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  1. #11
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    La trama (pazientemente illustrata… ) dell'Hypnerotomachia



    Dopo una breve dedica alla bellissima Polia, si apre il romanzo vero e proprio. Polifilo è nella sua stanza, dove trascorre gran parte della notte agitato da mille pensieri d'amore: quando si addormenta, egli sogna di trovarsi nei pressi di una spiaggia abbandonata, che subito lascia per entrare in una fitta selva...





    Da qui di nuovo fugge per timore di qualche pericolo non precisato, arrivando nei pressi di un piccolo fiume. Vuole berne l'acqua, ma viene distratto da un canto misterioso. Cercando l'origine del suono, si ferma sotto una quercia, e di nuovo viene colpito dal sonno. E sogna.





    Nel secondo sogno, completamente contenuto nel primo, il giovane si muove in un paesaggio ameno, addolcito dalla vegetazione e da piacevoli colline. Un lupo famelico, che sparisce immediatamente, preannuncia lo spuntare fra i colli di una strana costruzione composta da una piramide sormontata da un obelisco.





    Polifilo incontra così le prime meraviglie architettoniche, per metà edifici sapientemente progettati e per metà rovine. Viene affascinato dalla scultura di un cavallo alato su cui cercano invano di ergersi alcuni putti e dalla statua di un elefante su cui si leva un altro obelisco.







    Giunto alla magnifica porta della piramide, l'attraversa e penetra all'interno di quello che sembra essere un tempio. Un drago, venuto dalle tenebre, gli vieta di ripercorrere il cammino intrapreso e lo spinge ancor più verso il fondo, un intricato reticolo di locali oscuri al termine del quale egli riesce con grande sollievo a scoprire un'uscita.





    La trama è di Giovanni Pasetti, le immagini sono tratte da http://mitpress.mit.edu

    continua...

  2. #12
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    La nuova regione che Polifilo esplora sembra accogliente e ricca. Qui avviene l'incontro con cinque ninfe.





    Le fanciulle, un'allegoria dei cinque sensi, lo conducono alle terme, dove, in un ambiente magnifico e sensuale, si spogliano davanti al giovane che si bagna insieme a loro. Poi, benché le ninfe si indispettiscano nell'udire che Polifilo significa amante di Polia e non amante di molte, egli viene condotto al cospetto della signora di quel luogo, Eleuterillide, ovvero il Libero Arbitrio.





    Dopo aver ammirato un sontuoso banchetto, il protagonista viene esortato dalla regina a proseguire il suo viaggio alla ricerca di Polia, indirizzando i propri passi verso il reame di Telosia (la Causa Finale, o meglio la Provvidenza). L'accompagneranno, almeno fino alle tre porte che segnano il passaggio da una terra all'altra, due figure femminili: Logistica (la Razionalità) e Telemia (la Volontà). Polifilo, ubbidiente, ha innanzitutto modo di ammirare all'interno dei possedimenti di Eleutirillide un giardino di vetro, un labirinto d'acque e un giardino di seta, prima di venir portato al cospetto di una piramide posta sopra un cubo, che richiama la sua attenzione sulle qualità trinitarie dell'Essere. Lasciate tali visioni, il terzetto approda alle famose porte, ciascuna delle quali è distinta da una scritta: Gloria di Dio, Madre dell'Amore, Gloria del Mondo.





    Oltre ogni porta sta un gruppo di sei donne governate da una matrona.





    Nonostante i suggerimenti di Logistica, il giovane decide proprio a favore della via centrale. Mentre Logistica se ne va indignata, Telemia, soddisfatta, abbraccia teneramente Polifilo rivelandogli che presto ritroverà Polia; quindi si allontana a sua volta. Le sei dame della porta prescelta, capeggiate da Filtronia (Pozione d'Amore), hanno tutte appellativi che richiamano l'innamoramento e le sue premesse sensibili. Il giovane, rimasto ancora una volta solo, vede avvicinarsi una graziosa ninfa recante con sé una torcia, e capisce di aver incontrato la compagna del suo cammino.





