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    fui lsu
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    Predefinito Addio al fotografo delle dive...

    Negli anni degli scatti rubati della Dolce Vita, Angelo Frontoni non diventò mai un paparazzo e rifiutò i flash delle notti romane. Chi lo ha conosciuto dice che con sensibilità da artista, studiava le fotografie e immortalava «le sue dive»

    ROMA, 4 LUGLIO 2002 - Negli anni degli scatti rubati della Dolce Vita, Angelo Frontoni non diventò mai un paparazzo e rifiutò i flash delle notti romane. Chi lo ha conosciuto dice che con sensibilità da artista, studiava le fotografie e immortalava «le sue dive», come le definì in uno dei suoi libri autobiografici, solo se c' erano la luce, i colori giusti e anche una scenografia, come una roccia o l'acqua, che diventasse tutt' uno con la modella.

    Sofia Loren, Gina Lollobrigida, Ursula Andress, Bo Derek, Claudia Cardinale ma anche Ornella Muti e Dalila Di Lazzaro sono alcune delle star che cercavano «il fotografo delle dive», per essere ritratte più che fotografate. «Ad ogni diva - racconta 'il re dei Paparazzì Rino Barillari - dava il suo tocco di magia proprio perchè il suo segreto era lo studio attento del dettaglio, della luce. La sua cultura fotografica lo fece diventare il talent-scout delle attrici: tutte sapevano che dopo le sue fotografie avevano il passaporto per sfondare nel mondo del cinema».



    Nato in una famiglia di nove figli, zio della «Dama bionda», la donna che ebbe una relazione e un figlio dal calciatore Paulo Roberto Falcao, Frontoni divenne da autodidatta «poeta della fotografia d' autore», come lo definiscono alcuni colleghi. «Cominciò negli anni della Dolce Vita, - racconta uno dei fratelli, Romano - passò alla moda e poi raggiunse il massimo della fama con il nudo artistico. La prima attrice che posò nuda per lui fu Virna Lisi poi ad Hollywood molte dive si sono fatte immortalare da lui anche per la rivista Playboy».

    Ambasciatorè di quel genere di fotografia, premiato più volte, il fotoreporter romano non superò, però, mai la sua ritrosia verso la mondanità. «Non si è mai venduto al successo - raccontano i famigliari - e non ha mai perso la sua umiltà. Il suo pallino era il suo lavoro che faceva con grande serietà ed è per questo che con molte delle sue modelle ha instaurato un rapporto di amicizia intensa, come ad esempio con Ursula Andress che, dopo il parto, permise solo a lui di fotografarla».

    Nonostante gli acciacchi dell'età, Frontoni non ha mai perso il gusto per lo scatto e la sua familiarità con le dive. «Un mese fa - racconta Barillari - era a pranzo a Zagarolo con Anita Ekberg e ora che se ne è andato sarà difficile sostituirlo». In pochi hanno dubbi sul fatto che il fotografo delle dive abbia segnato un'epoca. «La mia impressione - sottolinea il responsabile del settore cinema della rivista 'Max', Marco Bacci - è che nel passato la fotografia, come il cinema, fossero molto più curate, più vicine alla pittura. Oggi si privilegia la velocità e lo stile dei media e il peggio è la televisione che è l'appiattimento di ogni estetismo».

    Fonte: RdC

  2. #2
    fui lsu
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    Predefinito John Frankenheimer

    8/7/2002 - John Frankenheimer, è morto di un ictus a Los Angeles.
    Aveva 72 anni.

    Il regista John Frankenheimer è morto di un ictus a Los Angeles. Aveva 72 anni.
    Ad agosto, avrebbe dovuto iniziare le riprese del prequel di L’esorcista, con Alessandra Martines, Liam Neeson e, in un cameo, Max von Sydow.
    Aveva diretto classici hollywoodiani come Va e uccidi, Grand Prix e L'Uomo di Alcatraz, il suo film più famoso.
    Va' e Uccidi (in inglese The Manchurian Candidate) girato nel 1962 e considerato il più importante film della lunga carriera di Frankenheimer, è stato uno dei film di fantapolitica più originali e tragicamente lungimiranti (l'assassinio dell'uomo politico anticipò, infatti, l’assassinio di John Kennedy).

