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Discussione: I manettari

  1. #1
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    Thumbs up I manettari

    Il pericolo è che vincano i manettari

    Da Mauro a Travaglio a Zagrebelsky c'è chi vuole la galera per Berlusconi. Eppure anche a sinistra in molti non chiedono lo scalpo del Cavaliere


    Giuliano Ferrara


    Nella coscienza pubblica c'è un'Italia diversa da quella dei republicones, i militanti dell'antiberlusconismo indignato, e dei manettari duri e puri. Solo che fino a ora non ha avuto una voce, o la sua voce è risultata timida.



    Faccio qualche nome.

    Il professor Giovanni Orsina, cattolico liberale, docente, non sarà contento se la mannaia cadrà sulla testa del reo di frode fiscale, cioè il maggiore contribuente italiano condannato in via definitiva da un giudice che si chiama Esposito e non brilla a quanto pare per impersonalità e imparzialità, se stiamo a certe testimonianze vernacolari dei suoi commensali.

    La sua teoria è che Berlusconi è combattuto con assurdo accanimento perché la sinistra e le caste non elette non sopportano l'Italia che egli rappresenta, più ancora che lui.


    Piero Ostellino, liberale da una vita, ha avuto tanto coraggio civile da unirsi a noi del Foglio quando facemmo del nostro essere restati in mutande, nudi di fronte alla furia vendicatrice della Boccassini, una bandiera contro i violatori della privacy e i banditori della caccia alle streghe, figuriamoci una soluzione finale contro il centrodestra guidata dalla sentenza Esposito.

    Non può piacergli.

    Angelo Panebianco spiega da anni le sue ragioni, da gran signore:

    i magistrati hanno assunto un prepotere che fa di loro, in modo illiberale, gli arbitri e i signori della politica. Non va bene.

    Sergio Romano e Antonio Polito, o Pierluigi Battista
    e qualche altro, ragionano di politica e giustizia in modo diverso dai manettari semplici e da quelli di risulta, non la dicono né la scrivono come Mauro, Zagrebelsky, Travaglio.

    Nessuno di loro, che la pensano ciascuno a suo modo sui rimedi possibili, sottoscriverebbe la cinica sciocchezza dei republicones: la sentenza è legale e dunque legittima, non c'è ombra di sospetto su un eventuale fumus persecutionis, non c'è problema se non quello di applicare il dispositivo integralmente, possibilmente mandando Berlusconi in galera per espiare la sua colpa di diritto comune.

    Anche Mario Monti, senatore a vita ed ex presidente del Consiglio, non ha mai partecipato alla festa della forca intorno a Berlusconi.

    Luciano Violante da anni dubita che il controllo di legalità, inteso come prepotere della magistratura sulla politica, sia una buona soluzione per la Repubblica.

    La sinistra è piena di testimoni, da Renzi a De Gregori, del fatto che vincere con lo scalpo giudiziario di Berlusconi in mano è fonte di imbarazzo, non di gloria.

    Lo stesso capo dello Stato può essere criticato per non aver fatto abbastanza di quanto era ed è nei suoi poteri, ma non di aver operato nella direzione del giustizialismo manettaro, via, siamo seri.

    I nomi che ho fatto sono nomi che a diverso titolo contano. Hanno influenza in molti ambienti, sono credibili in Parlamento, nelle redazioni dei giornali e delle televisioni, fra i facitori di opinione.

    Perché hanno più appeal giochini verbali violenti e retorici del partito degli indignati permanenti? Perché le tifoserie prevalgono su un pubblico civilizzato, disponibile a ragionare, che pure avrebbe in molti di coloro che ho menzionato una rappresentanza non banale?

    Credo dipenda dal fatto che Repubblica e il suo gruppo fanno in modo appena dissimulato una guerra civile permanente, trasformano in mostri i nemici, in opportunisti e traditori coloro che alla mostrificazione sono riluttanti, agitano bandiere ideologiche capaci di sostituire, per interessi di gruppo e golosità di copie e di glamour mondano, l'insulto al dialogo («servi!», «venduti!») e una bande déssinée, un fumetto, al racconto delle cose e delle idee.

    In poche parole: mettono paura, minacciano ostracismo, e in questo sono campioni.

    È un guaio.

