





Giustissimo. Finché parliamo di "repubblica", si può ancora cercare di fare un discorso che recupera i vari aspetti di una società, sia essa nazionale o meno.
Ma "democrazia" modernamente intesa sono le ben tristemente note socialdemocrazia o liberaldemocrazia. Oggi trionfa più l'ultima, qualche anno fa andava più di moda la prima.
Ma il concetto è sempre stato fumoso, e più che altro usato come argomento politico da alcuni contro altri.
Come forma di governo, a dirla tutta, secondo me era utopica anche ai tempi di Pericle. Non durò neanche troppo.
I romani la traducevano talvolta con "libertas", concetto per sua natura molto vasto e spesso effimero..
Ultima modifica di Vita et Victoria; 20-12-13 alle 16:26


Non è condizione necessaria e sono esistiti governi non democratici controllati dalla plutocrazia. Ma è condizione sufficiente: quando la competizione per il potere deve essere pacifica prevalgono la migliore organizzazione e le maggiori risorse, questo implica i partiti e la loro dipendenza dai gruppi di pressione. Le democrazie rappresentative sono nate dall'estensione del diritto di voto nelle timocrazie liberali, che avevano come fine principale garantire il godimento dell'autonomia individuale e non certo la partecipazione dei cittadini alla sovranità, come avveniva nelle antiche democrazie dirette. Aggiungo: la natura di forma politica della plutocrazia è evidente, oggi che la plutocrazia sta diventando apolide e non ha più bisogno di protezioni nazionali, nell'opera inarrestabile di eliminazione degli ostacoli alla circolazione di persone, merci e capitali e di delega di poteri sempre più ampi alle istituzioni sovranazionali, che si candidano a diventare la forma politica della plutocrazia apolide.


Accidenti avevo gia' messo la risposta giusta nel thread di Mandela.
http://forum.termometropolitico.it/2...ml#post4964764
Me la dai come buona?
" Democracy is currently defined in Europe as: " A country run by Jews " . E.P.


E' molto vicino a quel che volevo dire.
Mi trovi d'accordo.
Storicamente esatto, ma come vedi proprio in questo passaggio (quello che stiamo vivendo adesso) il Capitale dimostra di potere (e volere) fare tranquillamente a meno della democrazia intesa come "sovranità popolare".Le democrazie rappresentative sono nate dall'estensione del diritto di voto nelle timocrazie liberali, che avevano come fine principale garantire il godimento dell'autonomia individuale e non certo la partecipazione dei cittadini alla sovranità, come avveniva nelle antiche democrazie dirette. Aggiungo: la natura di forma politica della plutocrazia è evidente, oggi che la plutocrazia sta diventando apolide e non ha più bisogno di protezioni nazionali, nell'opera inarrestabile di eliminazione degli ostacoli alla circolazione di persone, merci e capitali e di delega di poteri sempre più ampi alle istituzioni sovranazionali, che si candidano a diventare la forma politica della plutocrazia apolide.
Ovvero non si tratta più di influenzare i partiti politici organizzati delle varie democrazie nazionali, ma direttamente di scavalcarli.
Proprio nella misura in cui diviene "plutocrazia apolide" non ha più bisogno della "democrazia" (che degenere o meno che sia, è strutturalmente legata alla cittadinanza ed alla comunità dei cittadini, che nell'epoca moderna è lo stato-nazione).
L'arte di essere P.A.


Esatto hai colto il punto.
In definitiva il problema non è la democrazia in sé e per sé.
Il problema è che vanno a votare mandrie bovine.
Ora io credo che la "massa bovina" sia qualcosa di abbastanza connaturato alla società umana.
Della serie che su un campione di persone, nel migliore dei casi posso sperare che il 20% sia degno di affermare "non sono un ruminante".
Chiaro che con l'educazione le cose si possono migliorare un po' al rialzo. E col degrado sociale al ribasso.
L'arte di essere P.A.


Si ma la democrazia diretta ateniese e quella pseudo rappresentativa (che oggi conosciamo) nata nell'Ottocento e sviluppatasi nel novecento sono due concetti (e due sistemi politici) in se assolutamente non paragonabili lontani tra loro anni luce che solo la storiografia in malafede (purtroppo prevalente) accomuna in un' unica categoria
Ultima modifica di C@scista; 22-12-13 alle 18:28


La cosa ironica è che la tanto lodata (dai contemporanei) democrazia ateniese era tranquillamente schiavista.


Quello che dicevo. La preferenza per le istituzioni sovranazionali dipende sia dal livello di globalizzazione raggiunto dal capitalismo, sia dall'opportunità di rendere ancora meno diretta la sovranità popolare, e quindi più controllabile l'esercizio del potere. Però la democrazia rappresentativa, e mi ricollego all'osservazione di Cascista, non è solo lontana da quella diretta, ma è opposta, come dicevo, per fini e organizzazione. Quindi le elezioni sono solo un rito, come anticamente lo erano le investiture da parte dell'autorità religiosa, capace unicamente di confermare le tendenze di fondo della politica. Sono l'estrazione casuale di un campione di eletti da un campione di candidati, che i partiti hanno preventivamente selezionato.
La passività con cui viene accettato questo stato di cose, e qui mi ricollego alle tue osservazioni, è qualcosa di congenito. Ci sono meccanismi, come lo stato sociale e la cultura dell'individualismo, che hanno la funzione di disinnescare un'opposizione diffusa. L'aspetto decisivo però è che la cosiddetta plebe si è arricchita e gode di un relativo benessere, oltre a non avere differenze formali con i cosiddetti patrizi. Il risultato è che dominano la paura di perderci e l'illusione dell'inesistenza della piramide sociale. Vedo proprio un aspetto evoluzionistico nell'avvicendarsi della plutocrazia mercantile, con il capitalismo e la democrazia rappresentativa, all'aristocrazia guerriera, con l'economia curtense e il feudalesimo. Un passaggio del tutto irreversibile dal dominio fondato sulla miseria servile e l'autorità della gerarchia a quello fondato sulla soddisfazione materiale e la dissimulazione dell'oligarchia. In effetti è una visione dove la speranza non ha nessuno spazio.