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    Predefinito La lettera di Ratzinger a Odifreddi

    «ILL.mo Signor Professore Odifreddi, (...) vorrei ringraziarLa per aver cercato fin nel dettaglio di confrontarsi con il mio libro e così con la mia fede; proprio questo è in gran parte ciò che avevo inteso nel mio discorso alla Curia Romana in occasione del Natale 2009. Devo ringraziare anche per il modo leale in cui ha trattato il mio testo, cercando sinceramente di rendergli giustizia. Il mio giudizio circa il Suo libro nel suo insieme è, però, in se stesso piuttosto contrastante. Ne ho letto alcune parti con godimento e profitto. In altre parti, invece, mi sono meravigliato di una certa aggressività e dell'avventatezza dell'argomentazione».

    È l'incipit della sofisticata lettera che Joseph Ratzinger ha inviato a Piergiorgio Odifreddi, pubblicata stamane su La Repubblica - e subito ribattezzata da Dagospia come La Repubblica del Vaticano, riferimento ironico alla precedente lettera inviata da Papa Bergoglio a Eugenio Scalfari sul dialogo necessario tra credenti e no. «11 pagine protocollo datate 30 agosto - spiega Odifreddi non senza stupore - nelle quali Benedetto xvi rispondeva al mio Caro papa, ti scrivo edito da Mondadori, 2011. Una risposta che mi ha sorpreso per due ragioni. Anzitutto, perché un Papa ha letto un libro che, fin dalla copertina, veniva presentato come una "luciferina introduzione all'ateismo". E poi, perché l'ha voluto commentare e discutere».

    Il dialogo tra i «due Papi» e due campioni della laicità come Scalfari e Odifreddi, un matematico e scrittore ateo che ha bollato come fantascienza il credo della teologia, segna una importante novità comunicativa di questo Pontefice, che ha anche rilasciato un'intervista alla rivista gesuita Civiltà cattolica nella quale si definisce un peccatore.

    La lettera di Ratzinger a Odifreddi - Panorama
    "Per tutto il pensiero occidentale, ignorare il suo Medioevo significa ignorare se stesso" - Étienne Gilson


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  2. #2
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    Predefinito

    Per chi fosse interessato, questa è la parte della lettera che è stata pubblicata su Repubblica :

    ll. mo Signor Professore Odifreddi, (...) vorrei ringraziarLa per aver cercato fin nel dettaglio di confrontarsi con il mio libro e così con la mia fede; proprio questo è in gran parte ciò che avevo inteso nel mio discorso alla Curia Romana in occasione del Natale 2009. Devo ringraziare anche per il modo leale in cui ha trattato il mio testo, cercando sinceramente di rendergli giustizia.

    Il mio giudizio circa il Suo libro nel suo insieme è, però, in se stesso piuttosto contrastante. Ne ho letto alcune parti con godimento e profitto. In altre parti, invece, mi sono meravigliato di una certa aggressività e dell'avventatezza dell'argomentazione. (...)

    Più volte, Ella mi fa notare che la teologia sarebbe fantascienza. A tale riguardo, mi meraviglio che Lei, tuttavia, ritenga il mio libro degno di una discussione così dettagliata. Mi permetta di proporre in merito a tale questione quattro punti:

    1. È corretto affermare che "scienza" nel senso più stretto della parola lo è solo la matematica, mentre ho imparato da Lei che anche qui occorrerebbe distinguere ancora tra l'aritmetica e la geometria. In tutte le materie specifiche la scientificità ha ogni volta la propria forma, secondo la particolarità del suo oggetto. L'essenziale è che applichi un metodo verificabile, escluda l'arbitrio e garantisca la razionalità nelle rispettive diverse modalità.

    2. Ella dovrebbe per lo meno riconoscere che, nell'ambito storico e in quello del pensiero filosofico, la teologia ha prodotto risultati durevoli.