    Insieme vagano per il dominio di Venere, incrociando quattro processioni trionfali illustrate dagli amori di Giove per quattro donne mortali, Europa, Leda, Danae e Semele. Dopo una lunga rassegna delle immagini relative alle passioni celesti, la coppia attraversa i Campi Elisi, dove si trovano le eroine concupite dagli antichi dèi. Mentre Polifilo si invaghisce sempre più dell'aspetto gentile della sua guida, il trionfo agreste di Pomona e Vertumno introduce i due alla celebrazione di un culto priapico, in cui viene sgozzato un asino.





    Poi, ecco il tempio dedicato alla Venere Naturale o Terrestre: qui, Polifilo prende parte ad una complessa cerimonia officiata da un'anziana sacerdotessa. La ninfa spegne la torcia in una cisterna, e finamente si rivela: ella è Polia, l'amata di Polifilo, a lui finalmente ricongiunta.





    continua...

  3. #13
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    La felicità del protagonista è immensa, ma i doveri cerimoniali incombono: è una specie di Santa Messa che si conclude fra miracolose fioriture di rose nate dal sangue. Terminati i riti, i due innamorati vanno ad esplorare le rovine di un antico santuario che ospita un cimitero colmo di lapidi di amanti morti.





    Attraversandolo, dopo aver contemplato un dipinto in cui si descrivono i regni dell'oltretomba e le punizioni inflitte a chi ha travalicato le leggi di amore, si giunge finalmente al mare, dove la nave di Cupido attende entrambi per imbarcarli verso Citera. Arrivati sull'isola, Polia e Polifilo partecipano al trionfo di Amore, che li conduce ad un anfiteatro.





    Al suo centro si trova la fontana di Venere, in cui sta la Divina Madre occultata da una cortina. Cupido offre agli innamorati una freccia d'oro grazie a cui penetrare il velame; Polifilo esegue, e Venere appare. Segue un matrimonio mistico fra i due giovani, benedetto dalla divinità e sancito dalla ferita di entrambi, trafitti dalla medesima freccia. L'arrivo di Marte armigero, che si concede agli amplessi della dea, chiude bruscamente l'episodio. Polia e Polifilo escono dall'anfiteatro, insieme a numerose ninfe. Giunti presso un'altra fonte, le stesse ninfe raccontano del sepolcro di Adone e di come Venere ogni anno lo pianga e lo ricordi.





    Poi, viene chiesto a Polia di narrare l'origine della sua stirpe e del suo amore. Qui termina la prima parte o il primo libro dell'Hypnerotomachia.




    continua...

  4. #14
    email non funzionante
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    Predefinito Rif: Hypnerotomachia Poliphili

    Citazione Originariamente Scritto da Silvia Visualizza Messaggio
    La classicità pre-cristiana.

    Questa è la trama, in versione stringatissima:

    la storia si apre con un Polifilo insonne, agitato da mille pensieri d'amore. Quando finalmente si addormenta, inizia il primo sogno e il protagonista si ritrova in una foresta selvaggia, all'affannosa ricerca dell'amata Polia. Qui viene colpito da un canto soave e misterioso, lo segue ma poi, stremato, si addormenta sotto una quercia. E inizia il secondo sogno, nel quale Polifilo incontra draghi, lupi, rovine classiche e giardini di delizie. Viene poi condotto al cospetto della regina Eleuterillide, che lo sprona a proseguire il suo viaggio alla ricerca di Polia e lo affida a due bellissime ninfe, Logistica (la Razionalità) e Telemia (la Volontà), che lo accompagnano davanti a tre porte. Polifilo sceglie la terza e lì trova la sua amata. I due innamorati sono quindi accompagnati in un tempio per la cerimonia del fidanzamento. Lungo la strada passano attraverso cinque processioni trionfali che celebrano l'unione degli amanti. Poi Polifilo e Polia sono trasportati all'isola di Citera su un'imbarcazione il cui nocchiero è Cupido: lì assistono a un'altra processione trionfale che celebra la loro unione. Qui termina la prima parte. La seconda inizia con il racconto di Polia, che parla delle sue nobili origini trevigiane e confessa a Polifilo di aver fatto il voto di servire la dea Diana, rispettando la castità assoluta. Polia respinge quindi Polifilo, che cade ai suoi piedi come morto, ma Cupido le appare in sogno e la costringe a tornare da lui e a riportarlo in vita con un bacio. Venere benedice il loro amore e gli amanti finalmente sono uniti. Ma quando Polifilo sta per stringere Polia tra le braccia, lei si dissolve nel nulla e Polifilo si sveglia.

