L'impreparazione dell'Italia aveva delle motivazioni ben precise: non poco era stato impiegato per condurre vittoriosamente la "riconquista" della Libia, la guerra d'Etiopia e la guerra civile spagnola e c'era, a dispetto delle accuse di bellicismo, la convinzione di Mussolini che qualsiasi vertenza potesse essere risolta con gli strumenti della politica e della diplomazia. In più, Mussolini aveva concentrato gli sforzi del regime in altri settori, adempiendo a necessità di vario ordine - soprattutto sul fronte della politica economica e sociale. Il che, in determinati momenti, faceva passare in secondo piano le spese militari e i progetti di riarmo ed ammodernamento delle FFAA.
Se hai un paese da ricostruire o da difendere da una crisi economica internazionale, la necessità di armarsi fino ai denti diventa meno prioritaria.
Si tenga pure conto che certe vedute moderne sulla guerra, condivise da Mussolini, non trovarono molto spazio perché l'establishment militare non le condivideva e, per mantenere gli equilibri interni alla diarchia, il Duce tese ad affidarsi quasi sempre a generali fedeli a questa impostazione perché monarchici.
La politica militare di Mussolini è passata alla storia come contraddittoria perché dipendeva moltissimo dalla situazione politica internazionale che, ad un dato momento, ad esempio dopo la conferenza di Monaco, poteva suggerire un ritmo più lento nella messa in efficienza delle FFAA, ma, in presenza di mutate circostanze, per esempio la nuova crisi cecoslovacca, poteva invece suggerirne, se non imporne, un'accelerazione.
Con la dichiarazione di guerra, perché Mussolini non militarizzò totalmente la nazione? Perché, vuoi per eccesso di ottimismo, vuoi per scarsa lungimiranza, vuoi perché troppo convinto delle proprie capacità politiche e diplomatiche, il Duce partì sempre dal presupposto della momentanea ma indiscutibile supremazia militare tedesca ed aveva la convinzione che la "vera partita" si sarebbe giocata dopo la fine delle ostilità sul tavolo delle trattative e che solo allora un'efficienza bellica maggiore sarebbe risultata veramente utile ai fini degli interessi nazionali, a scopo di deterrenza.
Queste considerazioni, che ho letto a suo tempo nel tomo di De Felice sul periodo della seconda guerra mondiale, se non giustificano in toto, certamente spiegano molto.
L'ingresso dell'Italia in guerra si poteva evitare? Forse sì e sarebbe stato meglio, ma, a mio giudizio, era comunque un azzardo tanto quanto l'ingresso in guerra, vista la situazione politico-militare che le folgoranti vittorie tedesche avevano determinato.





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