    3. Una funzione importante della teologia è quella di mantenere la religione legata alla ragione e la ragione alla religione. Ambedue le funzioni sono di essenziale importanza per l'umanità. Nel mio dialogo con Habermas ho mostrato che esistono patologie della religione e - non meno pericolose - patologie della ragione. Entrambe hanno bisogno l'una dell'altra, e tenerle continuamente connesse è un importante compito della teologia.

    4. La fantascienza esiste, d'altronde, nell'ambito di molte scienze. Ciò che Lei espone sulle teorie circa l'inizio e la fine del mondo in Heisenberg, Schrödinger ecc., lo designerei come fantascienza nel senso buono: sono visioni ed anticipazioni, per giungere ad una vera conoscenza, ma sono, appunto, soltanto immaginazioni con cui cerchiamo di avvicinarci alla realtà. Esiste, del resto, la fantascienza in grande stile proprio anche all'interno della teoria dell'evoluzione. Il gene egoista di Richard Dawkins è un esempio classico di fantascienza. Il grande Jacques Monod ha scritto delle frasi che egli stesso avrà inserito nella sua opera sicuramente solo come fantascienza. Cito: "La comparsa dei Vertebrati tetrapodi... trae proprio origine dal fatto che un pesce primitivo "scelse" di andare ad esplorare la terra, sulla quale era però incapace di spostarsi se non saltellando in modo maldestro e creando così, come conseguenza di una modificazione di comportamento, la pressione selettiva grazie alla quale si sarebbero sviluppati gli arti robusti dei tetrapodi. Tra i discendenti di questo audace esploratore, di questo Magellano dell'evoluzione, alcuni possono correre a una velocità superiore ai 70 chilometri orari..." (citato secondo l'edizione italiana Il caso e la necessità, Milano 2001, pagg. 117 e sgg.).

    In tutte le tematiche discusse finora si tratta di un dialogo serio, per il quale io - come ho già detto ripetutamente - sono grato. Le cose stanno diversamente nel capitolo sul sacerdote e sulla morale cattolica, e ancora diversamente nei capitoli su Gesù. Quanto a ciò che Lei dice dell'abuso morale di minorenni da parte di sacerdoti, posso - come Lei sa - prenderne atto solo con profonda costernazione. Mai ho cercato di mascherare queste cose. Che il potere del male penetri fino a tal punto nel mondo interiore della fede è per noi una sofferenza che, da una parte, dobbiamo sopportare, mentre, dall'altra, dobbiamo al tempo stesso, fare tutto il possibile affinché casi del genere non si ripetano. Non è neppure motivo di conforto sapere che, secondo le ricerche dei sociologi, la percentuale dei sacerdoti rei di questi crimini non è più alta di quella presente in altre categorie professionali assimilabili. In ogni caso, non si dovrebbe presentare ostentatamente questa deviazione come se si trattasse di un sudiciume specifico del cattolicesimo.

    Se non è lecito tacere sul male nella Chiesa, non si deve però, tacere neppure della grande scia luminosa di bontà e di purezza, che la fede cristiana ha tracciato lungo i secoli. Bisogna ricordare le figure grandi e pure che la fede ha prodotto - da Benedetto di Norcia e sua sorella Scolastica, a Francesco e Chiara d'Assisi, a Teresa d'Avila e Giovanni della Croce, ai grandi Santi della carità come Vincenzo dè Paoli e Camillo de Lellis fino a Madre Teresa di Calcutta e alle grandi e nobili figure della Torino dell'Ottocento. È vero anche oggi che la fede spinge molte persone all'amore disinteressato, al servizio per gli altri, alla sincerità e alla giustizia. (...)

