



Inganna cliente e ottiene 7.500 euro di parcella: avvocato finisce sotto processo
di Nicola Sorrentino
Aveva fatto credere ad un cliente di aver impugnato cartelle della commissione tributaria, ma in realtà lo aveva truffato. Riuscendo anche a percepire 7500 euro di parcella. Dovrà difendersi dall'accusa di truffa aggravata un avvocato di Castel San Giorgio. L'uomo avrebbe indotto la vittima - anche suo cliente - "in errore circa l'avvenuta presentazione del ricorso, nella realtà mai presentata alla commissione tributaria provinciale di Salerno, contro gli avvisi di accertamento". Per questo si fece pagare 7500 euro, rassicurando la vittima che il tutto fosse in fase di risoluzione. Ma l'inganno fu deleterio per il cliente. Il giudice scrisse che a causa del mancato ricorso "il danno comprendeva la decadenza, per il cliente, di ogni possibilità di impugnativa contro gli accertamenti". Dopo un breve periodo, infatti, l'Agenzia delle Entrate notifico'due intimazione di pagamento alla vittima, pari a 64 e 66mila euro. L'uomo resto'stupito, convinto di non dover pagare nulla a fronte dell'opposizione fatta attraverso il suo legale. Le due cifre divennero definitive con l'aggiunta degli interessi. L'uomo si accorse della mancata opposizione dopo aver presentato denuncia.
Inganna cliente e chiede 7.500 euro di parcella: avvocato sotto processo | Il Mattino
Dà fuoco al vicino con il liquido da barbecue: «Faceva troppo rumore»
Arrestato con l’accusa di tentato omicidio un 41enne residente nella frazione di Vigalfo. Si era più volte lamentato con la vittima, un 27enne, per i rumori molesti: sabato notte l’agguato con la miscela infiammabile. Le ustioni sono gravissime
di Ermanno Bidone
Ruggini e rancori pregressi, forse qualche bicchiere di troppo, il fastidio per il rumore a tarda sera nell’appartamento accanto. Cosi' ha preso del liquido da barbecue, l’ha gettato addosso al vicino e gli ha dato fuoco: un giovane è in fin di vita con ustioni su tutto il corpo. Sabato notte di pura follia alle porte di Pavia: un uomo di 41 anni, Mario Turturo, domenica è stato fermato dai carabinieri con l’accusa di tentato omicidio. L’arresto potrebbe essere convalidato nella giornata di martedi', dopo l’interrogatorio di garanzia davanti al giudice. La vittima, Giuseppe Quinci, 27 anni, ha riportato ustioni di secondo e terzo grado e sta lottando tra la vita e la morte all’ospedale Niguarda di Milano.
Tutto è accaduto nella notte tra sabato e domenica nella frazione Vigalfo di Albuzzano, all’interno di una palazzina di via Quasimodo, pochi chilometri fuori Pavia. Da una prima ricostruzione emerge un quadro di vecchie ruggini e insofferenza tra Turturo e il giovane condomino. Sembra che già altre volte il 41enne si fosse lamentato per il baccano proveniente dall’appartamento del giovane vicino. Sabato sera non avrebbe fatto eccezione. Attorno alle 2 di domenica mattina Turturo sarebbe andato nuovamente a lamentarsi e sarebbe iniziata una nuova, furibonda discussione sul pianerottolo al pianterreno.
Al culmine della rabbia, il 41enne ha preso una bottiglia di liquido infiammabile gettandola addosso al rivale. Poi con un gesto fulmineo ha appiccato il fuoco con l’accendino. Le fiamme hanno avvolto il giovane in un istante. Nel volgere di pochi minuti ad Albuzzano sono arrivati i soccorsi, chiamati da altri condomini e dai parenti del ragazzo. Le sue condizioni sono apparse fin da subito gravissime. Il giovane è stato trasportato da un elicottero del 118 al centro Grandi ustionati del Niguarda di Milano, dove si trova tuttora in prognosi riservata. Secondo quanto emerso finora, il 41enne in primo momento avrebbe negato qualsiasi addebito, tentando di convincere i carabinieri della sua estraneità all’accaduto, dicendo di aver provato anche a soccorrere il giovane. Gli interrogatori pero' l’hanno smentito ed è scattato il fermo per tentato omicidio.
Dà fuoco al vicino con il liquido da barbecue: «Faceva troppo rumore» - Corriere.it
Diffusione del cognome Turturo - Mappe dei Cognomi Italiani
Versa lassativo nell'acqua dello chef, denunciato aiuto cuoco
Per giorni aveva versato del lassativo nell’acqua del suo superiore allo scopo di rendergli la vita sul lavoro alquanto difficile. E c'era riuscito tanto che l’uomo preso di mira - uno chef bresciano di un blasonato hotel di Milano Marittima, sul litorale ravennate - è stato colpito da continui episodi dissenterici, talmente forti da non consentirgli di lavorare. Alla fine un aiuto cuoco 37enne della provincia di Crotone è stato indagato a piede libero dai carabinieri della locale Stazione per lesioni aggravate continuate.
Dopo la denuncia dello chef, a incastrare il presunto responsabile sono state le immagini delle telecamere di videosorveglianza della struttura. Alla base del gesto, secondo quanto riferito dall’Arma, vi sarebbero dissapori sorti nell’ambiente lavorativo.
Versa lassativo nell'acqua dello chef, denunciato aiuto cuoco - Giornale di Sicilia
Il regalo della Regione Lazio: lo stipendio ai nullafacenti
Fino a 700 euro al mese per i giovani che non studiano e non lavorano. E avranno cinema e mostre gratis
Laura Cesaretti
Non lavori, non studi, non cerchi occupazione, giri i pollici? E io ti pago. Per andare al cinema.
L'assessorato a «formazione, ricerca, scuola e università» della Regione Lazio ha avuto un'ideona, che a settembre dovrebbe concretizzarsi con la partenza di una «prima sperimentazione», che nei piani dovrebbe essere di largo respiro: «Cinquemila giovani» appartenenti a una fascia di età tra i 18 e i 29 anni.
L'operazione, ideata dal vicepresidente della Regione - nonché titolare del suddetto assessorato - Massimiliano Smeriglio, si chiama «reddito di inclusione formativa». Le casse della Pisana (sede della Regione) verseranno ai fortunati prescelti «tra i 600 e i 700 euro al mese, derivanti da fondi sociali europei, per un anno». I destinatari sono coloro che un acronimo anglosassone definisce «Neet», ossia «Not (engaged) in Education, Employment or Training». Ossia quelli che, finita la scuola dell'obbligo o il liceo, non fanno assolutamente nulla. Metà della cifra mensile prevista arriverà in tasca ai ragazzi selezionati in forma diretta. L'altra metà, ha spiegato Smeriglio, verrà impiegata «per il consumo culturale».
Nel bando, già pubblicato sul sito della Regione, si spiega che verrà prevista una «carta di pagamento ricaricabile» che darà «accesso ai servizi di cui al Catalogo regionale dei servizi di orientamento alla formazione e al lavoro e dei servizi di formazione nonché ai servizi di cui al Catalogo delle attività di cultura, creatività e cura del sé». Quest'ultimo catalogo riguarda in pratica l'acquisto di libri e l'ingresso a cinema, teatri, concerti, musei eccetera. «Per un anno, questi ragazzi dovranno quindi lavorare al loro potenziamento culturale e sociale», dice Smeriglio. Come? «Andando al cinema, al teatro, viaggiando, visitando mostre. Sarà la nostra sperimentazione di reddito di cittadinanza», annuncia.
L'anno prossimo si voterà sia nel Lazio che per le politiche nazionali, ed è probabile che l'assessore voglia provare a fare il salto nella politica nazionale. Certo è, però, che la generosa mancia per i primi 5.000 giovani «Neet» è stata subito vista dalle opposizioni come una mossa di chiaro stampo elettoralistico. «Smeriglio insegue le amenità dei grillini per ragioni di consenso - insorge Fabrizio Santori del centrodestra-. Riteniamo ingiusto questo provvedimento verso chi ogni giorno si impegna alla ricerca di un lavoro e sulla sua formazione professionale, investendo tempo e risorse proprie senza sussidi pubblici».
Il regalo della Regione Lazio: lo stipendio ai nullafacenti - IlGiornale.it
La cattiva politica della Sicilia clientelare
Giovanni Saito, per 8 volte (8!) eletto sindaco di Licata dagli anni 60 fino al nuovo millennio prima di essere bloccato dalla legge sul limite dei mandati, aveva idee chiare sulle case abusive. Tirate su anche sul mare senza che se ne accorgesse. Basti rileggere quanto quel predecessore di Angelo Cambiano mandò a dire nel 2001 al prefetto di Agrigento Ciro Lomastro che si dava da fare per trovare un’impresa che facesse 68 demolizioni: «Spetta al comune formalizzare il tutto, con il relativo contratto tramite il capo dipartimento». Della serie: non ci provare… Anche allora chi aveva costruito fregandosene della legge e confidando nella complice indifferenza del sindaco, sbandierava le stesse identiche parole: erano tutti «abusivi per necessità». Le stesse usate da almeno la metà degli anni 80 per giustificare l’opposizione alle ruspe. Le stesse dei 10mila abusivi catanesi di Adrano, Biancavilla, Santa Maria di Licodia, Paternò, Misterbianco che nel ‘92 scesero in piazza al grido di «lottiamo contro l’abuso subìto dagli abusivi». Le stesse di spregiudicati satrapi della politica clientelare e oggi rilanciate, «verginelle», dal candidato grillino alla Regione siciliana Giancarlo Cancelleri e dall’aspirante premier Luigi Di Maio.
Sono 770 mila le domande di sanatoria in Sicilia lasciate dormire da decenni per perpetuare la illegalità. «Una vergogna tutta siciliana — spiegò il procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio in una intervista ad Alfonso Bugea — significa alimentare l’abusivismo mascherato». E al cuore di tutto cosa c’è? Proprio «l’ambiguità» di discorsi della cattiva politica che parla ad esempio di «abusivi per necessità». «Mentre le Procure siciliane, e soprattutto quella di Agrigento, sono impegnate a fianco dei sindaci nella lotta all’abusivismo — proseguiva il magistrato — dalla politica, pur nel rispetto della autonomia che le compete, arrivano messaggi contraddittori e fuorvianti». Perché? «Perché parlare di moratoria, sospensione, o riutilizzo a fini sociali senza specificare quali tipi di immobili e per quali scopi, porta confusione e indebolisce lo sforzo di quanti sono impegnati per il ripristino della legalità. Addirittura qualcuno ha fatto intuire la possibilità di addivenire ad una sorta di sanatoria mascherata». Insomma: «L’inefficacia amministrativa nel portare avanti le sanatorie insieme col messaggio ambiguo della politica creano situazioni di illegalità diffusa». Il tutto, spiegò ricordando Rosario Livatino, in una «terra afflitta e contrassegnata dal clientelismo. L’agrigentino ha questo peso sulle spalle; quando va in un ufficio pubblico non va allo sportello, ma cerca l’ amico, e ogni volta che ti incontra e parli di uno o dell’ altro, ti dice ma chiddu a cu apparteni, comu ci putemu arrivari…». Chi fa l’occhiolino all’elettore sta da quella parte là.
Commento | La cattiva politica siciliana che difende gli abusivismi - Corriere.it
Terremoto Ischia, Protezione civile: "Case con materiali scadenti".
Per i tecnici è "allucinante morire di magnitudo 4". Crolli, evacuazioni e vittime potrebbero essere attribuite alle costruzioni abusive.
di PAOLO GALLORI
L'Italia continua a risvegliarsi tra le macerie, sorprendendosi ogni volta del suo essere in cronica emergenza per il rischio sismico. Ma sapere che in un Paese membro del G8 si possa morire per una scossa di magnitudo 4, quindi di moderata entità al di là della necessaria contestualizzazione del caso Ischia, è tema che apre inevitabilmente un nuovo fronte nel dibattito e nelle polemiche.
"C'è un discorso di specificità dell'isola d'Ischia che è in area vulcanica. Quello che però ho potuto vedere oggi è che molte costruzioni sono realizzate con materiali scadenti che non corrispondono alla normativa vigente, per questo alcuni palazzi sono crollati o rimasti danneggiati", dice Angelo Borrelli, capo della Protezione civile, in conferenza stampa a Casamicciola.
Secondo un altro tecnico, il presidente del Consiglio nazionale dei Geologi Francesco Peduto, "È francamente allucinante che un terremoto di tale magnitudo possa provocare danni e vittime nel nostro Paese. Che si conferma estremamente vulnerabile. Quello che lascia più interdetti è la mancanza di atti concreti per la prevenzione". Eccola ritornare, dunque, la parola chiave. E qui il presidente del Cng chiama in causa, senza troppi giri, il governo e il post-Amatrice, da Renzi a Gentiloni. "Si è parlato di tante cose. Tante chiacchiere, ma un anno dopo (il terremoto in Italia centrale, ndr) non è stato fatto quasi nulla".
"Il governo e il Parlamento - è l'invito di Peduto - si assumano la responsabilità di decidere senza farsi distogliere da interessi e lobby varie". A Ischia, secondo Egidio Grasso, presidente dell'Ordine dei Geologi della Campania, le cause di crolli, evacuazioni e vittime "potrebbero essere ricercate nei fenomeni di amplificazione sismica locale o attribuite alle costruzioni fatiscenti, abusive e realizzate senza alcuna verifica sismica". Perché, ribadisce Grasso, non è normale tanta distruzione per un terremoto di magnitudo 4: "Giusto per far capire, l'energia liberata da un terremoto di magnitudo 6, paragonabile a quelli registrati di recente in Italia centrale, è circa 1000 volte più forte di quella liberata dal terremoto registrato a Ischia".
