



Beh quando piu o meno Massimo Fini dice che il benessere del dopoguerra (il discorso della guerra è solo una provicazione) ha rammollito il carattere degli italiani e la stessa società italiana non fa una considerazione politica ma dice una verità oggettiva (e non è nemmeno tanto originale a fare questa considerazione)
Ultima modifica di C@scista; 03-10-13 alle 11:25


che durante una guerra venga fuori il meglio, e il peggio, di ognuno, sia combattenti che non combattenti, è un fatto e che crolli la depressioni pure, c'è altro cui pensare che deliri esistenziali.
Detto questo, auspicare di trovarsi in mezzo ad una zona di guerra dovendo uccidere, e col rischio di venire uccisi, perché Sai che c'è gente dall'altra parte che è lì apposta per ficcarti una scheggia, una pallottola, o una pugnalata in testa, è ben diverso. Godiamoci la pace, ma cerchiamo di essere felici per il semplice fatto di essere vivi e di vivere, questo sì, senza attaccarci compulsivamente al denaro o ai falsi diritti inventati negli ultimi anni che vanno a danno dei veri diritti naturali dell'uomo in quanto animale sociale e politico.
Quando le armi saranno fuorilegge, solo i fuorilegge avranno le armi


Non è una regola fissa, una volta c'erano chi la guerra oltre a sostenerla la vivevano con impeto mentre ora ci mandano i figli degli altri.
Mi ero ricordato di un autore del quale non ricordo il nome che nella sua biografia descrivendo la prima guerra mondiale scriveva di come arrivassero in trincea molti giovani (non tutti) credendo di fare e vivere una guerra in stile medioevo con l'onore dei cavalieri ma che una volta capito le regole di una guerra statica di logorazione e buche se la facevano sotto e sarebbero ben volentieri tornati a bere il latte dalla mamma.
comunque fin quando non ci si ritrova veramente in una situazione di battaglia non si può essere sicuri di avere i nervi per resistere impavidi alla sorte senza il consumo odierno di litri di grappa.
1) la formazione di una solidarietà civica.
2) la classe creativa come stato guida della società.
3) la cultura come organo del sapere e dell'influenza ideologica.
4) l'istruzione e la scienza come fonti essenziali di competitività.






Gli europei degli anni 10 dello scorso secolo non si erano particolarmente rincoglioniti dopo piu' di 30 anni di pacifica Bell'Epoque, mentre lo sono diventati in meno di 30 anni dopo la Seconda Guerra Mondiale (oggi siamo allo stadio terminale). Io penso che la differenza l'abbia fatta esclusivamente il benessere e non la disabitudine alla guerra: infatti gli est-europei sono rimasti di gran lunga meno rincoglioniti di noi occidentali, nonostante anche loro abbiano vissuto quasi 70 anni di pace ininterrotta, mentre noi figli del capitalismo siamo diventati sazi, viziati e quindi rincoglioniti.
Ultima modifica di Italiano; 04-10-13 alle 08:19
Bisogna adattarsi al presente, anche se ci pare meglio il passato.


Piu o meno è esattamente quanto diceva Pasolini (comunista atipico ) che già negli anni sessanta parlava di angosciante mutazione antropologica degli italiani causata dal benessere e dal consumismo che stava erodendo “l’anima” degli italiani, allontanandoli dai costumi regionali, dalle identità locali che per centinaia di anni le avevano caratterizzate trasformandoli in un fragilissio guscio vuoto
Ultima modifica di C@scista; 04-10-13 alle 10:23


Esporre un popolo fragile e rincitrullito ad una guerra non è saggio, a meno che non lo si voglia distruggere.
Prima bisognerebbe tentare di rinforzarlo, poi bisognerebbe dargli i mezzi affinché vinca, solo alla fine avrebbe senso esporlo ad una guerra.
Più che la guerra è la vittoria sofferta ma meritata che fa bene; un'altra guerra persa peggiorerebbe solo ulteriormente le cose.
Ultima modifica di Tular; 04-10-13 alle 23:18


Ma in realtà Massimo Fini in realtà non sta proprio per nulla proponendo seriamente una guerra (anche perchè l'unica guerra simile a quella di cui parla sarebbe forse una guerra civile) sta semmai utilizzando il paragone tra i tempi attuali "rammoliti antropoligicamente e socialmente" dagli "effetti collaterali" di piu di sessant'anni di benessere con i tempi in cui le nostre vecchie generazioni la guerra la hanno vissuto qui in casa sulla loro perlle (molto male anche loro in realtà ma secondo Fini in modo pur sempre vitale e senza smarrire i loro carratteri ) per far capire come si è ridotta la popolazione italiana oggi
Ultima modifica di C@scista; 07-10-13 alle 12:33