    Ciò che Lei dice sulla figura di Gesù non è degno del Suo rango scientifico. Se Lei pone la questione come se di Gesù, in fondo, non si sapesse niente e di Lui, come figura storica, nulla fosse accertabile, allora posso soltanto invitarLa in modo deciso a rendersi un po' più competente da un punto di vista storico. Le raccomando per questo soprattutto i quattro volumi che Martin Hengel (esegeta dalla Facoltà teologica protestante di Tübingen) ha pubblicato insieme con Maria Schwemer: è un esempio eccellente di precisione storica e di amplissima informazione storica. Di fronte a questo, ciò che Lei dice su Gesù è un parlare avventato che non dovrebbe ripetere. Che nell'esegesi siano state scritte anche molte cose di scarsa serietà è, purtroppo, un fatto incontestabile. Il seminario americano su Gesù che Lei cita alle pagine 105 e sgg. conferma soltanto un'altra volta ciò che Albert Schweitzer aveva notato riguardo alla Leben-Jesu-Forschung (Ricerca sulla vita di Gesù) e cioè che il cosiddetto "Gesù storico" è per lo più lo specchio delle idee degli autori. Tali forme mal riuscite di lavoro storico, però, non compromettono affatto l'importanza della ricerca storica seria, che ci ha portato a conoscenze vere e sicure circa l'annuncio e la figura di Gesù.

    (...) Inoltre devo respingere con forza la Sua affermazione (pag. 126) secondo cui avrei presentato l'esegesi storico-critica come uno strumento dell'anticristo. Trattando il racconto delle tentazioni di Gesù, ho soltanto ripreso la tesi di Soloviev, secondo cui l'esegesi storico-critica può essere usata anche dall'anticristo - il che è un fatto incontestabile. Al tempo stesso, però, sempre - e in particolare nella premessa al primo volume del mio libro su Gesù di Nazaret - ho chiarito in modo evidente che l'esegesi storico-critica è necessaria per una fede che non propone miti con immagini storiche, ma reclama una storicità vera e perciò deve presentare la realtà storica delle sue affermazioni anche in modo scientifico. Per questo non è neppure corretto che Lei dica che io mi sarei interessato solo della metastoria: tutt'al contrario, tutti i miei sforzi hanno l'obiettivo di mostrare che il Gesù descritto nei Vangeli è anche il reale Gesù storico; che si tratta di storia realmente avvenuta. (...)

    Con il 19° capitolo del Suo libro torniamo agli aspetti positivi del Suo dialogo col mio pensiero. (...) Anche se la Sua interpretazione di Gv 1,1 è molto lontana da ciò che l'evangelista intendeva dire, esiste tuttavia una convergenza che è importante. Se Lei, però, vuole sostituire Dio con "La Natura", resta la domanda, chi o che cosa sia questa natura. In nessun luogo Lei la definisce e appare quindi come una divinità irrazionale che non spiega nulla. Vorrei, però, soprattutto far ancora notare che nella Sua religione della matematica tre temi fondamentali dell'esistenza umana restano non considerati: la libertà, l'amore e il male. Mi meraviglio che Lei con un solo cenno liquidi la libertà che pur è stata ed è il valore portante dell'epoca moderna. L'amore, nel Suo libro, non compare e anche sul male non c'è alcuna informazione. Qualunque cosa la neurobiologia dica o non dica sulla libertà, nel dramma reale della nostra storia essa è presente come realtà determinante e deve essere presa in considerazione. Ma la Sua religione matematica non conosce alcuna informazione sul male. Una religione che tralascia queste domande fondamentali resta vuota.

    Ill. mo Signor Professore, la mia critica al Suo libro in parte è dura. Ma del dialogo fa parte la franchezza; solo così può crescere la conoscenza. Lei è stato molto franco e così accetterà che anch'io lo sia. In ogni caso, però, valuto molto positivamente il fatto che Lei, attraverso il Suo confrontarsi con la mia Introduzione al cristianesimo, abbia cercato un dialogo così aperto con la fede della Chiesa cattolica e che, nonostante tutti i contrasti, nell'ambito centrale, non manchino del tutto le convergenze.

    Con cordiali saluti e ogni buon auspicio per il Suo lavoro.
    Ultima modifica di Cuordy; 24-09-13 alle 19:49
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  3. #3
    libero
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    Predefinito Re: La lettera di Ratzinger a Odifreddi

    per me altri e alti livelli rispetto alla lettera a repubblica di Papa Francesco
    se non ci metterai troppo io ti aspetterò tutta la vita...

