
Originariamente Scritto da
Roberto il Guiscardo
Ma io direi che sia il tempo ormai di capovolgere alcuni postulati che vengono dati per scontati ma scontati non sono affatto. Innanzitutto stabiliamo alcuni punti di partenza:
1 - è giusto e doveroso che ognuno si preoccupi di pensare alla sua vecchiaia, e a come camperà. Per un motivo molto semplice: purtroppo la vecchiaia è un'età della vita in cui non siamo produttivi; è logico quindi che cominciamo a preoccuparci da ragazzi di mettere da parte i soldi per mantenere noi stessi, senza pensare che a noi provveda qualcun altro. Questo comporta che già dalla maggiore età, vale a dire 18 anni, dobbiamo cominciare a mettere qualcosa da parte. Più presto iniziamo, più soldi ci ritroveremo in vecchiaia. Ora il sistema da utilizzare può essere oggetto di discussione, ma mi sembra assolutamente fuori discussione che questo punto vada soddisfatto. Inutile fare osservazioni stupide tipo: "Ehhh ma se muoio prima!" E se muori prima ti freghi, in tutti i sensi, e quello che hai messo da parte andrà a tuo figlio o a qualche tuo parente o chennesoio!
2 - E' giusto pensare che durante la nostra vita ci possano capitare delle disavventure, sia tipo infortunio, sia tipo malattia, per cui occorre provvedere anche ad accantonare qualcosa per imprevisti di questo tipo. Lo si potrà fare con una polizza assicurativa, o con una gestione assistenziale pubblica, ma sicuramente a questo bisogna provvedere. E se qualcuno dice: "a me non capita mai niente e ho una salute di ferro!" rispondo buon per te e ringrazia la madonna ma intanto i soldi li devi accantonare lo stesso, perché nonsisamai.
3 - altri soldi andrebbero messi da parte per i periodi in cui non c'è lavoro e non si guadagna niente, perché quando il lavoro manca, bisogna inventarselo e questo costa soldi, molti soldi, e nel frattempo bisogna anche pur mangiare.
Ci sarà altro da pensare, ma come si vede già questo ci fa capire che il costo del lavoro non può essere ridotto a quello necessario alla pura sopravvivenza, e chiunque accetti di lavorare per paghe miserrime dovrebbe essere segnalato e messo in grado di non nuocere. Sì, perché così facendo nuoce a tutti gli altri e alla società in generale. E se arrivano merci a costo bassissimo bisogna chiedersi a quale prezzo sono state fatte e vietarle se si dimostra che provengono dallo sfruttamento del lavoro. A questo punto il discorso si allarga e coinvolge istituzioni come il WTO e perché non vengano messe regole internazionali da far rispettare a tutti i Paesi, pena confisca di tutte le produzioni.
Ad ogni modo io credo che tutte queste incombenze (i punti 1,2,3) spettino al singolo lavoratore e non al suo datore di lavoro, e che costui debba essere libero di contrattare il compenso, fermo restando un limite minimo al di sotto del quale non andare, pena denuncia penale e ammende varie. Abbiamo visto come chi lavora ha l'obbligo di accantonare delle somme che non potrà utilizzare per l'immediata sopravvivenza, per cui a costui va garantita la possibilità di farlo, senza costringerlo ad accettare compensi infimi. Per il resto, ampia libertà dell'imprenditore di trattare con il lavoratore, e senza caricare sul primo versamenti e contabilità che non competono alla sua specifica attività.