"Chi non fa inchieste, non ha diritto di parola" Mao

E' tornato Marx

di S. Cannavò

Un anno fa, nel corso dell'esplosione violenta della crisi finanziaria, ed economica, del capitalismo internazionale, il settimanale Courrier International gli aveva dedicato la copertina con il titolo, semplice e fenomenale, "Marx, il ritorno". Stavolta il più importante Nouvel Observateur, settimanale della sinistra laica e progressista francese, va oltre: la copertina del suo ultimo numero vede sull'immancabile faccione del vecchio pensatore tedesco il titolo: "Il grande ritorno di Marx".

Con un sottotitolo ancora più importante: "Per comprendere il capitalismo oggi". Trovate tipiche del dibattito politico francese, direte voi. Eppure è lo stesso Nouvel Observateur a ricordare come già lo statunitense Time, a gennaio del 2009, aveva consigliato ai suoi lettori di leggere gli scritti del filosofo comunista o il fatto che nel corso del 2008 le vendite del Capitale in Germania siano triplicate.

Il che non vuole dire che ci siano fiumi di persone impazienti di diventare marxiste o comuniste ma, più semplicemente, che, come dice le Nouvel, "un tabù sta per cadere". Marx è sempre meno associato ai misfatti del comunismo realizzato e sempre più consegnato al suo valore storico, alla sua lucidità interpretativa - incredibilmente avvalorata dalla crisi attuale - al nucleo fondamentale del suo pensiero. E di fronte a un establishment che non ha finora indicato una spiegazione esauriente di quanto accaduto nei mercati finanziari e negli ingranaggi economici - nell'articolo del settimanale francese si racconta di una regina Elisabetta che all'inaugurazione dei nuovi uffici della London School of Economics chiedeva come mai nessuno aveva saputo prevedere la crisi - le idee di Marx assumono un valore maggiore anche agli occhi di economisti e operatori "borghesi". Ovviamente, ci sono quelli come Bernard Henri-Levy, colto quanto feroce cantore del capitalismo di oggi - e che oltre a illuminare le menti dei francesi utilizza la tribuna del Corriere della Sera - che vorrebbero sradicare persino il termine "socialismo" dal vocabolario della politica, aiutato in questi dai comportamenti dei dirigenti "socialisti" francesi ed europei.

Però c'è un movimento di fondo testimoniato anche dalla pubblicazione di diversi libri consacrati a Marx o all'attualità del comunismo. Come ad esempio il libro di Daniel Bensaid, "Marx, mode d'emploi" illustrato dalle vignette di Charb (ampiamente ripreso dal dossier del Nouvel Observateur), "L'Hypothése communiste" di Alain Badiou, che ha riscontrato un sorprendente successo in libreria, senza contare che lo stesso Jacques Attali - cooptato da Sarkozy nell'entourage governativo con l'assegnazione di quella commissione bipartisan che prende il suo nome - solo nel 2005 ha scritto una vera e propria agiografia del pensatore di Treviri: "Karl Marx ovvero lo spirito del mondo".

In questo risveglio ci sono almeno due problemi non risolti. Il primo è che l'attenzione verso Marx non è conseguenza di un movimento politico e sociale che si rivolge contro la crisi capitalistica, ma è frutto di una curiosità delle classi dirigenti. Quasi un vezzo che il sistema può permettersi in assenza di pericoli incombenti sul piano della rivolta sociale. E in questa pratica, Marx è depurato, appunto, dai risvolti sociali della sua opera, sintetizzato solo nell'elaborazione di critica del capitalismo come se questa fosse separabile dall'elaborazione politica e sociale.

Si tratta di una sterilizzazione che alla lunga potrebbe addirittura riuscire a incastonare il pensiero di Marx lungo il corso tracciato dal pensiero economico come se egli non se ne fosse proposto la sovversione.

In una pagina culturale di Repubblica di qualche giorno fa, intervistati da Piergiorgio Odifreddi, tre premi Nobel per l'economia come Robert Mundell, John Nash e Thomas Schelling non avevano alcuna riserva a collocare Marx tra i dodici maggiori economisti di tutti i tempi, riconoscendogli un'autorevolezza indiscussa ma allo stesso tempo collocandolo in una linearità di pensiero e di evoluzione teorica.

Il secondo problema è che la riscoperta di Marx non si accompagna a un rilancio del dibattito politico e teorico. La sinistra è a pezzi, e questo lo sappiamo pure troppo, ma la sua crisi non è scissa da una crisi di pensiero e di riflessione strategica. Se un tentativo di aggiornamento del marxismo esiste oggi in Italia - ed esiste - è confinato all'interno di alcune università, privo di rapporti con il mondo militante ed estremamente frammentato.

A differenza della Francia dove il dibattito politico e teorico si accompagna a una ri/discussione interna alla sinistra politica e sociale, in Italia non c'è un luogo pubblico, un dibattito che si trasmetta da una sede all'altra, un avvenimento che faccia discutere o per lo meno faccia tendenza. E questo riguarda anche altri paesi del mondo occidentale.

Marx fa capolino sui grandi giornali internazionali, occupa le prime pagine di settimanali prestigiosi, forse dovrebbe occupare un po' più di spazio nella riflessione della sinistra di classe ovunque essa sia collocata.