    Se prevalesse questa Italia indignata e pasticciona, che finge eleganza morale ma esercita solo un pietoso snobismo, non solo la giustizia e la politica ne risentirebbero.

    È tutto un clima di civiltà, di pluralismo e di buona educazione istituzionale che sarebbe dissolto nella fog of war, nella nebbiosa e opaca luce di una guerra senza significato e onore.




    ...


    ...PICCOLI PALASHARPINI CRESCONO...male come i loro padri...




    Ultima modifica di salvo.gerli; 25-08-13 alle 16:48
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    Impossibilia nemo tenetur

  2. #2
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    Thumbs up Re: I manettari

    L'amnistia? E' tabù Se salva il Cavaliere

    La sinistra la odia da quando potrebbe essere utile a Silvio Berlusco­ni



    Vittorio Feltri



    La sinistra odia l’amnistia anche solo come ipotesi.

    Da quando?

    Da quando non le serve più e potrebbe inve­ce essere utile a Silvio Berlusco­ni per liberarsi dalle grane giu­diziarie, inclusa l’imminente galera o roba simile: arresti do­miciliari e affidamento ai servi­zi sociali.

    L’ostilità dei compa­gni all’­azzeramento di certi rea­ti non è una questione di princi­pio.Figurarsi.

    Se c’è qualcuno che in passato ha abusato dei colpi di spugna, questi sono proprio loro, comunisti ed ere­di. Nel 1989, con la fattiva com­plicità dei democristiani di sini­stra, essi si adoperarono con grande vigore per approvare una sanatoria che nel giro di cin­que minuti cancellò ­tutte le por­cherie commesse dalla nomen­clatura rossa: una serie di reati concernenti le organizzazioni legate al Pci e alle cooperative, per non parlare dei rubli piovu­ti su Botteghe Oscure dall’Urss.

    La storia, si sa, viene spesso accantonata, spe­cialmente se fa comodo, ma ri­mane scritta. Invito a rileggerse­la tutti coloro che oggi si scanda­lizzano anche solo all’udire la parola «amnistia». Basta che pi­gino un tasto su Internet.

    Sco­priranno che, non paghi della festa del perdono del 1989, i compagni ne organizzarono una seconda nel 1991, buona per depennare altri atti crimina­li sfuggiti alla misericordia del legislatore due anni prima.

    So­no fatti arcinoti a chi, alcuni lu­stri orsono, si occupava di poli­tica, tranne che al mio amico Gad Lerner,il quale ieri sulla Re­pu­bblica si è lanciato in un’inte­merata contro coloro che osa­no pensare alla suddetta amni­stia come a una soluzione accet­tabile dei problemi­ gravissimi - delle patrie galere, la cui popo­lazione vive peggio che nei «de­mocratici » gulag tanto amati dai tifosi della dittatura del pro­letariato.

    La proposta di essere clemen­ti, ora, verso i detenuti pigiati nelle celle come sardine in spre­gio ai più elementari diritti umani, è stata avanzata da Mar­co Pannella e ha trovato l’ap­poggio del ministro della Giusti­zia, Anna Maria Cancellieri, gente al di sopra di ogni sospet­to.


    Ciò nonostante, fa ribrezzo non solo a Lerner, amico di quel Romano Prodi che del­l’­amnistia beneficiò per azzera­re qualche peccatuccio, ma an­ch­e alla massa di sedicenti pro­gressisti ormai asserviti al giu­stizialismo più vieto, e dimenti­chi perfino dell’operazione di Palmiro Togliatti tesa a oblitera­re condanne d’ogni specie emesse per punire delitti perpe­trati in «zona» fascista.

    Per quale motivo i compa­gnucci osteggiano l’iniziativa meritoria del leader radicale e dell’ex prefetto cooptata nel go­verno?

    Sentite il loro ragiona­mento.

    È vero che i carcerati su­biscono torture criminali nelle prigioni di Stato, talché esso stesso si macchia quotidiana­mente di intollerabili infamità, tuttavia un’amnistia, sacrosan­ta onde ripristinare la legalità dietro le sbarre, non è praticabi­le in quanto finirebbe per favori­re il Cavaliere.

    Effettivamente un provvedi­mento del genere, che interes­sa almeno 30mila carcerati e che solleverebbe la magistratu­ra dall’obbligo di celebrare un milioncino di processi arretra­ti, mettendola quindi in condi­zione di lavorare su imputati di maggiore pericolosità sociale, agevolerebbe anche Berlusco­ni.

