Risultati da 1 a 8 di 8
  1. #1
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    Predefinito Repubblica Sociale: fu una repubblica necessaria?

    sul forum storia ho postato questa discussione, ma siamo solo in 3 a parlarne, mentre qui l'argomento potrebbe avere molte piu' persone interessate,
    posto qui il thread, ho anche postato qualche libro su giovani che hanno aderito alla RSI:

    Benito Bollati, Piero Sebastiani, Carlo Mazzantini e Elena Curti (figlia naturale di Mussolini).
    Non ho postato Pisano' "io fascista" perchè credo che sia molto conosciuto

    http://forum.termometropolitico.it/c...ml#post4652027

  2. #2
    Cacciaguida
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    Predefinito Re: Repubblica Sociale: fu una repubblica necessaria?

    Si.
    Assicurò la continuità della nazione dopo che la Monarchia tagliò la corda mollando metà paese agli invasori e lasciando allo sbando le forze armate e l'amministrazione pubblica.
    In un certo senso grazie al radicamento istituzionale della RSI persino il CLN potè contare qualcosa presso i suoi mandanti.
    Altrimenti sarebbe potuto facilmente e legittimamente essere considerato per quello che era.

  3. #3
    Forumista
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    Predefinito Re: Repubblica Sociale: fu una repubblica necessaria?