    Se ti interessa qualcosa di più particolareggiato, puoi leggere qui.

    Comunque, ho intenzione di postare la trama (magari a puntate ) con relative illustrazioni.
    Mi congratulo con Silvia che ci propone una rivisitazione della notissima historia di Amore e Psiche, scritta in epoca remota da un autore classico (forse Apuleio?) che ora mi sfugge e che lessi nel passato perché la ritrovassi in una nuova forma grazie a Silvia, ispiratrice del conte Leopardi.
    La pubblicazione avvenuta a Venezia, come ci informi, attesta che l'autore correva un qualche pericolo a stampare argomenti d'amore così in conflitto con la tetra e pericolosa religiosità ipocrita dei preti di allora.

    Quindi, viva l'Amore di Polia.
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 22-03-10 alle 16:54

  5. #15
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    Predefinito Rif: Hypnerotomachia Poliphili

    Citazione Originariamente Scritto da joseph Visualizza Messaggio
    Mi congratulo con Silvia che ci propone una rivisitazione della notissima historia di Amore e Psiche, scritta in epoca remota da un autore classico (forse Apuleio?) che ora mi sfugge e che lessi nel passato perché la ritrovassi in una nuova forma grazie a Silvia, ispiratrice del conte Leopardi.
    Grazie.

    Apuleio, sì. Proprio lui.
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 22-03-10 alle 16:54

  6. #16
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    Predefinito Rif: Hypnerotomachia Poliphili

    In estrema sintesi, è un po' come la Divina Commedia.

    Ricongiungere gli opposti e tornare al punto di partenza. Ovvero alla Monade.
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 22-03-10 alle 16:55

  7. #17
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    Proseguo con la trama...



    La seconda sezione inizia con il racconto di Polia, che dichiara d'essere nata a Treviso, discendente da un nobile romano chiamato Lelio Syliro. Segue una bizzarra favola, che associa la prole di Lelio e della sua sposa Trivisia Calardia Pia ai luoghi della campagna trevigiana, e nel contempo ricorda l'ira di Venere, che distrusse la casata per punire il sacrilegio della primogenita di Lelio, Morgania, tanto presuntuosa da paragonare se stessa alla dea dell'amore. Ma il vero nome di Polia sarebbe Lucrezia (Lucrezia Lelli, dunque); ella infatti dichiara di chiamarsi come l'intrepida moglie che si uccise dopo aver subìto violenza dal figlio di Tarquinio il Superbo (la parola Lucrezia, tuttavia, non appare mai a chiare lettere). Nel 1462 Polifilo la vide, bellissima e nel fiore degli anni, e se ne innamorò perdutamente, senza peraltro essere ricambiato. Quando la peste colpì Treviso, Lucrezia / Polia fece il voto di servire per sempre Diana, se il morbo l'avesse risparmiata. Questo avvenne, ed ella entrò nel tempio della dea; ma qui venne ritrovata dal disperato Polifilo. Ai nuovi rifiuti da lei opposti, il giovane cadde come morto davanti ai suoi occhi.




    Finalmente la fanciulla, ammonita da una serie di terribili visioni che illustravano la punizione degli amanti ingrati, e ben consigliata da una nutrice, decise di risvegliare il poveretto con un bacio.