    Non sia mai. Piuttosto che da­re una mano, indirettamente, a costui, è preferibile per gli ex pci sacrificare tutti gli altri disgra­ziati e lasciarli marcire in topaie impropriamente definite stabi­limenti di pena.

    Capito, i progressisti illumi­nati?

    Pur di evitare il rischio che l’ex premier rimanga a piede li­bero, bloccano una legge essen­ziale per ridare dignità umana a 30mila detenuti trattati colpe­volmente dallo Stato quali polli d’allevamento.

    Altro che legge ad personam.

    Questo è mene­freghismo contra personas, mi­gliaia e migliaia, che pagano sul­la loro pelle l’infingardaggine di politici dalla coscienza dor­miente.

    Ciò dimostra che la sini­stra non dà peso agli affanni di chi patisce in cella sofferenze supplementari rispetto a quelle previste dal codice; le preme sol­tanto che Berlusconi sparisca dalla circolazione.

    Come e con quali conseguenze
    per il siste­ma carcerario più sgangherato del mondo, non le importa.


    ...


    ...è BELLISSIMO mi viene il VOMITO...



    Ultima modifica di salvo.gerli; 25-08-13 alle 22:13
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    Impossibilia nemo tenetur

  3. #3
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    Predefinito Re: I manettari



  4. #4
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    Predefinito Re: I manettari

    Citazione Originariamente Scritto da salvo.gerli Visualizza Messaggio
    Il pericolo è che vincano i manettari

    Da Mauro a Travaglio a Zagrebelsky c'è chi vuole la galera per Berlusconi. Eppure anche a sinistra in molti non chiedono lo scalpo del Cavaliere


    Giuliano Ferrara


    Nella coscienza pubblica c'è un'Italia diversa da quella dei republicones, i militanti dell'antiberlusconismo indignato, e dei manettari duri e puri. Solo che fino a ora non ha avuto una voce, o la sua voce è risultata timida.



    Faccio qualche nome.

    Il professor Giovanni Orsina, cattolico liberale, docente, non sarà contento se la mannaia cadrà sulla testa del reo di frode fiscale, cioè il maggiore contribuente italiano condannato in via definitiva da un giudice che si chiama Esposito e non brilla a quanto pare per impersonalità e imparzialità, se stiamo a certe testimonianze vernacolari dei suoi commensali.

    La sua teoria è che Berlusconi è combattuto con assurdo accanimento perché la sinistra e le caste non elette non sopportano l'Italia che egli rappresenta, più ancora che lui.


    Piero Ostellino, liberale da una vita, ha avuto tanto coraggio civile da unirsi a noi del Foglio quando facemmo del nostro essere restati in mutande, nudi di fronte alla furia vendicatrice della Boccassini, una bandiera contro i violatori della privacy e i banditori della caccia alle streghe, figuriamoci una soluzione finale contro il centrodestra guidata dalla sentenza Esposito.

    Non può piacergli.

    Angelo Panebianco spiega da anni le sue ragioni, da gran signore:

    i magistrati hanno assunto un prepotere che fa di loro, in modo illiberale, gli arbitri e i signori della politica. Non va bene.

    Sergio Romano e Antonio Polito, o Pierluigi Battista
    e qualche altro, ragionano di politica e giustizia in modo diverso dai manettari semplici e da quelli di risulta, non la dicono né la scrivono come Mauro, Zagrebelsky, Travaglio.

    Nessuno di loro, che la pensano ciascuno a suo modo sui rimedi possibili, sottoscriverebbe la cinica sciocchezza dei republicones: la sentenza è legale e dunque legittima, non c'è ombra di sospetto su un eventuale fumus persecutionis, non c'è problema se non quello di applicare il dispositivo integralmente, possibilmente mandando Berlusconi in galera per espiare la sua colpa di diritto comune.

    Anche Mario Monti, senatore a vita ed ex presidente del Consiglio, non ha mai partecipato alla festa della forca intorno a Berlusconi.

    Luciano Violante da anni dubita che il controllo di legalità, inteso come prepotere della magistratura sulla politica, sia una buona soluzione per la Repubblica.

    La sinistra è piena di testimoni, da Renzi a De Gregori, del fatto che vincere con lo scalpo giudiziario di Berlusconi in mano è fonte di imbarazzo, non di gloria.

