Un'esigenza così sentita da indurre il Polo a battersi allo spasimo (insieme al sempre disponibile Ulivo) per inserire nella Costituzione la riforma sul "giusto processo" (art. 111), con l'obbligo tassativo della "ragionevole durata". Ora, visto che i suoi tre processi a carico per corruzione di giudici, a 6 anni e mezzo dall'inizio delle indagini e a 4 dalle richieste di rinvio a giudizio, non sono ancora approdati neppure a una sentenza di primo grado, qualcuno potrebbe domandargli il perché di questa "insopportabile dilatazione dei tempi", ben oltre la "ragionevole durata" , che potrebbe - Dio non voglia - portare all'ennesimo "proscioglimento per intervenuta prescrizione" (dopo quello, davvero increscioso, del suo amico Berlusconi per il lodo Mondadori). Ma sarebbe fatica sprecata. Da quando indossa le scomode vesti di avvocato-deputato-imputato, il coriaceo rottweiler berlusconiano è molto impegnato. Non trova nemmeno un minuto per rispondere ai giudici, figurarsi ai curiosi. Tutta colpa dei suoi avvocati, che dal 1996 lo costringono a una maratona giudiziaria mozzafiato. E del suo partito, che da un paio d'anni lo precetta alla Camera senza soluzione di continuità, notte e giorno, dal lunedì al venerdì, anche per la sedute marginali. Sia che si voti, sia che si discuta, sia che si sonnecchi, lui è sempre lì, inchiodato al suo scranno. Gli altri fanno un salto alla buvette? Lui niente, sempre lì, lo sguardo fisso e vigile a far la guardia al bidone, come il palo della banda dell'Ortica. Una vitaccia da stakanovista, che mette a dura prova la tempra del vecchio leone e la sua proverbiale salute di ferro. Dai e dai, e alla fine il pover'uomo, che il 21 ottobre ha compiuto 67 anni, ti cede di schianto. E accaduto proprio ai primi d'ottobre, alla riapertura dei processi, quando ha dovuto ricorrere al chirurgo per raddrizzare un'anca sbilenca. Poi la convalescenza, che lo terrà lontano per almeno sei settimane dalle aule parlamentari (e processuali). Pazienza: la salute innanzitutto. Un po' di meritato riposo, dopo sei anni di autentico martirio. Aggravato da una serie impressionante di incidenti di percorso.

    1995

    Tutto comincia a metà luglio, quando Stefania Ariosto, chiamata dalla procura di Milano a testimoniare nell'indagine sui libretti al portatore di Silvio Berlusconi, inizia a raccontare che c'è ben altro: ad esempio, le bustarelle piene di soldi che lei ha visto consegnare almeno due volte da Previti al giudice Renato Squillante. I verbali vengono secretati. Gli italiani ne sapranno qualcosa solo il 15 marzo '96, quando - dopo la casuale scoperta di una microspia al bar Tombini di Roma - scatteranno gli arresti per il "partito dei giudici" berlusconian-previtiano. Qualcuno però viene informato molto prima. Il 23 dicembre '95, la Ariosto riceve un grazioso pacco dono natalizio: dentro c'è un coniglio sgozzato e scuoiato, ancora fresco di mannaia, al sangue. "Buon Natale, Stefania", recita il bigliettino d'auguri.

    1996

    Dopo gli arresti di Squillante, Pacifico e Acampora, vengono indagati per corruzione in atti giudiziari Berlusconi, che si accinge a ricandidarsi alle elezioni politiche del 18 aprile, e naturalmente Previti, pure lui in procinto di tornare in parlamento, non più al Senato ma alla Camera (la sua campagna elettorale è imperniata su uno slogan rassicurante: "Non faremo prigionieri" ). E si viene a sapere chi ha parlato: la "teste Omega", Stefania Ariosto, che il Polo delle Libertà e i suoi manganelli catodici si affrettano a massacrare per mesi. "Cortigiana", "pazza" "bugiarda" "puttana" "mitomane", "traditrice", "spia", "cavallo di troia", "serial killer". Segue, a ruota, il linciaggio contro i magistrati che hanno osato raccogliere le sue dichiarazioni: "falsari", "complottatori" , "golpisti" , " strumenti del partito comunista". Purtroppo, però, le indagini forniscono una gran quantità di riscontri al racconto della Ariosto e di smentite a quello di Previti e dei suoi cari. Poi ci sono le famigerate rogatorie, contro le quali il mastino berlusconiano ricorre disperatamente in tutti i gradi di giudizio elvetici. Ma, alla fine, le carte bancarie arrivano. E rivelano un sacco di cose interessanti: da quella strana "parcella" in Svizzera da 21 miliardi all'indomani della sentenza Imi-Sir (ma lui si difende in parlamento dicendo che è solo un'evasione fiscale, rassicurando i colleghi deputati) a quel curioso passaggio di 434 mila dollari (vd. articolo di Paolo Biondani) da un conto Fininvest a un conto Previti e da un conto Previti a un conto Squillante, il 6 marzo 1991. L'Espresso pubblica a puntate l'album delle fotografie dell'Ariosto, che immortala l'allegra brigata di giudici e avvocati romani in giro per il mondo. Cura i servizi la vicedirettrice Chiara Beria di Argentine, che però il 23 maggio è vittima di uno spiacevole incidente: un misterioso incendio doloso le polverizza la villa sulla collina di Camaiore. Proprio quel giorno l'Espresso è uscito con una copertina dal titolo "Forza Ilda" e una grande foto del pm Ilda Boccassini, il motore dell'inchiesta "toghe sporche". Il leghista Mario Borghezio parla di "un attentato di stampo mafioso" e chiede al governo di "spiegare se sia da ricollegarsi con la recente inchiesta dell'Espresso sui loschi affari legati a un pool di magistrati, avvocati romani e noti esponenti politici e imprenditoriali". Il terzo bersaglio è la Boccassini. Previti e la sua difesa l' accusano di aver falsificato le prove a proposito di un'importante intercettazione: quella che immortalò il colloquio fra Squillante e alcuni amici magistrati e avvocati in un altro bar romano, il "Mandara". La microspia si guastò sul più bello, ma l'ufficiale di polizia giudiziaria appostato nel bar ebbe la prontezza di trascrivere il resto della conversazione su un tovagliolo di carta. La cosa, ovviamente, è perfettamente legittima: se un poliziotto ascolta due killer progettare un omicidio, e ne trascrive il colloquio per farne rapporto al giudice, riceve un encomio. Se invece lo fa con gli amici di Previti, è uno scandalo nazionale. La Boccassini viene martirizzata per aver "spacciato una semplice trascrizione (sic) per un'intercettazione", ingannando così l'ignaro gip Alessandro Rossato, altro bersaglio degli strali berlusconian-previtiani solo perché il sorteggio gli ha assegnato quel processo. Rossato passa pure lui per "toga rossa", anche se aderisce a Unità per la Costituzione, la corrente più lontana da Magistratura democratica e più amata dai forzisti. Nulla di men che corretto verrà accertato a carico di Boccassini e Rossato. Il 24 maggio '96, a porte chiuse, la Ariosto viene contro interrogata dai difensori degli indagati in un incidente probatorio a porte chiuse davanti al gip. Ma dopo un po' viene portata fuori dall'aula a braccia, semisvenuta, in seguito all'incredibile aggressione verbale del difensore di Previti, che in quel momento è Ignazio La Russa, deputato di An e - quando si dice la combinazione - presidente della giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera.