ABUSIVISMO
Anche l'ingegner Sandro Simoncini, docente a contratto di Urbanistica e Legislazione Ambientale presso l'università Sapienza di Roma e presidente di Sogeea SpA, pur considerando le peculiarità geologiche di un territorio dal sottosuolo "particolarmente fragile", punta il dito contro un abusivismo colpevolmente tollerato, denunciato con durezza anche da Legambiente. "Ischia nel corso dei decenni è stata sottoposta a una sistematica speculazione edilizia: si è costruito anche là dove leggi e buon senso non lo avrebbero permesso e, in molti casi, lo si è fatto di fretta, utilizzando materiali e tecniche di scarsa qualità e senza prevedere alcun accorgimento antisismico".
RICHIESTE DI CONDONO
Per dare un'idea della portata del fenomeno sull'isola, all'ingegnere basta tirare fuori un dato: "Solo per il Comune di Ischia sono state presentate 7.235 domande di condono in 30 anni, 4.408 delle quali risultavano ancora da evadere ad aprile dello scorso anno". Numeri che raccontano di un patto sottotraccia, una contiguità malata tra interesse pubblico e privato. "Non si vuole combattere seriamente certi fenomeni - sottolinea infatti Simoncini -. Lo testimoniano anche la recente legge varata proprio dalla regione Campania, il disegno di legge Falanga o la clamorosa defenestrazione del sindaco di Licata. Va necessariamente rovesciata la logica perversa che subordina l'agire politico e amministrativo alla ricerca di consenso".
Terremoto Ischia, Protezione civile: "Case con materiali scadenti". Geologi: "Serve prevenzione" - Repubblica.it
Ischia, post razzisti contro le vittime: "Speravamo nel Vesuvio, ma va bene il terremoto"
I morti e i feriti non fermano l'odio che dilaga sui social. E così molti utenti gioiscono per il terremoto che ha colpito Ischia
Gabriele Bertocchi
A poche ore dal terremoto che ha colpito Ischia con un scossa di magnitudo del 4.0, registrata alle ore 20,57, sono comparsi sui social network commenti razzisti contro la popolazione colpita dal sisma.
Post razzisti contro morti e feriti
"Speravamo nel Vesuvio.....ma va bene anche il terremoto": è la frase che più volte si ripete sul web. Un inno che si eleva come coro tra gli utenti della rete. E ancora: "Speriamo si svegli il Vesuvio".
Messaggi che sono arrivati al sindaco di Ischia Enzo Ferrandino: "Chiedo a tutti di segnalarci post offensivi e razzisti riguardanti il dramma che alcuni nostri concittadini stanno patendo in queste ore. L'amministrazione comunale - ha detto il primo cittadino della città colpita dal terremoto a Il Mattino - ha intenzione di denunciare questi scellerati che si accaniscono in maniera razzista".
Ischia, post razzisti contro le vittime: "Speravamo nel Vesuvio, ma va bene il terremoto" - IlGiornale.it
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L'asinello impiegato per la raccolta rifiuti
Palermo, 2 settembre 2017 - L'asinello utilizzato per la raccolta differenziata dei rifiuti a Castelbuono (Palermo) cade, forse per il peso sopra la groppa, e la foto dell'animale a terra pubblicata su Facebook dall'animalista Enrico Rizzi presidente del Noita, fa scatenare le polemiche. C'è anche chi scrive al sindaco dicendo: «Al di là del metodo assolutamente ridicolo perchè forse ha dimenticato che il medioevo è passato già da un bel pò, mi chiedo come lei possa permettere che un asinello stramazzi a terra come se nulla fosse senza che venga preso alcun provvedimento. Le chiedo di intervenire a stretto giro per impedire il ripetersi di maltrattamenti a danno degli animali. Mi riservo di informare amici e parenti affinchè nessuno metta più piede nel suo Comune fino a quando questa crudeltà venga abolita per sempre».
Asinello stracarico di rifiuti stramazza a terra in provincia di Palermo/ FOTO - Benessere - Animali
Non pagava la bolletta dell'acqua da 10 anni: denunciato commerciante
di Nicola Sorrentino
Erano almeno 10 anni che non pagava una bolletta dell'acqua. Questo almeno, stando alle indagini della polizia locale di Castel San Giorgio, che ieri ha denunciato un commerciante di 40 anni con l'accusa di furto.
Attraverso appostamenti e controlli, i caschi bianchi avevano scoperto che l'uomo avrebbe rubato per anni l'acqua al comune, con lo scopo di alimentare l'attività che gestiva. E ci sarebbe riuscito attraverso la manomissione della condotta pubblica, utilizzando un escamotage che permetteva allo stesso di eludere i controlli dei tecnici della Gori, la società che gestisce il servizio idrico.
Il 40enne rischia una multa salata, oltre ad un processo dopo la denuncia trasmessa dei vigili alla Procura di Nocera Inferiore. Il danno che avrebbe causato si aggirerebbe sui 3.000 euro, ma gli accertamenti non sono ancora conclusi. L'obiettivo della polizia locale è capire se l'uomo si sia avvalso di qualche complice, oltre ad impedire che l'escamotage utilizzato da lui possa essere stato adottato anche da qualcun altro.
Non pagava la bolletta dell'acqua da 10 anni: denunciato negoziante | Il Mattino
PER ALLACCIO ABUSIVO A FRANCAVILLA
Cassazione: l'energia elettrica non è un bene indispensabile
Dalla Cassazione tolleranza zero e nessuna comprensione verso i ladri di energia elettrica che si attaccano abusivamente al contatore e non pagano bollette e allaccio. La Suprema Corte ha infatti affermato che l’elettricità non è un bene «indispensabile alla vita» e i furbetti con le case piene di elettrodomestici adesso non possono più recitare la litania dell’indigenza per nobilitare l'allaccio clandestino in nome dello «stato di necessità».
Gli 'ermellinì della Sezione feriale hanno così confermato la condanna (l'entità non è nota) per furto di energia elettrica nei confronti di una donna pugliese, classe 1970, dichiaratasi sfrattata, senza lavoro e con una figlia incinta a carico. Per l'alta Corte, l’elettricità procura «agi e opportunità» ma non averla non mette a rischio l'esistenza. Ad avviso della Suprema Corte, «l'esimente dello stato di necessità postula il pericolo attuale di un danno grave alla persona, non scongiurabile se non attraverso l’atto penalmente illecito, e non può quindi applicarsi a reati asseritamente provocati da uno stato di bisogno economico, qualora ad esso possa comunque ovviarsi attraverso comportamenti non criminalmente rilevanti».
Nel caso affrontato dalla Cassazione - spiega la sentenza 39884 fresca di deposito - «la mancanza di energia elettrica non comportava nessun pericolo attuale di danno grave alla persona, trattandosi di bene non indispensabile alla vita, nel senso sopra specificato (infatti, l’energia elettrica veniva utilizzata anche per muovere i numerosi elettrodomestici della casa): semmai idoneo a procurare agi e opportunità, che fuoriescono dal concetto di incoercibile necessità», condizione che la legge richiede per non emettere condanna. Per queste ragioni è stato respinto il ricorso di Concetta C., quarantacinquenne di Francavilla Fontana, nel brindisino, che aveva chiesto clemenza per essersi attaccata abusivamente alla rete elettrica a causa delle sue condizioni «precarie e faticose» essendo, aveva detto in udienza, «sfrattata e priva di lavoro, con una figlia incinta», tanto per non farsi mancare niente.
Cassazione: l'energia elettrica non è un bene indispensabile - La Gazzetta del Mezzogiorno
Napoli violenta, ragazzino picchiato
e accoltellato per un telefonino
di Nico Falco e Giuseppe Crimaldi
Due ragazzini, di 15 e 16 anni, sono stati aggrediti e feriti. L'aggressione nella notte in via Arenaccia a Napoli. I due, che erano in scooter, hanno raccontato di essere state affiancate da altri due giovani che hanno imposto loro di fermarsi. Loro hanno tentato di reagire ma sono stati picchiati: uno dei due, un 15enne, è stato accoltellato alla gamba, ed entrambi sono stati medicati al Loreto Mare; mentre i rapinatori si sono impossessati di un telefono cellulare e sono scappati.
Napoli violenta, ragazzo picchiato e accoltellato per un telefonino | Il Mattino
Bari, i muri delle aule di scuola sfondati a calci dagli studenti
Interventi in diverse scuole baresi: i muri di cartongesso delle aule sono stati sfondati a calci e pugni dagli studenti
Anita Sciarra
Ci sono enormi buchi nei muri di cartongesso delle aule di diversi istituti scolastici baresi.
Con l'avvicinarsi del primo suono della campanella, gli interventi di riparazione sono cominciati dal plesso scolastico in via Re David e via Celso Ulpiani che ospita l'istituto tecnico Panetti e l'alberghiero Perotti. Con lo stucco i tecnici incaricati della manutenzione delle scuole superiori del capoluogo pugliese hanno riempito e coperto le voragini presenti. Altri interventi sono programmati nell'istituto Elena di Savoia di Japigia e al Majorana del quartiere San Paolo. un'attività ribattezzata da Vito Lacoppola, delegato all'edilizia scolastica della Città metropolitana di Bari, "operazione tappabuchi".
"Si tratta di buchi nei muri in cartongesso - spiega Lacoppola a Repubblica -. Le pareti sono state sfondate a calci e pugni da parte degli studenti Così, dopo aver l'anno passato sostituito decine e decine di termoconvettori vandalizzati da ignoti che odiavano il calore nelle classi, questa estate ci siamo dedicati alla chiusura delle originali prese d'aria presenti nelle classi dei nostri figli".
"Atti vandalici che vorremmo non si ripetessero più", si augura Lacoppola. Anche perché i costi degli interventi di riparazione sono a carico della collettività". [alla fine della fiera......della collettività padana.....]
Bari, i muri delle aule di scuola sfondati a calci dagli studenti - IlGiornale.it
La colonia di ratti nei pressi
di Castel Capuano, Napoli
La lettera è indirizzata al vicesindaco Raffaele Del Giudice, che è anche assessore all'ambiente di Napoli, all'assessore Maria D'Ambrosio, con delega alla qualità della vita. Si legge: «Vi mettiamo al corrente delle segnalazioni inviateci da alcuni residenti di via Pietro Colletta e piazza Enrico De Nicola, i quali lamentano la presenza di una grossa colonia di ratti sul tratto pedonale che fiancheggia la storica struttura di Castel Capuano, in prossimità dei contenitori dell’immondizia gettata lì senza né regole né orari e, per niente differenziata», scrive Patrizia Bussola, portavoce del Comitato Diritti Essenziali.
Lo stato di degrado è mostrato in un filmato: «I nostri volontari ieri pomeriggio hanno verificato l’attendibilità delle segnalazioni realizzando, come prova, un video. Confidiamo in un vostro concreto e celere intervento per derattizzare l’area, nell’interesse della salute pubblica. Nella missiva è segnalato anche il degrado in via Alessandro Poerio, dove il marciapiede in prossimità di una fermata Anm è una discarica a cielo aperto».
La colonia di ratti nei pressi di Castel Capuano, Napoli | Video | Il Mattino
Pomodori mal conservati, blitz in una nota azienda campana
di Daniela Faiella
Blitz del Nas in una nota industria conserviera della zona. Sequestrate migliaia di confezioni di pelati, passata di pomodoro e concentrato, rinvenute in ambienti non idonei ed in cattivo stato di conservazione. Parte della merce sottoposta a sequestro era anche priva di tracciabilità. L'attività dei carabinieri del Nucleo Antisofisticazioni e Sanità di Salerno è scattata questa mattina. Gli uomini del capitano Vincenzo Ferrara hanno effettuato un'accurata ispezione all'interno dello stabilimento industriale, con l'ausilio del personale medico dell'Asl Salerno. Disposta anche la chiusura sanitaria di due celle frigorifere e di un’area dedicata al confezionamento di pomodoro concentrato nonché di un locale adibito a deposito, a causa delle gravi difformità struturali rilevate dai militari. Denunciati all'autorità giudiziaria i tre soci proprietari dell'azienda.
Pomodori mal conservati blitz in una nota azienda campana | Il Mattino
Torre del Greco, arrestata lady camorra: gestiva la piazza di spaccio del marito in carcere
In assenza del marito, in quanto detenuto, Maria Anna Farese, 32 anni, stava gestendo una “piazza di spaccio” di hashish. Gli agenti del commissariato di Torre del Greco, già da qualche giorno, stavano osservando la 32enne che, nella serata di ieri, è stata sorpresa in flagrante mentre effettuava il consueto scambio droga-soldi.
La donna, infatti, dopo aver preso accordi con l’acquirente, nei pressi di una gelateria in corso Vittorio Emanuele, si recava sul posto con la sua auto e, dopo aver ricevuto delle banconote, consegnava un involucro contenente due panetti di hashish. I poliziotti, nell’immediatezza, bloccavano dapprima l’acquirente, mentre si dirigeva in direzione del vicino comune di Ercolano.
Dopo una notte trascorsa agli arresti domiciliari, stamani la 32enne sarà giudicata con rito per direttissima. I due panetti di hashish sequestrati dalla polizia, da cui si sarebbero potute ricavare 300 dosi, una volta immessi sul mercato, all’organizzazione criminale che gestisce l’illecito mercato degli stupefacenti, avrebbero fruttato migliaia di euro.