    Lo stesso capo dello Stato può essere criticato per non aver fatto abbastanza di quanto era ed è nei suoi poteri, ma non di aver operato nella direzione del giustizialismo manettaro, via, siamo seri.

    I nomi che ho fatto sono nomi che a diverso titolo contano. Hanno influenza in molti ambienti, sono credibili in Parlamento, nelle redazioni dei giornali e delle televisioni, fra i facitori di opinione.

    Perché hanno più appeal giochini verbali violenti e retorici del partito degli indignati permanenti? Perché le tifoserie prevalgono su un pubblico civilizzato, disponibile a ragionare, che pure avrebbe in molti di coloro che ho menzionato una rappresentanza non banale?

    Credo dipenda dal fatto che Repubblica e il suo gruppo fanno in modo appena dissimulato una guerra civile permanente, trasformano in mostri i nemici, in opportunisti e traditori coloro che alla mostrificazione sono riluttanti, agitano bandiere ideologiche capaci di sostituire, per interessi di gruppo e golosità di copie e di glamour mondano, l'insulto al dialogo («servi!», «venduti!») e una bande déssinée, un fumetto, al racconto delle cose e delle idee.

    In poche parole: mettono paura, minacciano ostracismo, e in questo sono campioni.

    È un guaio.

    Se prevalesse questa Italia indignata e pasticciona, che finge eleganza morale ma esercita solo un pietoso snobismo, non solo la giustizia e la politica ne risentirebbero.

    È tutto un clima di civiltà, di pluralismo e di buona educazione istituzionale che sarebbe dissolto nella fog of war, nella nebbiosa e opaca luce di una guerra senza significato e onore.




    ...


    ...PICCOLI PALASHARPINI CRESCONO...male come i loro padri...




    "Eppure anche a sinistra in molti non chiedono lo scalpo del Cavaliere"
    Chissà perché questa frase non suscita in me stupore?
    «La verità è che, se Berlusconi non fosse entrato in politica, se non avesse fondato Forza Italia, noi oggi saremo sotto un ponte o in galera con l'accusa di mafia. Col cavolo che portavamo a casa il proscioglimento nel Lodo Mondadori»

  5. #5
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    Predefinito Re: I manettari

    Eppure anche a sinistra in molti non chiedono lo scalpo del Cavaliere...
    E per farci che? Devono asfaltare una strada?
    "L'odio per la propria Nazione è l'internazionalismo degli imbecilli"- Lenin
    "Solo i ricchi possono permettersi il lusso di non avere Patria."- Ledesma Ramos
    "O siamo un Popolo rivoluzionario o cesseremo di essere un popolo libero" - Niekisch

  6. #6
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    Predefinito Re: I manettari

    «La verità è che, se Berlusconi non fosse entrato in politica, se non avesse fondato Forza Italia, noi oggi saremo sotto un ponte o in galera con l'accusa di mafia. Col cavolo che portavamo a casa il proscioglimento nel Lodo Mondadori»

  7. #7
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    Predefinito Re: I manettari

    Mi piacerebbe tanto capire i criteri in base ai quali viene gerarchizzato il testo ...
    Garante del tessuto democratico del Paese

  8. #8
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    Predefinito Re: I manettari

    Citazione Originariamente Scritto da Berengario Visualizza Messaggio
    Mi piacerebbe tanto capire i criteri in base ai quali viene gerarchizzato il testo ...
    E dovevi vedere prima che gli togliessero i gessetti colorati ...

  9. #9
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    Predefinito Re: I manettari

    Citazione Originariamente Scritto da MrBojangles Visualizza Messaggio
    E dovevi vedere prima che gli togliessero i gessetti colorati ...
    Un vero Picazzo!
    «La verità è che, se Berlusconi non fosse entrato in politica, se non avesse fondato Forza Italia, noi oggi saremo sotto un ponte o in galera con l'accusa di mafia. Col cavolo che portavamo a casa il proscioglimento nel Lodo Mondadori»

  10. #10
    ascpe' mo' vengo!
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    Predefinito Re: I manettari

    Citazione Originariamente Scritto da Berengario Visualizza Messaggio
    Mi piacerebbe tanto capire i criteri in base ai quali viene gerarchizzato il testo ...
    a capocchia...

 

 
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