    Panorama, diretto da Giuliano Ferrara, regala ai suoi lettori in 500 mila copie la videocassetta "Verità & bugie", con alcuni spezzoni dell'interrogatorio, abilmente montati dalla regia: l'interrogatorio è un atto segreto, e infatti il tribunale intima di non pubblicarlo, ma si sa come sono fatti i nostri garantisti. Il 1996 si conclude con un tragicomico allarme istituzionale per il Watergate all'amatriciana della macro-microspia rinvenuta da Berlusconi dietro il termosifone di casa sua. Il Cavaliere, nella fretta, dimentica di avvertire i carabinieri, ma non le telecamere e l'«amico Massimo». Cioè D'Alema, prossimo presidente della Bicamerale per la riforma della Costituzione. Berlusconi, eletto vicepresidente, viene elevato nientemeno che al rango di padre ricostituente. Marco Boato diventa addirittura relatore per la riforma della giustizia.

    1997

    Le sue otto bozze sfornate in otto mesi dall'apposito Boato prevedono una giustizia sempre più condizionabile dalla politica. E suscitano pesanti critiche dai magistrati e applausi a scena aperta da Licio Gelli e Cesare Previti, che chiedono il copyright (il primo per il "Piano di rinascita democratica", il secondo per l'indimenticabile " Un programma per la giustizia"). Intanto, fra una bozza e l'altra, l'inchiesta sulle "toghe sporche" volge al termine. Bisogna inventarsi qualcos'altro contro la Boccassini. Ci pensa la sua ex collega Tiziana Parenti, che in maggio la denuncia per aver assoldato - si suppone di tasca propria - un pentito allo scopo di incastrare lei, la Parenti, in un traffico di droga (si scoprirà poi che non era vero niente, anzi la Parenti verrà incriminata per favoreggiamento nei confronti di un ufficiale del Ros che, ricercato per storie di droga, alloggiava a casa sua). A settembre, mentre i padri costituenti concludono la loro fatica (le bozze di riforma vengono approvate e trasmesse al parlamento il 31 ottobre), la procura di Milano scopre che Previti continua a inquinare le prove, e chiede alla Camera l'autorizzazione per arrestarlo. Montecitorio respinge il plico al mittente: la richiesta deve venire dal gip. Si perdono due mesi: il pool chiede al giudice Rossato l'arresto di Previti, Rossato lo dispone e il 12 dicembre inoltra il mandato di cattura al parlamento: 153 pagine agghiaccianti, in cui lo scandalo "toghe sporche" viene definito "un episodio di corruzione di inaudita gravità", mai visto "nella storia italiana e neppure in quella di altri Stati". Ma per i politici l'unico scandalo è la richiesta di arresto. Boato sospetta che sia fatta apposta per "interferire nei lavori della Bicamerale". La Camera se la prende comoda e rinvia il voto a dopo le festività natalizie (salvo poi stabilire che è passato troppo tempo, e ormai Previti, se voleva inquinare le prove, l'ha già fatto) Il 17 dicembre il pool deposita la prima richiesta di rinvio a giudizio per Berlusconi, Previti e Squillante (fascicolo Sme-Ariosto ). "Vogliono condizionare il voto della Camera", tuona Berlusconi, "e rovinarmi il Santo Natale. In realtà è la legge a dettare il calendario: il termine ultimo per indagare scadeva proprio quel giorno.

    1998

    L'anno si apre, il 21 gennaio, con il salvataggio di Previti dalle manette a Montecitorio. Il Polo è una falange macedone, ma non ha la maggioranza. Corrono al salvamento la Lega Nord e un bel pezzo di Ulivo (Sdi, Ri, Marco Boato e mezzo Ppi). "Le prove", dicono i salvatori, "sono così evidenti che Previti non può più inquinarle". Peccato che 1'11 gennaio l'Avanti! sia uscito con un dossier che dimostrerebbe che la Ariosto è da dieci anni un'agente dei servizi segreti. Le prove sarebbero in alcuni presunti rapporti della criminalpol e della procura di Roma. Peccato che siano falsi. Per averli fabbricati, viene indagato e rinviato a giudizio un ex spione della marina, Angelo Demarcus, non nuovo a simili imprese. E quando gli inquirenti gli perquisiscono la casa, trovano l'originale del dossier, con dentro l'indirizzo di Previti. Demarcus rivela che l'ex ministro gli aveva fornito una parte dei documenti falsi. Previti conferma, ma sostiene di averli ricevuti per posta, in forma anonima. E nega di aver mai incaricato Demarcus di farne un dossier. Forse era un regalo di Natale. Nel 2001 la procura di Roma chiederà e otterrà l'archiviazione per Previti: indizi a suo carico ce ne sono, ma non bastano a sostenere un processo. L'unico dato certo è che la Ariosto è stata calunniata.

