Irap funesta
L'imposta vischiana continua a provocare molti danni alle imprese
Foglio - Editoriali - Irap funesta
Un nuovo pasticcio fiscale si sta profilando per l'Irap, l'irrazionale imposta regionale sulle attività produttive inventata da Vincenzo Visco e fatta propria dal primo governo Prodi. Il tributo è stato salvato a stento dalla Corte di Giustizia europea, ma stava cadendo sotto i colpi della Corte costituzionale, in quanto è ufficialmente un'imposta indiretta, quindi un costo di produzione. Ciò nonostante non è deducibile dall'imponibile dell'imposta sul reddito di impresa. Per salvarla dal giudizio negativo dell'Alta corte, il decreto anti crisi approvato a novembre ha introdotto una deducibilità del 10 per cento dell'Irap versata tra 2004 e 2007. Per questo il governo ha stanziato un miliardo di euro, di cui 100 milioni erogabili quest'anno. Ma con il miliardo previsto dall'esecutivo, secondo i calcoli apparsi ieri sul Sole 24 Ore, soltanto il 25 per cento della somma da restituire è coperta. Tre domande su quattro, tra quelle che saranno presentate a settembre, rischiano così di essere respinte.
Il tentativo dell'attuale ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, è di diluire nel tempo quella che si va configurando come una falla nel bilancio statale. Certo, tutto ci non sarebbe accaduto se Prodi e Visco non avessero escogitato questo tributo senza senso, e se il centro-destra - che nei cinque anni di governo tra 2001 e 2006 aveva promesso di abolire l'imposta, al grido di si scrive Irap ma si legge rapina - avesse allora mantenuto la parola data. Ma il fatto che l'attuale espediente non potrà reggere a lungo conferma come sia giunto il momento di farsi carico della responsabilità di riformare l'Irap.




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