    Frankenheimer negli anni cinquanta era considerato tra i migliori registi emergenti di drammi televisivi in diretta come Playhouse 90.
    Regista per caso, nel 1961 Frankenheimer diresse Burt Lancaster nel Giardino della Violenza e da allora la sua fu una carriera tutta in ascesa. Dopo Va' e Uccidi, del 1962, nel 1973 fu la volta di The Iceman Cometh con Lee Marvin; nel 1977 Black Sunday con Robert Shaw e, nel 1988, una delle ultime fatiche, Ronin con Robert De Niro.
    Il regista si è spento sabato scorso al Cedars Sinai Medical Center di L.A. per complicazioni, dopo un'operazione alla spina dorsale.

  3. #3
    ora ltd poi lti
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    Predefinito Addio Rod Steiger

    10/7/2002 - E' morto Rod Steiger. Si è spento in un ospedale di Los Angeles all'età di 78 anni. Aveva lavorato anche con Francesco Rosi, Sergio Leone e Carlo Lizzani.

    Steiger era nato a Westhampton, nello stato di New York, il 13 aprile 1925. La sua non era stata un'infanzia facile: aveva poco più di 15 anni quando abbandonò la sua famiglia per arruolarsi in Marina.
    Dopo la guerra si iscrisse all'Actor's Studios dove conobbe il regista Elia Kazan che lo scelse, insieme a Marlon Brando, suo compagno di corso, per un ruolo da protagonista in Fronte del Porto.
    In cinquant'anni di cinema aveva recitato in oltre 100 film e nel 1967 aveva anche vinto l'Oscar per La calda notte dell'ispettore Tibbs.

    Nel corso della sua lunga carriera Steiger aveva stabilito, con l'Italia, un legame particolare. Aveva lavorato con Francesco Rosi in "Le mani sulla città", Sergio Leone in "Giu la testa" (era Miranda) e tra le sue innumerevoli interpretazioni anche quella di Benito Mussolini nel film "Mussolini, ultimo atto" diretto da Carlo Lizzani.

  4. #4
    fui lsu
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    Predefinito Addio Rivers

    Muore il pittore amico di Warhol e Miles Davis:
    Addio Rivers, pop artista col sax

    http://ilmessaggero.caltanet.it/herm...ULTURA/CAM.htm

  5. #5
    fui lsu
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    Predefinito

    CINEMA: 25 ANNI FA MORIVA GROUCHO MARX

    Groucho Marx, leggenda del cinema e della comicita' demenziale di tutti i tempi, scomparve 25 anni fa, il 19 agosto del 1977 a Hollywood, all'eta' di 82 anni.

    Era rimasto l'unico sopravvissuto della dinastia dei Fratelli Marx, Chico, Harpo e Arthur.

  6. #6
    fui lsu
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    Predefinito Francisco Coloane

    Il grande scrittore cileno di mare e d'avventura è morto a 92 anni il 5 agosto scorso.

    http://news2000.libero.it/editoriali/15774.jhtml

  7. #7
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    Predefinito sempre a proposito di Groucho.......

    Originally posted by S. M. Ejzenstejn
    CINEMA: 25 ANNI FA MORIVA GROUCHO MARX

    Groucho Marx, leggenda del cinema e della comicita' demenziale di tutti i tempi, scomparve 25 anni fa, il 19 agosto del 1977 a Hollywood, all'eta' di 82 anni.

    Era rimasto l'unico sopravvissuto della dinastia dei Fratelli Marx, Chico, Harpo e Arthur.


