Quattro anni e mezzo al padre aguzzino
La sentenza del giudice De Nardus per maltrattamenti e lesioni alla figlioletta. Imputato un ex giornalista televisivo, di origine egiziana, radiato dall’Ordine
PADOVA. Sette ore di camera di consiglio. Poi il giudice Nicoletta De Nardus ha letto la sentenza di condanna: quattro anni e mezzo di carcere per il 58enne ex giornalista di origine egiziana con residenza a Padova, volto noto di una tivù locale, finito sul banco degli imputati per violenze e maltrattamenti alla figlia oggi quattordicenne. In più, l’interdizione dai pubblici uffici con l’obbligo di pagare 80 mila euro di risarcimento danni alla vittima, tutelata dall’avvocato Massimo Osler. Le accuse contestate? Concorso in maltrattamenti e lesioni personali aggravate.
L’uomo, che ha sempre partecipato al processo, era difeso d’ufficio dall’avvocato Leonardo Arnau e dal collega Luca Motta che, nella loro arringa, avevano sostenuto come già ci fosse una colpevole per le botte alla figlia, mentre contro l’imputato non c’erano prove. Di diverso avviso è stato il giudice che ha ben ponderato la decisione, come dimostra la lunga camera di consiglio. Il 24 maggio 2011 la matrigna della bambina (una trentunenne marocchina) aveva patteggiato tre anni di reclusione davanti al gup Mariella Fino per gli stessi reati: sta scontando la condanna nel carcere la Giudecca di Venezia.
Il pubblico ministero Benedetto Roberti aveva chiesto la condanna a nove anni di carcere per il padre-picchiatore nei cui confronti era stata applicata la misura del divieto di avvicinamento alla figlia, ora in affido a una famiglia. Fin da quanto aveva 4, 5 anni, tra le pareti domestiche la vita di quella bambina era un vero e proprio inferno. La più aggressiva era la “matrigna” che la pestava con pugni e ceffoni, sferrando colpi alla piccola creatura anche con gli zoccoli, oppure strattonandola e spingendola contro mobili e infissi. E il padre? La percuoteva con sistematicità, non risparmiando calci alla schiena: la bimba era colpita (e ferita) al volto, alle braccia, al capo e alle gambe con ceffoni, pugni e oggetti vari, poi pizzicata in diverse parti del corpo. Il 5 marzo 2010, ad appena undici anni, venne ricoverata d’urgenza al Pronto soccorso pediatrico: la diagnosi aveva rilevato ematomi, ecchimosi, escoriazioni e un’emorragia sottocongiuntivale all’occhio sinistro con una prognosi di 30 giorni. È all’epoca che l’inchiesta decolla grazie alla segnalazione del mondo della scuola. Le insegnanti, infatti, si accorgono dei lividi che segnano il corpo della piccola allieva, ferita pure sul piano psicologico. E terrorizzata al punto che non vuole parlare: solo a fatica riesce ad aprirsi e a raccontare l’indicibile. L’inchiesta è affidata alla Squadra mobile diretta dal vicequestore Marco Calì: il telefono del padre viene intercettato e sono piazzate delle cimici a casa sua. L’orrore viene registrato. Tra le lesioni refertate, un deficit della crescita ossea e danni psicologici. Ora la foto della figlia-vittima “apre” il profilo Facebook del papà immortalato in immagini con i tanti vip che ama frequentare: da Renzo Rosso e Luca Cordero di Montezemnolo all’attrice Letizia Casta. Nel 2011 l’Ordine dei giornalisti del Veneto lo ha radiato dall’albo.
Quattro anni e mezzo al padre aguzzino - Cronaca - il Mattino di Padova




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