    L'8 settembre 1943 tolse agli italiani e all'Italia il loro onore. La ricostituzione dello Stato nazionale repubblicano, poi Repubblica Sociale Italiana, lo rese a quanti ancora -ed erano tanti- ne sentivano l'imperiosa necessità come singoli e come collettività nazionale.
    La fine della guerra cancellò dal Tricolore la parola "Onore" che vi era stata idealmente incisa dai fascisti della Repubblica sociale, ed esso scomparve ufficialmente per sempre, deriso come inutile orpello dagli antifascisti e tradito dai "neofascisti" per i quali il servilismo verso i vincitori rappresentava l'unico modo per sopravvivere politicamente.
    La lettura del libro di autori vari, "Storia della Federazione Nazionale Combattenti della Repubblica Sociale Italiana", di prossima edizione, ci prova, viceversa, che in questo Paese l'onore è stato preservato, difeso ed affermato dai reduci della Repubblica Sociale Italiana che non hanno tradito, non hanno rinnegato, non hanno ricostruito la storia della Repubblica fascista adattandola alle necessità dell'«inserimento» nel regime antifascista, sono rimasti sé stessi rinnovando il passato nel presente e riaffermando la validità di un'Idea che 65 anni di persecuzioni, falsità, menzogne e tradimenti non sono riusciti a cancellare.
    Il libro racconta la storia della Federazione Nazionale Combattenti della Repubblica Sociale Italiana, ma si sofferma anche su taluni aspetti storici antecedenti e sulla battaglia condotta, in condizioni di estrema difficoltà, contro l'uso strumentale che del passato fascista ha fatto il Movimento Sociale e,con esso, i gruppi collegati e di esso eredi come quelli ancora oggi, purtroppo, operanti.
    Non è solo un libro da leggere, perchè in realtà esso va posto alla base della rivisitazione storica e politica di questi 65 anni di "neofascismo di servizio (segreto)" perchè esso esprime le idee del Fascismo così come è stato nella sua realtà viva e combattente.
    Leggendo le pagine di questo volume, si scopre (e per tanti sarà la prima volta) e si riscopre il patrimonio ideale che questi uomini hanno saputo difendere e proteggere, affermare e divulgare per l'intero periodo del dopoguerra non cedendo alle lusinghe né alle intimidazioni.
    La battaglia condotta dalla Federazione Nazionale Combattenti della Repubblica Sociale è stata -e rimane- il prosieguo storico, politico ed ideale di una guerra contro «il vecchio mondo» iniziata il 23 marzo 1919, a Milano, proseguita, dopo alterne vicenda, con l'entrata nel secondo conflitto mondiale, il 10 giugno 1940, e non conclusa il 25 aprile 1945.
    È la guerra contro i detentori del monopolio delle ricchezze mondiali, gli stessi che ancora oggi mantengono il mondo in uno stato di guerra permanente necessario per giungere al fine ultimo di imporre ad esso il loro dominio.
    Per questa ragione, gli Stati Uniti che sono il braccio militare del capitalismo e del sionismo hanno via via utilizzato il loro immenso complesso industriale per combattere contro la Germania, l'Italia e il Giappone, quindi contro l'Unione sovietica e il "comunismo internazionale", oggi contro l'Islam e i paesi musulmani non ancora asserviti.
    Hanno accumulato oro al prezzo del sangue di milioni di uomini di tutti i Continenti.
    Ma non hanno ancora vinto. In Italia, l'antifascismo, compatto, ha creato la leggenda della esistenza di un "neofascismo" che era, viceversa, lo strumento del potere democristiano ed anticomunista. Per 50 anni ha consentito ai dirigenti del "neofascismo" di fare il saluto romano, di organizzare i "pellegrinaggi" a Predappio, di far officiare messe in ricordo di Benito Mussolini e dei caduti della RSI, di ingannare cioè migliaia di italiani che,da fascisti, si sono ritrovati inconsapevolmente a combattere per le esigenze dello Stato antifascista.
    Poi, l'antifascismo ha ritenuto di poter prescindere dall'inganno e dalla menzogna e ha preteso dai capi del "neofascismo" pubblica abiura delle idee che mai avevano avuto come mezzo per introdurli in una maggioranza di governo, non certamente al potere.
    Non serve commentare lo spettacolo indecente ed indecoroso di quanti, da Gianfranco Fini a Ignazio La Russa, si sono precipitati a rinnegare tutto il rinnegabile,e pure di più,pur di ottenere la patente di antifascisti e la benedizione dei rabbini italiani ed israeliani.
    La contrapposizione fra il cosiddetto "neofascismo" italiano ed il fascismo della Federazione Nazionale Combattenti della RSI è totale, sul piano ideologico, politico, umano e morale.
    Alcuni personaggi che il potere mediatico ha presentato come «terroristi neri» hanno ritenuto, perfino, di esaltare in Angelo Izzo, il mostro del Circeo, un "camerata" loro, plasmato dalle teorie evoliane che lo elevavano al di sopra della morale comune. Per Izzo, si sono prodigati i Tuti, i Concutelli, i Murelli, gli Zani, mentre il loro ideologo, Franco Freda, faceva sapere che era indeciso se considerare il mostro un camerata o meno.
    A questi neofascisti di Questura e di servizio segreto, a quanti ancora oggi li ritengono, insieme a tanti altri, "camerati" riportiamo il giudizio che sullo stupro e gli stupratori hanno espresso i combattenti della RSI.
    A commento della violenza alla quale fu sottoposta Franca Rame da missini milanesi al servizio dei carabinieri, i camerati della Federazione Nazionale Combattenti della RSI, scrissero:
    «Con lo stupro, l'uomo travolge il mondo spirituale dell'esercizio consapevole della libertà, della volontà e dell'intelligenza, e regredisce a livello di belva. Esso deve ancora trovare nella coscienza etica collettiva e nel C.P. sanzioni morali e penali analoghe a quelle previste per l'omicidio».
    La distanza fra i fascisti della RSI ed i "neofascisti" della destra evoliana e spiona, è siderale.
    Sarà, questo libro della Storia della Federazione Nazionale Combattenti della RSI, l'elemento di confronto e di riflessione che offriremo a quanti, soprattutto giovani e giovanissimi, non sanno cosa sia il Fascismo e cosa voglia dire essere fascisti.
    Un libro da leggere e da far leggere, da divulgare e commentare, dal quale trarre l'insegnamento fondamentale che l'onore non è parola vana e priva di significato, è un valore che va affermato sempre e comunque, anche contro tutto e contro tutti.
    La Federazione Nazionale Combattenti della RSI ha conservato, unica in Italia, le idee e l'onore della Repubblica sociale.
    Oggi, ci offre uno strumento ulteriore per combattere per queste nostre idee e per il nostro onore perchè, in futuro, questa nostra Italia possa ritrovarlo insieme a quella giustizia sociale, indipendenza, sovranità nazionale e libertà che l'antifascismo le ha tolto.

