Più che questi finti ribelli, saranno i mercati, lo spread e le perdite di Mediaset a rovinare Berlusconi... nei prossimi giorni spettacolo!


Più che questi finti ribelli, saranno i mercati, lo spread e le perdite di Mediaset a rovinare Berlusconi... nei prossimi giorni spettacolo!


l'andamento del titolo Mediaset rispecchia la vicenda personale del berlusca in maniera impressionante: al minimo a fine febbraio, in crescita fino al massimo il 30 luglio (valore raddoppiato dafebbraio) e poi in maniera altalenante a seconda degli sviluppi della vicenda decadenza, con tendenza a scendere. Domani vedremo la sentenza dei mercati... ma il berlusca adesso dice che darà la fiducia al governo: si sarà fatto fare qualche sondaggio e il risultato non lo avrà reso molto felice.
Ultima modifica di Roberto il Guiscardo; 30-09-13 alle 00:26






ALFANO VA ALLA CONTA E NON ESCLUDE LA SCISSIONE: SAREBBERO CINQUANTA I PARLAMENTARI PRONTI A SEGUIRLO
SE BERLUSCONI PERSISTESSE SU UNA STRATEGIA RADICALE, ALFANO SI PORREBBE A CAPO DELLA COMPONENTE MODERATA
È quando Silvio Berlusconi ha“tirato dritto” sul voto anticipato nell’intervista a Studio Aperto che il telefono di Angelino Alfano diventa ancora più infuocato: “Dobbiamo andare alla conta nella riunione con i gruppi” lo sollecitano i suoi.
E il segretario dà il via libera.
I numeri non sarebbero irrilevanti se ad Enrico Letta è arrivata la rassicurazione che almeno una cinquantina del Pdl, tra Camera e Senato, ci sono. Pronti a “tradire”. E a formare un “Letta bis” col Pd, qualora non riuscisse il tentativo di frenare Berlusconi alla riunione dei gruppi di lunedì.
Ecco perché Alfano ha evocato la scissione nel suo comunicato.
Anche se non subito, perché il processo è graduale. Complicato.
La trama che ha subito un’accelerazione in queste ore convulse prevede la nascita di un centro moderato, perno del Ppe italiano che separi i suoi destini da Berlusconi in nome della responsabilità al governo.
Che riallacci la trama con Monti, Casini, Montezemolo e tutti quei poteri che lavorano a un centrodestra europeo.
È la prima volta che la rottura è nel novero delle possibilità se il Cavaliere non tratterà.
E non è un caso che Berlusconi e Alfano si siano mossi da separati in casa per tutto il giorno.
Col Cavaliere impegnato a bombardare il governo Letta e pure il suo quartier generale, derubricando a contributi utili la raffica di dissensi dei ministri e di parecchi big.
E Alfano che ha passato la giornata a far uscire le dichiarazioni dei suoi contro gli estremisti che suonano come un attacco formale alla Santanchè e sostanziale a Berlusconi.
La manovra di Alfano non ha come primo obiettivo la scissione.
Il primo è provare “frenare” Berlusconi. Chiedendo ai gruppi un confronto su una decisione presa senza “collegialità”.
È il modo per far sentire a Berlusconi il dissenso. Provare, dinanzi allo sfogatoio di tutti, a indurlo ad annullare lo strappo, riconfermando la fiducia al governo Letta: “Se ne vengono allo scoperto trenta, capisce che ci sono i numeri affinché il governo vada avanti. E potrebbe frenare”.
Una missione impossibile. Ed è qui che scatta la seconda fase.
Perché la conta comunque servirà a far vedere a Letta (e a Napolitano) quanti sono i possibili scissionisti. O “traditori” come già li ha ribattezzati Berlusconi: “Lo voglio vedere Alfano – dice un falco di rango – che si alza davanti al presidente e dice che non è d’accordo e ne critica le scelte”.
Secondo fonti autorevoli Alfano lo farà. E al momento della conta inizia un’altra partita, la scissione. Con l’alto patrocinio del Colle.
È in questo clima che la conta è già iniziata. Il Cavaliere, racconta chi ha parlato con lui, pensa che Angelino stia solo alzando il prezzo. Ma alla fine non uscirà davvero. Ed è convinto che la minaccia abbia poco a che fare col governo. Ma piuttosto col partito: ora che non ha più ministeri e posti di potere la nomenklatura vuole garanzie negli assetti di Forza Italia.
È l’assenza di un ruolo di primo piano la miccia che avrebbe scatenato Angelino: “Alfano vorrebbe fare il segretario – è l’analisi dell’inner circle berlusconiano – e se il presidente gli dà un ruolo allora rientra”.
Proprio la tenuta di Alfano è la vera incognita. È pressato dai suoi. In particolare da Quagliariello. Il quale si immagina già capogruppo degli scissionisti al Senato.
Ma tra le truppe c’è anche chi, come Lupi, suggerisce di evitare strappi definitivi. Una colomba vicinissima ad Alfano fotografa a microfoni spenti la fotografia della situazione: “Noi chiederemo un cambio di linea e un riassetto del partito. Vediamo che segnali arrivano da Berlusconi. Non può non cedere su nulla. Altrimenti la scissione è nelle cose”.
(da “Huffington Post“)
Sognando Copenaghen...


