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Heimat è un vocabolo tedesco che non ha un corrispettivo nella lingua italiana. Viene spesso tradotto con "Casa", "Piccola patria", o "Luogo natio" e indica il territorio in cui ci si sente a casa propria perché vi si è nati, vi si è trascorsa l'infanzia, o vi si parla la lingua degli affetti.
Il vocabolo "Heimat" non ha un corrispettivo in lingue come l'inglese o le lingue neolatine. Esiste invece un corrispettivo in alcune lingue slave: "dòmovina" in sloveno, croato e serbo e "domov" nella lingua ceca[1].
Il concetto di Heimat si sviluppò nella cultura tedesca a metà del XIX secolo allorché la nascente industrializzazione si accompagnava in Germania all'esodo massiccio di popolazione dalle aree rurali verso le grandi città, e contemporaneamente l'unificazione politica della Germania comportava il dissolvimento dei piccoli stati in un unico nuovo stato tedesco a egemonia prussiana. L'Heimat venne interpretata come una reazione alla perdita dell'identità della comunità di origine: un aspetto della cultura tedesca inizialmente di significato patriottico e non nazionalistico. Secondo alcuni sociologi, tuttavia, l'amore per la piccola patria e il rifiuto di ciò che le era estraneo, conteneva in nuce i germi del nazista Blut und Boden (Sangue e terra)[2].
Nel secondo dopoguerra, dal 1945 al 1965, nei paesi di lingua tedesca ebbe successo un genere cinematografico che si riallacciava direttamente all'Heimat e il cui nome, Heimatfilme, è difficilmente traducibile in altre lingue. Si trattava di film sentimentali, ambientati soprattutto in villaggi di montagna con scenari paesaggistici e panorami molto belli (generalmente Alpi Bavaresi, Foresta Nera o Alpi austriache), di cui erano protagonisti personaggi tedeschi o austriaci. La trama degli Heimatfilme era spesso stereotipata: una ingenua fanciulla contadina tedesca o austriaca era corteggiata sia da un bravo giovane suo compaesano che da un cattivo forestiero; alla fine la fanciulla convolava a nozze col compaesano[3].
Di ben altro spessore la serie cinematografica dell'Heimat creata a partire dal 1984 dal regista tedesco Edgar Reitz. Si tratta di una epopea che illustra l'Heimat su più livelli, mettendo in evidenza il senso di appartenenza alla provincia tedesca e il conflitto esistente tra la vita delle città e quella della campagna.
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From the mid-1980s, the concept of Heimat (a word meaning both "the homeland" and a more general notion of cultural identity) has been central to the ideology of the FPÖ, although its application has slightly changed with time. Initially, Heimat indicated the feeling of national belonging influenced by a pan-Germanic vision; the party assured voters in 1985 that "the overwhelming majority of Austrians belong to the German ethnic and cultural community." Although it was noted then that Austria was the mother country which held the national traditions, this would later be favoured more explicitly over the pan-German concept.[72] In 1995 Haider declared an end to pan-Germanism in the party, and in the 1997 party manifesto the former community of "German people" was replaced with the "Austrian people".[75] Under the leadership of Strache, the concept of Heimat has been promoted and developed more deeply than it had been previously.[76] After his reelection as chairman in 2011, the German aspects of the party's programme were formally reintroduced.[77]




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