Il Sud alla Borsa della tenacia
Fra tante polemiche e contrapposti esercizi di demagogia pro o contro il Mezzogiorno e una rinnovata politica governativa che ne affronti i nodi economici e sociali più acuti, si rende necessario uno sforzo di analisi capace di riconoscere con rigore scientifico ciò che il Sud già offre al Paese in termini di capacità industriali. La recessione non risparmia certo il Meridione, ma mentre in esso sono ormai in declino i protodistretti di Pmi - che sino alla fine degli anni 90 si era immaginato potessero trainarne la crescita e che, invece, sono stati investiti nell'ultimo settennio da dure ristrutturazioni selettive - restano tuttora come suoi punti di forza grandi stabilimenti di gruppi industriali settentrionali ed esteri, pubblici e privati, localizzati sin dai primi anni 60 del 900, e che poi fra il 1996 e il 2007 hanno realizzato massicci investimenti per ampliamenti e ammodernamenti, incrementandovi spesso l'occupazione.
Oggi la più grande fabbrica d'Italia per dipendenti diretti (12.859 e 3.000 nell'indotto) è il gigantesco Siderurgico a ciclo integrale dell'Ilva di Taranto, venduto nel '95 dall'Iri al Gruppo Riva. L'impianto, superando gli addetti la Fiat Auto a Mirafiori, è anche il maggior stabilimento del suo settore in Europa; l'occupazione vi è poi aumentata dal '95 di 2.000 unità e nell'ultimo quindicennio vi si sono realizzati investimenti per 3.843 milioni di euro in miglioramenti tecnologici e contenimento dell'impatto ambientale.
Oltre la metà della capacità di raffinazione petrolifera del paese è localizzata nel Mezzogiorno con 5 raffinerie in Sicilia - di cui due della Erg a Priolo che costituiscono il maggior sito italiano e del Mediterraneo, e nel cui capitale è entrata la russa Lukoil - una dell'Eni a Taranto, mentre la seconda in Italia è quella di Sarroch (Cagliari) della Saras con 1.000 addetti e 3.000 nell'indotto. Dei 5 impianti di cracking in Italia per la produzione di etilene, 4 sono nel Sud e quello di Priolo (Siracusa) è il più grande e fra i maggiori del continente.
I pozzi petroliferi in Basilicata, i maggiori on-shore d'Europa, creano nella regione un indotto di 1.500 unità. Nella chimica fine operano fra l'altro nel Sud, nell'industria farmaceutica i gruppi mondiali Sanofi Aventis con 2 impianti a L'Aquila e Brindisi, Serono Merck a Bari, Novartis nel Napoletano con 412 addetti e Wyeth Lederle a Catania con 1.000 occupati.
Nei settori dell'auto e dell'automotive, oltre il 50% della capacità produttiva di auto e autoveicoli leggeri del Gruppo Fiat è insediata nei grandi stabilimenti della Sevel ad Atessa (Chieti), con 6.300 addetti diretti, 700 interinali e oltre 3.000 nell'indotto; dell'Alfa Romeo a Pomigliano d'Arco (Napoli) con 5.000 diretti, più 6.000 nelle collegate; della Fiat Sata a Melfi (Potenza), con 5.200 diretti e 3.000 nell'indotto di primo livello; della Fiat auto a Termini Imerese (Palermo), con 1.500 addetti e 400 nell'indotto. Il Gruppo Fiat ha anche grandi stabilimenti a Sulmona (760 unità), Termoli (2.890), Napoli, Pratola Serra (1.750) e Flumeri, in provincia di Avellino (962 e 1.000 nell'indotto), Foggia (2.050), Bari (731), Lecce (596 e 1.000 nelle subforniture) nei quali produce componentistica, motori, autobus e macchine movimento terra. Si aggiungono quelli della Ergom, da poco acquisita dal Gruppo. Ad Atessa, poi, è in esercizio il grande impianto con 800 addetti e un forte indotto della nipponica Honda produttrice di moto, mentre a Bari è attivo un polo di componentistica per auto con le imponenti fabbriche dei Gruppi Bosch (2.350 occupati), Firestone (1.000), Getrag (750), Magneti Marelli (731), già citato, Graziano Trasmissioni (500), Skf (420) e il loro indotto di Pmi.
Nell'aerospaziale uno dei più maggiori poli d'Italia è nell'area di Napoli, con 9 grandi siti produttivi e 60 Pmi subfornitrici, con 10.000 occupati totali, seguito da quelli di Brindisi, Foggia e Grottaglie (Taranto) con 5 impianti, 40 Pmi e 4.500 unità totali.