  4. #4
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    Predefinito Re: La lettera di Ratzinger a Odifreddi

    Ratzinger vorrebbe parlare alla mente, Francesco al sentimento. Per come sono fatto io preferisco Ratzinger, ma in realtà nessuno dei due mi convince.
    Segni particolari: "macchina da espansione razziale euro-siberiana" (Giò91)

  5. #5
    libero
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    Predefinito Re: La lettera di Ratzinger a Odifreddi

    Citazione Originariamente Scritto da donerdarko Visualizza Messaggio
    Ratzinger vorrebbe parlare alla mente, Francesco al sentimento. Per come sono fatto io preferisco Ratzinger, ma in realtà nessuno dei due mi convince.
    il problema è che cio' che ci convince è spesso una proiezione del nostro ego

    se non ci metterai troppo io ti aspetterò tutta la vita...

  6. #6
    email non funzionante
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    Predefinito Re: La lettera di Ratzinger a Odifreddi

    Beccati 'sta strigliata, Odifreddi dei miei cojoni!

    "Ciò che Lei dice sulla figura di Gesù non è degno del Suo rango scientifico. Se Lei pone la questione come se di Gesù, in fondo, non si sapesse niente e di Lui, come figura storica, nulla fosse accertabile, allora posso soltanto invitarLa in modo deciso a rendersi un po' più competente da un punto di vista storico(...) Di fronte a questo, ciò che Lei dice su Gesù è un parlare avventato che non dovrebbe ripetere".

    Comunque mi accodo anche io a Ucci Do, tutt'altra statura rispetto alla lettera di Papa Francesco, sempre con rispetto parlando.

  7. #7
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    Predefinito Re: La lettera di Ratzinger a Odifreddi

    Comunque è proprio vero che la Chiesa guarda agli ultimi. Con tutti i critici di medio-alto livello che ha va a rispondere al più insulso e mediocre.
    La risposta però rimane di alto livello.
    Ultima modifica di Cuordy; 24-09-13 alle 20:39
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  8. #8
    Talebano
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    Predefinito Re: La lettera di Ratzinger a Odifreddi

    Ma sono 2 stili e 2 persone diverse, Ratzinger è un filosofo medievale, ha sbagliato millennio. Bergoglio invece si sta facendo carico del vero apostolato, cioè sta cercando, usando le tecniche comunicative e il sentire di oggi, di evitare che il cristianesimo diventi qualcosa di residuale ma anzi provando a dargli nuova forza e vitalità. Che non si possono avere con le prolusioni all'università di Ratisbona sul pensiero dell'imperatore Manuele COmneno.
    "la Le Pen col 40% avrà incassato una grande vittoria" (Candido)


  9. #9
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    Predefinito Re: La lettera di Ratzinger a Odifreddi

    Una lettera colta, scritta con molto garbo e grande acume.
    "Bad karma"

  10. #10
    ...
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    Predefinito Re: La lettera di Ratzinger a Odifreddi

    Citazione Originariamente Scritto da Qassim Visualizza Messaggio
    Ma sono 2 stili e 2 persone diverse, Ratzinger è un filosofo medievale, ha sbagliato millennio. Bergoglio invece si sta facendo carico del vero apostolato, cioè sta cercando, usando le tecniche comunicative e il sentire di oggi, di evitare che il cristianesimo diventi qualcosa di residuale ma anzi provando a dargli nuova forza e vitalità. Che non si possono avere con le prolusioni all'università di Ratisbona sul pensiero dell'imperatore Manuele COmneno.
    Più che altro stavano rispondendo a quesiti diversi. Bergoglio a domande ben precise sulla fede, Ratzinger ad un libro "razionalista" che gli è stato fatto recapitare dall'autore.

    Se parli così è evidente che non hai mai letto un'encliclica di ratzinger e oserei dire nemmeno un qualsiasi altro suo scritto di minore importanza sull'argomento. Ti assicuro che quando Ratzinger affronta temi più spirituali (quasi sempre) fa stringere il cuore.
    "Per tutto il pensiero occidentale, ignorare il suo Medioevo significa ignorare se stesso" - Étienne Gilson


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