    Tutto è pronto, frattanto, per le prime due udienze preliminari del caso "toghe sporche": processo Imi-Sir (presunte tangenti per far condannare l'Imi a pagare mille miliardi di lire alla Sir di Nino Rovelli) e processo Sme-Ariosto (che comprende le accuse della Ariosto sui giudici romani "a libro paga" di Previti per conto di Berlusconi, e le presunte tangenti pagate ai giudici per annullare, su richiesta della cordata Berlusconi-Barilla-Ferrero, la cessione della finanziaria alimentare Sme dall'Iri a Carlo De Benedetti). La terza - per le presunte mazzette in cambio della sentenza che sfilava la Mondadori a De Benedetti consegnandola a Berlusconi è in fase più arretrata. Previti chiede "un processo rapido" . Ma si dimentica di avvertire i suoi avvocati. 29 giugno. Si apre l'udienza preliminare Imi-Sir davanti al gup Rossato.

    8 luglio. La difesa Previti chiede tempo fino al 2006 per leggere tutti gli atti. Il tribunale respinge la proposta indecente. Allora la difesa scopre un vizio di forma nella notifica della richiesta di rinvio a giudizio alle parti: si ricomincia da capo, perdendo 4 mesi. Intanto Berlusconi ha collezionato, nel giro di pochi mesi, le sue prime tre condanne: 1 anno e 4 mesi per Medusa Cinema (falso in bilancio) , 2 anni e 9 mesi per le tangenti alla guardia di finanza ( corruzione) , 2 anni e 4 mesi per i 21 miliardi di All Iberian a Bettino Craxi (finanziamento illecito). Il Polo propone l'abolizione del carcere per chiunque abbia compiuto 60 anni (guardacaso: nel '98 Berlusconi compie 62 anni, Previti e Craxi 64, Squillante 71). L'idea non passa, ma poi la legge Simeone-Saraceni salva dalla galera almeno gli ultrasessantenni con "inabilità anche parziale" (la prostata di Berlusconi e il diabete di Craxi dovrebbero bastare, e ancora non si sa nulla dell' anca di Previti).

    5 novembre. Parte finalmente l'udienza preliminare Imi-Sir. Previti si presenta in aula, ma solo al mattino. Nel pomeriggio deve correre a Montecitorio ed eccepisce l'impedimento parlamentare, il primo di una lunga serie. I pm acconsentono, il gup accetta. Udienza rinviata.

    1999

    15 febbraio. Dopo due udienze occupate da schermaglie procedurali, Previti chiede la sostituzione dei pm: Colombo e Boccassini non gli garbano. Li accusa di avere truccato le carte a proposito della cimice al bar Mandara. Ma in Italia non è (ancora) consentito all'imputato scegliersi il pm. Infatti la procura generale respinge. Ma ecco subito una nuova campagna di stampa contro la Boccassini. Se ne incarica un quotidiano al di sopra di ogni sospetto: il Giornale di Vittorio Feltri e Paolo Berlusconi. Questa volta la terribile Ilda avrebbe brutalizzato una povera donna somala, strappandole dalle braccia un marito e due bambini. "Il Dna salva una somala dalla Boccassini", "La guerra santa del Pm contro una mamma somala e il suo bimbo", "Quella procura che rapisce i bambini" sono i titoli più sobri della campagna del quotidiano berlusconiano, durata sei mesi. Al Cavaliere non par vero di poter tuonare contro "i metodi barbari di certi magistrati inquirenti", mentre 40 deputati di Forza Italia chiedono la testa della magistrata dai capelli rossi. Anche stavolta, non c'è nulla di vero: anzi, la povera donna somala, di nome Sharifa, sospettata dalla polizia di essere al centro di un traffico di bambini, s'è messa nei guai da sola, s'è inventata un figlio e un marito che non ha, raccontando un sacco di altre frottole e portando un bel po' di prove false. E, alla fine, è uscita assolta dal processo proprio grazie alle indagini della Boccassini, che ha continuato a cercare prove in suo favore, sebbene tutto sembrasse congiurare contro di lei. Ma al Giornale non importa: la Boccassini è un'aguzzina, torturatrice di madri e ladra di bambini. Tutto il Polo, come un sol uomo, chiede l'intervento urgente del Csm. Così impara, la donnaccia, a occuparsi di toghe sporche.

    5 marzo. Sciopero degli avvocati: quelli di Previti aderiscono, processi rinviati. Intanto in parlamento fervono i lavori per approvare il "pacchetto Carotti" sul giudice unico. Un emendamento dei forzisti Gaetano Pecorella (avvocato difensore di Berlusconi) e Donato Bruno (avvocato socio di studio di Previti) prevede di "diminuire sempre la pena quando l'imputato è incensurato o ha superato i 65 anni di età": guardacaso, proprio l' età di Previti e Berlusconi. La norma, se passasse, accorcerebbe i termini di prescrizione del processo "toghe sporche" e, in caso di condanna, assicurerebbe agli imputati pene inferiori ai 3 anni (cioè li sottrarrebbe al carcere). Viene respinta a fatica, visto che mezzo Ppi non vede l' ora di approvarla. Passa invece dalla Camera, nell'indifferenza generale, una nuova versione dell'articolo 431 del Codice di procedura (voluto da Giovanni Falcone nel '92 e approvato soltanto dopo la sua morte): verranno espulsi dal fascicolo del dibattimento "i verbali degli atti assunti nell'incidente probatorio e quelli assunti all'estero in sede di rogatoria". Carte bancarie e testimonianze raccolte all'estero diventerebbero carta straccia. La riforma non avrà altrettanta fortuna al Senato, ma verrà prontamente riesumata dalla Casa delle Libertà nell'autunno 2001.

    23 marzo. Inizia l'udienza preliminare di Sme-Ariosto. Berlusconi fa sapere che non interverrà mai e si fa dichiarare contumace (si può procedere in sua assenza). Tanto c'è già Previti, che chiede di presenziare a ogni udienza: se non c'è lui, non si fa un passo. E quel giorno lui non c'è: è a Montecitorio per un imprescindibile dibattito sulla fecondazione assistita, il riordino delle carriere dei prefetti e dei diplomatici, e la crisi nel Kosovo.