    Sorpresi dalla sacerdotessa di Diana e cacciati, i due si rifugiarono presso il tempio rivale di Venere, dove furono benedetti dalla sacerdotessa di Amore.


    Così finisce il racconto. Le ninfe soddisfatte se ne vanno, e la felicità sembra trionfare. Purtroppo, quando Polifilo tenta di abbracciare quella che ormai è la sua donna, ella scompare pronunciando un ultimo saluto. Il giovane si risveglia e ricambia tristemente l'addio. È l'alba, il sogno è terminato: siamo a Treviso, il primo maggio del 1467.




    Segue un epitaffio in latino di Polia, in cui si rammenta che ella, benché sepolta, vive ancora. Ecco la traduzione: "Felice Polia, che sei sepolta eppure vivi, Polifilo, riposando da Marte e dalle sue imprese, fece sì che tu vegliassi anche assopita." Questo struggente epilogo prelude ad una serie di versi assemblati come una lapide antica. Essi dicono: "Viandante, ti prego, fa una breve sosta. Qui c'è il miropolio, il negozio dei profumi della ninfa Polia. Quale Polia, dirai tu? Quel fiore da cui nasce il profumo di ogni virtù, meraviglioso fiore che, per l'aridità del luogo, non può di nuovo germogliare, malgrado le lacrime sempre nuove di Polifilo. Ma se tu mi vedessi fiorire, ammireresti un'immagine che vince in bellezza ogni altra, e diresti: - O sole, quel che il tuo ardore aveva risparmiato, l'ombra è riuscita ad uccidere. - Ahimè, Polifilo, desisti: un fiore tanto disseccato non rivivrà mai più. Addio."




    Giunto al termine del lungo viaggio, anche il lettore più avvertito proverà una sensazione di smarrimento. Al doppio sonno corrisponde un solo risveglio; la data del 1467 è molto lontana dal dicembre 1499 in cui il libro viene stampato; la morte di Polia, se pure è avvenuta, è situata completamente fuori scena; la situazione gioiosa che caratterizza le ultime pagine di entrambe le sezioni viene contraddetta in modo brutale dall'inesplicabile dissolversi dell'amata.

    Fine


    La trama è di Giovanni Pasetti, le immagini sono tratte da http://mitpress.mit.edu
    Ultima modifica di Silvia; 11-11-09 alle 00:45

  8. #18
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    UNA PUBBLICAZIONE ANOMALA



    L'Hypnerotomachia occupa una posizione singolare nel quadro della produzione aldina. È anonima, o almeno così sembra. E' riccamente illustrata, è in volgare. Inoltre, la sintassi italiana di ogni periodo viene metodicamente impreziosita dall'inserimento di neologismi che riflettono fonti latine e greche, selezionate da un uomo di immensa cultura e di memoria infallibile. Si tratta di un in-folio (volume fatto di fogli piegati ciascuno una sola volta) di 312 x 202 millimetri, composto da 234 carte in cui vengono ospitate 172 xilografie, un numero molto elevato in generale e addirittura enorme per le consuetudini di Aldo Manuzio, che non incluse mai il volume nei suoi cataloghi e il cui nome si trova soltanto al termine di un lungo errata corrige posto alla fine: Venetiis Mense decembri MID in aedibus Aldi Manutii, accuratissime.

    La prefazione latina venne invece scritta, in forma di lettera dedicatoria a Guidobaldo di Montefeltro duca di Urbino, da un certo Leonardo Crasso o Grassi da Verona, ovvero il personaggio che detenne i diritti dell'opera, avendo sostenuto - almeno nominalmente - le ingenti spese di pubblicazione.

    Manuzio aveva già accettato d'essere un semplice esecutore per conto terzi: ricordiamo i Diaria de Bello Carolino di Alessandro Benedetti, che richiese personalmente il privilegio di stampa nel 1496. In altri casi, (ad esempio il De Gradibus Medicinarum di Lorenzo Maioli), le pagine non recano traccia del nome di Aldo. Ad alcuni studiosi questo è bastato per dedurre la completa estraneità del Manuzio rispetto al progetto polifiliano. Altri hanno addirittura concluso che egli avesse accettato l'incombenza con un certo fastidio, dovuto ad un malcelato timore per i contenuti scabrosi dell'opera.