tu chiamalo se vuoi libero mercato...
mi chiedo in quale altro paese uno col peso economico e mediatico di berluskaz possa fare politica a questi livelli....
in teoria lui può guadagnare centinaia di milioni semplicemente facendo certe operazioni di acquisto o vendita e poi minacciando qualche mossa politica che faccia muovere i mercati in modo da guadagnarci, dato che ha anche un potere decisionale politico di cui i mercati tengono conto...
ormai non succede più neanche in america latina..
ah l'italì...
Ultima modifica di zlais; 30-09-13 alle 01:21
Il coro del Bunga Bunga:
Silvio: ♪fa ♪re ♪sol ♪do ♪fa ♪re ♪sol ♪do
I ministri: ♪mi ♪fa ♪fa ♪re ♪sol ♪do ♪mi ♪fa ♪fa ♪re ♪sol ♪do
Le ministre: ♪si ♪la ♪do ♪si ♪la ♪do ♪si ♪la ♪do
Il giudice: ♪si ♪fa ♪la minore ♪si ♪fa ♪la minore


Il Cavaliere tira dritto: chi non è con me è fuori
Berlusconi replica alle colombe invocando l'unità di Forza Italia. E a Napolitano fa sapere che non farà passi indietro: "Il Letta-bis non ci interessa, elezioni subito"
«È il momento delle scelte».
Silvio Berlusconi fa un passo in più e ai molti dubbiosi che nel Pdl e nel governo ancora non hanno le idee chiare risponde in maniera netta. «L'unità del partito è il bene primario da preservare.
O si è dentro oppure si è fuori», è il senso dei suoi ragionamenti .
Per il Cavaliere non è tanto una questione di falchi e colombe. E il punto non sono le molte telefonate ricevute nella giornata passata ad Arcore, né quelle di chi predica cautela e neanche quelle di chi lo pressa per strappare.
La discriminante delle ultime ore è infatti piuttosto scontata.
E sta in un accordo che aveva portato alla nascita del governo Letta e che non è più stato rispettato. Un'intesa che prevedeva una «soluzione» alle tante questioni in ballo e che invece è finita in uno scontro istituzionali senza precedenti.
Con Giorgio Napolitano – questo è il senso di quel che dice in privato il Cavaliere – che pensava davvero che alla fine mi sarei fatto da parte, che si era illuso di potermi far fuori con le buone maniere e un educato sorriso. Invece no, l'ex premier ha ben chiaro che l'unica certezza è quella che non farà passi indietro, non arretrerà.
Sì, dunque, allo scontro frontale.Con buona pace delle colombe, di Angelino Alfano e di chi pensava davvero che Berlusconi si sarebbe fatto mettere all'angolo e allo stesso tempo avrebbe pure applaudito.
«Neanche Ricucci», ironizza un ex ministro del Pdl molto vicino al Cavaliere evocando l'ormai leggendaria frase «so' tutti bravi a fare i froci con il culo degli altri».
Già, perché l'ex premier non ha intenzione di mollare. Anzi, è deciso ad andare avanti. E quando in giornata si sparge la voce che i ministri del Pdl stanno «trattando» per un eventuale bis la sua risposta è tranchant: «Il Letta bis è un'ipotesi che non mi riguarda e a cui pensa solo il Pd».
Per il Cavaliere, insomma, una strada non percorribile.
Un Berlusconi che nonostante il clima teso e le ore delicate dello strappo è comunque di umore discreto.
Ad Arcore, infatti, nel giorno dei suoi 77 anni i figli gli avrebbero consegnato una lettera per dirgli di essere dalla sua parte senza incertezze.
Al di là delle mille polemiche, insomma, la famiglia è decisamente schierata con il Cavaliere che – così pare - alla lettura della missiva si sarebbe commosso.
Che - dice in un collegamento telefonico con una kermesse napoletana di Forza Italia organizzata da Mara Carfagna e Francesco Nitto Palma – - non è affatto «stanco di combattere», anzi è «in piena forma».
Un Berlusconi sul piede di guerra, che oggi potrebbe andare in tv a Quinta colonna
da Paolo Del Debbio.
E ancora: «Dopo 59 notti ho dormito per 10 ore filate».
Insomma, «sono pronto a riprendere la battaglia». Un Cavaliere all'attacco che dopo la rottura di venerdì non vede altre vie d'uscita.
«I miei problemi personali non hanno avuto peso nelle mie decisioni politiche», spiega il leader di Forza Italia. «Tutto quello che ho deciso - insiste - l'ho deciso e fatto per il bene del Paese».
Un Cavaliere che ricorda che per mesi si è battuto in prima persona per inserire nel programma di governo «i provvedimenti che riducessero la pressione fiscale».
«Ci siamo trovati di fronte ad una sinistra che non concepisce altro che mettere le mani nelle tasche degli italiani - attacca Berlusconi -– e questi signori della sinistra hanno sempre gli stessi brutti vizi».
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Ultima modifica di salvo.gerli; 30-09-13 alle 11:28
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Impossibilia nemo tenetur


Tutti gli altri, "dentro" ...![]()


Mah, tutti a correre dietro a quella mummia imbalsamata?
Ruffiani e leccaculo inutili, ecco che sono