    23 aprile. Previti diserta anche l'Imi-Sir: alla Camera c'è il decreto sulle quote latte, da non perdere. 17 maggio. Udienza Sme-Ariosto: Previti c'è, e ritira fuori dal cilindro la vecchia carta del bar Mandara. Stavolta per liberarsi del gup Rossato. Il tribunale respinge l'istanza, come pure quella del giudice imputato Filippo Verde, che vorrebbe traslocare il processo Imi-Sir a Perugia. 24 maggio. Previti è impegnato alla Camera per riferire sulla depenalizzazione di reati minori: assegni a vuoto, sfida a duello e altre nefandezze. Per la verità parla 10 minuti appena, mentre la posizione di Forza Italia viene illustrata dall'onorevole Raffaele Marotta con un discorso di 26 minuti. Ma repetita juvant. 2 giugno. Il ministro della Giustizia Oliviero Diliberto, nel decreto con le norme d'accompagnamento al giudice unico, infila anche l'incompatibilità fra gip e gup. Il giudice che ha seguito un'indagine dall'inizio non può celebrare l'udienza preliminare: deve cedere il caso a un collega che, non avendo mai letto una carta del fascicolo, deve ricominciare tutto da capo. Ma il governo intende almeno salvare i processi in corso, con una norma transitoria che li fa proseguire come sono iniziati, e fa scattare l'incompatibilità per quelli nuovi dal 2 gennaio 1999. Peccato, perché nei tre processi sulle "toghe sporche" , gli imputati le stanno provando tutte per sbarazzarsi del gup Rossato. La norma transitoria Diliberto è destinata a frustrare quest' aspettativa. Ma Guido Calvi, capo-delegazione Ds in commissione Giustizia del Senato, ha un'illuminazione: rendere operativa l'incompatibilità fin da subito, anche per i processi in corso. Così Rossato dovrà fare immediatamente le valigie e le due udienze già avviate dovranno ripartire da zero, davanti a un gup che non ha mai letto un rigo delle 182.117 pagine di atti. Previti & C. lo chiedono da tempo, ma invano; ora la loro richiesta diventa legge, e per iniziativa dei Ds. Il Polo, incredulo, stappa lo champagne. Il centro-sinistra si spacca, ma pare che l'idea di Calvi non sia un colpo di sole: Calvi è un avvocato di grido, vicinissimo a Massimo D'Alema, di cui è pure il difensore di fiducia. Infatti si parla di un diktat di D'Alema.

    15 giugno. Previti, viste le rosee prospettive, è ormai incollato allo scranno parlamentare. Stavolta deve illustrare un'interpellanza sullo scioglimento dei consigli comunali per mafia. Potrebbe pure farne a meno, visto che l'interpellanza ha come primo firmatario Elio Vito, cui non manca certo la favella. Invece parla Previti. E l'udienza salta. 16 giugno. I suoi difensori Vincenzo Saponara e Angelo Sammarco chiedono un altro rinvio: si vota sulla missione in Albania. 17 e 18 giugno. Previti ancora assente giustificato: deve concionare sugli "interventi urgenti in materia di protezione civile". Rinvio. 19 giugno. Previti ci sarebbe anche, ma purtroppo manca Squillante: ricoverato d'urgenza per difficoltà respiratorie, ne avrà per 5 giorni. Rinvio. 25 giugno. Previti ci sarebbe anche, ma stavolta è assente Pacifico, sotto interrogatorio a Perugia per un altro processo. Rinvio. 26 giugno. Squillante e Pacifico ci sarebbero anche, ma stavolta non c'è Previti: è sotto interrogatorio a Roma. Rinvio. 28 giugno. Il capogruppo forzista Beppe Pisanu comunica che Previti è precettato per i giorni 28, 29, 30 giugno e 1° luglio. Il maratoneta dell' aula dovrà arringare i colleghi sulla nascente Corte penale internazionale (tema già trattato peraltro dal forzista Gualberto Niccolini, ma melius abundare) e sul voto agl'italiani all'estero. Intanto dopo un anno l'udienza è ancora ferma alla costituzione delle parti. Ottime speranze di tirare in lungo oltre fine anno. 29 giugno. Previti attacca Rossato: "In vista dell'incompatibilità gip-gup ha cominciato a correre contro il tempo, convocando udienze praticamente tutti i giorni, anche di sabato. E si parla addirittura di fissarne qualcuna di domenica". All'obiezione che lui, dal lunedì al venerdì, se ne sta asserragliato a Montecitorio, si supera: "Ho seguito le udienze con assoluta regolarità (sic), credo di aver fatto valere l'impegno parlamentare non più di un paio di volte". In realtà ha marinato una decina di udienze su 25. 30 giugno. Rossato chiede al presidente della Camera Luciano Violante di giustificare i suoi impegni parlamentari. Violante, puntuale, giustifica. E il Polo insorge compatto contro il giudice malfidato. Berlusconi, per consolare l'amico Cesare, lo reintegra nel Comitato di presidenza di F orza Italia, da cui era uscito dopo le note vicende. 1° luglio. Berlusconi tuona contro il "voltafaccia della sinistra" sul gip-gup. Qualcuno, colto dai giornali con le mani nella marmellata, non rispetta i patti. Alla fine si arriva a un compromesso: incompatibilità anche nei processi in corso, ma solo dal 1° gennaio 2000. Rossato deve fare in fretta, se non chiude le udienze entro Capodanno, si ricomincia da capo davanti a un altro gup. E la fretta, come vedremo, sarà per lui cattiva consigliera. 7 luglio: Nuovo sciopero degli avvocati: processi rinviati a dopo le ferie. 12 luglio. Inizia l'udienza preliminare per il lodo Mondadori, ma Berlusconi e Previti rifiutano di presentarsi. Grazie alla legge Diliberto-Calvi, il gup non è più Rossato, che aveva seguito le indagini fin dall'inizio ma non riuscirebbe mai a finire entro fine anno. Il nuovo giudice si chiama Rosario Lupo (il quale, nel 2000, assolverà tutti, e nel 2001 si vedrà ribaltare la sentenza dalla Corte d'appello, troppo tardi però per evitare la prescrizione per Berlusconi ).