    Così nasce il paradosso: il più celebre libro a stampa del rinascimento, che rappresenta una fantastica sintesi del pensiero antiquario umanista, sarebbe stato impresso controvoglia dal più celebre editore rinascimentale. Da qui deriverebbe, nonostante una tiratura di almeno 500 copie, l'insuccesso dell'impresa. Insuccesso, benché un esemplare dell'Hypnerotomachia sia appartenuto a Dürer e un altro a Francesco I re di Francia. Insuccesso, nonostante la ristampa disposta dai figli di Aldo e le numerosissime traduzioni europee, tanto che nel 1509 Grassi stesso avanzò richiesta al Consiglio dei Dieci di Venezia per aver proroga decennale del privilegio di stampa. In questa supplica, egli lamentava la mancata vendita della quasi totalità delle copie impresse nel 1499, che gli erano costate centinaia di ducati: ''et per li tempi, et disturbi di guerra sono state, non habi potuti quelli mandar fuori, et per altre urgenti cause, de essi non sia reussito, immo quelli quasi tuti anchor habi, per li quali spece assai centenara de ducati...''
    Un fallimento per un mito che si dipana già nei primi anni del Cinquecento.

    Liberamente tratto da Questioni fondamentali

  9. #19
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    Predefinito Rif: Hypnerotomachia Poliphili

    La conosco (si fa per dire) perchè anni fa ho letto questo libro: Il codice dei quattro

    Esoterismo a Princeton: delitti, amori e l’Hypnerotomachia Poliphili.
    Una recensione del romanzo "The Rule of Four"

    di Massimo Introvigne (*)