Il marito è in cella, la moglie gestisce la piazza di spaccio: arrestata | Il Mattino
Napoli, esplode tumulo al cimitero
«Puzza e congrega inaccessibile»
di Oscar De Simone
Dallo scorso dodici agosto, parte del cimitero di Pianura risulta inaccessibile ai cittadini. Un tumulo, infatti, è accidentalmente esploso facendo colare all'esterno il liquido necrotico del defunto sepolto. Il cattivo odore rende impossibile e rischioso per la salute, il passaggio degli abituali frequentatori del cimitero che ormai non riescono più a raggiungere le sepolture dei propri cari.
"Purtroppo la situazione risulta veramente grave" dichiara il consigliere della IX Municipalità, Agostino Romano. "Il tumulo è pericoloso e la puzza del contenuto si estende per tutta l'area della congrega e delle strutture adiacenti. Temiamo che domenica - dopo tanti giorni dalla chiusura - il cimitero sia preso d'assalto prima della messa in sicurezza che ancora non sappiamo quando avverrà. Chiediamo quindi alle istituzioni preposte di attivarlo al più presto affinché possa essere scongiurato ogni pericolo per la salute pubblica".
Napoli, esplode tumulo al cimitero «Puzza e congrega inaccessibile» | Il Mattino
Beccato mentre sotterra rifiuti a Villa Literno. Denunciato il cugino del boss Zagaria
Da La Redazione
Villa Literno – Un uomo è stato fermato sopra un terreno agricolo, dagli uomini dell’arma dei carabinieri, intento ad interrare rifiuti di provenienza sconosciuta con l’ausilio di un escavatore.
Si tratterebbe del cugino del boss Michele Zagaria, sorpreso dalla cronista Marilena Natale e il fotoreporter Nicola Baldieri mentre cercava di occultare rifiuti, presumibilmente tossici, sotto terra. Sono stati proprio loro ad allertare i carabinieri del comando di Casal di Principe, i quali giunti sul posto hanno denunciato l’uomo e posto sotto sequestro la zona.
Il blitz dei militari è avvenuto in località Sossio nel comune di Villa Literno. Dalle prime informazioni sembrerebbe che l’uomo stesse interrando fanghi industriali, raggiungendo, addirittura, la falda acquifera.
https://www.cronacacaserta.it/beccat...-zagaria/15832
Fingono guasti su auto a noleggio
così ne rubano dieci: due arrestati
Napoli - Si fingevano clienti e in più circostanze - i carabinieri di Napoli ne hanno documentate ben 10 - avevano contattato per telefono una società di noleggio a lungo termine per lamentarsi di guasti al veicolo in locazione, ottenendo l'auto sostitutiva prevista nei casi di guasto, incidente o avaria. Le 10 auto, una volta ritirate da agenzie convenzionate sul territorio, non erano state mai più restituite e dai primi accertamenti risultano vendute all'estero.
A porre fine alla truffa, iniziata con l'appropriazione dei dati delle vetture e di quelli dei clienti in circostanze in via di accertamento, i carabinieri del nucleo investigativo di Napoli, che hanno arrestato due uomini di 27 e 38 anni, entrambi già noti alle forze dell'ordine. I militari li hanno bloccati in flagranza durante l'ennesimo 'colpò individuandoli all'aeroporto di Napoli: erano appena usciti da una delle società convenzionate dopo aver ritirato un fiammante veicolo con il solito raggiro.
Fingono guasti su auto a noleggio così ne rubano dieci: due arrestati | Il Mattino
Siracusa, uccide la compagna per 20 euro e simula un incidente domestico
Un uomo è stato incastrato dal figlio per l'omicidio della madre avvenuto 6 mesi fa: aveva chiesto 20 euro e al rifiuto della donna l'ha uccisa facendo scoppiare una bombola di gas da campeggio
Enrica Iacono
Dopo sei mesi dalla morte di Laura Pirri, la 32enne di Rosolini (Siracusa) deceduta a causa di gravi ustioni sul corpo, è stato arrestato il compagno della vittima.
Dopo l'esplosione di una bombola di gas da campeggio a casa, l'inchiesta era stata avviata come incidente domestico. Dopo la testimonianza della madre di Laura, però, l'ipotesi dell'omicidio ha preso sempre più forma.
La donna aveva raccontato agli agenti, infatti, che il figlio di 10 anni della coppia aveva assistito all'omicidio e aveva fornito dei dettagli. Sebastiano Iemmolo, compagno della vittima, aveva chiesto alla donna 20 euro ma davanti al suo rifiuto ha deciso di bruciarla. Le gravi ustioni sul 40% del corpo hanno causato la morte.
Dopo la dichiarazione della madre della vittima la procura ha messo sotto intercettazione ambientale la casa della madre dell’uomo dove era andato a vivere dopo il sequestro dell’abitazione coniugale. E dopo gli indizi emersi il gip del tribunale di Siracura ha emesso il provvedimento di arresto per Iemmolo con l’accusa di omicidio, maltrattamenti, lesioni, incendio e calunnia.
Siracusa, uccide la compagna per 20 euro e simula un incidente domestico - IlGiornale.it
Napoli, muore in ospedale: cadavere lasciato per 3 ore nel bagno del reparto
Il corpo di un uomo deceduto al Cardarelli è stato lasciato per ore su una barella, coperto solo da un lenzuolo, in un bagno del reparto usato dai pazienti e dai parenti in visita
Ginevra Spina
Un uomo, morto all'ospedale Cardarelli di Napoli, è stato lasciato su una barella in un bagno normalmente utilizzato dai pazienti e dai loro parenti, per circa tre ore: la denuncia di una donna.
Adagiato su una barella e coperto da un lenzuolo: cosi' è stato lasciato il cadavere di un uomo deceduto nel nosocomio, per ben tre ore, in un bagno utilizzato dai pazienti, dove tutti potevano vederlo. Si tratta del corpo di un uomo giunto in codice rosso dal pronto soccorso e portato nel reparto di Chirurgia d’Urgenza dove poi è morto.
A quel punto, qualcuno, probabilmente qualche infermiere, l'ha sistemato nella toilette attigua alla medicheria in attesa che arrivasse l'ambulanza per trasferlo nell'obitorio dell'ospedale napoletano, che è molto lontano dai reparti. La macabra scoperta è stata fatta da una paziente, che si era recata in bagno e ha visto il corpo sulla barella.
La donna, scrive il Corriere della Sera, è tornata nella sua camera scioccata dalla scoperta e ha raccontato quanto accaduto alla paziente ricoverata nella sua stessa stanza e alla figlia di lei che era li' in visita. Quest'ultima, incredula, è andata in bagno per controllare se il racconto fosse vero e ha visto il corpo senza vita sistemato vicino al muro, coperto solo da un lenzuolo.
A quel punto, la donna ha deciso di denunciare l'accaduto in un post su Facebook. "Ho fatto fatica a crederci, ma quando sono arrivata dentro ho constatato di persona il livello di degrado a cui siamo arrivati. Stavo per svenire - si è sfogata - Poi, ho deciso, dopo sette ore trascorse in pronto soccorso in attesa, che mia madre fosse ricoverata e dopo una notte sulla barella in corridoio proprio a fianco del pover’uomo che già era in agonia: tutto questo va denunciato. E percio' ho immediatamente postato l’accaduto su Facebook".
Napoli, muore in ospedale: cadavere lasciato per 3 ore nel bagno del reparto - IlGiornale.it
Pestato da un collega in ufficio, dirigente della Stie in coma: un arresto per tentato omicidio
Prima il pestaggio in ufficio, poi la corsa a sirene spiegate al pronto soccorso. È in coma farmacologico nel reparto di rianimazione dell'ospedale di Legnano V.G., dirigente della Stie aggredito lunedì 4 settembre negli uffici dell'azienda di trasporto locale, in via Roma a San Vittore Olona. L'aggressore — Filippo Mazzitelli, 57 anni, dipendente della stessa azienda e residente a San Giorgio su Legnano — è stato arrestato con l'accusa di tentato omicidio. La notizia è stata riportata dal comando provinciale dei carabinieri.
Il 53enne, secondo una prima ricostruzione, sarebbe stato aggredito con calci e pugni nel suo ufficio in cui aveva convocato Mazzitelli per un richiamo disciplinare: tra i due sarebbe nata una lite che poi è degenerata. Mazzitelli avrebbe colpito il dirigente con calci e pugni, non solo: avrebbe continuato a infierire quando l'uomo era già a terra.
Il 53enne, secondo quanto trapelato, ha riportato diverse fratture: è in pericolo di vita.
San Vittore Olona, pestaggio alla Movibus: dirigente in coma
Diffusione del cognome Mazzitelli - Mappe dei Cognomi Italiani
Avellino, nasconde cadavere del padre in casa per intascare la pensione
Il corpo lasciato sul letto per un mese. Il figlio ha sigillato l’abitazione dove spargeva ogni giorno candeggina e deodoranti per non far sentire il tanfo della decomposizione
Ha custodito in casa per oltre un mese il cadavere del padre per continuare a intascarne la sua pensione. A Grottaminarda, in provincia di Avellino, i carabinieri sono stati allertati dai vicini a causa del cattivo odore che da giorni si avvertiva nelle palazzine popolari di via Papa Giovanni XXIII. Un pensionato di 77 anni, vedovo, viveva insieme al figlio, 47 anni. Dopo aver abbattuto la porta d’ingresso, i militari hanno scoperto sul letto il corpo in decomposizione.
Candeggina e deodoranti
Per tenere nascosta il più a lungo possibile la morte del padre, l’uomo aveva di fatto sigillato l’abitazione all’interno della quale quotidianamente spargeva varichina e deodoranti. Ma questo non è servito a bloccare il cattivo odore che ha fatto lanciare l’allarme da parte dei vicini. Il corpo dell’uomo, che a un primo esame è presumibilmente deceduto per cause naturali, è stato trasferito nell’obitorio dell’ospedale di Benevento a disposizione dell’autorità giudiziaria.
Avellino, nasconde cadavere del padre in casa per intascare la pensione - Corriere.it
Infornata De Magistris: assunti 27 portaborse
Polemica a Napoli
Jacopo Granzotto
Dicesi staffista l'addetto alla posa meccanica delle staffe nelle stazioni di smistamento.
Questo per l'enciclopedia Treccani. Poi uno puo' interpretare come crede. Il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, la fa meno complicata: lo staffista è uno che entra a far parte dello staff, fa il portaborse. Più facile da assumere. Ne arriveranno 27. Tre per il sindaco e uno per ogni consigliere metropolitano per la modica spesa di almeno 500mila euro all'anno, probabilmente il doppio. Questo secondo l'ex consigliere comunale Raffaele Ambrosino, un passato in Forza Italia e Futuro e Libertà, che sul profilo Facebook ha pubblicato l'immagine della missiva firmata dal direttore generale Giuseppe Cozzolino avente come oggetto «la trasmissione proposta indirizzo politico da tramutare in variazione di Bilancio».
«Se la legge che ha sostituito la vecchia Provincia con la Città metropolitana aveva previsto l'abolizione dello stipendio per i consiglieri per risparmiare sui costi della istituzione riformata - attacca Cozzolino - il nostro ha pensato di bypassare la misura di risparmio pagando i collaboratori suoi e dei consiglieri. Una pigliata per i fondelli bella e buona. E doveva essere il sindaco del cambiamento questo? Ps: i consiglieri metropolitani stessi, le forze politiche, i segretari dei partiti di cui fanno parte, compresi M5s, Forza Italia, Pd, lo sanno?».
La notizia prende piede. Scandalizzato Amedeo Laboccetta, deputato napoletano di Forza Italia e vice coordinatore campano azzurro: «Una squallida, opaca, operazione promossa da De Magistris dal chiaro sapore clientelare. Il sindaco ha deciso di assumere 27 staffisti. Ma chi sono questi 27 privilegiati? Come sono stati scelti? C'è stata selezione o sono state chiamate dirette? Che funzione svolgeranno? Quanto costa l'operazione? De Magistris si affretti a dare risposte convincenti, perché su questo tema non ci fermeremo. Sono risposte in nome della trasparenza».
Come dicevamo l'atto, firmato dal direttore generale dell'Ente, Giuseppe Cozzolino, è messo nero su bianco. «Al fine si legge di garantire il presidio delle funzioni dell'Ente, il Sindaco metropolitano ha espresso l'indirizzo politico di procedere alla sottoscrizione di 27 contratti di lavoro per altrettanti staffisti. Si prega, pertanto, di predisporre apposita delibera di variazione di Bilancio per le modalità di reperimento delle necessarie risorse finanziarie». Amen.
Infornata De Magistris: assunti 27 portaborse - IlGiornale.it
Abusivismo edilizio in Italia
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Patenti facili, scoperto e denunciato 30enne con microfono e auricolare ai quiz
Nel quadro dei servizi mirati a contrastare il recrudescente fenomeno delle patenti facili, la polizia stradale ha intensificato i controlli negli uffici della motorizzazione civile e, nell’ambito di una articolata attività d’indagine, d’intesa con l’ufficio provinciale della locale motorizzazione, ha denunciato in stato di libertà un 30enne napoletano.
Dalle telecamere di sorveglianza presenti nelle aule dove si svolgono gli esami teorici per il conseguimento delle patenti di guida (quiz), gli agenti della sezione del Compartimento della polizia stradale di Napoli hanno notato un candidato che stringeva tra le mani un oggetto di colore scuro, portandolo, ripetutamente alla bocca, come se stesse parlando ad un microfono nascosto.
I poliziotti, hanno così deciso d’intervenire all’interno dell’aula ove si stava svolgendo l’esame, scoprendo che il 30enne, oltre a stringere tra le mani un microfono, era in possesso di un auricolare e di un cellulare, occultato in una tasca dei pantaloni.