    Settembre. Quello che si affaccia (anzi, non si affaccia) alla riapertura dei tribunali è un Previti trasformato. Da fantasma dell'aula parlamentare a impenitente stakanovista, da recordman dell'assenteismo a presenzialista da guinness, come racconterà Claudio Rinaldi in un memorabile articolo su Repubblica. Il risveglio dal letargo, accompagnato da un attacco di irrefrenabile logorrea, coincide con l'approvazione della legge gip-gup. Dal 18 giugno '96 (inizio della legislatura) al 29 luglio 1999, Previti partecipa ad appena 5.126 votazioni elettroniche su 21.495, con un tasso di assenteismo del 76.16 per cento. E, anche quando partecipa, non si ammazza di lavoro: cofirma 8 proposte di legge, presenta 27 interrogazioni, e per due anni (1996-1997) non prende mai la parola, mentre nel '98 lo fa 2 sole volte (il 20 gennaio per chiedere ai colleghi di salvarlo dall'arresto e il 23 ottobre per spiegare il suo no al governo D' Alema).

    Dall'estate '99, invece, lo Stachanov di via Cicerone si scatena. E come tarantolato. Curiosamente, però, la prorompente foga oratoria lo coglie soltanto il lunedì e il venerdì. F orse perché dal martedì al giovedì, alla camera, si vota ed è facile invocare l'impedimento parlamentare per disertare i processi. Resterebbero i weekend, ma senza uscieri, segretari e cancellieri i tribunali non possono funzionare. E, anche quando ci provano, bisogna santificare le feste (vedi al 19 ottobre '99) .

    14 settembre. Dopo una vita trascorsa a occuparsi soltanto di Difesa e di Giustizia (tra ministero e commissioni parlamentari), Previti rompe la monotonia e si dà alla politica internazionale. Entra nell'Ocse (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa) e nella conferenza parlamentare dell'Ince (Iniziativa centro-europea). Il suo primo contributo all'Ince è la partecipazione alla congresso di Praga dal 6 al 9 ottobre, che purtroppo gl'impedisce di partecipare ai processi.

    15 settembre. Ormai rapito dalla febbre della diplomazia, il deputato granturismo prende pure il posto del collega forzista Elio Palmizio nella commissione Esteri, nota anch' essa per le frequenti trasferte oltre confine.

    16 settembre. Riprende l'udienza Sme-Ariosto, ma Previti non c'è: deve votare sulla riforma dei cicli scolastici.

    17 settembre. Riprende Imi-Sir, ma Previti non c'è: impegnatissimo a Roma in una "discussione sulle linee generali" sui seguenti temi: "convenzione istitutiva dell'Unione latina, modifiche all'atto costitutivo dell'Unesco, accordi con Estonia, Mongolia, Guyana, Georgia, Russia, Kazakistan, Nuova Zelanda, Paraguay; elezione diretta dei presidenti delle Regioni" .Il tutto, nella sua nuova veste di membro della commissione Esteri. Stavolta anche i pazienti pm milanesi dicono basta, e così gli avvocati di parte civile per l'Imi. Rossato prende il coraggio a due mani e respinge l'istanza di rinvio: la richiesta di Previti "confligge con le necessità di speditezza del processo e di effettività della giurisdizione". Un conto sono i giorni di votazione, un conto quelli di semplice discussione (lunedì e venerdì): altrimenti, nessun parlamentare sarebbe mai processabile. Dunque, si procede senza Previti.

    18 settembre. Previti solleva questione di legittimità costituzionale contro il provvedimento di Rossato. E il suo avvocato chiede di sospendere l'udienza in attesa che la Consulta si pronunci (tempi previsti: uno-due anni). Rossato risponde picche. Allora la difesa gli chiede di sollevare questione di incostituzionalità contro la legge gip-gup. Altro buco nell'acqua.

    20 settembre. E lunedì: Previti ancora alla Camera, impegnatissimo a discutere sulla minoranza slovena. Rossato decide un'altra volta di procedere.

    22 settembre. È mercoledì: Previti ancora alla Camera, stavolta per votazioni. Rossato celebra ugualmente l'udienza.

    24 settembre. E venerdì: alla Camera non si vota, ma il Demostene di via Cicerone si produce in una doppia orazione sulla "Convenzione europea sulla notificazione degli atti giudiziari ed extragiudiziari in materia civile o commerciale" e sulla Corte penale internazionale. Da leccarsi i baffi.

    27 settembre. È lunedì: infatti Previti parla. Stavolta sul servizio militare volontario femminile. Per FI riferisce anche il generale Pietro Giannattasio, ma due bocche parlano meglio di una.

    5 ottobre. E martedì: Previti dice di dover votare, ma Rosato procede.

    6 ottobre. E mercoledì: idem come sopra. Poi c'è la missione parlamentare a Praga, per la grande assemblea dell'Ince.

    19 ottobre. Il pool chiude l'indagine sul lodo Mondadori. Berlusconi e Previti, che han chiesto di essere sentiti prima della richiesta di rinvio a giudizio, vengono convocati di domenica mattina, per non disturbare i loro impegni parlamentari. Ma non si presentano: "Convocazione irrituale", mandano a dire. "Noi, la domenica, andiamo alla Messa".

    15 novembre. Rossato rinvia a giudizio Previti e gli altri per Imi-Sir.

    26 novembre. Rossato chiude anche l'udienza Sme-Ariosto, mandando a processo Previti, Berlusconi & C. Ma, per le 5 udienze celebrate in sua assenza (3 per Imi-Sir e 2 per Sme-Ario- sto), Previti chiede alla Camera di sollevare conflitto di attribuzioni fra poteri dello Stato contro il suo gup. In previsione, il pool implora Rossato di ripeterle in giorni di semplice dibattito parlamentare. Nulla da fare, il 31 dicembre è dietro l'angolo, tempo scaduto.

