C'è da dire però che sono molti i casi in cui si potrebbe ridurre di brutto lo sfruttamento e lo sterminio animale.
In taluni casi (non in tutti) si potrebbero produrre farmaci in vitro anzichè sui topi, con costi economici che le case farmaceutiche potrebbero sopportare. A volte non lo si fa non perchè sia impossibile o insostenibile economicamente, ma solo per una questione di maggior profitto.
Anche lo Stato fa poco e niente in questo campo. Se si volesse fare una vera politica di contrasto alla sperimentazione animale, si potrebbero incentivare le aziende farmaceutiche che adottano cicli di produzione alternativi, sopportandone i costi maggiori.
Poi c'è la questione degli allevamenti estensivi, che sono una tortura spesso inutile, perchè un sacco di carne animale che finisce sugli scaffali viene buttata via e non consumata, provate a chiedere a chi lavora nei supermercati se ne avete l'opportunità.
E dall'altra parte purtroppo gli animalisti senza volerlo spesso non aiutano, perchè pongono male questi problemi quando estremizzano la realtà e propongono delle soluzioni impraticabili o troppo estreme. Se poi il tutto è condito anche con un fastidioso atteggiamento colpevolizzante verso il proprio interlocutore (colpevole di essere un'inconsapevole pedina di questo sistema, secondo loro), il feedback negativo diventa scontato. Sarebbe molto più utile fare analisi equilibrate delle varie situazioni, che tengano conto di tutti gli aspetti, per poi promuovere delle soluzioni praticabili.






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