Patenti facili, scoperto 30enne con microfono e auricolare ai quiz | Il Mattino
Ragazzo napoletano in coma etilico a 15 anni, i suoi amici sono fuggiti
di Giuseppe Crimaldi
Lo sballo del sabato sera corre sempre più sul filo di un rasoio. Su quella lama invisibile - sempre affilatissima - trasformata in uno scivolo che porta verso il nulla e che centinaia e centinaia di minorenni continuano a scambiare per divertimento. È successo ancora: sabato sera un adolescente è stato salvato dopo essersi sentito male entrando in coma. Coma etilico: provocato cioè dall'assunzione di una robusta dose di superalcolici. Vedi alla voce: serate pazze.
I fatti. Poco prima della mezzanotte tra sabato e domenica al 113 arriva una telefonata. Qualcuno che abita in zona, non riuscendo a prender sonno per le urla e la musica altissima sparata da alcuni altoparlanti, denuncia agli operatori della Questura gli schiamazzi di un gruppo di giovanissimi. Chi frequenta la zona tra il Vomero e l'Arenella sa bene di cosa parliamo: bivacchi di ragazzini che si prolungano fino all'alba.
Il sopraggiungere di una pattuglia crea il fuggi fuggi generale: una decina di ragazzini presenti scappa, forse tra loro c'è anche chi ha addosso una stecchetta di hashish o una busta di «erba». Fatto sta che quando i poliziotti arrivano al centro dei giardinetti di piazza Medaglie d'Oro, in quel cerchio di verde a soli pochi metri dai marmi che ricordano il sacrificio di Silvia Ruotolo (vittima innocente della camorra), emerge in tutta la sua gravità la situazione. I poliziotti individuano subito un adolescente - ha soltanto 15 anni appena compiuti ed è residente alla Toscanella, quartiere Chiaiano - che barcolla. Si vede subito che sta male.
Gli uomini della Volante lo caricano in macchina per portarlo negli uffici del commissariato, dove avrebbe dovuto essere identificato anche per poter avvisare immediatamente i genitori. Ma in quell'auto il ragazzino ha un collasso. Perde i sensi e, così, gli agenti invertono il senso di marcia e lo accompagnano all'ospedale «Santobono».
Qui viene ricoverato, e i sanitari confermano la diagnosi: coma etilico. Ma le sue condizioni appaiono serie, e dunque si rende necessario il trasferimento al Cardarelli. Con il passare delle ore si scoprirà che - fortunatamente - è fuori pericolo. Ma la analisi parlano chiaro: nel sangue del 15enne c'era un tasso alcolemico altissimo: superiore al quattro, e cioè capace di determinare intossicazione epatica, problemi respiratori, sensazione di soffocamento con conseguente battito cardiaco rallentato, possibile coma e morte per arresto cardiaco. Il 15enne resta in prognosi riservata, ma se la caverà.
Indagini in corso. Dietro drammi come quello di piazza Medaglie d'Oro si nasconde un fenomeno antico e più volte denunciato: la vendita e la somministrazione di alcolici e superalcolici ai minorenni. Esercenti di bar e pub non sono tutti uguali: c'è chi - consapevolmente - rimanda indietro i ragazzini che vogliono bere o acquistare bottiglie ad alta gradazione alcolica e chi, invece, chiude non solo uno, ma tutti e due gli occhi. Per non parlare dei «pony express», i nuovi corrieri della droga che fanno la spola partendo dalle piazze dello spaccio per poi raggiungere (anche più volte in una stessa serata) i luoghi della movida più frequentati dai giovani.
Ragazzo napoletano in coma etilico a 15 anni, i suoi amici sono fuggiti | Il Mattino
Allarme in Campania, insetti sulla culla del neonato all'ospedale di Solofra: la denuncia dei familiari
Insetti sulla culla di un neonato all’ospedale «Agostino Landolfi» di Solofra. A denunciare il caso sono stati alcuni parenti del piccolo, che hanno prima scattato alcune foto e poi le hanno postate sui social network.
Uno zio del bambino ha immortalato con un telefono cellulare un insetto che s’era posato sulla parte esterna della culletta che ospitava il neonato. La notizia, in poco tempo, è diventata virale.
Allarme in Irpinia, insetti sulla culla del neonato nell'ospedale | Il Mattino
A casa una stamperia clandestina: arrestato truffatore napoletano di 77 anni
I carabinieri della stazione di Villaricca, insieme con i colleghi della stazione di Varcaturo, hanno arrestato a Lago Patria Paolo Ceccanti, 77 anni, e Vincenzo Cormio, 63 anni, entrambi di Giugliano e già noti alle forze dell'ordine.
Ceccanti, da tempo dedito a truffe, è stato sottoposto a perquisizione personale e della sua vettura. i militari lo hanno trovato in possesso di 16 patenti di guida in bianco, 56 ologrammi adesivi con simbolo a stella e della comunità europea, 2 carte di circolazione in bianco, una punzonatrice con il timbro di un comune toscano, 62 marche per diritti di segreteria e 93 carta d’identità in bianco nonché tre titoli di viaggio per stranieri tradotti in francese, una pinzatrice per occhielli, 68 occhielli per carte d’identità, 3 timbri in ottone relativi a vari comuni, 51 timbri di plastica di vari comuni, questure e uffici pubblici d’Italia, una carta d’identità e una tessera sanitaria intestati a una presunta cittadina di Bergamo, 7 fototessera di Ceccanti, biglietti vari e fotocopie di documenti.
Le attività successive hanno portato all'individuazione di una casa in via Lago Patria, che s'è scoperto essere la stamperia e nella quale dimorava Cormio.
Qui sono stati rinvenuti dieci macchinari per la stampa e la produzione di vari documenti e 275 wild card in varie fasi di lavorazione, nonché vari tipi di toner, 2 computer portatili e 3 hard disk esterni e pen drive.
A casa una stamperia clandestina: arrestato truffatore di 77 anni | Il Mattino
Napoli cade a pezzi, voragine sul ponte di Bellaria a Miano: «Qui frana tutto, fate presto»
di Attilio Iannuzzo
È sprofondata ieri la strada di via Miano, in prossimità del ponte di Bellaria. È stata riaperta solo in parte, ma resta la grande voragine e tanta paura per i residenti della zona. Anche oggi traffico in tilt provocato dal restringimento della carreggiata.
Oltre agli allagamenti, anche alberi caduti e decine di tombini saltati hanno aumentato i disagi iniziati ieri. I residenti allertano le Istituzioni affinché intervengano per evitare frane che, con buona probabilità, potrebbero esserci con il sopraggiungere di altre piogge . «Il disastro era prevedibile – dice Alfredo Di Domenico, detto Bukaman per le numerose denunce sulle buche di Napoli - visto che il Comune di Napoli continua a non fare la manutenzione ordinaria».
«La questione non è nuova – continua Di Domenico – in quanto già c’è stato l’intervento degli operai a giungo scorso, ma è evidente che i lavori sono stati fatti male e siamo punto e a capo». Altre criticità sono state segnalate dai cittadini, sempre nella stessa zona, a pochi metri dalla voragine, in prossimità dell'ex Villa Russo.
Napoli a pezzi, voragine a Miano: «Qui frana tutto, fate presto» | Il Mattino
Cade dal letto in clinica e muore
«A processo 9 medici e infermieri»
di Nicola Sorrentino
NOCERA INFERIORE - Cadde per cinque volte dal letto, nella sua camera nella casa di cura Villa Chiarugi. Poi morì in ospedale, dopo diciassette giorni di ricovero. Per tale circostanza, la Procura di Nocera Inferiore ha chiesto il rinvio a giudizio per nove, tra medici e infermieri, della struttura sanitaria di via Atzori, accusati di omicidio colposo in concorso per la morte di Gennaro Barba, deceduto all’età di 88 anni all’ospedale Umberto I. Il sostituto Ernesto Caggiano ritiene i nove responsabili della morte del paziente, ricoverato nella struttura per 10 giorni per problemi di natura neuropsichiatrica. Tra il 4 e il 5 luglio 2012, l’uomo cadde dal suo letto cinque volte nei seguenti orari: 7.30, 16.07, 17.00, 22.15 e alle 01.00. Le presunte responsabilità di parte del personale si sarebbero consumate dopo la prima caduta.
Nessuno degli infermieri si sarebbe impegnato ad evitare nuove cadute, come porre una «tempestiva applicazione di barre di contenzione al letto a seguito della prima». Questi ultimi sarebbero rimasti «inermi», così come i medici, che si limitarono ad «operare il trasferimento in ospedale quando le condizioni del paziente erano palesemente gravissime». Non solo: non si sarebbero interessati a svolgere approfondimenti clinici necessari per scoprire le cause di quelle cadute né a vigilare sulla necessaria, ma mancata applicazione di misure assistenziali.
Inoltre, quando disposero il trasferimento in ospedale, non effettuarono un «colloquio preventivo con i medici dell’ospedale» che prevedeva una lettera di accompagnamento che indicasse la diagnosi, il motivo del ricovero e i farmaci assunti per «agevolare il tempestivo intervento del presidio sanitario ricevente». Gennaro Barba riportò un trauma cranico, entrando poi in stato precomatoso e contraendo una polmonite che lo condusse al decesso dopo 17 giorni di ricovero in ospedale.
Cade dal letto in clinica e muore ?«A processo 9 medici e infermieri» | Il Mattino
Salme a terra sotto il sole
la vergogna di Napoli
di Giuseppe Crimaldi
Ci mancava solo la pioggia. Un temporale estivo, che tuttavia è bastato a far danni su danni. Cominciamo dalla fine: dalla giornata di giovedì, che con la furia dell'acqua piovuta dal cielo ha devastato anche il cimitero. A Napoli nemmeno i morti possono riposare in pace. Mezza giornata di pioggia ha fatto smottare il terreno in ampie parti del cimitero di Poggioreale, facendo cedere marmi e supporti di tombe già esposte all'incuria del tempo. Nel cuore dell'area dedicata agli «uomini illustri» è così venuta giù una lapide: e allora agli addetti non è rimasto altro da fare che coprire pietosamente quella bara semiscoperchiata con un telo azzurro.
Le cifre. Ma non è solo colpa del meteo. Lo scandaloso degrado in cui versano i camposanti cittadini - a cominciare da Poggioreale - è frutto di decenni di incuria e di omissioni. Pensate che a sorvegliare i luoghi del riposo eterno - sempre più spesso razziati e vandalizzati - ci sono solo tre agenti della Municipale (con turni di sei ore), i quali dovrebbero controllare l'intera rete cimiteriale. Impossibile.
Il crematorio. Atteso da vent'anni, l'eterno incompiuto: il forno crematorio è sistemato in un'area che vede le sue opere appena realizzate già deteriorate. Il primo lotto, pronto, prevede oltre a tre inceneritori 300 piccoli loculi destinati alla raccolta delle ceneri. Ebbene molti di questi, già realizzati, stanno cadendo a pezzi. Lastre di marmo che cedono di giorno in giorno. Poco più in basso, un'altra opera inutile: decine e decine di luoghi di inumazione realizzati e mai utilizzati. In quest'area, che guarda sul Centro direzionale, a luglio si è sviluppato pure un incendio che ne ha compromesso ulteriormente l'accesso e l'utilizzo.
Salme al sole. A due passi dalla tomba del pittore Filippo Palizzi lo stupore si trasforma in orrore. Una lapide in marmo è crollata, facendo fuoriuscire una bara rotta. Alcuni necrofori, di lì a poco, penseranno di coprire con un telo blu questo scempio. Più avanti altre bare (questa volta vuote) abbandonate in terra, in attesa dell'arrivo dei camion della ditta (ovviamente privata) che oggi si occupa dello smaltimento dei residui cimiteriali.
Le fosse «sbagliate». Trecentomila euro di lavori inutili. Lavori sbagliati e soldi gettati al vento. Il piano inferiore del cosiddetto «Quadratino orientale» resta vuoto: pur essendo destinato alla sepoltura di 400 defunti, chi ha eseguito i lavori ha preso male le misure. Proprio così, e se non ci fosse da piangere verrebbe da sorridere. Ma tant'è: e allora scopriamo che tutto resta inutilizzato dal momento che gli scavi erano stati calcolati per una lunghezza orizzontale di 150 centimetri. E dunque non c'è lo spazio materiale per inumare le salme.
Il degrado. Il resto è purtroppo storia ormai nota. Viali invasi da sterpaglie cresciute come alberi, sentieri sconnessi, buche ovunque, tombe e cappelle irriconoscibili perché avvolte in vere e proprie selve. Oppure depredate. Dove sono i giardinieri? Oggi la manutenzione dei cimiteri è affidata a Napoli Servizi. Ma, evidentemente, anche quel personale non è in grado di garantire il decoro nei tredici cimiteri cittadini.
Salme a terra sotto il sole la vergogna di Napoli | Il Mattino
Mancate notifiche per 30 testimoni: salta il maxi processo per truffe Inps
di Nicola Sorrentino
NOCERA INFERIORE. Si trattava di un'udienza straordinaria, ma è saltata per le solite omesse notifiche. Si tratta del processo sulla maxi truffa all'Inps, ribattezzata "Mastrolindo". La fase dibattimentale doveva ripartire con la deposizione di tutti i testi già sentiti a causa di un cambio del collegio giudicante. Ma diversi avvisi non inviati ad avvocati e testi (almeno una trentina) hanno di fatto portato ad un nuovo rinvio.
Il processo vede imputate tredici persone, con accuse contestate nel gennaio 2013, quando partirono le misure cautelari del gip dietro richiesta della Procura. La tesi accusatoria riferiva di un sistema ideato per guadagnare soldi sulle domande di disoccupazione e maternità, con l'utilizzo di falso lavoratori, sedi aziendali e cooperative intestate a prestanome e stranieri. Le responsabilità furono addossate anche ad alcuni patronati, commercialisti e faccendieri. L'udienza è saltata nonostante fosse stata scelta quale data quella di settembre come straordinaria. Dall'indagine "Mastrolindo" fu tuttavia stralciata la posizione di altri indagati, che molto probabilmente saranno integrati nell'attuale processo che vede al banco degli imputati tredici persone. Omesse notifiche permettendo.
Mancate notifiche per 30 testimoni: salta maxi processo per truffe Inps | Il Mattino
Nel carcere di Poggioreale i telefoni del boss: ritrovati tre cellulare nel cortile
Tre telefoni cellulari, perfettamente funzionanti, sono stati trovati nel Padiglione detentivo Avellino del carcere di Poggioreale a Napoli. A dare notizia è il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe.
«I cellulari sono stati trovati in una Sezione detentiva particolare, il Padiglione Avellino appunto, nel quale sono ristretti detenuti ad alta sicurezza per reati di criminalità organizzata appartenenti alla camorra. I telefoni sono stati trovati dopo una capillare perquisizione nel cortile passeggi e negli spazi detentivi e, sequestrati dalla Polizia Penitenziaria. Al Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, che nonostante il bollettino di guerra pressochè quotidiano che arriva dalla Campania non adotta in concreto alcun provvedimento per garantire più sicurezza e per dotare la Polizia Penitenziaria di efficaci strumenti di contrasto e tutela, chiediamo interventi concreti come, ad esempio, la dotazione ai Reparti di Polizia Penitenziaria di adeguata strumentazione tecnologica per contrastare l'indebito uso di telefoni cellulari o altra strumentazione elettronica da parte dei detenuti nei penitenziari italiani», spiega il Segretario Nazionale per la Campania del Seppe Emilio Fattorello.
«Il rinvenimento è avvenuto – aggiunge Donato Capece, segretario generale del Sappe - grazie all'attenzione, allo scrupolo ed alla professionalità di Personale di Polizia Penitenziaria in servizio a Poggioreale. Certo, inquieta che il ritrovamento sia avvenuto nella Sezione dove ci sono boss camorristi detenuti». Il Sappe ricorda che «sulla questione relativa all'utilizzo abusivo di telefoni cellulari e di altra strumentazione tecnologica che può permettere comunicazioni non consentite è ormai indifferibile adottare tutti quegli interventi che mettano in grado la Polizia Penitenziaria di contrastare la rapida innovazione tecnologica e la continua miniaturizzazione degli apparecchi, che risultano sempre meno rilevabili con i normali strumenti di controllo».
«A nostro avviso - conclude il leader nazionale dei Baschi Azzurri Capece - appaiono pertanto indispensabili, nei penitenziari per adulti e per minori, interventi immediati compresa la possibilità di schermare gli istituti penitenziari al fine di neutralizzare la possibilità di utilizzo di qualsiasi mezzo di comunicazione non consentito e quella di dotare tutti i reparti di Polizia Penitenziaria di appositi rilevatori di telefoni cellulari per ristabilire serenità lavorativa ed efficienza istituzionale, anche attraverso adeguati ed urgenti stanziamenti finanziari. Ma, nonostante le costanti e quotidiane denunce del Sappe, ci sembra che l’Amministrazione Penitenziaria ed il Ministero della Giustizia hanno altro a cui pensare, come ad esempio la deprecabile vigilanza dinamica ed il regime penitenziario aperto che fa stare i detenuti fuori dalla celle tutto il giorno, spesso con grave pregiudizio della sicurezza».
In carcere i telefoni del boss: ritrovati tre cellulare nel cortile | Il Mattino
A "Luci d'artista" gli stessi fondi del sisma
De Luca stanzia sei milioni per Ischia e pure per la kermesse gestita dal figlio
Simone Di Meo
Napoli Luci a Salerno. «Luci d'Artista» per la dinasty De Luca che, sull'installazione natalizia, ha costruito potere e consenso elettorale.
Pochi giorni fa papà Vincenzo, dai piani alti della Regione Campania, ha stanziato due milioni di euro per finanziare la kermesse che periodicamente si tiene nel feudo di famiglia. Dove, a organizzare tutto, stavolta ci sarà il figlio Roberto, super-assessore comunale con delega ai Fondi europei e al Bilancio nonché sindaco in pectore. Nei tre anni di governatorato dello Sceriffo, i soldi che Palazzo Santa Lucia ha assicurato all'evento che piace tanto ai De Luca sono sei milioni, precisi precisi. Tra le cifre più alte in assoluto per gli eventi turistico-culturali di tutta la Campania considerato che il San Carlo, il teatro d'opera più antico al mondo ancora in attività, per la manifestazione «Napoli Città lirica 2017» ha ricevuto anch'esso due milioni di euro. La cosa curiosa è che, nella delibera preparatoria di due settimane fa, i finanziamenti concessi a «Luci d'Artista» erano un milione e seicentomila euro poi lievitati a cifra tonda.
«La Regione dà a Salerno circa un terzo di quanto stanziato per il sisma di Ischia», ha denunciato il capogruppo di Forza Italia in consiglio regionale, Armando Cesaro. «Praticamente per il governatore campano ha aggiunto l'esponente azzurro le luminarie della sua città hanno sostanzialmente lo stesso peso di un terremoto che ha provocato la morte di due concittadini, distrutto la casa a migliaia di persone e costato gravissimi danni all'economia dell'intera isola: è una cosa inaccettabile e vergognosa».
Di «Luci d'Artista» si occuperà, come dal 2007 ad oggi, la Iren Spa, multiutility torinese che fattura 3,2 miliardi di euro e che ha inventato ed esportato in tutt'Europa la formula delle decorazioni natalizie. La società ha recentemente vinto anche un lotto da 16 milioni di euro per la rimozione di 98mila tonnellate a Masseria Del Re, nel Giuglianese, nell'ambito del programma di riqualificazione della «Terra dei Fuochi». La Iren ha battuto per pochissimo l'Ati composta da Enky, Defiam ed Ecobuilding, e nei prossimi giorni dovrebbe esserci l'aggiudicazione conclusiva. Il lotto di Masseria Del Re fa parte del maxi-appalto da 150 milioni di euro bandito dalla Regione Campania.
«Cosa unisce le luci d'artista di Salerno e le ecoballe? Poteva riuscirci solo l'ineffabile De Luca» ironizza il consigliere regionale di Forza Italia Severino Nappi. «Un presidente prestigiatore che prosegue a vele spiegate con una logica mercantile, aggiudicando una importante gara d'appalto su un tema delicatissimo come quello dei rifiuti ad una società che, guarda caso, si è già occupata delle luminarie salernitane. Cos'è se non un ennesimo gioco di prestigio? De Luca scompare davanti ai problemi della sua terra e, come per magia, riappare per gli affari, grandi e piccoli».
L'appalto triennale, vinto per «Luci d'Artista» a Salerno, vale otto milioni e mezzo di euro. Ma Iren ha radici solide a Salerno per la storica partecipazione in «Salerno energia», la holding del Comune. Nel luglio scorso, «Iren Mercato» ne ha infatti acquisito il 50 per cento.
A "Luci d'artista" gli stessi fondi del sisma - IlGiornale.it


Sicilia al top per Neet in Europa - Sicilia - ANSA.it
Sicilia.
E' al top tra oltre 200 regioni europee per l'alto tasso di giovani fra i 18 e i 24 anni che non studiano e non cercano lavoro, i cosiddetti Neet.
E chi glielo fa fare di faticare se c'è chi lavora anche per loro?
Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.




Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.


Roma, circola senza assicurazione e con 765 multe da pagare: auto sequestrata
In via delle Botteghe Oscure la polizia locale ha portato via il veicolo a un uomo che, peraltro, aveva la patente scaduta. La macchina era già stata sequestrata due volte
Circolava con un veicolo privo di assicurazione, con ben due sequestri alle spalle e un numero impressionante di sanzioni da pagare: nonostante questo, viaggiava tranquillamente nel centro di Roma, senza preoccuparsi di eventuali controlli o pericoli. Protagonista della vicenda da record, un uomo del Reatino ma residente nella Capitale, fermato in via delle Botteghe Oscure da una pattuglia della polizia locale in servizio "Street Control". Insospettiti dalle pessime condizioni di una vecchia utilitaria parcheggiata, peraltro, in divieto di sosta, gli agenti si sono fermati per accertare la situazione. A quel punto, i controlli a carico del proprietario - e del veicolo - hanno rivelato l'inquietante sorpresa: l'uomo, 75 anni, ha la patente scaduta da due anni ed è riuscito a collezionare ben 765 verbali. Naturalmente, mai pagati. L'auto, poi, rappresentava un vero pericolo ambulante, perché sprovvista di assicurazione e revisione da tempo imprecisato.
Quando l'uomo è arrivato a riprendersi la macchina, si è così trovato davanti i vigili. Alla contestazione dei nuovi verbali, ha addirittura protestato: "Invece di prendervela con i delinquenti, ve la prendete con la gente onesta". Già sottoposto nel 2016 a due sequestri sempre per sosta vietata, il veicolo è stato nuovamente sequestrato e affidato in depositeria. Le infrazioni contestate oggi, anche per aver circolato con il veicolo sequestrato, ammontano a 4.772 euro, che si sommeranno alle precedenti sanzioni. E chissà se questa volta, saranno pagate.
Roma, circola senza assicurazione e con 765 multe da pagare: auto sequestrata - Repubblica.it
Napoli, 68enne accoltella ex compagna tra la folla in via Toledo: «Era geloso, ma non aveva mai alzato le mani»
di Melina Chiapparino
«Non mi sono accorta di nulla, non mi sarei mai aspettata che potesse arrivare a tanto», è sconvolta la donna che oggi è stata accoltellata dall'ex compagno nella centralissima via Toledo, a Napoli. Lei è adesso ricoverata all'ospedale dei Pellegrini.
L'uomo, 68enne napoletano e incensurato, non sopportava il fatto di essere stato lasciato. E questa mattina, quando ha incontrato la donna, ha estratto un coltello colpendola all'addome. Eppure nessun segnale, secondo la 57enne, che potesser far prevedere la violenza: «In anni di convivenza non aveva mai alzato le mani», ripete sotto choc.
L'episodio è avvenuto nella centralissima via Toledo a Napoli e non ha avuto conseguenze peggiori solo grazie al tempestivo intervento di una volante del commissariato di polizia Arenella che ha bloccato e arrestato l'aggressore.
Napoli, uomo accoltella ex tra la folla «Era molto geloso» | Il Mattino
Napoli, il sagrato del Duomo diventa parcheggio: turisti scattano foto tra auto in sosta
di Giovanni Mauriello
Il piazzale della Cattedrale in via Duomo, nel cui tempio è possibile visitare le monumentali cappelle di Santa Restituta e del Tesoro di San Gennaro, meta di migliaia di visitatori, è diventato un parcheggio. I turisti sono costretti ad immortalare la storica costruzione religiosa “prigioniera” di auto in sosta per l’intera giornata.
In pieno centro antico, dove vige la zona a traffico limitato, c’è chi trova spazio per una comoda sosta delle vetture davanti alla storica scalinata e allo splendido portale maggiore del’400. Ai lati l'accesso per i diversamenti abili, attraverso l’apposita passerella, che sbuca tra le lamiere delle auto.
Parcheggio nel sagrato del Duomo: turisti scattano foto tra auto in sosta | Il Mattino
Nascondono i soldi delle consegne
negli slip e fingono una rapina
di Cristina Liguori
Fingono di essere stati rapinati per incassare tutto il guadagno delle consegne giornaliere. A smascherarli ci hanno pensato i carabinieri della stazione di Varcaturo, diretti compagnia di Giugliano, che non hanno creduto nemmeno ad una parola di quello che hanno raccontato.
I due A.P. di Napoli e F.R. di Pozzuoli, impiegati presso la Gls, sono stati denunciati per simulazione di reato, tentata truffa aggravata commessa contro pubblico ufficiale e abuso di prestazione d’opera. I due avevano ben pesato di intascare ben 1800 euro delle consegne infilandoseli negli slip. Poi sono andati dai carabinieri ed hanno raccontato di aver subito una rapina a Lago Patria, lungo l’asse viario che sovrasta lo specchio d’acqua. I dipendenti della ditta di consegne hanno raccontato di aver subito una rapina ad opera di due persone che, armati, a bordo di uno scooter, con volto travisato, li avrebbero obbligati a consegnare tutto. Solo che mentre raccontavano la storia, completamente inventata, i militari hanno cominciato a sospettare. Cosi' li hanno perquisiti trovando il denaro negli slip di A.P.
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Napoli, sfascia le auto in strada dopo lite in famiglia: arrestato
di Nico Falco
Mazza da baseball tra le mani, si era scagliato contro 5 automobili parcheggiate. G. D. S., pregiudicato di 30 anni di via Stadera, è stato bloccato ieri sera dai carabinieri di Poggioreale, intervenuti in seguito alla segnalazione riguardo un giovane che stava danneggiando alcune vetture in sosta. I militari hanno appurato che alla base del gesto c'era una lite in famiglia: dopo una violenta discussione in casa aveva preso la mazza ed era sceso in strada, sfogandosi sulle automobili di ignari cittadini. Il ragazzo napoletano è stato arrestato e sarà giudicato per direttissima per danneggiamento.
Napoli, sfascia le auto in strada dopo lite in famiglia: arrestato | Il Mattino
Salerno, scambi di persona per comprare l'esame d'inglese
di Mattia F. Pappalardo
La conoscenza dell’inglese, soprattutto nel mondo del lavoro, è sempre un elemento importante nella valutazione delle competenze. Ma a Salerno c'è una scuola di formazione che vende certificazioni d’inglese eludendo la prova d’esame.
In questa sede viene sconsigliato il noto esame “Cambridge” (Cambridge English Language Assessment) considerandolo difficile e comunque al pari di altri che sono ugualmente accreditati a livello europeo e hanno ottenuto il riconoscimento dal MIUR, come ad esempio l’LNR.
Se il cliente intende ottenere un attestato, magari da inserire a curriculum, senza seguire un corso di apprendimento e senza neanche svolgere l’esame, gli basterà pagare una cifra più alta del previsto e un tutor competente svolgerà il test online al posto suo. Il prezzo degli attestati sono in relazione al livello di inglese che si cerca di ottenere, che vanno dall’A1 al C2 (livello madrelingua).
Attualmente il Cambridge e l'IELTS sono gli unici esami che richiedono la presenza effettiva dell’esaminando.
Scambi di persona per comprare l'esame d'inglese | Il Mattino
Fa una pernacchia al prof, il docente lo picchia
Ora i docenti della provincia di Brindisi indagati sono due. Il secondo perché non è intervenuto per impedire il fatto
Emanuela Carucci
Una pernacchia in classe e viene picchiato dal professore di educazione fisica. E' accaduto in un istituto tecnico di Francavilla Fontana, in provincia di Brindisi. A darne notizia è la Gazzetta del Mezzogiorno.
Sul caso è stata aperta un'inchiesta in cui non solo è rientrato il professore che ha reagito conto violenza al comportamento, sicuramente deplorevole del ragazzo, ma anche un secondo docente in quanto, secondo il quotidiano locale, "aveva l'obbligo giuridico di impedire l'evento, ma non interveniva, consentendo".
Allo studente quella pernacchia è costata cara, un trauma contusivo della piramide nasale guaribile in 22 giorni. Secondo quanto emerge dalla dinamica dell'aggressione, il professore pare gli abbia bloccato le gambe e tirato dei pugni. A denunciare il tutto i genitori del ragazzo.
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Napoli, blatte al Vecchio Pellegrini:
chiusa la Rianimazione
Invasione di blatte nei locali della Rianimazione dell'ospedale Vecchio Pellegrini: il reparto è chiuso al pubblico per lavori di ristrutturazione straordinari, iniziati una settimana fa e in fase di conclusione. Ufficialmente gli interventi sono partiti per riparare il linoleum in un pavimento danneggiato ma in effetti sono determinanti anche per consentire la disinfestazione sia dagli insetti che dai microbi. La denuncia, riguardo agli scarafaggi presenti nell'unità di rianimazione quando c'erano ancora pazienti ricoverati, è stata effettuata dall'Organizzazione sindacale dei professionisti sanitari «Nursing Up» (con il coordinatore Asl Napoli 1 Lello Pavone) e si riferisce al turno di notte del 16 settembre. Nonostante la disinfestazione e il lavaggio dei locali, avvenuti il 16 agosto scorso - segnala il sindacato - nel reparto le blatte continuano ad essere presenti.
Blatte al Vecchio Pellegrini, chiusa la Rianimazione | Il Mattino
Finti incidenti e traffico di Tac: l'ospedale San Paolo sempre più nel caos
Non solo formiche o improvvise invasioni di insetti nel lettino di una paziente. No, la storia che mesi fa ha proiettato l’ospedale San Paolo al centro dell’attenzione nazionale offre ben altri capitoli investigativi. Indagini sotto traccia, c’è un filone che punta dritto alle finte pratiche di incidenti automobilistici, ai referti usati per legittimare richieste di indennizzo alle compagnie di assicurazione.
Come al Loreto Mare, anche al San Paolo, stesso copione che punta dritto su quella che sembra l’ultima frontiera del business dei finti sinistri stradali, un fenomeno che - bene ricordarlo subito - si abbatte sulle tasche di tutti gli automobilisti napoletani, alle prese con contratti sempre più elevati. Dunque, si parte dalle formiche. Mesi fa, fecero il giro di giornali e social media le foto del lettino di una paziente invaso dalle formiche. Un esercito attratto da possibili perdite di glucosio nel corso di una terapia somministrata a una donna malata di diabete, un caso che ha attiro'l’attenzione degli inquirenti sull’ospedale di Fuorigrotta. Da allora lo scenario è cambiato.
Si è fatto più complesso, più dinamico. Ne è nata una inchiesta sulla gestione della pulizia all’esterno dei padiglioni ospedalieri, sulla manutenzione delle aiuole, vicenda coordinata dal procuratore aggiunto Giuseppe Lucantonio. Parallelamente pero'c’è chi si è messo a scavare a fondo, mettendo le mani su qualcosa che non ha nulla a che spartire con l’inesorabile marcia delle formiche. E' cosi' che l’attenzione si è spostata su quanto avviene al pronto soccorso e alla radiologia, sulla falsa riga di quanto riscontrato nel caso Loreto mare. Mesi di indagini, ore di osservazione da parte degli inquirenti, saltano agli occhi le sagome di soggetti che entrano in ospedale da soli, pienamente in possesso della propria capacità di movimento, che vengono pero'registrati come traumatizzati. Soggetti a cui vengono diagnosticate fratture, almeno a leggere cartelle cliniche che puntualmente si arricchiscono di tac e analisi posticce. Si tratta di referti originali, che appartengono a pazienti realmente visitati al San Paolo, ma che vengono clonati o usati alla bisogna per accreditare incidenti mai avvenuti, spalancando cosi' la porta della richiesta di risarcimento danni.
Finti incidenti e traffico di Tac: inchiesta sull'ospedale San Paolo | Il Mattino
Guerre terroniche!
Guerra della mozzarella, Sgambato:
«No riconoscimento dop pugliese»
Il marchio Dop alla mozzarella pugliese non va riconosciuto». Anche la deputata casertana del Pd Camilla Sgambato prende posizione sulle cosiddetta «guerra delle mozzarelle» che dal 29 agosto, giorno in cui sulla Gazzetta Ufficiale è stata pubblicata la proposta di riconoscimento della «Mozzarella Dop di Gioia del Colle», divide in pratica i produttori e soprattutto i politici delle due regioni confinanti.
Il Governatore De Luca ha subito preso posizione in difesa della mozzarella campana dop, prodotta anche in caseifici pugliesi della provincia di Foggia, cosi' come ha fatto il Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala, che ha paventato il rischio che la concessione del marchio al prodotto pugliese genererebbe confusione tra i consumatori; sia Regione che Consorzio hanno preannunciato ricorso al Tar contro la decisione del Governo. Sulla questione è poi intervenuto anche il Governatore pugliese Emiliano, che ha difeso ovviamente la mozzarella di casa propria.
Per la deputata del Pd Sgambato, «i prodotti a marchio Dop sono tipici perché si differenziano dal resto dei prodotti simili con un forte legame con il territorio anche quanto ai consumi, per cui se qualcuno nel mondo vuol mangiare la nostra mozzarella di bufala, deve avere la sicurezza di trovare quelle caratteristiche organolettiche, che chiaramente hanno un costo, e che evidentemente la mozzarella delle Murgie non ha e non puo' avere».
«A costo anche di apparire fondamentalisti - aggiunge la parlamentare - ma stavolta non abbiamo alibi e dobbiamo noi attori istituzionali tutelare non solo la mozzarella di bufala campana in quanto tale, ma anche e soprattutto Terra di Lavoro, gli allevatori, i casari e gli operatori di un settore traino per la economia della nostra provincia».
Guerra della mozzarella, Sgambato: «No riconoscimento dop pugliese» | Il Mattino
«Napoli, un commerciante su due
paga il pizzo alla camorra»
Luigi Cuomo è il presidente di «S.O.S. imprese» che si occupa di vicende di racket e di usura. Il suo è un osservatorio privilegiato per capire quanto il pizzo pesi sull’economia di Napoli. E' lui è subito netto e chiaro: «Almeno un commerciante su due paga, in un modo o nell’altro».
Da quanto si legge c’è persino una recrudescenza. Le risulta?
«Si'. Il fenomeno ha ripreso virulenza perché i cosiddetti clan camorristici emergenti, in particolari quelli guidati da giovanissimi boss, hanno la necessità di affermarsi sul territorio, non tanto a danno dei commercianti, ma per dimostrare agli altri clan il proprio potere. Per questo arrivano a taglieggiare persino gli ambulanti stranieri».
Non è più solo uno strumento per fare cassa, quindi?
«Rimane anche quello. Il pizzo consente di avere denaro cash. Ma è anche uno strumento per marcare il proprio quartiere e soprattutto dimostrare il proprio ruolo dominante».
Pero' i commercianti vittime di estorsione, quando viene chiesto se pagano il pizzo, anche dopo un raid contro di loro, rispondono sempre di no. Perché?
«E' quello che dicono a voi giornalisti: insistono a ripetere che non hanno mai avuto richieste. Ma noi sappiamo che magari già il giorno prima erano stati dai carabinieri a firmare la denuncia. O se non l’avevano fatto lo stavano facendo».
Perché negano, allora?
«E' la risposta di rito. In realtà il livello di collaborazione e di denuncia è cresciuto».
In quali quartieri di Napoli è più forte l’estorsione?
«Nel centro storico e al Vomero, dove purtroppo viene considerata un’attività quasi naturale. A Secondigliano e Scampia, invece, quando lo spaccio di droga era predominante negli affari illeciti, quasi non si facevano estorsioni. C’è poi un altro fenomeno molto forte ed è quello della penetrazione dei clan nell’attività economica vera e propria. Per un periodo niente pizzo, perché i negozi i camorristi se li pigliavano e basta. Li aprivano loro».
Quanti commercianti napoletani sottostanno al racket?
«Sono dati che cambiano da quartiere a quartiere, ma, al netto dei negozi che già appartengono alla camorra, vere lavanderie di denaro sporco, presidi per controllare il territorio, possiamo tranquillamente dire che paga almeno il cinquanta per cento, con modalità, periodicità, intensità e tariffe diverse. E in provincia sono molti di più».
Se c’è recrudescenza significa che c’è stato un periodo di rallentamento?
«Qualche anno fa si è verificata una leggera diminuzione del fenomeno. I clan, che erano alle prese con affari ben più redditizi, hanno cercato di crearsi una sorta di “complicità” con i commercianti».
Addirittura? In che modo?
«Facevano richieste bassissime, quasi ridicole, tanto che diventava faticoso convincere il commerciante a denunciare. I clan cosi' mantenevano il punto, il rapporto. Era il classico controllo del territorio, per costringere a riconoscere la propria autorità e imporre magari un’assunzione o l’approvvigionamento a un particolare fornitore».
«Un commerciante su due a Napoli paga ancora il pizzo alla camorra» | Il Mattino
Campania, servizio civile scoperto l'esercito dei finti volontari
di Leandro Del Gaudio
Giovani aspiranti volontari usati come «bancomat». Venivano reclutati, inseriti nei progetti del servizio civile, utilizzati come prestanome per sbloccare finanziamenti europei. Un affare costruito a tavolino, grazie a un sistema che prevedeva l'uso di «comparse», ma anche di moduli prestampati da compilare, in modo da dirottare i quattrocento euro mensili che lo Stato riserva a chi svolge servizio civile a una organizzazione accreditata presso la regione Campania.
Una trama che, ridotta ai minimi termini, funzionava in questo modo: il finto volontario prestava la propria identità, girando le quattrocento euro alla associazione, in cambio di un bonus di ottanta euro mensili che gli venivano «restituiti» sempre dalla onlus di riferimento.
Un andazzo che risale al 2015, almeno secondo l'ipotesi che ha spinto la Procura di Napoli a scoperchiare un nuovo possibile pentolone in materia di mala gestione di soldi pubblici, facendo scattare blitz e sequestri a carico dei presunti faccendieri. Truffa è l'accusa mossa dal pm Raffaello Falcone, magistrato in forza al pool coordinato dal procuratore aggiunto Vincenzo Piscitelli, in un'inchiesta che vede al momento sette indagati. Perquisizioni messe a segno dalla Guardia di Finanza, sotto i riflettori finisce l'associazione di volontariato «Feder Mediterraneo», legalmente rappresentata da Giovanni Oriani e accreditata dal 2014 all'Albo della Regione Campania per la presentazione dei progetti di servizio civile nazionale. Chiara l'ipotesi investigativa: la «Feder Mediterraneo» viene indicata come il soggetto che si è sostituito nelle attività illegali condotte anni fa dalla associazione «Un'ala di riserva», cancellata dal dipartimento della gioventù e del servizio civile nazionale, in seguito all'arresto del suo presidente Alfonso De Martino. In sintesi, dopo le indagini sull'accoglienza degli immigranti, che hanno colpito «Un'ala di riserva», sarebbe entrata in gioco la «Feder Mediterraneo».
Se la prima associazione puntava a gestire i «pocket money» riservati agli immigrati del nord Africa presenti nelle strutture di accoglienza, la seconda avrebbe un altro obiettivo, meno vistoso ma decisamente redditizio: il servizio civile. Ed è in questo scenario che, oltre a Oriani, finiscono sotto indagine anche Alfonso De Martino (ex patron di «Un'ala di riserva»), altri presunti soci in affari, tra cui Paolo De Martino (fratello di Alfonso); Vittorio Colurci, indicato come reclutatore di giovani da inserire nelle liste del servizio civile; Tiziana Dente, Aniello Pirozzi e Raffaele Savarese. Tutti i soggetti coinvolti - bene chiarirlo - potranno difendersi nel corso del seguito delle indagini, dimostrando la correttezza della propria condotta. Ma in cosa consiste questo nuovo filone di indagine? Scrivono gli inquirenti: «E' emerso che i volontari assegnati alla realizzazione del progetto denominato Sos cultura Vallo di Diano 2010, per il quale sono stati impiegati per finalità difformi rispetto a quelle previste dal progetto».