    2000

    10 maggio. Violante accontenta Previti e ricorre alla Consulta contro Rossato. Ma solo per le udienze di Imi-Sir tenute nei giorni di votazione. Nei giorni di semplice discussione invece - decide la Camera - l'impedimento non vale: almeno il processo Sme-Ariosto è fuori pericolo. O almeno così sembra. Perchè si costituisce nel procedimento anche il Presidente del Senato Nicola Mancino. Non c'entra niente, ma fa lo stesso. Anzi, scavalca Violante e sposa in toto la tesi di Previti: è legittimo impedimento anche la semplice discussione in aula. I parlamentari possono sottrarsi ai processi dal lunedì al venerdì. Cioè sempre. Ora è a rischio anche il processo Sme-Ariosto. In attesa che la Consulta decida, i processi "toghe sporche" proseguono in tribunale fra mille ostacoli, rinvii, difficoltà. Dentro e fuori dall'aula. Gli avvocati di Previti e Berlusconi presentano, ripresentano e reiterano un'infinità di volte le stesse questioni: ricusazioni dei giudici e dei pm, vizi di forma, eccezioni di nullità e inutilizzabilità, cavilli. Chiedono di sentire come testimoni tutti e 2000 i giudici in servizio a Roma, più mezza Confindustria e mezzo mondo giornalistico. Poi tentano di far cestinare gli atti delle rogatorie svizzere, affermando che il governo delle sinistre li ha usati per accertamenti fiscali vietati dal "principio di specialità" elvetico (ma Visco smentisce e la bolla di sapone si sgonfia). Poi sostengono che pagare i giudici, tra il 1990 e il 1992, non era reato: la corruzione in atti giudiziari (più grave di quella semplice) fu introdotta solo nel '90, e solo nel '92 si specificò che valeva anche per i corruttori e non soltanto per i giudici corrotti, dunque il professor Pecorella e i suoi colleghi ne deducono che per due anni in Italia è stato lecito corrompere i giudici (ma non, per i giudici, farsi corrompere). Insomma: Squillante & C. possono anche essere punibili per aver preso soldi da Previti e Berlusconi, ma Previti e Berlusconi non lo sono per avergli dato quei soldi. Una tesi originale, che però non riscuoterà grandi successi.

    12 maggio. Le difese di Berlusconi e Squillante chiedono di cestinare le rogatorie svizzera del processo Sme-Ariosto giunte "in fotocopia semplice", o su fogli "non numerati", o trasmesse direttamente dai giudici elvetici ai colleghi milanesi o agli agenti dello Sco, "by passando il ministero della Giustizia italiano e l'Ufficio Federale in Svizzera". Il tribunale respinge la richiesta: tutto è avvenuto secondo la legge. Provvederà il Polo a modificarla, quella legge.

    19 giugno. Il gup Lupo proscioglie tutti gli imputati del processo Mondadori, sia pure col comma 2 dell'articolo 530 (insufficienza o contraddittorietà delle prove) .La decisione è il frutto di un'altra norma dell'inesauribile "pacchetto Carotti": quella che impone al gup di assolvere subito, prima del processo, qualunque indagato raggiunto da elementi d'accusa anche gravi, ma non così gravi da giustificare su due piedi una condanna. Anticipando così un giudizio che, finora, spettava al giudice del dibattimento.

    17 novembre. Alla ripresa di Sme-Ariosto, il pool contesta una nuova tangente (i famosi 434 milioni di dollari del 1991), che allontana la prescrizione al 2006. Polemiche a non finire. Anche perché si attendono ancora parecchie rogatorie sui conti di Previti & C., dal Liechtenstein e dalla Svizzera. Ma il parlamento, anziché sveltirle, le rallenta vieppiù. Tant'è che da tre anni tiene nel cassetto la legge che dovrebbe ratificare la convenzione italo-svizzera sulle rogatorie, firmata dai due governi nell'ottobre '98.

    2001
    Aprile. Nell'ultima seduta del Senato, l'Ulivo approva la legge sulle rogatorie. Ma alla Camera il Polo si mette di traverso con 2000 emendamenti, e non c'è più tempo. Bisognava pensarci prima.

    15 maggio. Berlusconi vince le elezioni e diventa presidente del Consiglio, nonché parte civile contro se stesso al processo Sme-Ariosto. Previti, che in campagna elettorale ha annunciato l'intenzione di "fare piazza pulita" degli avversari, torna per la terza volta in parlamento.

    25 giugno. La Corte d'Appello di Milano ribalta il verdetto del gup Lupo e rinvia a giudizio Previti e i giudici Metta e Squillante per il lodo Mondadori. Solo Berlusconi si salva per la prescrizione, grazie a un trattamento tutto speciale. Il suo ruolo di "mandante" delle tangenti lo renderebbe responsabile "soltanto" di corruzione semplice (pena più bassa, prescrizione più vicina), mentre Previti, come esecutore materiale, risponde chissà perché di corruzione aggravata (pena più alta, prescrizione più lontana) insieme ai giudici che ricevettero i quattrini. E poi il Cavaliere merita le attenuanti generiche perché, in fondo, quella di comprare le sentenze a Roma era un'usanza diffusa; eppoi "le sue attuali condizioni di vita individuali e sociali" (è presidente del Consiglio) lo rendono «di per sé» meritevole di quel trattamento di riguardo. Si inaugura così un nuovo corso giurisprudenziale, dagli sviluppi ancora tutti da scoprire.

    6 luglio. La Corte Costituzionale, 14 mesi dopo il ricorso Previti-Violante-Mancino, dichiara nulle tutte e 5 udienze di Imi-Sir e Sme-Ariosto contestate da Previti. Almeno per lui, i due processi dovranno ripartire dall'udienza preliminare. Ovviamente davanti a un altro gup. La Consulta fa presente che, all'occorrenza, si possono tenere udienze anche di sabato e domenica. Senza sapere che i due pii imputati santificano le feste.

    Settembre. In pochi giorni la Casa delle Libertà fa sparire tre processi a carico del Cavaliere (AlI Iberian 2, consolidato Fininvest, Milan-Lentini), e le prove a suo carico negli altri due (Mondadori e Sme-Ariosto ). Il doppio miracolo è possibile grazie alla cosiddetta "riforma" del falso in bilancio (che cancella pure uno dei capi d'imputazione del processo Sme-Ariosto) e alla legge sulle rogatorie, lasciata a mollo dall'Ulivo e ora riesumata dai nuovi padroni del vapore, riveduta e corretta dagli emendamenti di Lino Jannuzzi, Marcello Dell'Utri e Paolo Guzzanti. Una legge che sembra la fotocopia delle eccezioni di inutilizzabilità delle carte svizzere presentate un anno fa dai difensori di Berlusconi e Previti e respinte dal tribunale.