    Vincenzo Vinciguerra
    Opera, 24 febbraio 2010


    ...


    A ben vedere, i"misteri"italiani si riassumono in uno solo: nella incapacità di tanti, se non di tutti, di riconoscere che l'anti-Nazione si è fatta Stato nel corso della Seconda guerra mondiale, e che ha dato vita ad un anti-Stato all'interno del quale deviano coloro che compiono il proprio dovere, che non mentono, non rubano, che credono che esista ancora un Paese ed un popolo da servire.
    Sarebbe sufficiente dissolvere questo "mistero" perché siano chiariti tutti quanti gli altri.
    C'è voluta una sconfitta militare nella più sanguinosa delle guerre fatte dall'umanità per imporre agli italiani un'anti-Stato guidato da una classe dirigente di malfattori.
    Ci vorrà magari una rivoluzione per liberarci da tutti costoro, per rifondare lo Stato nazionale che serva e tuteli gli interessi di questo popolo.
    Una rivoluzione evoca sangue e morte, ma non è questo che proponiamo perché la statura morale ed intellettiva di questa classe dirigente è tale che sarebbe sufficiente utilizzare lo sputo come arma.
    Affogare tutti costoro fra gli sputi, iniziando dai giornalisti che sono gli strumenti della diffusione della menzogna, non sarebbe difficile per 60 milioni di italiani.
    C'è solo una controindicazione: sporcherebbero la saliva, ma ne vale la pena.

    Vincenzo Vinciguerra
    Opera, 31 maggio 2010

    _____
    Ultima modifica di Gaius Iulius Caesar; 12-09-13 alle 18:50

  4. #4
    Alleanza Ribelle
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    Predefinito Re: Repubblica Sociale: fu una repubblica necessaria?

    A mio avviso, il punto più alto dal punto di vista morale, militare, politico e umano della storia del Fascismo, il punto dove onore e fedeltà arrivano davvero ad essere più importanti del proprio sangue.

    Necessaria? Naturale. Il Fascismo, checché se ne dica è morto in piedi grazie all'incommensurabile amore verso l'Idea di chi scelse il martirio fino all'ultimo fucile, fino all'ultimo caricatore, fino all'ultima pallottola, ricordiamocelo.
    TIOCFAIDH ÁR LÁ
    ╾━╤デ╦︻

    革命无罪,造反有理

  5. #5
    .
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    Predefinito Re: Repubblica Sociale: fu una repubblica necessaria?

    A me non frega nulla di tutti i vari esperimenti sociali e altre meraviglie socialdemocratiche, il discorso è che sono stati gli ultimi giorni di vita della nazione italiana, e anche i più eroici: era facile essere fascisti quando bisognava avere la tessera in tasca, un po' più dura quando il mondo, voltatoti le spalle, non ti serbava che una pallottola "meritata" nella tempia.

  6. #6
    "Abbi Fiducia"
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    Predefinito Re: Repubblica Sociale: fu una repubblica necessaria?

    le teste di morto i labari e le ville tristi

  7. #7
    de-elmettizzato.
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    Predefinito Re: Repubblica Sociale: fu una repubblica necessaria?

    Citazione Originariamente Scritto da Troll Visualizza Messaggio
    le teste di morto i labari e le ville tristi
    Andiamo Troll, all'epoca avresti discettato nel comodo di una villa svizzera sulla futura ed inevitabile vittoria del proletariato.
    Preferisco di no.

  8. #8
    "Abbi Fiducia"
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    Predefinito Re: Repubblica Sociale: fu una repubblica necessaria?

    no in effetti ho letto Vinciguerra e mi è passata la voglia

    monarchia antisociale!

 

 

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