Opposizione costretta a sottoscrivere la pax berlusconiana
Il premier per ora ottiene il placet di un Pd ansioso di tregua in vista delle Europee


Stavolta non c’è soltanto l’evocazione dell’uni*tà nazionale: forse per la prima volta, se ne intravede una traccia. La novità è che Silvio Berlusconi la definisce «indispensabile», e gli avversari gliela concedono. Anzi, quasi si affrettano ad ammettere che il terremoto in Abruzzo esige da tutti, maggioranza ed opposizione, un atteggiamento più responsabile. Non si può considerare il frutto di un accordo sulla visione del Paese. Piuttosto, sembra trattarsi di una tregua detta*ta dall’emergenza; ed in qualche misura asimmetrica, perché a cambiare i toni è stato il centrosinistra: il pre*mier si è limitato a prenderne atto. È difficile dire se sia cominciata la metamorfosi di un leader percepito sempre come di parte: anche perché gli avversari si sono rifiutati di riconoscergli una silhouette diversa; e Berlusconi stesso non ha risparmiato attacchi contro i suoi critici. Il modo in cui si è mosso dopo il sisma, tuttavia, gli sta facendo guadagnare un consenso imprevedibile; e forse lo espone a future critiche. Ma per ora, l’impegno solenne a non abbandonare la popolazio*ne sottolinea un ruolo dello Stato che si identifica soprat*tutto con lui personalmen*te.

Forse il limite di quanto sta avvenendo è proprio questo: una solidarietà na*zionale imperniata su una sola persona; e realizzatasi per una circostanza ecce*zionale. Sembra quasi che la «pax berlusconiana» sia una sospensione dello scontro, ma non delle sue ragioni di fondo; e che sia stata accettata con un filo di sollievo da un centrosinistra sfiancato dal corpo a cor*po col premier, ed ansioso di riprendere fiato in vista del*le europee. Il tentativo comune è di mostrare all’opinio*ne pubblica un profilo più responsabile e costruttivo. Da questo punto di vista, è una sfida in positivo. L’op*posizione probabilmente si rende conto che a rafforzarsi è Berlusconi, il premier che piange e offre agli sfollati le sue case. Per gli avversari, una polemica contro Palazzo Chigi adesso rischia di rivelarsi un boomerang: una sor*ta di attentato al clima di concordia che il Paese mostra di pretendere dalle istituzioni. In fondo, la stretta di ma*no di ieri all’Aquila fra il premier ed il segretario del Pd, Dario Franceschini, suggella un armistizio magari sbilan*ciato ma senza alternative. Costringe Pdl e Pd a rapporti almeno più rispettosi, sebbene sia difficile dire quanto durerà la pacificazione; e se all’ombra delle macerie e delle vittime abruzzesi cre*scerà un Berlusconi ecumenico. Di certo, la sua scelta di ieri ai funerali di Stato di confondersi con la folla prima di sedere in prima fila con le altre autorità, è stata un gesto forte. Esprime la voglia di distinguersi dal resto dei vertici istituzionali: un’operazione insieme abile e ambigua, per l’effetto che può produrre. E conferma la capacità quasi viscerale del premier di mettersi in sinto*nia con il Paese: a costo di correre più di un rischio

Massimo Franco
11 aprile 2009


http://www.corriere.it/politica/nota...4f02aabc.shtml