    1° ottobre. Mentre Ciampi si affretta a firmare con la velocità della luce la legge anti-rogatorie e a congratularsi con il presidente del Senato Marcello Pera per l'ottimo lavoro svolto nel comprimere il dibattito parlamentare, Previti non ne vuol sapere di comparire al processo Sme-Ariosto. Prima annuncia che non ci sarà perché si sente "intimidito" dalle parole di Borrelli sulla cosiddetta riforma. Poi manda avanti un certificato medico: è convalescente da un'operazione all'anca. "Sia portato in aula su una barella, come si fa con gli altri imputati", chiede spazientita la Boccassini. Ma sono cose che non si dicono. "Ecco la prova dell'accanimento persecutorio di questo pm disumano", geme tremante il vecchio Cesarone dal letto di dolore.

    8 ottobre. Il medico fiscale del tribunale conferma: Previti sarà intrasportabile per sei settimane. Se ne riparlerà a fine novembre. Lui, il nemico della "insopportabile dilatazione dei tempi processuali", tifoso sfegatato della "ragionevole durata" e allergico ai "proscioglimenti per intervenuta prescrizione", ancora una volta è costretto a rinviare. Quando si dice la sfortuna. A questo punto, non gli resta che seguire l'esempio dell'amico e coimputato Acampora. Il quale, stufo dei continui rinvii, ha chiesto e ottenuto il rito abbreviato per Imi-Sir. Il 21 luglio scorso, finalmente, è arrivata la tanto agognata sentenza: 6 anni di galera e 1000 miliardi di risarcimento all'Imi. Ora Previti, impaziente com'è di avere "un processo rapido", farà sicuramente altrettanto.

  4. #34
    Me, Myself, I
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    168,755
     Likes dati
    12,133
     Like avuti
    15,260
    Mentioned
    580 Post(s)
    Tagged
    3 Thread(s)

    Predefinito Re: Il thread della memoria.

    Nell'occasione della ri-nascita del "partito" (magàri) concepito e fondato dal ri-condannato Dell'Utri, mi corre l'obbligo di commemorarlo con una memorabilia.

    Politica OnLine Forum - Guarda post singolo - Riformisti su Marte

    MrBj ha SEMPRE avuto ragione ...

  5. #35
    Me, Myself, I
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    168,755
     Likes dati
    12,133
     Like avuti
    15,260
    Mentioned
    580 Post(s)
    Tagged
    3 Thread(s)

    Predefinito Re: Il thread della memoria.

    Citazione Originariamente Scritto da MrBojangles Visualizza Messaggio
    Nell'occasione della ri-nascita del "partito" (magàri) concepito e fondato dal ri-condannato Dell'Utri, mi corre l'obbligo di commemorarlo con una memorabilia.

    Politica OnLine Forum - Guarda post singolo - Riformisti su Marte

    MrBj ha SEMPRE avuto ragione ...
    Sempre nell'occasione, una doverosa citazione al grande CioniMario: ci manca.

    Politica OnLine Forum - Guarda post singolo - Riformisti su Marte

  6. #36
    email non funzionante
    Data Registrazione
    12 Dec 2012
    Località
    Etna
    Messaggi
    29,316
     Likes dati
    7,485
     Like avuti
    9,260
    Mentioned
    808 Post(s)
    Tagged
    33 Thread(s)

    Predefinito Re: Il thread della memoria.

    complice l'estate, mi era sfuggito questo splendido thread (uno dei più belli, utili e istruttivi di sempre).
    queste porcherie finiranno nei libri di storia, a futura memoria (memoria che in questo momento sembriamo non avere). vederle elencate tutte assieme, una dopo l'altra, rende bene l'idea del sudiciume che abbiamo dovuto subire passivamente negli ultimi 20 anni.
    mi permetterei di aggiungere quello che è stato uno dei punti più bassi della nostra storia repubblicana, il parlamento che si auto-sputtana identificando ruby come l'effettiva nipote del presidente egiziano. questo probabilmente è il caso più clamoroso (e grottesco) di come le più alte istituzioni italiane siano state, in tutti questi anni, al servizio di berlusconi sempre e comunque, anche al costo di delegittimarsi agli occhi degli italiani e del mondo intero...

  7. #37
    Me, Myself, I
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    168,755
     Likes dati
    12,133
     Like avuti
    15,260
    Mentioned
    580 Post(s)
    Tagged
    3 Thread(s)

    Predefinito Re: Il thread della memoria.

    Citazione Originariamente Scritto da gladiator82ct Visualizza Messaggio
    complice l'estate, mi era sfuggito questo splendido thread (uno dei più belli, utili e istruttivi di sempre).
    queste porcherie finiranno nei libri di storia, a futura memoria (memoria che in questo momento sembriamo non avere). vederle elencate tutte assieme, una dopo l'altra, rende bene l'idea del sudiciume che abbiamo dovuto subire passivamente negli ultimi 20 anni.
    mi permetterei di aggiungere quello che è stato uno dei punti più bassi della nostra storia repubblicana, il parlamento che si auto-sputtana identificando ruby come l'effettiva nipote del presidente egiziano. questo probabilmente è il caso più clamoroso (e grottesco) di come le più alte istituzioni italiane siano state, in tutti questi anni, al servizio di berlusconi sempre e comunque, anche al costo di delegittimarsi agli occhi degli italiani e del mondo intero...
    Forse il "vero" problema di questo Paese RESO senza più memoria (da quella POCA che ha sempre avuto) è che non ci si STUPISCE più delle vergogne che QUOTIDIANAMENTE ci vengono ammannite.

    A volte, ma sempre più raramente, ci si "indìgna": ma, l'indignazione ormai è GRATIS.

  8. #38
    Me, Myself, I
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    168,755
     Likes dati
    12,133
     Like avuti
    15,260
    Mentioned
    580 Post(s)
    Tagged
    3 Thread(s)

    Predefinito Re: Il thread della memoria.

    Spigolature:

    Ormai è una via di mezzo fra Zelig e Forrest Gump.
    Non c'è epoca storica, da Betlemme a Waterloo, dal Manzanarre al Reno, che non l'abbia visto protagonista.