    Nel primo week-end di giugno una sessantina di specialisti accademici di esoterismo si sono ritrovati alla Michigan State University, a Lansing – un’università nota in Italia anche perché ospita nella sua biblioteca la maggiore collezione di fumetti del mondo, compresi fumetti in lingua italiana che nessuna biblioteca italiana possiede – per il primo congresso dell’ASE, l’Associazione per lo Studio dell’Esoterismo. Comprensibilmente, i giornalisti presenti hanno sollecitato l’opinione degli studiosi sulle relazioni fra lo studio accademico dell’esoterismo e Il Codice Da Vinci, ricevendo invariabilmente dai relatori (compreso il sottoscritto) la stessa risposta. Il romanzo di Dan Brown avrà pure avuto un enorme successo, ma l’autore lo ha costruito raschiando il fondo del barile della paccottiglia esoterica, utilizzando documenti non solo falsi ma noti come “bufale” da diversi decenni e spacciandoli per veri e “nuovi”. Qualcuno ha però aggiunto che la letteratura non rende necessariamente cattivi servigi all’esoterismo. Nella classifica dei best seller americani si fa largo, ed è arrivato al quinto posto, un romanzo uscito da pochi giorni e che va raccomandato come salutare antidoto a Il Codice Da Vinci. Si può dubitare che possa raggiungere nelle vendite le vette dell’insaccato misto esoterico di Dan Brown, perché The Rule of Four di Ian Caldwell e Dustin Thomason (The Dial Press – Random House, New York 2004) è scritto troppo bene per risultare una lettura facile. Mentre Il Codice Da Vinci usa la tecnica da romanzo popolare dei capitoli brevi, che si chiudono su un colpo di scena e spingono il lettore a voltare pagina per vedere “come va a finire”, e i personaggi sono appena abbozzati, The Rule of Four non è solo un giallo a sfondo esoterico, ma è uno di quei tipici romanzi americani che mettono a tema il coming of age, la maturazione sentimentale, intellettuale e morale di quattro studenti che si stanno per laureare a Princeton.
    Uno di questi, il narratore Tom, deve superare un difficile rapporto con il defunto padre, che ha trascurato la famiglia dedicando tutta la sua vita di studioso a un singolo libro, la Hypnerotomachia Poliphili (“Battaglia d’amore in sogno di Polifilo”), il classico del Rinascimento pubblicato nel 1499 a Venezia e attribuito a un Francesco Colonna, salvo discutere – perché due personaggi dell’epoca portano lo stesso nome – se si trattasse di un domenicano di Venezia o di un membro della potente famiglia Colonna di Roma. Il legame con Paul – che al libro sta dedicando la sua tesi – nasce dalla venerazione che quest’ultimo riserva al padre di Tom. Il medico Charlie e l’aristocratico Gil, presidente del più esclusivo club di Princeton, l’Ivy, non capiscono fino in fondo l’ossessione dei loro compagni per il testo rinascimentale, ma cercano di aiutare come possono. Il tentativo di decifrare gli enigmi e i codici della Hypnerotomachia porta Paul e Tom a scoprire una rete di rivalità, odi e scorrettezze accademiche che risalgono all’epoca del padre di Tom, e che portano a una serie di omicidi. Mentre per Paul la Hypnerotomachia diventa l’unica ragione di vivere – e, alla fine, un testo per cui è disposto a morire, ma le ultime pagine riservano un colpo di scena – Tom è combattuto fra l’ossessione per un testo cui suo padre aveva sacrificato ogni cosa e l’amore per la giovane Katie, che non accetta di essere trascurata per ricerche esoteriche sempre più lunghe e incomprensibili. Alla fine l’assassino è scoperto, ma non tutti i segreti della Hypnerotomachia sono svelati.
    Mentre Dan Brown per il suo Il Codice Da Vinci ha ramazzato la peggiore letteratura di un “esoterismo” da edicola delle stazioni, gli autori di The Rule of Four sono laureati rispettivamente a Princeton e a Harvard e citano solo pubblicazioni accademiche della migliore qualità. Un poscritto chiarisce anche onestamente che cosa nel testo è di pura fantasia: un legame fra il Francesco Colonna ritenuto autore della Hypnerotomachia e Girolamo Savonarola (1452-1498), dalla cui furia anti-umanista Colonna avrebbe cercato di salvare quadri e manoscritti, nascondendoli in una cripta di cui il testo cela – nascosta da codici ed enigmi – l’ubicazione. Ma – ancora a differenza de Il Codice Da VinciThe Rule of Four non ha una tesi preconcetta da difendere: Savonarola ha certo tratti fanatici, ma alcune delle sue critiche agli umanisti sono riconosciute come giuste, e quanto a Francesco Colonna è presentato come un patrono delle belle lettere ma anche come un assassino.
    Francesco De Sanctis (1817-1883) riteneva che la Hypnerotomachia fosse a torto ritenuta un libro profondo e traesse la sua fama proprio dall’essere incomprensibile: certi lettori apprezzano quello che non riescono a capire. Che De Sanctis avesse ragione o torto, coloro che preferiscono la letteratura ai romanzi “usa e getta” quest’estate potranno mettere da parte Il Codice Da Vinci e, con un vero salto di qualità, passare a The Rule of Four.

    (*) Pubblicato come "'The Rule of Four: l'anti-'Codice Da Vinci'" ne Il Domenicale. Settimanale di cultura anno 3, n. 26, 26 giugno 2004, p. 3

    Esoterismo a Princeton: delitti, amori e l'Hypnerotomachia Poliphili. Una recensione del romanzo The Rule of Four, by Massimo Introvigne
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 22-03-10 alle 17:04

  10. #20
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    Predefinito Rif: Hypnerotomachia Poliphili

    Citazione Originariamente Scritto da vanni fucci Visualizza Messaggio
    La conosco (si fa per dire) perchè anni fa ho letto questo libro: Il codice dei quattro
    L'ho comprato appena uscito, ma confesso di non averlo mai letto: c'era sempre qualche libro che mi attirava di più.

    Se dici che ne vale la pena, rimedierò al più presto.

 

 
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