    Groucho, un comico, tristissimo Pierrot


    Venticinque anni fa moriva il simbolo della comicità demenziale, irriverente e del non-sense sul grande schermo. Regista, attore, autore di memorabili gag, influenzò il clima e culturale dei suoi tempi.
    di Diego Gabutti

    Caro Tom, se questo non è il tuo nome, sono fritto! Ma mi pare d'aver letto da qualche parte che ti chiami come Tom Gibbons, un pugile che una volta viveva a St Louis.
    Groucho a T.S. Eliot, 1 ottobre 1963

    Groucho Marx, che morì ottantunenne 25 anni fa a Los Angeles, non fu soltanto la bandiera d'uno speciale umorismo catastrofico ma anche un agente del caos , come gli artisti estremi del suo tempo, da Eliot a Picasso, che misero a ferro e fuoco il linguaggio della poesia e delle arti figurative. Groucho e i suoi fratelli, più in grande, portarono la rivoluzione prima nel vaudevile americano e poi a Hollywood, dove i loro primi cinque film, da The Coconauts a La guerra lampo dei fratelli Marx, minacciarono tra il 1929 e il 1933 d'abbattere le strutture formali del giovane cinema americano. Dove passavano i Marx Brothers non cresceva più l'erba delle sceneggiature lineari e dei dialoghi romantici. Fu il mezzo insuccesso del loro film più bello (Zuppa d'anatra , un indiavolato pamphlet umoristico e filosofico che prendeva di mira le dittature europee e che sarebbe stato riscoperto dalle generazioni cinefile degli anni sessanta) a mettere fine alla rivoluzione. Da allora in poi Groucho e gli altri sarebbero rientrati nella norma hollywoodiana. Erano stati dei guastatori e si sarebbero adattati a fare i comici. Ma intanto era nata la leggenda.

    Illustri colleghi e studenti di Huxley: be', pensavo che fosse la lama del mio rasoio ad aver perso il filo finché non ho sentito il mio discorso.
    Groucho, I Fratelli Marx al college, 19321

    Woody Allen a parte, quello degli esordi, la cui vena comica sarebbe stata presto inquinata dalle sue evocazioni un po' così con degli spettri felliniani e bergmaniani, a parte certe intuizioni di Mel Brooks sparse qua e là con avarizia e scarsa continuità, l'umorismo catastrofico dei Fratelli Marx non ha praticamente eredi. Come La Settimana Enigmistica, anche la comicità di Groucho, Harpo, Chico e Zeppo vanta molte imitazioni, ma nessuna all'altezza dell'originale. Groucho e gli altri non hanno lasciato eredi e dunque il loro umorismo si perpetua giocoforza da sé. Anche se ormai non sono più i film (che passano raramente in tivù, e quando lo fanno sono le ore piccole) a conservare la memoria d'una stagione irrepetibile del grande vaudeville ebraico americano trasformato in fenomeno planetario proprio dall'epopea dei Fratelli Marx. A tener alta la bandiera di questa particolare esperienza del comico, da qualche anno in qua, sono soprattutto i libri firmati da Groucho (che da giovane avrebbe voluto fare lo scrittore e che da vecchio ci riuscì). Ultimo un titolo Einaudi dell'anno scorso, O quest'uomo è morto, o il mio orologio s'è fermato , antologia di tutti gli altri libri, con citazioni scelte dalle sceneggiature dei film. Gli altri titoli sono stati tradotti da Adelphi e da Mondadori.