    L'altra sera il Bellachioma Tour ha fatto tappa a Telelombardia, dove però s'è verificato un imprevisto: gli intervistatori non erano suoi dipendenti.
    Dunque: i conduttori Emanuela Ferri e David Parenzo e gli ospiti Cresto-Dina di Repubblica, Oddo del Soviet-24 ore e persino Paragone della Padania gli facevano domande e quando diceva una stronzata
    (cioè quasi sempre)
    glielo facevano cortesemente notare.
    (in rappresentanza della ditta c'era il solo Belpietro, visibilmente spaesato fra tanti giornalisti)
    È stata un'esperienza inedita, che ha piacevolmente sorpreso il pubblico
    (120mila telespettatori solo in Lombardia)
    Ma anche un pericoloso precedente: se passa l'idea che si possono fare domande al premier, chissà dove andremo a finire.

    Lui, all'inizio, si comporta come se fosse a Porta a Porta.
    «Le famiglie italiane si indebitano? Bene, è perché hanno fiducia nel futuro».
    Imbarazzo in studio.
    «Montezemolo parla a nome suo, non degli industriali.
    Io con industriali che la pensano come me»

    (tipo Gnutti e Fiorani, per dire)
    Il suo italiano è il solito: personalizzato, fra un «i capogruppi» e un «museo di piante in Sardegna».
    (per non parlare dell'aiuola dei quadri e della serra di sculture)

    Poi la politica estera, la sua passione.
    «Gheddafi ci chiede una strada che colleghi l'Egitto alla Tunisia: impegno da migliaia di miliardi che stiamo discutendo».
    Pare che abbia proposto al colonnello un Contratto con i Libici, ma quello non ha abboccato:«Vedere strada, vendere cammello».
    Ora gli manderà Lunardi, il ministro con il buco intorno: già allo studio un emendamento alla legge Grandi Opere per un tunnel sottomarino Tripoli-Kiev, modesta deviazione della Transiberiana.

    Il Cavalier Zelig sfodera un'altra specialità: l'economia.
    Crescita zero?
    Centomila posti di lavoro persi in un anno?
    Niente paura: «Ai lavoratori che guadagnano poco la risposta dell'imprenditore Berlusconi è: cercate di guadagnare di più.
    Un padre di famiglia sa cosa deve fare ci sono mille modi per incrementare le proprie entrate. Io, durante la guerra, aiutavo gli ambulanti al mercato e alla fine andavo a raccogliere la carta per strada, la mettevo nella vasca da bagno e la facevo asciugarefacendo delle palle che poi vendevo per accendere le stufe.
    Poi mi han regalato una macchina fotografica e, per arrotondare, andavo a fare fotografie ai funerali e ai matrimoni».

    Ora che è cresciuto,
    (si fa per dire)
    le palle le vende agli italiani.
    Resta da capire come facesse a lavorare al mercato durante la guerra (iniziata nel 1940), essendo nato nel 1936: papà Luigi e mamma Rosa lo mandavano a scaricare le casse a 4 o 5 anni?
    Ma questo è sfruttamento del lavoro minorile, roba da telefono azzurro.

    Storia e geografia.
    Gli domandano dove diavolo sia quel famoso cimitero dei marines sulle cui tombe
    (come ha narrato ai figuranti del Congresso Usa)
    «da bambino giurai fedeltà alla libertà e alla democrazia».
    Contrordine: non era bambino, «avevo circa 20 anni».
    Il camposanto è quello «di Nettuno ad Anzio»
    (gli sfugge che una cosa è Nettuno, una cosa è Anzio)
    «Mio padre era un estimatore di De Gasperi e partecipava a iniziative che questi faceva a Roma. Una volta mi condusse al cimitero Usa. Fu nel 1956-57».
    Sventuratamente De Gasperi era già morto da due o tre anni, essendo spirato il 19 agosto 1954.

    Alla fine, alcuni prodotti tipici della casa: l'elogio dell'evasione fiscale, il vanto di aver«sgominato le Br» con le nude mani, senza contare «l'arresto di 203 terroristi internazionali e 111 interni»
    (tutta opera sua)
    e l'ennesimo annuncio dell'imminente «sondaggio americano che ci dà al sorpasso».
    (li dà in testa da un mese, da prim'ancora di esser fatto, ma ancora non s'è visto)

    Quanto al caso Mills, «ho giurato sui miei figli che non sapevo nulla di quei soldi.
    E poi, per definizione, il presidente del Consiglio non può mentire, altrimenti va a casa.
    Giuro qui davanti alle telecamere che io non ne sapevo nulla».

    I figli, comprensibilmente, l'hanno pregato di non giurare più sulla loro testa e lui giura sulle telecamere.
    Tanto, eccezionalmente, non sono le sue.
    «Mills non lo conosco».
    Però assicura che «non si è separato da Tessa Jowell per questa vicenda».
    (non lo conosce, ma sa addirittura perché si separa)

    Gran finale è sui comunisti:
    «Hanno ancora il simbolo della falce e marcello».
    Dice proprio così: marcello.
    Il primo Dell'Utri non si scorda mai.

    Greetings from Mars ...


    Politica OnLine Forum - Guarda post singolo - Riformisti su Marte

  9. #39
    veterolegalitario
    Data Registrazione
    06 Apr 2009
    Messaggi
    18,847
     Likes dati
    906
     Like avuti
    879
    Mentioned
    20 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Il thread della memoria.

    morituri te salutant ........




    .....................................

  10. #40
    Me, Myself, I
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    168,755
     Likes dati
    12,133
     Like avuti
    15,260
    Mentioned
    580 Post(s)
    Tagged
    3 Thread(s)

 

 
Pagina 4 di 8 PrimaPrima ... 345 ... UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. Risposte: 3
    Ultimo Messaggio: 06-02-10, 18:08
  2. Thread A Futura Memoria
    Di Dottor Zoidberg nel forum Fondoscala
    Risposte: 12
    Ultimo Messaggio: 05-12-08, 21:08
  3. Addio... (thread della memoria)
    Di S. M. Ejzenstejn nel forum Hdemia
    Risposte: 15
    Ultimo Messaggio: 11-05-03, 17:42
  4. Oggi giornata della memoria in ricordo della tragedia delle Foibe
    Di Asteroids nel forum Centrodestra Italiano
    Risposte: 9
    Ultimo Messaggio: 11-02-03, 15:24
  5. Risposte: 4
    Ultimo Messaggio: 31-01-03, 12:26

Tag per Questa Discussione

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito