Silvio Berlusconi prosciolto e non assolto come chiedevano i suoi legali, dall'accusa di corruzione nella vicenda relativa al lodo Mondadori. La Cassazione conferma la sentenza della corte d'Appello respingendo il ricorso del procuratore di Milano Pietro De Petris contro il proscioglimento di Berlusconi così come stabilito il 19 giugno del 2000 dal Gup Rosario Lupo. Nello stesso tempo, la Suprema Corte ha respinto la richiesta di piena assoluzione per Berlusconi e ha dichiarato inammissibili i ricorsi dell'ex giudice Vittorio Metta, di Attilio Pacifico, Giovanni Acampora e Cesare Previti.
Dunque, il presidente del Consiglio non sarà rinviato a giudizio perché il reato di corruzione generica è ormai caduto in prescrizione. Continuerà invece il processo per concorso in corruzione di atti giudiziari per gli altri quattro imputati davanti alla quarta sezione penale del tribunale di Milano, presieduta da Paolo Carfì.
Pacifico, Previti, Acampora e Metta, oltre al pagamento delle spese processuali, sono stati condannati anche a pagare un milione ciascuno alla cassa delle ammende.
In questa parte del procedimento in Cassazione erano costituite come parti civili la presidenza del Consiglio dei ministri, il ministero della Giustizia e la Cir di Carlo De Benedetti.
Secondo l'ipotesi di accusa - che esce confermata da questa decisione emessa dalla Cassazione - 400 milioni, provenienti dai fondi esteri occulti della Fininvest, sarebbero finiti, nel 1992, all'ex giudice Vittorio Metta, relatore della sentenza con la quale la corte di appello di Roma mise fine alla cosiddetta "guerra di Segrate" per il controllo del gruppo editoriale Mondadori dando ragione alla Formenton-Mondadori (e quindi alla Fininvest) e torto alla Cir di Carlo De benedetti.
In base all'ipotesi accusatoria, Previti, Pacifico e Acampora avrebbero svolto il ruolo di mediatori tra Berlusconi e Metta e, come tali, insieme all'ex magistrato, sono imputabili di concorso in corruzione in atti giudiziari (art. 319/ter codice penale).
Diversa era invece la posizione di Berlusconi nei confronti del quale la corte di Appello di Milano, lo scorso 25 giugno, aveva ipotizzato il reato di corruzione semplice che, grazie al riconoscimento di attenuanti generiche, è stato dichiarato prescritto perché i fatti risalgono al 1991 (la prescrizione matura dopo 7 anni e mezzo).
Le attenuanti generiche erano state concesse a Berlusconi, dicevano i giudici di secondo grado, oltre che per la corruttibilità del sistema giudiziario romano, caratterizzato da "un sistema di mercimonio delle pronunce", anche perché egli raggiunse una transazione con la parte lesa (la Cir) che portò alla riduzione della gravità del danno.
Una sentenza che aveva comunque ribaltato la decisione del 19 giugno del 2000 con cui il gup Rosario Lupo aveva prosciolto tutti gli imputati perché il fatto non sussisteva. |
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