10 dicembre 2013
San Francesco, avevi ragione, l’acqua è sorella. Il vino invece è un fratello infido, la grappa una matrigna e il brandy un cuginastro. Una decina di giorni fa mi hanno messo fuori combattimento da mezzanotte a mezzogiorno, ero talmente offuscato da pensare che in qualche locale, approfittando della confusione, qualcuno mi avesse versato del narcotico nel bicchiere. Che so, un sodomita permaloso, un critico d’arte invidioso, un grillino che non tollera le mie critiche alla raccolta differenziata… Ma è stato solo l’alcol. Del resto se uno beve a pranzo per pranzare, dopo pranzo per scrivere, a cena per cenare e dopo cena per socializzare, al mattino non può pretendere di essere fresco come una rosa. Non voglio nemmeno incolpare una certa bottiglia di Primitivo di Gioia del Colle di gradi 16,5: non è stata lei a provocarmi, sono stato io a scolarla. La colpa è solo mia, Francesco, che ho seguito i peggiori maestri, Baudelaire, Bukowski, Gainsbourg, il Vasco giovane, snobbando la tua lode dell’acqua “humile et casta” (aggettivi poco eccitanti, converrai). Da dieci giorni sono pieno di acquosi propositi ma continuo a non capire come un uomo che non sia un Santo possa coniugare scrittura e virtù. Se tu volessi spiegarmelo.
© - FOGLIO QUOTIDIANO
di Camillo Langone




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