

Difendi, Conserva, Prega


Fratelli in divisa!
Non lasciateci soli con i comunisti, i politici e gli invasori!
Non abbandonate il vostro popolo e i vostri fratelli in India!
Intervenite e salvate la Patria!
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tutte robe terroniche. mechico, mechico.


"Sono andato in piazza durante le manifestazioni di questi giorni a Torino allo scopo di ascoltarne la parte pacifica, che esiste ed è numerosa e non è affatto di "fascisti". Ci sono commercianti, studenti, disoccupati, piccoli imprenditori, pensionati. Un estratto di uno degli interventi: "I mass media hanno fatto vedere solo gli scontri. Per due giorni son stati qua 10.000 ragazzi pacificamente, non si sono visti in tv! Hanno continuato a far vedere solo gli scontri. Vogliono far girare il fatto che siamo solo teppisti e delinquenti. Io non sono un delinquente! Io non sono un fascista! Io non sono un comunista! Io sono un ITALIANO!"
Ricordo che il M5S non organizza nè aderisce alla manifestazione e condanno qualsiasi forma di intimidazione e violenza, invito la polizia a fermarla e invito chiunque ad astenersi dal partecipare ad atti di violenza. Dopo che sono andato via, Danilo Calvani - quello che gira in Jaguar e si presenta come "coordinatore nazionale del movimento 9 dicembre" - si è presentato in piazza Castello per arringare la folla, dato che la folla non aveva risposto al suo invito a presentarsi in piazza Vittorio per essere arringata. C'era, in particolare l'annuncio che il Calvani offre alla folla un treno gratis per marciare su Roma, invito i manifestanti a non andarci. Il tono retorico e minaccioso del discorso di Calvani è molto diverso da quello arrabbiato e ingenuo dei cittadini che avevano parlato prima." Vittorio Bertola
Blog di Beppe Grillo - Le piazze d'Italia
So' Gonfu (cit.)


La protesta è trasversale , ed è di 1000 colori....ecco il motivo del perché fa paura ai politici


Siamo noi, siamo noi, i Campioni dell'Europa siamo noi




Siamo noi, siamo noi, i Campioni dell'Europa siamo noi


“Forconi”, non ci si libera sventolando la bandiera di chi ti opprime!
Quello che sta succedendo con i cosiddetti “forconi” non può che lasciare disorientati. Le motivazioni di fondo della protesta sono tutte assolutamente condivisibili: lotta alla rapina fiscale, allo Stato ladro e mafioso, agli sprechi, burocrazia, inefficienza e tutto il resto dell’italico stellone. È del tutto condivisibile (e rincuorante) che la lotta assuma aspetti decisi, visibili e simbolici, come i rallentamenti stradali, gli assembramenti, i volantinaggi e i presidi “incazzati” davanti a quei fortini degli occupanti che sono le sedi dell’Agenzia delle entrate. Va benissimo che al Coordinamento partecipino organizzazioni diverse, con sensibilità, obiettivi ed ideali che non devono necessariamente essere del tutto identici. Sarebbe preoccupante se non fosse così. Va benissimo che ci sia gente che è autonomista, liberale, riformista o anche solo qualunquista nell'eccezione più bella del termine.
Ci sono solo due cose che non vanno bene: una purtroppo inevitabile in un paese putrido come questo e una evitabilissima ma estremamente pericolosa se non viene evitata.
La prima sono i facinorosi, i provocatori, i violenti o anche solo i microcefali che cavalcano l’onda, che si insinuano fra la gente per bene, che ne sfruttano la legittima esasperazione. Cosa ci fanno in una rivoluzione liberale e civile i fracassatori di vetrine, quelli che minacciano i negozianti o spintonano la gente? Se un bottegaio vuole tenere aperto ha il diritto di farlo: un sano movimento di liberazione si deve impegnare a educarlo con ragionamenti e informazioni. La gente va convinta, c’è chi fa fatica o ha paura ad uscire dalla prigione, a ribellarsi a secondini e carnefici. Cosa c’entrano con un movimento di liberazione escrementi comunisti o fascisti, o picciotti di mafia? È inevitabile che nella confusione ci guazzino i professionisti del casino: nei primi momenti si può tollerare ma poi si deve fare pulizia e incanalare il movimento nei giusti comportamenti ed evitare che l’azione – come spesso succede nei momenti rivoluzionari deteriori – prevalga sulle idee e sulle buone intenzioni.
La seconda non secondaria pecca viene dal perverso impiego dei simboli. Cosa ci fa nei crocchi, nelle assemblee e nelle manifestazioni il tricolore? Com’è possibile che la gente per bene che finalmente trova il coraggio di ribellarsi scandisca “i-ta-lia” o canti la prima strofetta di Mameli-Cannata. Mica è allo stadio. Quella bandiera che sventolano è il simbolo stesso dell’oppressione, è l’icona dietro il quale si commettono da 150 anni le peggiori nequizie. Quel cromatismo ha troneggiato sulla morte di centinaia di migliaia di ragazzi, su dittatura e guerra civile, sulla distruzione di alcune delle comunità più prospere e civili del mondo, sulla corruzione e sulla sistematica rapina di chi lavora e vive onestamente. Dietro quella bandiera si nascondono oggi i ladroni di Stato, una casta ribollita, untuosi burocrati e gabellieri esosi: tutti quelli che i “forconi” di oggi dicono di voler combattere. In Sicilia prevalgono le bandiere della Trinacria, in Sardegna i Quattro Mori e nella Padania orientale il gloriosissimo Leòn: questo è lo spirito giusto, questi sono simboli di civiltà e di libertà. Chi, anni fa, si era ribellato all’assolutismo sovietico non lo aveva fatto sbandierando falci e martelli.
Qui c’è un evidente deficit di cultura identitaria e la responsabilità tocca a chi avrebbe dovuto fare identità e non l’ha fatto. Manca totalmente la consapevolezza della necessità di sovrapporre le aspirazioni liberali con quelle autonomiste: non ci può essere libertà economica senza indipendenza politica. Tutta questa brava gente ancora oggi non si rende conto che il problema non è l’Euro, l’Europa o la Merkel ma l’Italia! Che il debito pubblico, la dittatura fiscale, la corruzione, l’inefficienza, la collusione con le strutture criminali, lo schifo generale sono le inevitabili conseguenze dello Stato unitario italiano, che è così perché non può essere che così, perché stato fatto per essere così. E se non fosse così scomparirebbe.
Non ci si libera sventolando la bandiera di chi ci opprime.