Ma non è tutto. In altri casi, infatti, «i volontari non sono stati impiegati in alcuna attività sulla base di un accordo illecito che prevedeva che l'Associazione in questione trattenesse il loro compenso mediante l'accredito dell'importo di 400 euro, spettante mensilmente a ciascun volontario, su carte prepagate intestate ai volontari ma materialmente nella stessa disponibilità dei soggetti che agivano per conto dell'associazione e corrispondevano mensilmente ai volontari la somma di 80 euro in contanti». Insomma, una partita di giro. Difeso dai penalisti Maurizio Messuri e Salvatore Pane, Alfonso De Martino rese due anni fa alcune dichiarazioni ai pm, aprendo lame di luce anche del servizio civile. Nega di aver svolto attività illecite dopo il suo arresto del 2015 e si dice pronto a dimostrare la correttezza della sua nuova attività imprenditoriale. Fatto sta che sotto inchiesta ci sono 19 progetti finanziati dalla regione Campania, che hanno interessato - almeno sulla carta - qualcosa come 188 volontari. Uno scenario che potrebbe coinvolgere anche altri potenziali protagonisti dell'ultimo scandalo in materia di fondi pubblici.
Campania, servizio civile scoperto l'esercito dei finti volontari | Il Mattino


Blatte nelle case e topi nei muri: è rivolta nella 219 di Casalnuovo
Pino Neri
Casalnuovo. «Hanno comprato i nostri voti ma dopo se ne fregati di noi». Lo sfogo è stato gridato per strada e scritto nei social network dai cittadini che abitano nella 219 di via Pigna, il rione della ricostruzione di Casalnuovo. Intanto stasera è scattata la rabbia dei redidenti. Hanno rovesciato e messo cassonetti sulle strade. Le vie sono bloccate. Motivo: le blatte e i topi stanno invadendo case e palazzi, circa 300 le famiglie che risiedono in questo complesso degradato da sempre. Sul posto carabinieri e polizia municipiale. Da mesi gli abitanti della zona stanno chiedendo al Comune, invano, una disinfestazione completa dell'abitato.
Blatte nelle case e topi nei muri: è rivolta nella 219 di Casalnuovo | Il Mattino
Cumuli di rifiuti alle spalle del tribunale di Caserta: c'è anche un water
di Marilù Musto
C'è anche un water nel cumulo di rifiuti tra viale Graefer e viale Buonarroti, proprio alle spalle del tribunale di Caserta. In questa zona i cittadini del rione popolare non aderiscono alla raccolta differenziata, sembrano non esserci controlli e la spazzatura non viene rimossa. Per giorni. Avvocati e magistrati per accedere alla struttura passano davanti al cumulo che ogni giorno e lì, in attesa che qualcuno lo rimuova. Prima o poi.
Cumuli di rifiuti e un water alle spalle del tribunale di Caserta | Il Mattino
Famiglia napoletana «in trasferta» per rubare scooter: arrestata
di Ciriaco M. Viggiano
SORRENTO. Furto aggravato in concorso: è il reato ipotizzato dalla Procura di Torre Annunziata a carico di un 44enne e di una 37enne di Castellammare, ritenuti responsabili del furto di uno scooter a Sorrento. Al vaglio della Procura minorile la posizione del figlio 16enne che avrebbe preso parte al raid.
A marzo la coppia sarebbe giunta in Costiera a bordo di un'auto e, con l'aiuto di un punteruolo, avrebbe forzato il bloccasterzo di uno scooter parcheggiato in via Rota, nel centro di Sorrento. Così i due stabiesi, insieme al figlio, sarebbero riusciti a portare via il motorino. Per il loro arresto sono state decisive le indagini eseguite dai carabinieri della compagnia di Sorrento: i militari hanno analizzato i filmati degli impianti di videosorveglianza e i tabulati telefonici degli indagati, già noti alle forze dell'ordine. Sulla base di questi elementi il pm di Torre Annunziata ha chiesto e ottenuto dal gip l'arresto della coppia. Indagato a piede libero il figlio minorenne.
Famiglia napoletana «in trasferta» per rubare scooter: arrestata | Il Mattino
Napoli resta in mano ai parcheggiatori abusivi: «Anche il daspo è un fallimento»
di Paolo Barbuto
Il record appartiene a un 49enne del quartiere Montecalvario: ha una collezione di 277 verbali, tutti da settecento euro, tutti elevati per la sua attività di parcheggiatore abusivo. Non ne ha mai pagato uno perché risulta nullatenente e si fa beffa delle cartelle esattoriali che lo inseguono; esattamente come fanno i suoi altri «colleghi» napoletani che sono più di duemila e continuano, imperterriti, a spillare soldi agli automobilisti con la certezza di farla franca.
Diciamocelo una volta per tutte: non c'è modo di arginare il fenomeno dei parcheggiatori abusivi, perché non esiste una legge adeguata per fermarli. Da qualche mese c'è la possibilità di utilizzare la legge Minniti, ma le armi a disposizione sono sempre di scarsissima efficacia: l'abusivo può essere segnalato solo se si trova vicino a una stazione, a un porto, all'aeroporto, ovunque ci sia gente che si mette in viaggio. Se viene «beccato» per due volte nel giro di 48 ore, il questore può fare scattare un provvedimento di allontanamento che si chiama Dacur anche se tutti, per comodità, lo chiamano Daspo: si tratta di una segnalazione che inibisce alla persona di frequentare quello stesso luogo per un determinato periodo di tempo che può arrivare fino a sei mesi. Ma sapete quanti provvedimenti sono stati emessi dalla primavera ad oggi? Una quarantina in tutto, che rispetto ai duemila parcheggiatori abusivi sono pochissimi.
A dire la verità l'applicazione della Legge Minniti potrebbe essere anche ampliata ad altre zone della città, non solo alle stazioni e ai porti: basta un decreto del sindaco che individua altre zone sensibili del territorio e le segnala alla Prefettura consentendo alle forze dell'ordine di cacciare gli abusivi anche da quella lista di strade e piazze segnalate. Però il Comune di Napoli non ha ancora aderito a quel decreto, sicché la Legge Minniti che a Napoli potrebbe essere determinante per la lotta agli abusivi, proprio qui resta depotenziata.
Del resto sul fronte del contrasto ai parcheggiatori abusivi il Comune ha dato già un importante segnale di resa: qualche giorno fa sono stati ufficialmente cancellati sia il numero di telefono per raccogliere le denunce dei cittadini che l'indirizzo di posta elettronica (sosparcheggiatoriabusivi@comune.napoli.it» al quale era possibile rivolgersi per chiedere soccorso contro gli estorsori della strada: non ci sono risorse adeguate per presidiare telefono e computer, e rispondere alle richieste dei napoletani. Meglio cancellare il servizio, che se la sbrighino da soli.
E invece il questore De Iesu proprio ieri ha lanciato ancora una volta il suo appello: «Napoletani, denunciate chi vi estorce denaro quando parcheggiate. Fatelo con fiducia perché la polizia di stato e tutte le forze dell'ordine vi saranno vicine». Però a denunciare sono pochissimi: meglio piazzare un po' di monete in mano ai tormentatori del parcheggio piuttosto che andare in commissariato e sporgere denuncia con la preoccupazione di poter essere identificati dagli abusivi e sottoposti a vessazioni future.
Così l'attività illegale si espande, arriva in periferia, si sposta alla provincia, perché ogni strada ha le sue potenzialità. Nelle sere della Movida a Chiaia c'è chi sgancia all'abusivo anche dieci euro per restare tranquillo ed avere la certezza che l'auto sarà «al sicuro» durante le ore del divertimento; in zona stadio, durante le partite, la tariffa non scende mai al di sotto dei cinque euro. Nelle strade meno centrali possono bastare anche le monete da uno o due euro, tanto alla fine tutto finisce nel grande calderone della malavita che tutto sorveglia e tutto gestisce.
L'ultima valutazione attendibile sugli introiti del mercato del parcheggio abusivo, risale allo scorso anno quando la polizia municipale stimò incassi totali nel territorio della città di Napoli per una somma prossima, in difetto, ai due milioni al mese. Ecco, forse questo numero permette di avere una visione più chiara dell'intera vicenda: i soldi che lasciamo nelle mani degli abusivi ci sembrano pochi e invece, messi insieme, sono una montagna. E finiscono nelle casse del malaffare per finanziare altre attività illegali.
Ogni strada della città appartiene a un clan. Un abusivo per occuparla ha due possibilità, o si accontenta di un fisso e cede tutti i guadagni al boss oppure paga una cifra unica (generalmente abbastanza alta, dai 50 ai 150 euro al giorno) accollandosi il «rischio d'impresa» ma mettendo in tasca ogni soldo estorto agli automobilisti.
Fino a un paio di anni fa la maniera per mettere in ginocchio gli abusivi era quella, offerta dalla legge, di confiscare il denaro trovato nelle loro tasche. Però adesso l'organizzazione che gestisce gli abusivi offre anche un servizio aggiuntivo. Ogni venti minuti circa passa un «addetto» che preleva il denaro dalle tasche dei parcheggiatori e lo custodisce in luoghi sicuri. Così anche se arriva un controllo, le forze dell'ordine troveranno al massimo una decina di euro da confiscare. Spiccioli per un mercato così vasto.
Prima che il decreto Minniti diventasse legge, venne presentata una richiesta al Governo per ampliare l'azione di contrasto ai parcheggiatori trasformando in reato quella che attualmente è solo una contravvenzione. La richiesta di una legge ad hoc per arrestare i parcheggiatori abusivi colti in flagranza arrivò dai comandanti delle municipali riuniti dall'Anci, proprio Napoli si fece portabandiera di questa richiesta che, però, è caduta nel nulla.
Così come cadono nel vuoto i solleciti di pagamento per le contravvenzioni. E anche qui è necessario far ricorso ai numeri perché il semplice racconto non avrebbe la stessa forza. Secondo l'ultimo report ufficiale che risale allo scorso anno, nel 2016 la polizia municipale di Napoli ha presentato 8.765 verbali ai parcheggiatori abusivi per un totale di multe che supera i sedici milioni di euro. Già sapete che gli abusivi risultano nullatenenti, così quei sedici milioni che finiscono in bilancio perché vanno giustamente conteggiati, rappresentano una pietra al collo per la città che già sta affogando nei debiti e già sa che non avrà mai a disposizione quei soldi: terribile, vero? Bene, amici napoletani, ricordate questi numeri ogni volta che poggiate una moneta nelle mani di un abusivo; e ricordate pure che state finanziando la camorra.[lo sanno.......lo sanno!]
Napoli resta in mano agli abusivi: «Anche il daspo è un fallimento» | Il Mattino
Omicidio in via Boezio, ucciso a coltellate: arrestato coinquilino
L'uomo è stato portato in ospedale, ma non ce l'ha fatta a causa delle numerose ferite riportate
Milano, 23 settembre 2017 - Notte di sangue a Milano. Fabio Accorsi, 45 anni, è stato ucciso a coltellate in uno stabile di viale Boezio a Milano. Gli agenti della Questura hanno arrestato nelle vicinanze un suo coinquilino di 26 anni, Valentino Calasso, che ha confessato il delitto. Accorsi era stato portato all'ospedale Sacco in condizioni disperate ma è morto a causa delle numerose ferite riportate.
L'arrestato, italiano, padre di famiglia, fa l'allestitore di stand, condivideva l'appartamento con altre persone per dividere le spese. All'origine dell'aggresisone ci sarebbe - secondo quanto riferito dal 26enne - una lite nata perché Calasso era in ritardo con i pagamenti per una cifra di 400 euro.
La vittima avrebbe chiesto il saldo della cifra relativa all'affitto del mese di agosto che Calasso si rifiutava di pagare perché aveva trascorso il periodo in vacanza in Puglia, dove ha moglie e un figlio.
Omicidio in via Boezio, ucciso a coltellate: arrestato coinquilino / FOTO - Cronaca - ilgiorno.it
Diffusione del cognome Calasso - Mappe dei Cognomi Italiani
Castellammare, maxi-sequestro di cozze: tre tonnellate coltivate senza controlli sanitari
CASTELLAMMARE DI STABIA. Maxi sequestro della Capitaneria di Porto di Castellammare, scoperta una coltivazione abusiva di mitili in mare.
Ancora una volta gli uomini della Capitaneria di Porto di Castellammare di Stabia coordinati dal Capitano di Fregata Guglielmo Cassone nell’ambito dell’intensa attività di vigilanza posta diretta alla tutela e alla sicurezza della filiera della pesca, la commerciabilità e la somministrazione al pubblico, hanno sequestrato nei fondali antistanti l’area portuale di Castellammare di Stabia circa 3000 chilogrammi di mitili provenienti da una coltura illecita.
Senza controlli sanitari e senza rispettare le norme erano state avviate alla coltivazione ben tre tonnellate di cozze recuperate dall’intervento dei dipendenti mezzi navali anche del Nucleo Subacquei della Guardia Costiera e di personale della ASL di Sorrento.
Maxi-sequestro di cozze: 3 tonnellate coltivate senza controlli sanitari | Il Mattino
Napoli, terrorizzano imprenditori e commercianti: arrestati
Alle prime luci del giorno i poliziotti del commissariato Ponticelli con gli uomini della Squadra Mobile di Napoli hanno effettuato un’operazione coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia della procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli. Sottoposti a fermo Massimiliano Baldassarre, 41enne napoletano, soprannominato “ a’serpe”, già sottoposto alla misura della sorveglianza speciale, Francesco Sebeto, 41enne napoletano, soprannominato “zainetto”, Fiorentino Eduardo Mammoliti, 24 anni napoletano, soprannominato “fiore”, Antonio Sbrescia, 26enne di Pollena Trocchia, soprannominato “a’ cattiveria”. Tutti pregiudicati.