A Brindisi è in produzione la più potente centrale termoelettrica d'Italia - con quella di Porto Tolle nel Veneto - dell'Enel, da 2.640 MW con 470 addetti diretti e 800 nell'indotto. La Puglia è seconda dopo la Lombardia per energia da combustibili fossili - con Brindisi che è la prima provincia italiana con i suoi 4.000 MW - e al primo posto per quella da fonte eolica e fotovoltaica. A Taranto c'è la più grande fabbrica d'Italia per aerogeneratori per energia eolica della danese Vestas, leader mondiale nel settore con 700 addetti e 1.000 nell'indotto. Oltre all'Enel, operano nel Sud i gruppi italiani Edison, Sorgenia, Enipower ed esteri come British Gas, Eon, Atel, Gas Natural, con centrali a turbogas, a olio combustibile, eoliche e distribuzione di gas.
Nell'Ict esistono i poli mondiali della STMicroelectronics - ora in joint-venture con la Intel - a Catania con 4.600 dipendenti; della Micron ad Avezzano (L'Aquila) con 2.000 occupati; della Ericsson a Marcianise (Caserta); della bioinformatica nel Cagliaritano, mentre in Sardegna è il quartier generale della Tiscali di Renato Soru.
La Campania è la terza regione d'Italia per la produzione di elettrodomestici con 2 siti della Indesit nel Casertano (1.329 occupati totali), della Whirpool a Napoli (758 con 18 aziende dell'indotto) e della Siltal sempre nel Casertano. Nel Meridione inoltre esistono stabilimenti pubblici e privati costruttori e manutentori di materiale rotabile ferroviario della AnsaldoBreda a Napoli (921 unità), Reggio Calabria (452) e Palermo (157), del Gruppo Firema a Caserta (820) e Potenza, delle Ferrovie dello Stato a Foggia (303) e Melfi.
Esistono inoltre 3 poli navalmeccanici a Castellammare di Stabia (Napoli), con 650 diretti e 1.000 nell'indotto, Palermo (791) - questi due controllati dalla Fincantieri - e a Messina, dove opera fra le altre la Rodriquez del gruppo Immsi di Roberto Colaninno. A Taranto è in esercizio il maggior Arsenale della Marina Militare d'Italia, con quello di La Spezia, con 1.700 occupati. Nell'area di Napoli, inoltre, si concentrano 80 produttori di nautica da diporto, mentre un altro polo del settore è a Messina e un altro in via di sviluppo a Manfredonia (Foggia).
Molto numerose le cementerie dei primi 4 gruppi nazionali Italcementi, Buzzi Unicem, Colacem, Cementir, con le loro aziende di calcestruzzi. Da segnalare inoltre le numerose fabbriche delle pugliesi Fantini-Scianatico fra i maggiori fornitori italiani di laterizi con loro siti anche all'estero. Nella prefabbricazione pesante spicca l'impianto in Puglia della piacentina Rdb, primo produttore italiano.
Sempre nell'area del capoluogo campano esiste una delle maggiori concentrazioni di armatori d'Europa, con società leader mondiali in alcuni segmenti del transhipment, come il Gruppo Grimaldi per i rotabili, e la Msc di Gianluigi Aponte che, oltre ad essere fra le maggiori nel settore crocieristico, è la seconda nel trasporto via mare dei container.
Primo porto container del Mediterraneo per "teus" movimentati è Gioia Tauro e altri 4 di buone capacità sono a Taranto ove opera l'Evergreen, Cagliari, Salerno e Napoli. Il terzo scalo marittimo d'Italia per traffico di materie prime e beni finiti è quello industriale di Taranto, dopo Genova e Trieste.
Altre industrie rilevanti sono le 2 cartiere della Burgo, il Poligrafico dello Stato a Foggia, la fabbrica della Fater di Pescara con 1.000 addetti, quelle del gruppo Seda a Napoli della famiglia D'Amato, leader in Italia nel settore del packaging.
Gli impianti citati sono tuttora concentrati nei poli di Chieti-San Salvo, Termoli, Napoli-Pomigliano, Foggia, Bari-Modugno, Brindisi, Taranto-Massafra, Grottaglie, Catania, Palermo-Termini Imerese, Priolo-Augusta-Melilli, Gela, Sarroch, Sulcis Iglesiente, Porto Torres.
Nel Sud, pertanto, si localizzano settori strategici dell'industria italiana, con il loro indotto, che competono a livello mondiale, così come siti produttivi riportati in efficienza di Eni, Enel, Finmeccanica, Fincantieri, Ferrovie e Poligrafico dello Stato: presenze pubbliche da valorizzare. Da quei poli, dunque, può ripartire una rinnovata strategia d'industrializzazione del Sud nell'interesse dell'intero Paese.
Il Sud alla Borsa della tenacia - Il Sole 24 ORE




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