    Ricordo il giorno in cui mio figlio Arthur, che all'epoca aveva sette anni, rifiutò di guardare il nostro primo film di successo, The Coconauts, perché non c'erano sparatorie. La cosa mi depresse, non tanto perché non gli era piaciuto il film quanto perché temevo che da grande avrebbe fatto il critico.
    Groucho, Saturday Evening Post, 1931

    Si dice umorismo dei fratelli Marx ma quel che s'intende è la maschera da Dio Pan di Groucho. Sguardo scintillante dietro gli occhiali, il sigaro piantato tra i denti, baffi e sopracciglia pennellati col lucido da scarpe, camminata sghemba con le mani dietro la schiena e il corpo che caracolla in avanti quasi piegato in due: questa maschera non è un semplice abito di scena ma un look nichilista, il costume rituale dell'anarchico armato di bombe. Quella di Groucho è infatti più d'una maschera. È un "non sense" ulteriore, che moltiplica la vertiginosa Merenda del Cappellaio Matto dei gag dadaisti, dei dialoghi a precipizio e delle battute che non hanno pietà per niente e per nessuno. Groucho appare in scena e lì agisce come una specie di giudizio universale. S'abbatte sul mondo allo scopo di schiantarlo. Gli altri fratelli, tutti comici di genio, restano nella memoria come note a pié di pagina di questa metafisica ribalda. Persino il grande Harpo, silenzioso come Buster Keaton, onirico e surreale come un Pierrot malvagio, sbiadiva di fronte a Groucho e ai suoi baffi peggio che finti. Alla fine Groucho e i suoi fratelli si separarono. Anche il cinema, che dopo la guerra diventò sempre più consolatorio e conformista, si dimenticò quasi completamente di loro.

    Nella mia vita ho incontrato centinaia di persone che mi hanno chiesto: "Allora, scemo, quando pensi di smettere con i film e di trovare un lavoro?" E se è vero per me, dev'essere vero per dozzine d'altri incompetenti, il cui talento è spesso inferiore al mio. Sono sicuro, per esempio, che molti candidati politici vengono sconfitti perché il pubblico ha avuto la possibilità di guardarli in faccia. La prossima grande vittoria politica andrà al partito così astuto da non presentare un capolista.
    Groucho, The New York Post, 1947

    Col tempo Groucho aveva abolito del tutto la maschera. Baffi finti, sigaro piantato tra i denti e tutto il resto sopravvissero, per così dire spiritualizzati, nella scrittura devastante dei suoi libri e delle sue sceneggiature, dei suoi articoli e delle lettere che spediva agli amici, tra cui T.S. Eliot, suo grande ammiratore. Groucho, che negli anni trenta aveva lavorato alla radio con i suoi fratelli, ebbe da solo una fortunata carriera televisiva negli anni cinquanta. Conduceva un telequiz scatenato e cubista, You bet your life , dove i quiz erano soltanto una scusa e lo scopo vero era permettere a Groucho di divertirsi alle spalle dei concorrenti, come ai vecchi tempi, sui set hollywoodiani, quando i suoi film erano organizzati come lunghi assalti all'arma bianca contro gli altri membri del cast. Ebbe un premio alla carriera a Cannes nel 1972. Quando il direttore del festival, dopo il discorso di premiazione, lo chiamò alla ribalta, Groucho gli lanciò un'occhiata maliziosa. "Voulez-vous coucher avec moi?" gli chiese con voce languida.



  8. #8
    fiorirà l'aspidistra
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    Il giovane marito, tutto nudo, si contempla con ammirazione nello specchio della camera d'albergo.
    <<Con due centimetri in più >>, dice fieramente, <<sarei un re.>>
    <<Sì>> ribatte la moglie, << e con due centimetri in meno saresti una regina.>>

    (Groucho Marx)

  9. #9
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    Originally posted by Franci
    Il giovane marito, tutto nudo, si contempla con ammirazione nello specchio della camera d'albergo.
    <<Con due centimetri in più >>, dice fieramente, <<sarei un re.>>
    <<Sì>> ribatte la moglie, << e con due centimetri in meno saresti una regina.>>

    (Groucho Marx)

  10. #10
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    Perchè in questo thread non ricordate anche il grande regista-scomparso da poco- Jack Lee Thompson?A me piaceva molto il suo modo di fare regia.

 

 
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