Al centro dell'inchiesta la scalata criminale per il controllo del malaffare a Sant’Anastasia, in particolare con estorsioni nei confronti di commercianti e imprenditori, anche attraverso inseguimenti nelle strade cittadine e i tentativi messi in atto per «punire» chi non ha voluto cedere al ricatto, con colpi d’arma da fuoco esplosi contro la vettura della vittima.
Napoli, terrorizzano imprenditori e commercianti: arrestati | Il Mattino
Test medicina, la Campania arranca: su 268 bravissimi in Italia, solo 16 a Napoli
di Marco Esposito
I ragazzi campani all'uscita dalle scuole superiori non reggono il passo con quelli del Centronord. La conferma arriva dai primi dati dei test di medicina per l'ingresso alle università a numero chiuso. Una prova decisiva per chi vuole studiare e intraprendere la carriera di medico ma anche l'occasione per il sistema Italia per valutare l'efficacia della scuola superiore, grazie a un test unico nazionale al quale hanno preso parte oltre 60mila candidati in massima parte neodiplomati.
Le regole sono chiare: la graduatoria è unica ma ciascun ragazzo sceglie la sede preferita (quella nella quale svolge fisicamente il test) e indica le eventuali alternative, in ordine di preferenza. I test sono gli stessi per medicina e odontoiatria ma i posti più numerosi sono i primi.
Quest'anno per medicina c'erano a disposizione appena 8.121 posti, di cui l'11,5% nei tre atenei campani Federico II, Vanvitelli e Salerno. A partecipare in Campania sono stati in 7.430, cioè il 12,4% del totale. Ma la quota di bravissimi, quelli cioè che hanno conseguito almeno 80 punti su 90, è di soli 21 studenti, ovvero il 7,8% dei 268 bravissimi in Italia.
Nella classifica dei primi cento, invece, ci sono sei aspiranti studenti della Federico II, due della Vanvitelli e nessuno di quelli che si sono presentati a Salerno. Gli atenei con più candidati tra i primi 100 sono Bologna (19), Padova (17) e Milano (15).
http://www.ilmattino.it/primopiano/s...a-3250766.html
Test di Medicina truccati a Napoli salgono a sei le persone coinvolte
Nel mirino un addetto già indagato con un poliziotto e un carabiniere
di Mary Liguori
Nel video che i carabinieri hanno acquisito nella primavera scorsa lo si vede mentre, con convinzione e piglio degno di un promoter televisivo, promette posti di lavoro all’interno dell’Università Federico II. Snocciola cifre che vanno dai 500 ai 10mila euro. Se qualcuno gli ha creduto, perché il tizio in questione era, fino a qualche tempo fa, dipendente dell’Ateneo, al momento non è dato sapere. Si sa, invece, che quello stesso personaggio è protagonista di una notte prima degli esami più che turbolenta e che gli «esami» in questione sono i quiz di ammissione all’ambita facoltà partenopea di Medicina.
La miccia che ha già portato a perquisizioni e sequestri di pc e telefoni, è scintillata durante le indagini che hanno sollevato, a febbraio, uno dei peggiori scandali della sanità campana, quella sui «furbetti» del cartellino del Loreto Mare. Durante i controlli sui dipendenti sospettati di assenteismo, la procura sarebbe entrata in possesso di un dialogo che rimandava ai test per la facoltà Medicina. Di conseguenza, avrebbe aperto un fascicolo a parte sfociato nell’inchiesta che oggi, proprio per le presunte irregolarità al concorso per aspiranti camici bianchi, vede iscritte sul registro degli indagati sei persone. Ci sono il faccendiere già coinvolto nella «compravendita» di posti di lavoro all’Università Federico II, una dipendente dell’ateneo, suo marito, un poliziotto, un carabiniere e il figlio di uno dei due esponenti delle forze dell’ordine.
Ruota intorno a queste figure l’indagine del pool reati contro la pubblica amministrazione della procura di Napoli. Inchiesta che getta dubbi sulla regolarità del test di accesso che si è svolto a Monte Sant’Angelo lo scorso 5 settembre e ha visto la partecipazione di 4604 candidati per le 462 immatricolazioni in palio per il «numero chiuso». Sessanta domande a risposta multipla sui temi di fisica, matematica, biologia, chimica, cultura generale e logica da risolvere in cento minuti. Qualcuno, la notte prima della prova, dall’interno dell’Ateneo, avrebbe comunicato a terzi, presumibilmente i genitori di candidati, le risposte esatte per i quesiti che valgono l’accesso al corso di studi più ambito. Uno di quegli studenti, il giorno della prova, è stato trovato in possesso di una sorta di algoritmo, ma non è ancora chiaro se quelle che aveva in tasca fossero le risposte giuste.
Test di Medicina truccati a Napoli salgono a sei le persone coinvolte | Il Mattino
Test Medicina: Caos a Napoli, aperta Inchiesta per Test Venduti
A pochi giorni del rilasciato dei risultati dei Test di Medicina da parte del Miur a Napoli è scoppiato il caos, la procura di Napoli ha prontamente aperto un’inchiesta sui test di Medicina svolti lo scorso 5 settembre, secondo la procura pare che ci sia stata una vera e propria compravendita per poter ottenere le risposte giuste ai test d’ingresso per una delle facoltà più ambite d’italia, la procura vuole vederci chiaro sulla vicenda che al momento sebbene sia in una fase embrionale sta dando già i primi risconti con alcune persone indagate, da quello che trapela pare che in cambio di soldi venisse fornito un vero e proprio algoritmo, una sequenza numerica che ti porta a sbarrare le caselle esatte, con la certezza matematica di poter frequentare il corso di studi di aspirante medico.
I reati ipotizzati sono quelli di corruzione da parte della procura di Napoli, il fasciolo aperto fino ad ora ha portato ad una serie di perquisizioni ed alcuni sequestri da parte della polizia giudiziaria che ha indagato un’impiegata dell’Università Federico II di Napoli insieme al marito, la donna al momento indagata dalla procura era impiegata come assistente presso una delle biblioteche cittadine e vanta riconoscimenti umani e professionali da parte di colleghi e superiori.
Secondo quanto ricostruito dalla procura di Napoli il giorno del test d’ingresso di Medicina (5 settembre) l’impiegata svolgeva il ruolo di sorvegliante alle prove di medicina, una sorta di vigilanza interna, assieme ad altri colleghi, nella vicenda è coinvolto anche il marito dell’impiegata ex impiegato sempre dell’Università Federico II. Entrambi sono stati perquisiti nel giorno della prova, a caccia di conferme decisive a far decollare l’inchiesta.
Le indagini continuano e la procura vuole andare fino in fondo alla vicenda, nei prossimi giorni si avranno sicuramente ulteriori sviluppi sulla vicenda che ha fatto seguito alle numerose segnalazioni fatte dagli studenti per irregolarità durante le prove di selezione, infatti tra le regioni dove sono state segnalate il maggior numero di irregolarità figura al secondo posto proprio la Campania, mentre al primo posto in questa particolare classifica figura la Sapienza di Roma con il 21% di irregolarità segnalate.
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Anm, buco di 3 milioni al mese
«Società verso la liquidazione»
di Pierluigi Frattasi
L’annunciata ricapitalizzazione da parte del Comune non è avvenuta. Il capitale sociale di Anm è di nuovo azzerato. L’azienda dei trasporti di proprietà del Comune di Napoli continua a perdere soldi, anche nel 2017, alla velocità impressionante di 3 milioni di euro al mese. Il piano di risanamento non è stato rispettato. Per il collegio sindacale della società, composto dal presidente Claudio Minucci e dai componenti effettivi Salvatore Galiero e Paola Giordano, ci sono le condizioni per la messa in liquidazione dell’Anm, a meno che il Comune non intervenga con la massima urgenza procedendo subito alla ripatrimonializzazione. L’ultimatum dell’organo di sorveglianza contabile arriva al termine di un lungo confronto, convocato ieri mattina per fare il punto della situazione sull’avanzamento del piano di riequilibrio dei conti, alla luce degli ultimi dati sulla condizione economico-finanziaria dell’azienda, aggiornati al 31 luglio scorso.
Considerati «il reiterato risultato di esercizio negativo che nel corso degli anni ha corroso il Patrimonio netto della società - scrivono i sindaci - il trend negativo che ogni mese continua ad aggravare questa condizione, la mancata ricapitalizzazione annunciata nel piano di risanamento aziendale approvato dal Consiglio comunale su proposta della giunta municipale, nonché le mancate entrate dei contratti di servizio», il Collegio ritiene «che l’azienda presumibilmente sia incorsa nelle condizioni ex articolo 2447 del Codice civile e, pertanto, sia da adottare con tutta urgenza ogni azione idonea alla salvaguardia e le relative determinazioni». In pratica, si sono determinate di nuovo le condizioni per le quali il capitale sociale si è ridotto di oltre un terzo - al di sotto di 4 milioni di euro - sforando il limite legale per esercitare il servizio di trasporto, così come già accaduto a dicembre dello scorso anno.
A questo punto, le soluzioni sono solo tre: sbloccare immediatamente la ricapitalizzazione da 65 milioni di euro, attualmente ferma al palo dopo il conferimento del solo parcheggio Brin avvenuto prima dell’estate; la messa in liquidazione della società o la trasformazione della compagine sociale. Una valvola di sfogo potrebbe arrivare da uno stanziamento del Comune di Napoli nella manovra finanziaria di fine anno. L’ente, al momento, è in forte ritardo con i pagamenti dei corrispettivi previsti dal contratto di servizio. I tempi per il salvataggio dell’Anm sono strettissimi. L’iniezione di risorse dovrà avvenire prima dell’approvazione del bilancio 2016, che si prevede di chiudere con ulteriori perdite tra i 29 e i 40 milioni di euro. Il passaggio di proprietà del parcheggio Brin dal Comune all’Anm, infatti, è stato solo una goccia nel mare, che ha rimpinguato le casse della società una tantum con una decina di milioni, mentre l’azienda perde mediamente oltre 20 milioni all’anno.
Se non si rimuovono immediatamente tutte le criticità, questo l’allarme del collegio sindacale, a ottobre il patrimonio netto scenderà sotto lo zero, insufficiente per esercitare il servizio pubblico.
Anm, buco di tre milioni al mese «Società verso la liquidazione» | Il Mattino
Napoletani e rom uniti dalla cucina alla musica: così a Scampia vince l'integrazione
di Rossella Grasso
«Ma come ti sei vestita oggi? Come una zingara?», dice Malina, rom del campo di Cupa Perillo a Emilia, napoletana. Subito scoppiano tutti a ridere. Scene di questo tipo succedono tutti i giorni a Scampia. Qui la comunità rom è presente dagli anni ’70, proprio da quando iniziarono i primi insediamenti anche dei napoletani. Una storia di integrazione che ha radici lontane e che vede oggi la realizzazione di tante iniziative che coinvolgono napoletani e rom allo stesso modo.
L’esperienza più significativa in questo senso è quella del ristorante Chikù, dove lavorano donne napoletane e rom. Gli organizzatori del San Gennaro Day 2017, hanno riconosciuto la validità del progetto anche in riferimento agli ultimi fatti di cronaca, e hanno voluto premiare la loro attività.
«Grazie a Chiku, il primo ristorante italo-rom, la cucina napoletana e quella balcanica trovano una fusione e dimensione comune. Un progetto che va premiato per la creatività, il coraggio e l'innovazione di aver dato vita ad un ristorante multietnico e multiculturale che non solo fa incontrare mondi diversi, ma che lo fa a Scampia, un luogo che ha bisogno di essere valorizzato per dimostrare che in quelle strade c'è tanto da dire e da dare, in questo caso, seduti ad una stessa tavola che, attraverso il gusto, unisce».
A Scampia ci sono tanti esempi di integrazione fatta tra napoletani e rom. La più emblematica è senza dubbio la Kumpania, la prima impresa sociale fondata da donne napoletane e rom con la stessa passione per la cucina. Hanno aperto il ristorante Chikù proprio sopra l’auditorium di Scampia dove preparano deliziosi piatti della cucina napoletana e rom e qualche prelibata creazione frutto dell’unione di due culture. Il clima in cucina è bellissimo: si scherza e si lavora, si condividono problemi e si fanno ‘inciuci’.
Mentre raccontano la loro esperienza preparano la cena per gli sfollati di Cupa Perillo che alloggiano momentaneamente nell’Auditorium sottostante. «Ci conosciamo dal 2010 – dice Emilia – non c’è proprio il fatto che Malina possa essere rom e io napoletana». Napoletani e rom ci sono anche nel progetto di teatro e pedagogia ‘Arrevuoto’. Il progetto mette in connessione parti e vite diverse della città di Napoli, il centro e la periferia, i rom e i napoletani, gli adulti e i giovani. Poi a Carnevale nessuno può resistere alla tentazione di partecipare alla costruzione dei carri e scendere in piazza in parata con il Gridas.
Anche la musica testimonia che napoletani e rom hanno molte cose in comune. «Se vogliamo anche la posteggia napoletana è un modo di fare nomade – spiega Carmine Guarracino fondatore del gruppo ‘O Rom – Mandolino chitarra e tammorra rispecchia la formazione musicale rom. Ci sono somiglianze anche nel modo di cantare, nei testi, i melismi usati, tanto che se si ascolta qualche cantante moderno romeno sembra di sentire uno dei nostri neomelodici».
Napoletani e rom uniti dalla cucina: così a Scampia vince l'integrazione | Il Mattino
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Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.